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Questi articoli sono tratti dalla "Gazzetta comunale" degli anni '93-'98
Edita dal Comune di Vilminore -  direttore Pietro Bonicelli

Si ringrazia per la collaborazione Agostino Morandi

SPECIALE BUEGGIO
La vecchia chiesa distrutta dalla "furiosa onda fatale"
A cura di Agostino Morandi

Intorno alle sette e trenta, il mattino del 1° dicembre 1923 un ragazzo che sta percorrendo la strada da Vilminore in direzione di Bueggio, presso l’Oratorio di S. Carlo, sente un fragore assordante: istintivamente si stringe sulle spalle il bidone con il quale ha portato il latte alla caséra e viene improvvisamente sollevato dallo spostamento d’aria e scaraventato per un centinaio di metri in direzione di Valle di Croce. Subisce alcune escoriazioni, e non ha dubbi su quanto è accaduto: "l’è gnit giö - pensa tra se - ol bacíno dol Glen!". Virgilio Morandi (Bueggio, 1906-1984) fu uno dei testimoni oculari dello scoppio della diga del Gleno. Egli raccontava che lungo la vallata si era sollevata una sorta di nebbia, un pulviscolo dall’odore acre che ristagnava a lungo sopra il percorso della fiumana devastatrice. Quel sabato mattino il cielo era grigio e la temperatura piuttosto rigida. La gente se ne stava in casa attendendo che si facesse giorno. Il fragore fu sentito chiaramente anche a Vilminore: nella cronaca dei giorni successivi "L’Eco di Bergamo" riporta la testimonianza dell’arciprete di Vilminore Bettoni don Bortolo: "Al momento della catastrofe era in chiesa, quando improvvisamente la luce elettrica si spense e si udì un rombo spaventoso. Uscì sul sagrato ed ebbe l’impressione che il paese fosse soggetto ad una scossa di terremoto. Fu investito da un vento impetuoso che per poco non lo abbatté al suolo." Gli inviati speciali del giornale riportano notizie frettolosamente qua e là raccolte: "del trentottenne Duci Pietro si racconta che subito dopo la messa, fosse salito sul campanile per regolare il congegno dell’orologio; e s’inabissò colla torre che, ancora prima di essere investita dalla montagna di acqua, fu spazzata via dallo spostamento di aria. La strada che dalla Frazione di Bueggio scendeva al ponte sul Povo e alcune centinaia di metri di quella che, sulla sponda opposta, proseguiva per Vilminore, furono interamente asportate. (...) Insomma, anche qui, il paesaggio è addirittura irriconoscibile. (...) Lo spostamento d’aria fu tale che, in tutta la Valle, gli abitanti ignari ebbero l’impressione che si trattasse di una scossa di terremoto". 
Dopo essersi ripreso dallo spavento, Virgilio, che ha percepito in quel boato la tragedia del suo paese, raggiunge di nuovo la chiesetta di S. Carlo e quindi, giunto presso il "bosc dé Cangia" ha la sensazione che i suoi familiari - ma anche Bueggio - siano stati risparmiati dalla terribile ondata: lo sperone di roccia che si trova a monte del vecchio ponte del Gleno, sulla destra orografica del Povo, ha ributtato la massa d’acqua e di detriti nel versante opposto, nella località "Roche"; ma nel riflusso inevitabile è stata cancellata la chiesa: il terribile vento che precedeva l’ondata ha sradicato l’edificio poco prima del passaggio dell’acqua e viene disintegrato e buttato a valle. La memoria collettiva vuole che in quegli attimi sia stato udito - per l’ultima volta il suono delle campane. Dopo alcune ore, fradicio ed infangato, Virgilio riesce ad attraversare il torrente e raggiunge il paese superando le frane appena formate che scaricano continuamente e lambiscono le abitazioni. La gente di Bueggio, che dopo la tragedia si è portata fuori dalle abitazioni, è desolata e smarrita: si chiede dei parenti, del parroco e del sagrestano che si trovavano in chiesa: don Rota viene trovato nei "Pià" dopo parecchio tempo, sommerso dal fango ma miracolosamente ancora vivo. Dell’edificio della chiesa, dell’arredo e delle suppellettili non si troveranno che alcuni frammenti e - fatto incredibile - la statua della Madonna pressoché intatta. 
Martedì 4 dicembre 1923 "l’Eco di Bergamo" dedicava quasi tutte le quattro pagine ad un servizio dell’inviato speciale: vi sono contenute comprensibili inesattezze e confuse informazioni; tuttavia è estremamente interessante il trafiletto in prima pagina dal titolo "il miracolo del salvataggio del Parroco di Bueggio", perché la sua testimonianza raccolta "a caldo", fornisce delle informazioni sulla dinamica della distruzione della chiesa: "Il Parroco don Rota - ch’è stato trasportato oggi all’Ospedale di Bergamo a mezzo dell’autolettiga dell’Assistenza Pubblica - è stato travolto con la chiesa ed è un mistero come si sia salvato, perché mentre il cimitero, il campanile e la chiesa precipitarono nella voragine aperta dal cataclisma, il Parroco fu trovato sui margini proprio di questa voragine, che costituisce l’estremo lembo dell’altipiano di Bueggio. Fu rinvenuto privo di sensi e trasportato all’Ospedale di Vilminore dove ieri sera è stato sottoposto ad interrogatorio da parte del Pretore. Sono in grado di riferirvi quanto don Rota ebbe a dire all’Autorità Giudiziaria: "La mattina del 1° corrente, verso le ore 7,30, io ero rimasto ultimo in chiesa dopo d’avervi celebrato la Messa consueta. A un certo momento ho avuto l’impressione di un vento impetuoso dal di fuori. Mi sono precipitato verso la porta per chiuderla. Nel contempo ebbi la curiosità di dare uno sguardo all’esterno... E mi è rimasta l’impressione di aver visto dalla valle superiore precipitare una specie di montagna di acqua, con rombi e boati. Spaventato tentai di ritirarmi di nuovo in chiesa, ma ebbi il braccio destro chiuso fra i due battenti della porta". La chiesa poi è stata travolta dall’enorme spostamento d’aria e dall’acqua, ed il povero Parroco ha perduto ogni ulteriore nozione. Altre persone raccontano che il campanile di Bueggio nel cataclisma non s’è sfasciato, ma è scivolato, in piedi, con le campane sonanti in alto, per un centinaio di metri. Poi si è inabissato. La chiesa che fu distrutta era in istile lombardo-medioevale e conteneva una tribuna ed un altare con la Madonna dei Piccini, allievi dei Fantoni".

