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CHIESA, PARROCI E "FUOCHI": Pagina 1 di 2 > Con una anomala indicazione geografica, la chiesa di S. Andrea in Dezzolo dovette avere funzione di parrocchia da molti anni prima del decreto ufficiale, rilasciato dal Vescovo Milani nel 1599. Questo si evince chiaramente anche dai verbali redatti dopo la cosiddetta
"visita di S. Carlo Borromeo", avvenuta in Valle di Scalve nel settembre 1575. La chiesa di S. Andrea a quell’epoca conteneva un solo altare, ed il campanile aveva due campane. Vi era anche il battistero ed all’esterno il cimitero. Nel 1466 certo Pecinus de Batellis lasciò con testamento una
"petiam terre"; con la rendita di questo terreno, egli disponeva che si facessero un certo numero di celebrazioni ogni anno; una parte della rendita sarebbe poi stata distribuita ai poveri. Contemporaneamente alle donazioni fatte per la chiesa, ve n’erano altre a favore dei poveri: dai verbali del Visitatore di S. Carlo si viene a conoscenza di un altro testamento con il quale forse veniva istituito un vero e proprio legato a favore dei poveri. Il testatore è un certo Tomasino, figlio di Pietro
"de S. Andrea" un altro interessante documento contenuto nei verbali della "visita" è una supplica rivolta al Cardinale Visitatore: gli abitanti di Dezzolo e S. Andrea chiedono l’istituzione di un vero e proprio servizio religioso.
Dell’istanza si conosce solo il transunto, ma il contenuto è molto chiaro. Premesso che quella di S. Andrea è una delle più antiche chiese della Valle, che vi si amministravano i Sacramenti e vi risiedeva stabilmente un prete, si prega il Visitatore perché
"tenuto conto della distanza e delle difficoltà che presentava specialmente la stagione invernale per recarsi a
Vilminore, il chiericato di questa chiesa (...) fosse destinato allo scopo di avere un sacerdote che risiedesse a S. Andrea". I primi Parroci: Morelli, Morzenti, Suliani, Cantamessi La documentazione attinente le vicende della chiesa e quindi della parrocchia di S. Andrea è vasta quanto interessante. I cassettoni e gli armadi del "Rasegotto" Nel 1662 viene eletto don Manfredo Duci da Bueggio. Rimane a S. Andrea fino al 1687. In questo periodo fu eretto l’attuale campanile. Vi lavorarono, tra gli altri, Mastro Gio. Peder Cantamessi ed un certo Martino Pedrini. Sembra che la fabbrica del campanile fosse quasi terminata quando mancò don Duci. Nel settembre 1687 era già nominato don Bartolomeo Bendotti da Vilmaggiore. Questi dovette essere un ottimo amministratore della chiesa e del beneficio. Nel 1698 spende L. 155 per fondere in Brescia una campana da certo Maestro Viviano Raineri. La campana fu trasportata a S. Andrea il 3 maggio, attraverso la strada di Borno. Don Bendotti pose termine alle opere inerenti il campanile. Morì a soli 50 anni nel 1707. Gli succedette don Pietro Pedrini da S. Andrea (parroco fino al 1720). Egli era stato per ben quarant’anni cappellano ad Azzone. Pare avesse accettato l’incarico per l’insistenza dei Vicini. Pose mano a molte opere nella chiesa, quasi ad esclusive sue spese, quali l’Altare Maggiore del Piccini. Fece preparare del legname di noce tagliandolo nel Campadecc (?) ed alla Calchera; nel 1712 viene come Maestro Bartolomeo Piantoni di Colere, "rasegotto" nei Ciocchi. Viene costruito il banco con cassettoni ed armadi in sagrestia, con intagli e corniciature molto ben ideate. Nell’agosto 1718 il celebre intagliatore Giuseppe Piccini di Nona, è a S. Andrea per collaudare la doratura dell’Altare Maggiore, eseguita da certo Gio.Battista Suardi di Albino. La stima del Piccini fu di L. 900, mentre l’Altare, costruito dallo stesso scultore scalvino, era costato L. 700. (L’originale libro dei conti è però andato disperso). Don Pedrini lasciò alcuni capitali per il mantenimento dell’Altare Maggiore e per la distribuzione del sale in parrocchia, compresa la contrada Fucine, qualora si fosse unita a S. Andrea. Inoltre lasciò al Beneficio fondi e parte di fienile in Somargine, che nel 1830 verranno permutati con i "Trole" (Bettineschi), i quali cedettero i fondi sopra le case e sopra il cimitero di S. Andrea. Lo smanioso zelo di don Magri Nel 1720 è nominato parroco don Gio.Giuseppe Magri di
