A.C. VALDISCALVE

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Storia Presentazione Statuto Regolamento
Squadre Allenamento Calendario e classifiche Consiglio e presidenza
       

BOZZA DI DISCUSSIONE PER REGOLAMENTO INTERNO ALL'A.C. VAL DI SCALVE

Premessa. 
Perché di un regolamento societario comportamentale?
Per fornire un indirizzo etico-morale organico e omogeneo generale entro cui fare riferimento.
La nostra associazione si regge soprattutto sul volontariato e pertanto non vi sono professionisti: gli allenatori, dai pulcini alla terza categoria, sono praticamente (ad eccezione del preparatore atletico della terza) senza alcun curricolo tecnico, pedagogico professionale, se non per esperienza propria e collettiva, acquisita in questi anni.
Com'è noto, l'A.C. si regge economicamente sulla generosità degli sponsor, sottoscrizioni dei soci e contributi delle famiglie, ma non ha alcune finalità di lucro e di compravendita di giocatori.
La nostra filosofia si basa soprattutto per un orientamento socio-pedagogico-sportivo: anche noi, come tutti, usiamo la competizione per misurarci e confrontarci e per il desiderio di vincere, ma non abbiamo la pressione stressante del risultato a qualsiasi costo, il che ci permette di usare il confronto prevalentemente in modo giocoso e divertente…per capire i nostri limiti, ma pure le nostre potenzialità entro le svariate categorie competitive.
Regole orientative.
La società, rappresentata sul campo dagli allenatori, mira, mediante lo sport del calcio, a far si che i bambini 
e ragazzi diventino responsabili socialmente: che ci si diverta col gioco, ma che si assumano (coi genitori), l'impegno e rispetto delle regole stabilite dalla società, criticabili e modificabili dai ragazzi e genitori, se contengono lacune che possano portare a inadempienze della stessa società…
1)Rispettare gli orari e giorni degli allenamenti stabiliti dall'allenatore; ciò significa rispettare l'impegno dell'allenatore e dei suoi collaboratori e pure l'impegno dei propri compagni di squadra. Quando vi è un impegno gerarchicamente più importante, è doveroso avvisare i responsabili dell'allenamento.
2)Le prepotenze tra i bambini o tra i ragazzi sono punibili con l'esclusione temporanea dalla squadra. Le eventuali punizioni devono essere motivate e spiegate ai genitori dei piccoli o ai ragazzi. 
3)Accettazione del ruolo marginale o della panchina: accettazione che vi può essere chi è più dotato tecnicamente e atleticamente di noi e indispensabile per il conseguimento della vittoria. Non tutti siamo dotati allo stesso modo: vi è colui che è dotato a prevalenza tecnica e fisiologica, mentre un altro può avere attitudini prevalentemente concettuali, pur avendo molta passione e migliorando con l'esercizio le sue carenze psicomotorie innate…
4)Le critiche ad eventuali lacune ed inadempienze della società o degli allenatori, troveranno un'istanza o persona, capace di sensibilità umana e al di sopra delle parti e pertanto preghiamo i ragazzi o genitori di rivolgersi immediatamente a questa istanza o persona, evitando di alimentare pettegolezzi infondati e incomprensioni che non aiutino a risolvere il problema.