Nel 1924 viene nominato Economo Spirituale di Bueggio don Antonio Chiappa; oltre alla cura spirituale della popolazione dovrà sovrintendere alla costruzione della nuova chiesa: un impegno non indifferente che viene certificato dal secondo diario scritto tra il 1928 ed il 1933. In esso vengono descritte tutte le fasi dei lavori, l’acquisto delle suppellettili, l’attività della fabbriceria ed il contenzioso sorto nei confronti dell’amministrazione comunale di Vilminore e del Podestà. Purtroppo del primo diario non vi è traccia: don Chiappa accenna alla distruzione di registri da lui stessi eseguita, allo scopo di evitarne la visione ad alcune autorità "civili". Forse con i resoconti economici, potrebbe essere stata bruciata anche la prima parte della cronaca parrocchiale.
Nel 1924 fu costruita nelle vicinanze della vecchia chiesa una baracca di legno con annesso un piccolo campanile e fino al 1929 le funzioni religiose si svolgevano dentro questo manufatto, realizzato con i contributi che giunsero da diversi enti pubblici e privati, in particolare dal "Comitato provinciale bergamasco pro danneggiati dal disastro del Gleno" che era stato istituito presso lo stesso Palazzo Municipale di Bergamo. Dalla corrispondenza intercorsa tra don Chiappa ed il Comitato, si può supporre che la chiesa provvisoria sia diventata agibile nell’autunno del 1924. In data 2 settembre il presidente invia una nota al responsabile del magazzino provinciale che si trova alla Cantoniera della Presolana: vi si legge che "il latore della presente è autorizzato a prelevare del cartone incatramato" che è stato offerto al Comitato da una ditta di Trieste "per la copertura del tetto della baracca destinata ad uso Chiesa provvisoria di Bueggio". Con una lettera del 17 novembre ancora il presidente del Comitato comunica a don Chiappa che sono state erogate L. 2.000 come contributo per le spese di sistemazione della baracca, ed aggiunge: "è spiacente questo comitato che i molteplici bisogni cui deve provvedere e la ristrettezza dei fondi di cui dispone non gli permettano di assumersi per intero le spese dalla S.V. comunicate". Infine il presidente del Comitato si augura che si possa venire incontro agli impegni assunti dal parroco di Bueggio "per favorire le necessità spirituali di codesta disgraziata popolazione". 
Durante i due anni successivi al disastro dovette essere frenetica l’attività del parroco e dei fabbricieri: il progetto della nuova chiesa comporta un impegno economico notevole. Il parroco, anche a nome della popolazione scrive di suo pugno una istanza al Papa ed al Re: il contenuto è pressoché identico con la differenza che nella lettera al Papa si chiede anche l’"Apostolica Benedizione".