Vilminore, sacerdote zelante, operoso ed intelligente. Considerata l’angustia della chiesuola antica con tre soli altari, che arrivava all’attuale portella degli uomini, dal momento che la Vicinia era proprietaria di parecchi boschi e che la popolazione era entusiasta di una nuova e più comoda chiesa, il Magri fece preparare il disegno dal celebre
Andrea Fantoni. Don Piantoni "Sibaghì" Nel 1768 diventa parroco don Antonio May, o come egli si sottoscrive, de
Majesis, da Schilpario. Pare abbia compilato un accurato rotolo dei beni del Beneficio. Esatto fino allo scrupolo in ogni cosa, si trovò a disagio in Parrocchia per le scarse rendite, e passò parroco a
Vilmaggiore, dove morì nel 1814. A don May succede nel 1781 don Antonio Canova da Castione
(Pederini "declina" di parlarne); pare che questi sia stato per la Parrocchia una vera
"calamità". Le cronache del tempo non danno tutti i torti all’acuto storico e maestro di S. Andrea: il Canova fu delegato per il Culto durante la dominazione napoleonica; ma la sua amministrazione riguardo alla Parrocchia dovette essere fatale per la perdita di capitali e legati. Pare che fosse un
"bulo"; inoltre "teneva il cavallo" (!) e nessuno poteva avanzare ragioni perché percuoteva senza misericordia.. Morì
"in miseria e abbandono" nel giugno 1815. Fu sepolto a Vilminore. Povero Caseri!... Questi dovette essere veramente un gran parroco. Originario di Villa d’Adda, resse la Parrocchia di S. Andrea per ben 48 anni! Pedrini ebbe modo di conoscerlo e dimostra nei suoi scritti di aver avuto per lui una grande stima. Don Carlo Caseri è a S. Andrea dal 1828 al 1876.11 18 novembre di quell’anno - scrive Pedrini
"morì fra le mie braccia per asma senile". E continua: il Caseri venne qui ricco di circa 40 svanziche (moneta austriaca del
Lombardo-Veneto) e vi consumò tutto, parte per essere stato cattivo amministratore, parte perché moltissimi abusarono del suo buon cuore, aiutò tutti, e fu terribile nemico degli oziosi.. Le condizioni economiche della Parrocchia al suo entrare erano pessime. Case e fondi erano obbligati a debiti, ed egli bel bello tutto ricuperò per tutti. A Dezzolo fabbricò la casa nuova e tutti i bregni dell’incendio delle case dette
"case Losi". Ricco di amicizie in Bergamo, egli trovava mezzo di introdursi ovunque e di ottenere grazia. Chi venne in fin di salute e risanò Nell’agosto 1878 fu nominato parroco don
Gio. Fenaroli da Predore. I Vicini Moreschi, Guadagni e Pedrini, a cui spettava il giuspatronato di nomina, con atto legale avevano rinunciato al Vescovo per una volta la nomina del Parroco. Venne il Fenaroli in fine di salute, ma bel bello risanò col far vita al bosco lavorando quanto nessuno gli sarebbe stato a pari. (...). Fece costruire un fienile al Paen di Dosso, dissodandone la parte riducibile a prato; fece poi rifare i muri al Ronchello sopra la chiesa, al Quadro e
Teggiola. Dissodò parte del Campora, il Ronco sotto la Baròse; curò gli altri beni e boschi in modo che il Beneficio era diventato come un giardino. Nel 1887 fu posto in vendita il Valpicone (località tra S. Andrea e
