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Articolo tratto
da "Araberara" 20 maggio 2005
La verità non è un numero
Quello del
confronto o dello scontro tra ragione e fede non è certamente un tema nuovo
nell'avvicendarsi della varie correnti culturali. Di questi tempi è tornato alla
ribalta in connessione con la campagna referendaria per l'abolizione della legge
sulla procreazione assistita. Lungi da me ogni pretesa di disquisire tutta la
carica di problemi che essa coinvolge a livello politico, ma anche scientifico
ed etico e perciò filosofico e teologico. Non mancano sussidi informativi a
portata di tutti.
Un tema però in particolare mi ha colpito: quello dell'incomprensione tra fede e
ragione e perciò di una dialettica avvilente che ha ben poco di culturale. I
termini sono noti: Sul Corriere della Sera ci sono stati interventi di
qualificati intellettuali, dei quali anche personalmente avevo e continuo ad
avere stima, che riducono il dibattito su un tema capitale come quello
dell'inizio della vita umana, a una sorta di braccio di ferro tra chi si appella
alla fede e chi vuole restare solo al livello della ragione. In parole povere:
"tu sostieni che l'embrione è già in radice una creatura umana e come tale va
considerata e rispettata? Affari tuoi, cioè questa è una posizione di fede che
ti è "imposta" - questa annotazione mi ha ferito profondamente! - dai tuoi
padroni romani. Vai per la tua strada, ma non pretendere di interloquire sulle
scelte politiche che non possono essere pilotate che dalla ragione". (Tra
parentesi: non sono solo i cattolici a sostenere una posizione lineare a
riguardo. Cosa ne diciamo del miliardo di maomettani, delle centinaia di
migliaia di taoisti e via discorrendo?).
Ma la verità non è questione di numeri. Qui siamo ancora all'ABC della cultura.
I credenti non sono fuori dal regno della pura ragione. Senza l'intelligenza
della ragione è semplicemente impossibile parlare di fede. Non tutti passano dal
piano della ragione a quello della fede. Ma ciò non significa che la piattaforma
della ragione sia una riserva degli agnostici, degli atei, dei non cristiani,
per stare più vicini a noi. Esiste un pluralismo politico, e guai se non ci
fosse. Forse che motivazioni razionali che hanno un aggancio anche religioso,
non hanno legittima cittadinanza nella società? E non dovrebbe dunque, con
motivi fatti propri dalla ragione, dibattere e sostenere una visione che
ritengono migliore per la organizzazione sociale? Mi sono stufato, come
cittadino, di sentire sentenze di questo genere: tu sei cattolico, credi nel
valore della vita fin dal suo inizio scientificamente oramai provato? Bene,
"tieni le tue idee e va per la tua strada e soprattutto non confondere le idee
della gente che poi un giorno deve votare secondo ragione. Cioè secondo la
"nostra" ragione". La scienza ha fatto progressi nello studiare le origini della
vita. Altri ne seguiranno. Mi auguro che la scienza, senza pregiudiziali
ideologiche, possa davvero contribuire allo sviluppo della ragione di tutti.
Penso anche alla riflessione teologica. Sul tema della vita San Tommaso aveva
detto cose bellissime che probabilmente oggi sarebbero da completare alla luce
di tante altre acquisizioni. Mi riferisco a un particolare, l'aborto.
Un manifesto del "Movimento per la vita" è stato tolto dalla circolazione, su
decisione della Autorità che vigila sulle manifestazioni pubbliche, perché
troppo crudo. Vi si vedeva, ingrandita, la foto - si badi bene, la foto! - di un
feto di tre mesi, perfettamente formato, e la frase incriminata era: "mamma, non
uccidermi". Non so se l'intervento era giustificato dalla dottrina radicale
femminista: il corpo è mio e faccio quello che ho voglia io. Alla faccia della
ragione! Rientro nel mio ruolo. Sono vescovo e nulla posso desiderare di più che
comunicare la bella e buona Notizia che ci porta Gesù. Ma con non minore
convinzione mi sento dentro la storia del mio tempo, del mio Paese, della mia
gente. Non ci sono opposizioni di principio. Al contrario. Sarò tanto più
cristiano quanto più, con tutti i limiti e i rischi, sono dentro la complessità
di questo difficile ma anche formidabile momento.
MONS. GAETANO BONICELLI
Arcivescovo emerito di Siena
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