Beatissimo Padre,
furiosa onda fatale, con le case e le care vite, ci ha atterrato e tolto il luogo sacro alla preghiera, la Chiesa.
Desiderosi d’aver presto una Chiesetta per Gesù, per noi e per i nostri morti: impossibilitati da due anni ad attuare il nostro desiderio per difficoltà insuperabili: fatti poveri dalla sciagura, mostriamo a Voi, Padre Santo, a Voi che fate Vostri i dolori dei figli, la nostra miseria. Memori che Vi gloriate d’essere Padre dei poveri: ché esultate quando potete soccorrere il bisognoso, osiamo stenderVi la nostra mano e chiederVi un aiuto.
Nella Vostra inesauribile carità, non dimenticate dei figli lontani, ma che Vi sono devoti; figli resi, da una sciagura immane, doppiamente poveri.
Nella nostra chiesa, ogni giorno si pregherà per Voi, per la Vostra Chiesa, per la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Imploriamo su noi, sui nostri morti, sui nostri sforzi l’Apostolica Benedizione.

Nei primi mesi dell’anno 1925 la fabbriceria di Bueggio affida all’Ing. Sandro Bertacchi di Clusone l’incarico di redigere una relazione di stima della chiesa distrutta dalla rottura della diga. La perizia è resa necessaria anche per poter fornire la fabbriceria di una documentazione determinante allo scopo di stare in giudizio contro la ditta Viganò. Il sopralluogo avviene il 20 aprile ed il perito è assistito - oltre che dal parroco - da Duci Giovanni, Duci Mansueto, Duci Pietro, Morzenti Antonio e Duci Gio. Maria. Sulla falsa riga di una minuta descrizione redatta dal parroco, Bertacchi stende una relazione di ben quindici pagine: vengono descritti l’edificio della chiesa, il campanile, la sacristia; quindi segue la perizia degli "arredamenti" della chiesa: gli altari, l’organo, la cantoria, i paramenti ed infine gli arredi sacri. La perizia di Bertacchi, della quale si riportano alcune parti, rimane l’unica descrizione della vecchia chiesa di Bueggio. Questa fu costruita certamente durante la prima metà del ‘700 su progetto di un certo Morzenti di Bueggio. Era rivolta a mezzogiorno e situata a poche decine di metri a valle rispetto a quella attuale. Il perito ha potuto ricostruire la pianta anche in base alle tracce delle fondazioni ancora esistenti ed inizia colla descrizione della chiesa che si riporta per intero:
"La pianta della costruzione segue l’andamento della "Croce Greca" e le sue dimensioni massime sono di m. 27,50 per metri 17.
Il soffitto era con volte a botte e nella parte centrale sorgeva una cupola. L’altezza fra il pavimento ed il vertice della cupola era circa di m. 15,50 mentre l’altezza fa il pavimento ed il vertice della volta di m. 12,00.
Il presbiterio si trovava nella parte a monte della costruzione ed aveva una profondità netta di m. 7.
Fra il pavimento dell’altare Maggiore, fatto con mattonelle di cemento ed il pavimento della navata, fatto con lastre di pietra naturale lavorata, vie era il dislivello di due gradini. La chiesa era illuminata da tre finestre praticate nella parete a mattina, da una finestra nella facciata principale di mezzogiorno e da tre finestre aperte nella parete di sera.
L’ingresso principale delle dimensioni di circa m. 2 X 4 tutto contornati con pietra naturale lavorata, si trova nella facciata di mezzodì.
Un ingresso secondario della luce di circa m. 1,20 x m. 2,40 pure contornato con pietra naturale lavorata, era praticato nella parete a sera, mentre una simmetrica ed identica porta aperta invece nella parete a mattina comunicava colla sacristia.
