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Le miniere della Presolana

Introduzione
Metodi e fasi di estrazione del minerale
La Carbonera: com'era, com'è
I minerali
Curiosità e angoli di miniera
Testimonianze e episodi dei minatori
Conclusione

Metodi e fasi di estrazione del minerale

Come già accennato nell'introduzione, le miniere erano già in funzione durante il periodo dell'Impero Romano. I metodi ed i sistemi adoperati per scavare e per trasportare il minerale hanno subìto, nell'arco dei secoli, dei cambiamenti. Purtroppo, però, non esistono documenti, prove o testimonianze che descrivano le fasi dell'estrazione utilizzate anticamente.
Quel che è certo è che l'industria mineraria estrattiva ha vissuto due importanti rivoluzioni: nella prima metà del '600 con l'introduzione della polvere da mina e nella prima metà del '900 con l'avvento dei perforatori ad aria compressa ed altri macchinari (vagoni su rotaie, teleferiche, ecc.).
Qui di seguito sono descritti i metodi utilizzati nelle miniere della Presolana a partire dalla fine degli anni '20.
Le fasi dell'estrazione del minerale erano molteplici, perciò la miniera doveva disporre di parecchi operai dislocati in vari settori: dalla coltivazione vera e propria del minerale all'avanzamento delle gallerie, dalla manutenzione delle apparecchiature al posizionamento di cavi-corrente o tubi per aria compressa, dal trasporto a valle del minerale al lavaggio e sminuzzamento del materiale stesso. 
E' importante sapere che la presenza di giacimenti minerari all'interno della roccia è spesso preceduta da alcuni "indizi", costituiti dalla presenza di minerali di vario genere e non necessariamente quello per il quale si sta facendo la ricerca. La presenza di questi "indizi" permette di prevedere con buona probabilità la presenza o meno di un giacimento minerario, così da poter decidere di iniziare la ricerca con una certa speranza di risultati positivi.
Il compito dei periti minerari era quindi quello di indagare sull'eventuale presenza di minerale e grazie alle prove fornite dai carotaggi, decidere di continuare la ricerca o di abbandonare il settore, poiché ritenuto uno strato sterile.
Il carotaggio non era altro che l'estrazione di "carote" (cilindri) di roccia con le quali si poteva osservare preventivamente la composizione della roccia senza la necessità di scavare.
Se si percorrono le gallerie della miniera della Presolana ci si accorge che esse non seguono una linea retta fino al giacimento, ma è un susseguirsi di curve più o meno ampie e a volte a gomito. Inoltre, ai lati della galleria, si notano di tanto in tanto dei "vicoli ciechi". L'avanzamento a curve è dovuto al fatto che i minatori scavavano seguendo i famosi "indizi" (minerali), mentre i "vicoli ciechi" rappresentano vani tentativi di ricerca, in quanto sbarrati da strati di roccia sterile di minerale.

Nel cantiere d'avanzamento erano presenti solitamente un minatore ed un manovale. Il compito del minatore era quello di perforare e posizionare le cariche esplosive; mentre il manovale doveva, successivamente al brillamento delle mine, caricare sui vagoni ed evacuare il materiale di scarto. Tale materiale veniva trasportato all'esterno oppure gettato negli spazi lasciati vuoti dai giacimenti esauriti. A volte veniva addirittura impilato ordinatamente a mo' di muro a secco al fine di occupare meno spazio possibile.
I sistemi usati per minare erano due e si differenziavano per il diverso posizionamento delle cariche e per il tipo di miccia. 
Il primo consisteva nel disporre 15 cariche esplosive, suddivise su 5 piani orizzontali dall'alto in basso sul fronte da minare; le cariche venivano fatte brillare in successione partendo da quella in alto a sinistra.
Con l'utilizzo della miccia detonante in grado di trasferire nel medesimo istante l'impulso detonante a varie cariche, si cambiò
sistema. Sul fronte da minare venivano disposte 14-16 cariche. Particolare importanza avevano le 4 mine al centro del fronte, le quali convergevano tutte nello stesso punto e venivano fatte esplodere contemporaneamente con la miccia detonante, un istante prima di tutte le altre. Con questo metodo, molto più efficace, si riusciva ad avanzare di un metro, al massimo di un metro e mezzo, ad ogni esplosione.

Oltre a minare e trasportare il materiale di scarto, la squadra di avanzamento doveva, a mano a mano che si procedeva con lo scavo, posizionare le rotaie necessarie per lo scorrimento dei vagoni. 
Una volta scoperto il giacimento di minerale si cominciava la coltivazione del minerale. Nel cantiere d'estrazione i minatori potevano essere anche più di due, a seconda delle dimensioni del giacimento.
I manovali dovevano riconoscere e raccogliere il minerale che veniva poi caricato sui vagoni, trasportato e rovesciato in appositi silos sotterranei nei pressi della teleferica. 

Tale teleferica funzionava per caduta (lancio a valle): il sistema a rotazione non veniva azionato da un motore elettrico, bensì dal peso dei cestelli carichi di minerale che scendevano a valle "trainando" quelli vuoti che salivano a monte.
Il riempimento dei cestelli avveniva tramite tramogge azionate manualmente dall'operaio addetto. 

La teleferica aveva un sistema di sganciamento dei cestelli simile a quello delle seggiovie moderne, quindi l'addetto aveva il tempo necessario per riempire e rinviare a valle i cestelli.
Il minerale, una volta giunto nelle "laverie" di Carbonera subiva un primo trattamento: veniva lavato con acqua appesantita (mischiata a calce) di modo che gli scarti venissero a galla e separati dal minerale in seguito sminuzzato in ghiaia grossa pronto per essere trasportato nelle raffinerie.

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