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Le miniere della Presolana

Introduzione
Metodi e fasi di estrazione del minerale
La Carbonera: com'era, com'è
I minerali
Curiosità e angoli di miniera
Testimonianze e episodi dei minatori
Conclusione

Conclusione

Baraccamenti, attrezzature meccaniche, teleferiche, tralicci, montagne di detriti e imbocchi di gallerie denunciavano chiaramente l'attività mineraria svolta per secoli dalla popolazione della Valle di Scalve.
Giacimenti, sparsi un po' ovunque nella vallata, hanno rappresentato una notevole fonte di guadagno nei tempi andati, tanto che intere comunità vivevano praticamente del lavoro in miniera. Una lunga tradizione mineraria e uno sfruttamento delle risorse del sottosuolo che risale assai lontano dei tempi, anche se si deve riconoscere che soltanto dagli ultimi anni '20 gli scavi sono stati compiuti con intendimenti tecnici razionali e moderni, essendo prima condotti con mezzi rudimentali e assai faticosi.
Il lavoro nelle miniere rappresentava sì fonte di guadagno, ma purtroppo fu segnato anche da molti incidenti e caduti sul lavoro. Tempi addietro, infatti, non esistevano i sistemi e le norme di sicurezza attuali, e i minatori erano poco salvaguardati.
I principali pericoli erano costituiti dai crolli di rocce o di intere falde, dalla dinamite che andava maneggiata con cura, dai fumi lasciati dallo scoppio delle cariche e dalla polvere presente in galleria.
Nella storia delle miniere della Presolana i casi di crolli sono stati assai rari poiché i giacimenti di minerale erano "immersi" nella roccia calcarea abbastanza compatta. Non si può dire lo stesso delle miniere di ferro di Schilpario e della Manina, dove di tanto in tanto ancora oggi si staccano dal soffitto o dalle pareti delle gallerie enormi lastroni, creando addirittura delle voragini visibili anche dall'esterno.
Un momento molto pericoloso e vissuto col fiato alla gola dai minatori era quello dell'accensione delle micce delle cariche esplosive: doveva andare tutto per il verso giusto negli istanti in cui i minatori accendevano, una ad una, le 14-16 micce per poi scappare. Bisogna tener presente che nell'attimo in cui il minatore dava fuoco all'ultima miccia, alla prima mancava pochissimo tempo a detonare la carica esplosiva. Nulla quindi doveva essere affidato al caso: la via di fuga sgombra e lampade che funzionavano a puntino.
La silicosi, malattia dei polmoni, colpì gran parte dei minatori che lavoravano in miniera dagli ultimi anni '20 agli anni '40. Essa era provocata dall'inalazione della polvere di silicio presente nella roccia e comportava disturbi respiratori e la diminuzione della capacità polmonare. Le perforatrici adoperate in quegli anni non erano ancora dotate del sistema idraulico che bagnava il foro, e quindi la polvere si spargeva nell'aria e si depositava inevitabilmente nei polmoni dei minatori.
Al giorno d'oggi ci si stupisce sentendo testimonianze come quelle di Manfredo e Romolo Bendotti. Sembrerebbe inconcepibile dormire in undici persone in una stanza di tre metri per quattro, o impensabile il fatto che nonostante i minatori mangiassero polenta ed una misera minestra tutti i giorni della settimana avessero le energie sufficienti per lavorare, eppure spostavano pietre per otto ore al giorno senza fermarsi. Dormire sul pagliericcio o dover fare 900 metri di dislivello a piedi qualsiasi siano le condizioni atmosferiche per poi andare a lavorare sono cose che per la società odierna escono da ogni schema. Questo solamente per il fatto che i tempi sono cambiati.
I tempi sono cambiati, è vero, e con loro i modi di essere della gente, ritmi, usanze e tenore di vita, ma a Colere (come in molti altri paesini montani) il fenomeno dell'emigrazione si è sempre avuto. Intere famiglie si trasferirono stabilmente altrove, verso i grandi centri urbani o addirittura all'estero alla ricerca di un'occupazione.
A partire dagli anni '50, e soprattutto negli anni '60, le attività presenti in Valle fino ad allora quali la pastorizia e la miniera, hanno gradualmente lasciato spazio ad altre attività come l'artigianato, il commercio (piccole aziende, cooperative) e il turismo.
Quest'ultimo a Colere era già presente agli inizi del secolo, ma si è cominciato a credere davvero in questa risorsa solamente nei primi anni '80, quando l'Amministrazione Comunale ha finanziato i lavori per la costruzione della prima seggiovia ed alcune piste di sci.
E' importante che gli abitanti del paese di Colere non dimentichino le proprie origini e la propria storia fatta di isolamento, il lavoro in miniera, la pastorizia e le usanze passate, perché tutto ciò costituisce un patrimonio inestimabile, bacino che in futuro dovrà alimentare sempre di più il settore del turismo. Tutto questo accompagnato ad un ambiente affascinante, fatto di foreste, di antiche contrade, di angoli stupendi e del verde che, mano a mano che si alza la quota, lascia sfumatamente posto al grigio brillante delle severe pareti dolomitiche del massiccio della Presolana.
In questi ultimi anni l'Amministrazione Comunale di Colere si sta muovendo in questo senso, e da più di un anno ha avviato un progetto molto impegnativo e di rilevante importanza, volto a rivitalizzare un'area attraverso la creazione del "Parco Geominerario della Presolana" , con lo scopo di rilanciare il turismo e trasmettere alle attuali e future generazioni la dura realtà e le difficili condizioni del lavoro in miniera.

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