All’altezza di circa m. 7,50 dal pavimento della navata un cornicione della sporgenza massima di centimetri 60 percorreva tutto lo sviluppo delle pareti e segnava il raccordo fra i muri e gli archi e la volta. Le finestre aperte sopra il livello indicato da detto cornicione erano coperte da lunette praticate nella volta a botte della navata. Nel lato a sera due simmetriche rientranze rettangolari delle dimensioni di m. 3,30 x m. 1,50 e dell’altezza di circa m. 7,50 lasciavano uno spazio occupato da due altari.
Pure nel lato a mattina una identica esecuzione lasciava lo spazio per altri due altari. Internamente la Chiesa era tinto in bianco, colle lesene ornate da capitelli in stucco. La cupola era dipinta a quadri che facevano da cornice ad un affresco che ne occupava la sua parte centrale. Sulla volta vi erano altri due affreschi, come pure un altro affresco si trovava sopra la porta principale d’ingresso.
Il tetto a due spioventi era coperto da ardesie locali. Esternamente la facciata principale era stabilita e tinta in bianco, ornata da tre nicchie e da sei lesene. Lo stato di manutenzione della costruzione da informazioni avute, era giudicato buono.
Fatti gli opportuni calcoli in base ai dati forniti dalla pianta del fabbricato, in base al suo carattere architettonico e del suo possibile stato di manutenzione si giudica che l’edificio della Chiesa ora descritta poteva avere un valore inferiore a lire trecento sessantamila".
Il campanile era situato alla distanza di un metro dalla struttura muraria della chiesa, verso mattina. Con una base quadrata di circa quattro metri, era altro 25 metri.
Ma riprendiamo la descrizione di Bertacchi:
"Dal piano della terra e per un altezza di metri due era costruito in muratura ordinaria, col paramento esterno leggermente inclinato, mentre il resto della torre era fatto con pietra viva lavorata a pareti verticali. Le scale interne, fino al piano delle campane erano in legno. L’ingresso si aveva da una porta praticata nella parete a monte ed era in comunicazione colla sacristia. Il Campanile portava cinque campane di misura media ed era fornito anche da un orologio, ben conservato, col quadrante posto sulla facciata di mezzodì.
Il valore complessivo della torre, delle campane dell’orologio si giudica di Lire centoventi mila".
La sacristia, situata a ridosso della parete a mattina della chiesa, comprendeva tre ambienti al piano terreno e due al primo piano. Le stanze al piano terreno erano comunicanti sia con il campanile che con la chiesa.
Il sacrato racchiudeva un appezzamento di terreno dalle dimensioni di m. 40x30. Sulle facciate della chiesa vi era anche una lapide dedicata ai caduti.
Segue poi la descrizione e perizia degli "arredamenti" della chiesa:
"La Fabbriceria ha avuto cura di preparare una nota dettagliata degli oggetti che corredavano la Chiesa di S. Gottardo. Per quanto riguarda la descrizione e la valutazione delle opere di maggiore valore artistico, il sottoscritto riporta il giudizio dato dall’Esim. Dott. Prof. Angelo Pinetti di Bergamo Ispettore ai Monumenti, il quale pochi mesi prima del disastro e precisamente nel mese di agosto dell’anno 1923, aveva visitato minutamente la Chiesa di Bueggio preparando le schede per la compilazione del catalogo degli oggetti artistici della provincia di Bergamo.