La società è conscia che esiste una responsabilità duale: di coloro che usufruiscono del servizio sociale dell'associazione, e la propria. Pertanto essa si dà le seguenti regole.
1)Accettazione di eventuali critiche (propositive) ad errori, inadempienze organizzative, che la società può comportare.
2)Allenatori: scelti dalla società (in relazione alla disponibilità del volontariato)con i requisiti seguenti: 
a)metodo persuasivo nell'insegnare le tecniche e tattiche calcistiche e dunque spiegare il perché di determinati allenamenti e strategie, soprattutto quando i bambini e ragazzi sono meno motivati;
b)l'allenatore, se da una parte non dev'essere un despota e incutere paura ai ragazzi, dall'altra non deve lasciarsi sopraffare da bambini o ragazzi prepotenti e viziati, e in particolare, perché bravi e determinanti per la vittoria della squadra. Pertanto l'allenatore dev'essere irremovibile e autoritario coi ragazzi bulli e prepotenti, che tendono a sopraffare i bambini e ragazzi più timidi e deboli fisicamente, e a ricattare implicitamente l'allenatore con le loro doti calcistiche presenziando o meno agli allenamenti, o presenziando negligentemente. 
Un inciso, che riguarda bambini e ragazzi, esclusi i ragazzi della 3° categoria.E' bene sapere che sino alla fine dell'età dello sviluppo, i ragazzi psicologicamente tendono a sopravvalutare l'aspetto fisico o fisiologico dei propri coetanei, sono in sostanza intimiditi dalla forza e fisicità più sviluppata e vivono una specie di complesso di inferiorità, di timidezza, che li porta a sopportare il bullismo e prepotenze altrui o di coloro che pur piccoli sono protetti dal ragazzo prestante…Ecco perché l'allenatore dovrà vigilare ed essere sensibile alle liti e screzi fra ragazzi e capire i motivi di queste per intervenire e schierarsi (davanti a tutti) difendendo o condannando determinati comportamenti, senza privilegi e ingiustizie, che inducono alla sfiducia per l'adulto e per l'istituzione… Essere dei buoni educatori non è facile e soprattutto non è facile mantenere una linea di condotta coerente nel tempo…
Qui la società dovrà supportare l'allenatore se opera nel giusto ed è sensibile e persuasivo verso i ragazzi, di contro, riprendere l'allenatore se eccede con autoritarismo, soprattutto se indirizzato verso i ragazzi che tendono all'autodisciplina e ad ascoltare le direttive dell'allenatore…
c)Per ogni categoria e settore vi dev'essere un'allenatore responsabile - titolare, il quale può scegliere i suoi collaboratori (la scelta dipende dalla possibilità e disponibilità…) con nulla osta societario. Egli deve dare ruoli e direttive chiare ai suoi collaboratori e ai ragazzi che giocano: non è giusto ed educativo che i ragazzi debbano sentire in campo più allenatori gridare consigli e impostazioni diversi o addirittura opposti. La collaborazione degli allenatori va discussa prima o dopo la partita, mai durante! Non si può creare confusione nei ragazzi e bambini, trasmettendo la nostra…
d)L'allenatore, durante la partita, non deve redarguire per errori tecnici, ma soltanto per errori tattici.
Chi ha giocato a pallone sa bene che è involontario un errore tecnico: quando si sbaglia un tiro o passaggio si è, per cosi dire, autoumiliati, e non vi è necessità di un'ulteriore umiliazione nel sentire l'allenatore(pazienza il pubblico!..)urlare che si è in sostanza involontariamente sbagliato. L'allenatore, deve essere più severo con coloro, che più dotati tecnicamente, non stanno dando tutto per l'impegno, mentre più comprensivo e incoraggiante con coloro, che meno capaci, stanno dando il tutto delle loro capacità…Abbiamo visto spesso, invece, il contrario, a riprova di una ingiustizia sociale che i bambini e ragazzi provano e sentono sulla loro pelle…e poi ci lamentiamo che non hanno considerazione e rispetto per gli adulti. E'ovviamente, un problema societario che talvolta neppure la scuola sa risolvere, ma ciò non ci esime di sperimentare e provare una pedagogia che si sta perdendo, possibile da verificare e verificata da alcuni di noi.
Tutt'altro discorso è essere richiamati e redarguiti dall'allenatore quando non si rispetta il ruolo e il compito prestabilito, a scapito dell'interesse della squadra. In questo caso l'allenatore deve farsi sentire, contro la negligenza del giocatore, anzi è un dovere!
Altro inciso, per tutti!E' risaputo, ad esempio, che quando si perde, anche l'allenatore perda un po' la calma e possa gridare la sua rabbia; oppure tenti di gridare un giusto incitamento ad una reazione, contro l'emozione dilagante della sconfitta…Ebbene, è provato che l'unica reazione efficace alla rassegnazione della sconfitta, è un incitamento concreto sul che cosa fare, assegnando dei compiti concreti ai diversi giocatori…In sostanza, l'emozione negativa si rompe soltanto incitando i giocatori a provare singolarmente, o in gruppo, nuovi e vecchi movimenti, nuove e provate tattiche. Altrimenti, l'incitamento sarà vano! Chi ha esperienza della sconfitta e si sente umiliato reagisce in due modi: si lascia andare psicologicamente e aspetta con ansia l'ora di finire la partita e al limite desidera di essere sostituito, abbandonando e un po' tradendo i suoi compagni di squadra; oppure, reagendo troppo rabbiosamente alla sconfitta, facendo falli inutili, correndo senza sénno, lasciandosi trascinare da una irrazionalità, che seppure lodevole, rispetto al comportamento arrendevole precedente, non inciderà per alcun cambiamento positivo…
Ecco perché un buon allenatore oltre ad avere doti tecniche deve avere qualità umane, anche chiamate psicologiche! 
e)Se appunto, l'allenatore ha sensibilità umane, oltre che tecniche , farà sempre in modo di fare gruppo e di coinvolgere i bambini e ragazzi a prevalenza 'panchinari', facendoli giocare il più possibile(compatibilmente con l'obbiettivo del risultato, il quale serve a misurare le capacità individuali e collettive…) ed inserendoli in partita nel ruolo più adatto alle loro caratteristiche, motivandoli e dando loro considerazione, soprattutto difendendoli quando sono derisi o disprezzati da quelli che si considerano 'arrivati'…