Vilminore): fece l’acquisto e con il legname ricavato quasi pagò il fondo. Quando la generosità non fu "assecondata" Nello stesso anno della morte di don Fenaroli viene eletto Parroco don Bernardo Albrici di Vilminore, "santa persona e senza pari di zelo", come scrive il Pedrini. Non è altrettanto positivo il suo giudizio per quanto riguarda l’amministrazione del Beneficio. Per prima cosa donò le ringhiere per gli altari della B. Vergine e degli Angeli Custodi. Fondò le Quarantore e la festa del S. Cuore. Per rifabbricare la sagrestia, l’Albrici aveva offerto di pagare quasi tutto di tasca sua, ma la generosa offerta andò a vuoto perché "non assecondata" dai membri della fabbriceria di Dezzolo. Generoso con tutti, fino a vivere in miseria pare che si cibasse di patate o poco più. Nel 1906 don Albrici diventa Parroco di Vilmaggiore, dove era già stato cappellano per 11 anni. Riguardo al successore don ... [... questo capitolo è stato volutamente tagliato dall'autore ...] ... lascia la parrocchia il 16 dicembre 1912. Grande fortuna non ebbe il successore, certo don Giovanni Catelli da Songavazzo, economo spirituale dal 1° gennaio fino al 19 ottobre 1913. In quella data infatti, essendo stato sottoposto ad elezione, non ottenne nemmeno un voto "e dovette andarsene". Pare che l’arciprete di Vilminore avesse voluto - in un certo senso -vendicarsi dello spiacevole incidente, ed ottenne dal Vescovo una grave misura: la Parrocchia di S. Andrea rimase senza parroco per due mesi! È probabile che il Vescovo si sia poi ravveduto, forse anche in considerazione delle voci che correvano: si sussurrava di un possibile ricorso alla Santa Sede… Ben diversa accoglienza ottenne il successore di don Catelli: alla vigilia del Natale 1913 venne nominato economo don Luigi Martinelli da Leffe; 1’8 marzo dell’anno seguente, avendo le famiglie Pedrini e Moreschi rinunciato alla nomina patronale, furono i capi famiglia a procedere alla votazione: su 38 aventi diritto (assenti 5), alla presenza del segretario della Sottopreffettura, votarono unanimemente a favore. Don Martinelli rinuncia alla Parrocchia il luglio 1919 e si trasferisce a Vigolo, ma "con raccomandazioni". "Vogliono impiccare il Parroco!" Dopo la pubblicazione del volume
"Havvi gente...", alcuni abitanti di Dezzolo e S. Andrea osservarono che nell’appendice Parroci di quella parrocchia: l’omissione è attribuibile ad una inavvertenza degli autori, ma anche al fatto che la documentazione era stata reperita all’ultimo momento. E tornano i Sacri Bronzi Don Gino Zanchi da Spirano regge la parrocchia dal 1950 al 1961. Nel breve diario citato delinea con poche righe la figura di don Ansuino Zanga, originario di Canale d’Albino: si "segnalò" soprattutto il suo apostolato tra la gioventù femminile di Azione Cattolica e per il suo impegno di coordinamento per l’A.M.C.I. (Associazione Madri Cattoliche Italiane). Dopo aver retto la parrocchia per 3 anni, nel 1949 a don Zanga viene assegnato l’incarico di Direttore Spirituale presso il Seminario Minore di Bergamo. Nel novembre 1949 diventa economo spirituale don Zanchi, e diventa Parroco il 3 maggio 1950. Il 9 luglio seguente si tengono grandiosi festeggiamenti in occasione dell’ingresso ufficiale. Tra i problemi che ebbe ad affrontare questo parroco, va ricordata la vertenza con l’E.C.A. di Vilminore, riguardante l’amministrazione del "Legato Pedrini". Dopo aver chiesto consulenza al notaio Messa di Clusone, don Zanchi scrive che "non se ne concluse nulla". Il 1953 fu un anno di intensa attività: viene stipulato l’atto notarile per l’acquisto del terreno sul quale è stato costruito l’edificio dell’Asilo; inoltre viene sistemata la casa detta "del Basgiotér", di fronte alla casa parrocchiale. Con una sottoscrizione da parte delle famiglie (ma non tutte!) viene sostituito il castello delle campane e vengono restituiti al campanile i due bronzi asportati durante il periodo bellico. La cronaca di don Zanchi termina con l’anno 1956, colla descrizione di un terribile incendio avvenuto il 2 novembre: andarono completamente distrutte le abitazioni di Martino, Paolo ed Angelo Moreschi di Dezzolo. Un "risveglio morale e religioso" Al diario di don Zanchi - come si accennava - sono aggiunti 2
fogli compilati da don Pietro Tagliaferri. Egli scrive che "dal 1961 al 31 marzo 1967 è stato economo e Parroco non residente don G. Battista
Maffioli, Arciprete di Vilminore, che provvede anche a mezzo dei suoi coadiutori a compiere il solo servizio religioso". Don Tagliaferri conclude:
"la parrocchia subisce un periodo di stasi e di decadenza in ogni cosa e tutto solo per mancanza della residenza di un prete locale". Don
"Pieri" fu in realtà l’ultimo Parroco residente, ed è interessante quanto scrive lui stesso:
"il 3 maggio (1967) viene nominato Parroco di Dezzolo -
S. Andrea il M. Rev. Mons. Pietro Tagliaferri, Cappellano Segreto in Onore di S.S., nativo di Vilminore
(Pezzolo, n.d.a.) che ritornava in Diocesi dopo essere stato missionario e Direttore delle Missioni in Svezia 7 anni e 13 in Olanda da lui stesso scelto come luogo di quiete e di riposo". (il riferimento è ovviamente a Dezzolo - S. Andrea). Durante il primo anno di permanenza, nel quale si è notato un
"grande risveglio morale, religioso", Mons. Tagliaferri elenca le iniziative realizzate:
"revisione del tetto della chiesa, della sagrestia e della casa parrocchiale per togliere l’acqua che minacciava di rovinare tutto". Poi viene fatta la pavimentazione del Presbiterio. Portar via le campane... piangevano tutti! Con questa espressione Francesca Piantoni rievoca la funesta asportazione di due campane della chiesa di S. Andrea. Nell’agosto 1942 perveniva a tutti i Parroci da parte del
"Sottosegretariato di Stato per le fabbricazioni di guerra" una lettera esplicativa del decreto 23 aprile 1942 n. 505. L’art. 1 era sufficientemente perentorio:
"il Sottosegretariato (...) può procedere, per esigenze di guerra, alla raccolta di campane
facenti parte di edifici per il culto". Nella circolare inviata ai Parroci si rammenta che
"della rimozione e raccolta è stato già, per deferenza (sic!) avvertito l’Ecc. il Vescovo di Bergamo". Ed ancora:
"all’asportazione delle campane provvederà l’ ENDIROT con le doverose cautele del caso, avvalendosi anche dei Vostri consiglio e suggerimenti". Dopo questo squisito avvertimento, il 12 maggio 1943 l’impresa F.lli Bertoli di Castelli Calepio si accinge a compiere l’operazione. Le cinque campane della chiesa di S. Andrea pesano complessivamente 600
Kg., ed il
"peso da rimuoversi" è di Kg. 360. In realtà la prima campana (Kg. 200) e la quinta (Kg. 56,500) raggiungono il peso di Kg. 256,500. Questo risulta dalla bolletta di consegna rilasciata al Parroco don Duci e dallo stesso sottoscritta. Tutto il paese assiste alla rapina con rabbiosa disperazione. Ricorda Francesca Piantoni:
"non volevano che si portassero via! La Ninì del Mulì era in prima fila ed urlava: prima di portar via le campane dovrete passare sul mio corpo! Piangevano tutti.. era una cosa.. ." "I sottoscritti capifamiglia considerando che da più di 50 anni usano della Parrocchia di S. Andrea pel servizio religioso sia per l’assistenza agli infermi sia per le celebrazioni dei funerali, sia per l’annessione alle confraternite nella Parrocchia di S. Andrea; che tra la nostra contrada denominata "Fucine e Lenia " dista circa 3 chilometri dalla Parrocchia di Vilminore (...) e che per parecchi mesi all‘anno per l’inclemenza della stagione e per le nevi abbondantissime ci torna o impossibile o difficilissimo l'accedervi; mentre tra la nostra contrada e la Parrocchia di S. Andrea intercede solo la distanza di un chilometro, con strada facilissima; visto che anche in passato furono iniziate queste pratiche ma poi non si sa come furono arenate, ma che al contrario in passato avemmo contese tra i Parroci e gli interessati specialmente sulle questioni funerarie; visto che gli stessi Arcipreti di Vilminore punto si curano di noi ma che demandano la cura di noi al Parroco di S. Andrea e ciò per le circostanze su esposte; visto e considerato tutto ciò chiedono di essere di diritto e di fatto ammessi colle loro famiglie definitivamente e per sempre alla Parrocchia di S. Andrea. Sicuri di poter ottenere quanto prima il decreto di ammissione, devotissimi si firmano...". Dalla Curia, in data 21 febbraio 1921, il Vescovo Luigi Maria Marelli emana il decreto di aggregazione della contrada alla Parrocchia di S. Andrea. |