Altare maggiore

Altare con paliotto e gradini di legno ad intaglio. Grandiosa tribuna di legno intagliato e dorato a forma di edificio monumentale su due ordini; l’inferiore tripartito, il superiore costituito, da un unica cupola, con ornamentazioni varie di fogliami, colonnine tortili edd. E 19 statuette sui termini ed entro nicchie.
Due angeli portaceri ai lati sui gradini dell’altare.
Ancora in fondo al coro, dietro l’altare maggiore, di legno intagliato e dorato, con due grandi colonne corinzie scanalate e pala racchiusa (dipinta su tela di metri 2 X metri 3 centinata a semicerchio, rappresentante la Vergine Addolorata, con Cristo deposto in grembo a S.S. Francesco e Gregorio ai lati adoranti)

Secondo altare sinistra (secolo XVII)

Ancona di legno intagliato e dorato, a colonne tortili ornate di vitalbe con frontone spezzato, sul quale poggiavano figure d’angeli. Anche il paliotto della mensa dell’altare era di legno intagliato e policromo di vago disegno, con statuette laterali entro piccole nicchie, e grandi ornate entro cartella centrale. L’ancona conteneva la pala della "Madonna del Rosario" (dipinto ad olio su tela: m. 1,30 x 1,80) La Vergine col figlio in braccio porge la coroncina a S. Domenico. Lungo i margini della tela, su tre lati sono dipinti in alternanti ovatini i quindici Misteri del Rosario. Opera di Antonio Moroni di Lovere. L’altare e pala si giudicano del valore di lire venticinquemila. 
Negli altri tre altari minori vi erano ancona in legno con colonne intagliate che contenevano rispettivamente: "pala della Vergine del Suffragio con i SS. Giuseppe ed Anna" . Sotto, fra le fiamme, le anime purganti (secondo altare a destra).
Pala rappresentante Cristo Crocifisso con i SS. Antonio da Padova ed Antonio Abate ai lati ( primo altare a destra).
Pala della Vergine col bambino in trono ed un santo in adorazione (primo altare a sinistra).
Bertacchi non è probabilmente in grado di fare una descrizione dell’organo ed attribuisce allo stesso, unitamente alla cantoria un valore economico complessivo:

Organo e cantoria in legno lavorato in buono stato di conservazione. Coro con ventiquattro sedili a bracciuoli, spalliera e genuflettoio tutto in legno lavorato. Organo cantoria e coro si giudica del valore di lire sessantamila. 
Riguardo all’organo, è commovente menzionare un documento sottoscritto dai 28 capi-famiglia di Bueggio in data 26 dicembre 1900: con unanime decisione si impegnano a contribuire all’acquisto: "I sottoscritti (...) dichiarano che l’importo sale, che in dipendenza di Legato deve essere loro distribuito ogni anno, a partire da questo e fino che dura il bisogno, lo rinunciano in oblazione ed in concorso della spesa occorrente pel collocamento dell’organo nella loro parrocchiale". L’esecutore sarà Duci Pietro, rappresentante della frazione nella Congregazione di Carità di Oltrepovo: egli dovrà versare il relativo importo nelle mani del parroco don Francesco Raineri. Il 7 ottobre 1901 viene stilato il contratto con la ditta Roberti Francesco e figlio Arturo "fabbricatori d’organi". Il prezzo stabilito è di £. 2.250 con dilazioni di pagamento fino al termine dell’anno 1903. L’organo, come si deduce dal contratto, dovette essere inaugurato la seconda domenica di luglio 1902.
Balaustre in legno lavorato - due porte laterali e una centrale. La porta centrale era fornita anche di pusterla recentissima costruzione. Si giudica complessivamente del valore di lire settemila - Scaffale di sacrestia con venti tiretti, alzata, tre armadi laterali ed altare centrale, tutto in legno intagliato del valore di lire seimila - Battistero colla vasca in marmo e copertura in noce del valore di lire mille novecento - Grandioso sedile Presbiteriale con tre sedili a bracciuoli, in noce lavorato: di lire ottomila - Grande armadio in noce del secolo XVIII - due banchi in noce intagliati - due banchi con panca ed alzata, tutti in noce intagliato e con stemma della famiglia Capitani di Vilminore - 31 banchi ordinari in abete - un tavolo in noce - tre scale a piuoli - due confessionali in noce intagliato - un tavolino in noce - un cassettone in noce - due cassapanche lunghe m. 3; vi sono poi inginocchiatoi - poltrone - un cassone per cera - due grandi armadi - un cassettone in noce lavorato - due tavolini in noce e venti sedie.
La lunga descrizione continua poi con l’elenco dei paramenti sacri e pure senza soffermarci sul valore monetario attribuito a ciascuno, si ha la prova di quanto la chiesa fosse "ricca": vi erano ben 29 "Pianete ed accessori", 40 lesene in tela di damasco per oltre 200 metri lineari. La perizia si conclude con l’elenco degli "arredi Sacri": alcune statue in legno, un trono portatile intagliato e dorato, decine di tavolette in ottone ed in argento; quindi 50 porta-palme in ottone ed argento. Vi erano poi sei calici d’argento, un grande numero di lanterne, una cinquantina di candelabri argentati e di ottone, nove messali e sei leggii. 
Ai dipinti contenuti nella chiesa di Bueggio veniva attribuito un notevole pregio artistico perché risultano nell’elenco descrittivo riguardante gli oggetti di particolare interesse storico-artistico compilato dal prof. Angelo Pinetti e notificato alla "Sovraintendenza all’Arte" di Milano.
La perizia asservata dall’ing. Bertacchi eseguita in base alla descrizione fatta dal parroco e dai fabbricieri, dovette probabilmente essere stata dagli stessi contestata , ma non se ne conosce l’esito: il tecnico di Clusone attribuisce alla chiesa un valore complessivo di £. 1.008.700, mentre la valutazione dei fabbricieri era stata di gran lunga superiore, con un totale generale di £. 1.600.000.
La perizia di Bertacchi viene liquidata dopo quasi tre anni, dopo gli insistenti solleciti, nel dicembre 1927 scrive: "(...) ma certo che trovo giusto che una buona volta mi si voglia pagare. Dopo tre anni di attesa non ritengo fare riduzioni ed accettare sconti sull’importo della parcella presentata". Dopo alcuni giorni gli viene inviato il saldo delle sue competenze (£. 1.600) e Bertacchi scrive al parroco ringraziandolo: "spero non avrà male interpretato la sollecitazione che mi sono permesso di rivolgerle".