Non nascondiamo le immani difficoltà umane sollevate da questo regolamento generale; ma sono difficoltà che vivono in tutte le società sportive che conosciamo. Tuttavia, noi abbiamo un vantaggio notevole:
privilegiamo l'aspetto educativo! Non siamo pressati da alcun mercato di compravendita calcistico e ci muove soprattutto l'amore per i nostri ragazzi, pur con tutte le lacune professionali che porta con sé il volontariato…Tuttavia, questo amore da linfa per superare, appunto, i nostri limiti professionali...

A TUTTI I GENITORI

La nostra filosofia socio-educativa-sportiva, come soprascritto, ha la presunzione di superare quella riduttiva e superata: di distrarre i ragazzi dalla cosiddetta 'strada', dai vizi dilaganti di giochi tecnici e prevalentemente asociali e dispendiosi che la società d'oggigiorno produce.
Noi desideriamo e vogliamo, per mezzo del gioco, insegnare a comprendere i limiti diversi che noi e i ragazzi abbiamo, per affrontarli e non fuggirli alla prima difficoltà, per comprendere appunto che vi sono ancora potenzialità di miglioramento psico-motorie, che ci resteranno in memoria per tutta la vita, pur non essendo dei piccoli Maradona e capendo attitudinalmente qual è lo sport che ci valorizza di più.
Ma ciò che più importa, è che giocando con altri bambini e ragazzi, la competizione diviene più sociale e intelligente in tutti i sensi.Ci spieghiamo. Giocare col computer o con la video-macchina, non dà la paura del confronto, perché si può tener nascosto il risultato negativo, inoltre lo stimolo dei sensi e degli arti è prevalentemente ridotto alla percezione visiva e alle sole dita o mani; di contro, invece, abbiamo nello sport un confronto sociale costante cogli altri e ciò ci insegna (o dovrebbe, a seconda delle finalità societarie)ad interagire coi compagni, cogli avversari, ad una maggior intelligenza sociale, cosi carente oggigiorno. Per giunta, con lo sport, si sviluppano capacità percettive e fisiologiche più estese, muovendo e scoprendo articolazioni muscolari maggiori, sviluppando una memoria psicomotoria: si pensi al calcio, al nuoto, pallavolo,ecc.; si pensi ad una età più matura vissuta meglio perché si è acquisito mnemonicamente una scioltezza articolare…
I genitori, non devono pensare che i loro ragazzi, al di là del loro divertimento sportivo, perdano tempo inutilmente, e che, una punizione da infliggere loro, quando sono negligenti nei doveri scolastici, sia quella di non farli venire all'allenamento o a giocare, perché è nostro obbiettivo responsabilizzarli all'impegno e alle regole della società, che non sono soltanto di fare divertire i ragazzi, ma mediante il divertimento far accettare l'impegno, le regole di convivenza, l'autodisciplina, il confronto e competizione di crescita sociale e tecnica; contro la competizione oppressiva, che si basa sul disprezzo e sull'odio per l'avversario…
Ecco perché, cari genitori chiediamo una vostra collaborazione, e se sbaglieremo, terremo conto delle vostre critiche, purché tendano a sentire 'due campane': quella dei vostri ragazzi, ma pure quella della società, in modo da risolvere, insieme, le carenze che da una parte o dall'altra necessariamente emergeranno.
Ottobre 2000.

Dal 20 febbraio 2001 riporteremo i risultati del campionato 2000-2001 e le relative classifiche delle categorie facenti parti dell'A.C. Val di Scalve: dai pulcini alla terza categoria.

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