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LO FECI BELLO ET SOMILIANTE 

        Le manifestazioni più interessanti dell'estate scalvina    

Il territorio della Val di Scalve nelle antiche mappe catastali 
Schilpario - Casa Gregori  dal 29 luglio al 20 agosto 2000
dal lunedì al venerdì ore 20-22  -  il sabato e la domenica ore10-12; 15-22 

    UNA MOSTRA DI CABREI

Il cabreo (dal latino caput breve, parola oggi in disuso e di regola sostituita da "mappa catastale") è una fonte iconografica tipicamente settecentesca, che continua comunque ad avere sviluppo in alcune zone periferiche – come la Valle di Scalve – per buona parte dell’Ottocento. ZoomLasciano quindi il posto alla catastazione geometrica, più precisa e rigorosa, ma il loro studio permette ancor oggi di seguire le profonde modifiche che un luogo ha avuto nel corso dei secoli. Prima dell’invenzione della fotografia, i cabrei sono stati il principale strumento di descrizione e rappresentazione del territorio, appunto la "mappa" che permetteva di orientarsi nel paesaggio agrario – e non solo – con sorprendente precisione. I cabrei vanno annoverati fra i frutti della cultura illuministica, che aveva bisogno di una razionalità, prima avvertita con minore urgenza, anche nel campo dell’inventariazione e della descrizione dei beni. I possidenti, volendo mettere ordine nelle rispettive proprietà (basti pensare che i confini delle loro terre erano spesso incerti e mal definiti, e che non sempre era nota l’estensione di un fondo), incaricano gli agrimensori del tempo di redigere accurate e dettagliate descrizione delle rispettive possessioni. Allo straordinario talento di questi autodidatti dobbiamo tavole non di rado molto belle, con la definizione dei limiti tratteggiati con inchiostro di china e con i nomi dei confinanti, la colorazione dei campi coltivati o dei pascoli, l’indicazione delle strade poderali, dei sentieri, dei corsi d’acqua, l’estensione dei boschi con la descrizione delle alberature, generalmente conifere o piante cedue. Spesso il cabreo è ulteriormente arricchito dalla presenza della rosa dei venti o da figure che segnalano i punti cardinali – indicati con i segni convenzionali del tempo: S [settentrione] e alcune volte anche T [tramontana] indicavano il nord, M [mezzogiorno] segnava il sud, mentre P [ponente] e L [levante] rispettivamente l’ovest e l’est – o dalla dimensione degli edifici rurali, nonché dalla loro tipologia (fossero essi cascine, stalle, fienili, mulini, torchi, roccoli, ecc.). L’unità di misura utilizzata di regola è il cavezzo (indicato con "c."), che corrisponde a 263 centimetri. In alcuni casi, quando le proprietà di un committente erano numerose, i cabrei venivano raccolti in volume (si vedano gli esemplari presentati in questa mostra): alle tavole si accompagnano così testi scritti, che riportano informazioni relative ai vari disegni. Solitamente vi compaiono dati che riguardano le misure, la natura dei suoli, il tipo di colture, notizie sull’acquisto o l’eventuale permuta delle terre. Il lavoro degli agrimensori - di alcuni dei quali viene anche ricostruita una breve traccia biografica - veniva svolto manualmente, dopo attenti sopralluoghi, che consentivano di giungere agli eccellenti risultati cartografici presentati in questa mostra. Il reperimento di una mappa - meno accurata nella ricchezza del disegno, ma ricca di annotazioni - che riporta l'indicazione di "copia da allegare alle mie memorie", fa pensare che spesso questi tecnici conservassero esempi del loro lavoro ( per successivi incarichi? per eventuali contestazioni?): una ulteriore "spia" di un lavoro di ricerca in gran parte ancora tutto da svolgere.
Angelo Bendotti

GLI AUTORI DI QUESTE MAPPE

Fra i periti agrimensori che operarono in Val di Scalve, un ruolo sicuramente importante ebbero i Merli di Vilmaggiore, autori nei corso dell’Ottocento di molti dei cabrei presi in esame per la realizzazione di questa mostra. Dai registri anagrafici della Parrocchia di San Giorgio apprendiamo che nel 1784 nasce Giovanni Merli, che vive fino al 1860: la sua condizione è quella di "possidente-perito agrimensore"; suo figlio, pure di nome Giovanni, nasce nel 1830 sempre a. Vilmaggiore, e continua l’opera del padre; così come Pietro, nato un anno prima, che ancora alla fine dell’Ottocento realizza mappe catastali. Pietro Merli muore il 25 novembre 1905, e con lui ha termine anche la produzione di queste mappe, che aveva contraddistinto per più generazioni la sua famiglia. Un altro nome che compare con frequenza - è autore tra le altre della mappa "delli Beni Arativi, Prativi, Boschivi, Cornivi e Disertivi di raggione del Beneficio Plebano di Vilminore di Scalve", disegnata nel 1785 - è Costantino Valmadri, "Publico Perito Approvato e Collegiato Agrimensore di Bergamo". Dal Liber status animarum, trascritto da Eugenio Pedrini, risulta che nel 1752 la famiglia di Costans Valmadri (forse di origine veneziana) è sotto la giurisdizione della Chiesa plebana. Con lui vivono i figli, tra i quali Francesco che, nel 1752, ha un figlio di nome Costantino: anche lui perito agrimensore, lavorerà per decenni in Val di Scalve. Non si sono invece trovate - almeno per ora - indicazioni precise sui perito Antonio Bonaldi, che figura su una mappa del 1821 raccolta in un registro (qui esposto), relativo a proprietà situate nel territorio di Schilpario.