La nuova Chiesa

Durante l’anno 1924 furono definite le pratiche necessarie in prospettiva della costruzione del nuovo edificio e vennero probabilmente predisposti i progetti di massima e dei preventivi. Questo si deduce anche da una lettera del 24 gennaio 1925 che Virgilio Viganò indirizza ad un amico in Valle. L’industriale spera vivamente che venga tolto il sequestro agli impianti ed esprime il suo desiderio di poterli riattivare: "(...) I piccoli danneggiati dovrebbero sacrificarsi un poco; noi non siamo di quella gente che non ne teniamo conto, ma restando io in Valle me ne ricorderei sempre e aiuti si possono sempre dare in avvenire sia a privati che a pubbliche opere".
Al Viganò sta molto a cuore la costruzione della chiesa nuova, e dichiara la sua completa disponibilità: "... Ho sentito dire che non siete aiutati come desiderate per la chiesa di Bueggio. Se credi, senza però dir niente a nessuno e specialmente agli ingegneri edili, io conosco un ingegnere specialista che avrà fatto almeno 50 chiese in Milano e nei paesi, dal quale, dandomi voi i dati per la grandezza ecc.. vi farei fare io il progetto senza voi spendere un soldo e così in seguito se la causa (giudiziaria) ci va bene, con un po’ di volontà vostra e aiuto mio la chiesa l’avrete di sicuro e a vostro piacimento e molto presto".
Il 31 gennaio 1925 Viganò indirizza una lettera a don Chiappa e conferma le proprie intenzioni: "(...) Riguardo alla chiesa pure si può venire ad accordi per averla presto. La cosa sarebbe stata semplicissima se non fossimo stati allontanati così odiosamente dalla Valle. Se mi trovassi ancora in Valle sui miei lavori, una volta fatto approvare un progetto (e in poco tempo l’avrei fatto approvare) e ottenuta l’assicurazione (come mi dice d’esserci) che dal Governo si sarebbe auto il 70% della spesa, io non avrei mancato di far costruire subito salvo prendere danari dal Governo chissà quando. (...) Se io fossi rimasto in Valle ed avessi ripristinato almeno in parte gli impianti e non avessi il sequestro, avrei potuto aiutare molto... se quelli di Bueggio hanno nuovamente un po’ di fiducia in me, vengano che tutto quello che potrò fare per loro lo farò".
In una successiva lettera inviata al parroco di Bueggio nel luglio 1925, Virgilio Viganò, il coraggioso industriale rimasto egli stesso vittima del disastro, scrive: "(...) Sotto un sequestro che ci tiene immobilizzati, dopo tutto quello che abbiamo perso (...) noi veramente abbiamo dovuto stendere la mano alle banche per poter elargire i sei milioni ai piccoli danneggiati; che abbiamo dato con tutto il cuore, ma che però speravamo fossero ricevuti con migliore accoglimento".
E con evidente riferimento alla costruenda chiesa di Bueggio, continua: "Con tutto ciò non avrei mai ricusato di fare altri sacrifici anche per il decoro di quella religione che con convinzione professo". Come si vedrà in seguito, Viganò contribuirà con una notevole somma. La lettera indirizzata a don Chiappa terminava con parole amarissime: "Ci hanno voluto assalire, è pur lecita la nostra difesa specialmente perché in coscienza e apertamente ci riteniamo noi pure fra le vittime maggiormente danneggiate".

Come si accennava, nell’archivio parrocchiale non sono reperibili documenti interessanti attinenti la progettazione della nuova chiesa. Tuttavia dal volume di Mons. Luigi Paganoni "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bergamo" si possono attingere delle informazioni sicuramente attendibili: lo storico d’arte scrive che il progetto dell’attuale chiesa è opera dell’ing. Perlini, "riveduto" dall’ing. Luigi Angelini.
"È in un armonioso stile settecentesco, con elementi di pietra artificiale martellinata". Il basamento dell’edificio invece è costruito in pietra locale: infatti i massi squadrati e lavorati furono ricavati dalla roccia presso il nuovo ponte sul Povo e trasportati sul cantiere a mezzo di una teleferica. Scrive ancora Mons. Pagnoni che "nel 1943 Emilio Sessa procedette alla decorazione generale dell’interno, coadiuvato per gli stucchi da Luigi Birondi e per le dorature da Arturo Panza. Il medaglione con la storia di S. Gottardo fu affrescato dal Giuseppe Grimani" Luigi Paganoni osserva pure che il nuovo campanile, "snello e pittoresco, è rafforzato agli spigoli da regolari cornici in pietra locale". La pietra è il verrucano, in dialetto chiamata "seréss".
Da una misurazione approssimativa della nuova chiesa, risulta evidente che gli abitanti di Bueggio abbiano chiesto ed ottenuto che essa avesse le stesse dimensioni di quella distrutta, sebbene con alcune "varianti"; inoltre il progetto di Perlini - prevedendo solo due altari laterali - ha un andamento che richiama la "croce latina". Il sacrato - infine - racchiude un’area di circa 1200 mq.: una superficie identica a quello distrutto.

