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Usi
della calce
Da secoli la calce è impiegata come
componente primario nella preparazione delle malte per l’edilizia ed è
l’uso più conosciuto, ma non il solo utilizzo per questo derivato delle
rocce calcaree.
Durante l’epidemia di peste a Milano nel 1629-30, la calce era utilizzata
per coprire le fosse comuni in cui erano gettati gli appestati allo scopo
di arginare il contagio, poiché era radicata la credenza secondo la quale
le epidemie erano causate da un miasma forse originato dai cadaveri o da
altra materia che imputridiva sottoterra. Anche a Firenze, durante
l’epidemia del 1656, i cadaveri erano gettati nelle fosse comuni “…..ricoperte
di calce viva e cintate, per evitare che gli animali randagi
disseppelliscano i morti…”. A Bergamo, nell’epidemia del 1630, gli
appestati venivano gettati nei “fopponi” (grosse buche comuni scavate
fuori dalle Mura venete) e coperti di calce. Per evitare il micidiale
fetore che questi cadaveri emanavano, il Capitano Giovanni Antonio Zen
dispose che le fosse venissero coperte da un grosso strato di calce viva e
sopra di loro arse cataste di legna resinosa. Solo in seguito fu scoperto
il potere causticante e battericida della calce viva, tanto che fu
impiegata nella disinfestazione di abitazioni e stalle.
Un tempo i contadini usavano la calce mista a solfato di rame contro la
peronospera della vite. Anche da noi molti ricordano le poche piante di
ciliegio o altri frutti con il fusto imbiancato di calce per evitare
l’infestazione degli afidi.
L’ossido di calcio, oltre che nell’edilizia, trova parecchie applicazioni
in svariati campi, alcune recenti, altre invece piuttosto antiche e che si
sono mantenute nel tempo, con le opportune modifiche. La calce spenta è
essenziale nella produzione dello zucchero, sia di canna che di
barbabietola, soprattutto nel processo di raffinazione. La calce viene
aggiunta al succo grezzo di canna con basso pH che si ottiene trattando
con acqua il raccolto contenente impurità. La calce spenta viene aggiunta
al succo per far alzare il pH e, reagendo con le impurità, forma composti
organici di calcio insolubili e che possono essere facilmente rimossi. Per
quest’operazione sono necessari dai 2,5 ai 5 kg di calce per ogni
tonnellata di zucchero di canna prodotta. Lo stesso procedimento avviene
anche per lo zucchero di barbabietola, salvo il fatto che è necessaria
molta più calce rispetto allo zucchero di canna. Benché il passaggio dai
processi acidi a quelli alcalini abbia ridotto il suo impiego, la calce è
un prodotto importante per l’industria della cellulosa di carta. La
maggior applicazione in questo settore è quella di agente caustificante
negli impianti di solfato. In questo processo, la soluzione di scarico di
carbonato di sodio viene recuperata e reagisce con la calce, ad elevato
contenuto di calcio, per formare soda caustica da riutilizzare nel
processo. Un’altra applicazione della calce si trova nel procedimento di
sbiancatura della cellulosa, ottenuta attraverso l’interazione di calce e
cloro. L’ipoclorito di calcio è il candeggiante più antico e più economico
che ci sia, per questo è largamente usato nelle cartiere.
Nell’industria metallurgica la calce viva trova il suo maggior impiego
come fondente nella purificazione dell’acciaio sia nei forni, ad ossigeno
basico, che nei moderni forni ad arco elettrico. La calce è
particolarmente efficace nella rimozione di alcune impurità come fosforo,
zolfo e silicio. La calce viva è solitamente aggiunta alla miscela nel
forno dopo l’inizio del “soffiaggio” dell’ossigeno, quando, reagendo con
le impurità forma delle scorie che possono essere rimosse.
Molto importante è l’impiego della calce nel trattamento dell’acqua
potabile e delle acque industriali, soprattutto nel processo
d’addolcimento. La funzione della calce in questo processo è di rimuovere
dall’acqua la durezza da “carbonato” (causata da bicarbonati e carbonati
di calcio e magnesio).
La calce spenta è usata anche per regolare il pH dell’acqua e prepararla
per altri processi. Nei trattamenti d’acque non potabili riduce la
corrosione delle tubature, raccogliendo la quantità eccessiva d’anidride
carbonica e neutralizzando l’acqua acida. Nei moderni impianti di
trattamento delle acque di scarico, la precipitazione della calce è
impiegata nei processi in cui il fosforo viene precipitato come fosfato di
calcio con altri solidi sospesi o dissolti. Il trattamento con la calce,
inoltre, controlla l’ambiente necessario per la crescita d’agenti patogeni
nei rifiuti biosolidi e converte i fanghi in prodotto utilizzabile.
La calce è ampiamente impiegata in molti processi chimici per ottenere dei
prodotti d’uso comune: ad esempio nel processo di purificazione dell’acido
citrico è aggiunta calce spenta. Anche se sostituito da altri sistemi, la
calce è ancora impiegata per la produzione della soda caustica. La fonte
più antica di acetilene, il carburo di calcio, si forma mescolando calce
viva e coke, scaldati ad una temperatura di 2000° C. L’acetilene viene
prodotto dal carburo a cui è aggiunta acqua, ottenendo gas e calce spenta
di scarico. Oltre a questi esempi, la calce è impiegata per la produzione
di molti altri prodotti chimici, organici ed inorganici e di prodotti
farmaceutici. Usata in piccole quantità, la calce è impiegata
nell’agricoltura per regolare il pH dei terreni agricoli o per altre
numerose applicazioni agricole. Nell’industria casearia, oltre che come
detergente negli ambienti di lavorazione del latte, è utilizzata per
formare il lattato di calcio, prodotto commercializzato per scopi
medicinali. Per mantenere fresche per lunghi periodi di tempo frutta e
verdura, viene utilizzata la calce per assorbire l’anidride carbonica (CO²)
emessa dai prodotti freschi in maturazione.
Da secoli la calce viene utilizzata come componente primario della malta
per muratura e questo è certamente l’impiego più conosciuto dell’ossido di
calcio.
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