Il podestà è... capitombolato

La "Cronaca della vita Parrocchiale di Bueggio" - Vol. II - consente di ricostruire le vicende riguardanti i lavori conclusivi della chiesa. Nel "bilancio annuale" del 1928, "l’intera popolazione" risulta essere composta di 184 persone; ma gli effettivi residenti sono 143: 92 a Bueggio Inferiore e 51 a Bueggio Superiore.
Il 25 gennaio 1929 don Chiappa accenna a "voci sinistre nella caotica situazione del Comune di Vilminore: è in completo fallimento; 600.000 franchi di debito...! La Prefettura ha mandato un sopralluogo per vederci chiaro... Questa sera viene conferma di quanto sopra anzi a riguardo della Fabbriceria si viene a sapere che il Comune impossibilitato a fronteggiare l’impegno assunto con l’Impresa Mora, ha già pensato di mettere le mani sulle 50.000 lire versate a noi dalla ditta Viganò".
All’inizio di febbraio l’ing. Angelini organizza un incontro tra i fabbricieri ed il Comune allo scopo di convincere i primi a versare all’Ente pubblico le 50.000 lire... Questo fatto scuscita l’ira di don Chiappa: "Ladri e buffoni!! (...) ma non han trovato pane per i loro denti... (...) le 50.000 lire le difenderemo corpo a corpo e Dio ci aiuterà: la nostra causa è santa, la loro è ingiusta".
Con evidente soddisfazione il 9 febbraio annota che il Podestà di Vilminore (Baldoni) "è capitombolato... ha dato le dimissioni... lasciando il Comune in condizioni disastrose...". Intanto continuano i preparativi per alcuni lavori in vista dell’inaugurazione della chiesa: si mandano lettere a diverse persone ed autorità, con l’invito a fare da padrino al battesimo delle campane e si definisce il contratto per l’acquisto delle stesse per la somma di £. 26.000.
All’inizio di aprile riprendono i lavori nella chiesa con la stabilitura della volta. Operai specializzati danno mano agli stucchi del cornicione e dei capitelli delle lesene.
A metà aprile il sacrato è completato e scrive il parroco con grande soddisfazione: "sta bene e ben fatto e dà bellezza e armonia a tutto l’insieme della chiesa".
Nel mese di giugno i lavori proseguono di finitura all’interno della chiesa: mancano solo la pavimentazione e l’intervento del pittore; inoltre vengono acquistati gli arredi. Il 9 luglio il parroco si porta a Varese per il collaudo del concerto delle campane eseguito dal parroco di Barzesto don Caldara. Il 15 luglio avviene la benedizione delle campane con una solenne funzione presieduta da mons. Davide Re. "Protonotario Apostolico". Il 28 luglio le campane suonano a distesa ed il parroco scrive che "la gente è commossa fino alle lacrime".
Verso la metà di agosto i lavori sono terminati e iniziano i preparativi di addobbo del paese. Il 20-21 e 22 agosto 1929 sono memorabili giornate per la gente di Bueggio: la prima festa consiste nell’addio alla Baracca; il giorno successivo avviene la benedizione ed inaugurazione della chiesa. Quindi, con una giornata dedicata al S. Cuore, si concludono le feste che - come scrive il parroco - sono "riuscite splendidamente, profondamente sentite e sicuramente gustate".

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