Clicca

Vilminore
D'oltre il Povo siam le contrade...
Nona
Pezzolo
Teveno
Bueggio
Meto e Pianezza
Vilmaggiore
Dezzolo e S. Andrea
Questi articoli sono tratti dalla "Gazzetta comunale" degli anni '93-'98
Edita dal Comune di Vilminore -  direttore Pietro Bonicelli

Si ringrazia per la collaborazione Agostino Morandi

CHIESA, PARROCI E "FUOCHI":
vicende parallele che tuttavia si intrecciano a Dezzolo e S. Andrea
La storia di quanti lavorarono "senza pari" e di chi fu una vera calamità, in un quadro che ebbe per cornice una splendida Vicinia
A cura di Agostino Morandi

Pagina 1 di 2 >

Con una anomala indicazione geografica, la chiesa di S. Andrea in Dezzolo dovette avere funzione di parrocchia da molti anni prima del decreto ufficiale, rilasciato dal Vescovo Milani nel 1599. Questo si evince chiaramente anche dai verbali redatti dopo la cosiddetta "visita di S. Carlo Borromeo", avvenuta in Valle di Scalve nel settembre 1575. La chiesa di S. Andrea a quell’epoca conteneva un solo altare, ed il campanile aveva due campane. Vi era anche il battistero ed all’esterno il cimitero. Nel 1466 certo Pecinus de Batellis lasciò con testamento una "petiam terre"; con la rendita di questo terreno, egli disponeva che si facessero un certo numero di celebrazioni ogni anno; una parte della rendita sarebbe poi stata distribuita ai poveri. Contemporaneamente alle donazioni fatte per la chiesa, ve n’erano altre a favore dei poveri: dai verbali del Visitatore di S. Carlo si viene a conoscenza di un altro testamento con il quale forse veniva istituito un vero e proprio legato a favore dei poveri. Il testatore è un certo Tomasino, figlio di Pietro "de S. Andrea" un altro interessante documento contenuto nei verbali della "visita" è una supplica rivolta al Cardinale Visitatore: gli abitanti di Dezzolo e S. Andrea chiedono l’istituzione di un vero e proprio servizio religioso. Dell’istanza si conosce solo il transunto, ma il contenuto è molto chiaro. Premesso che quella di S. Andrea è una delle più antiche chiese della Valle, che vi si amministravano i Sacramenti e vi risiedeva stabilmente un prete, si prega il Visitatore perché "tenuto conto della distanza e delle difficoltà che presentava specialmente la stagione invernale per recarsi a Vilminore, il chiericato di questa chiesa (...) fosse destinato allo scopo di avere un sacerdote che risiedesse a S. Andrea".
Con un’altra supplica del 18 settembre 1575 si chiede al Cardinale Borromeo "che tutti i beni della chiesa di S. Andrea siano uniti e commessi alla vicinia a chi parrà meglio a S.S. Ill.ma, perché come sotto felice memoria di Papa Innocenzo del 1489 si possa mantenere un prete che celebri i divini uffici".

I primi Parroci: Morelli, Morzenti, Suliani, Cantamessi

La documentazione attinente le vicende della chiesa e quindi della parrocchia di S. Andrea è vasta quanto interessante.
Le principali fonti sono rappresentate dai repertori compilati in diversi anni dal maestro Pedrini. È ovvio che egli abbia posto una grande attenzione alla storia della sua parrocchia, mentre l’archivio della stessa è oggi privo di molti documenti, si trovano tuttavia parecchi cenni nei regesti del maestro. In uno di questi, compilato intorno al 1910, lo storico cerca di riassumere in una maniera più organica tutte le informazioni intorno alla chiesa. Questo documento viene usato qui di seguito, omettendo pleonastiche citazioni delle fonti: sono carte estremamente interessanti, conservate nell’apposito fondo presso la Biblioteca di Vilminore. "La parrocchia dotata dai Vicini, fu costituita in loro Giuspatronato serbando a sé il diritto della nomina del Parroco. (...) Avveniva ciò nel 1599, ma anche prima vi era quasi stabilmente un Sacerdote tanto che gli abitanti di Pradella, fino al 1540, vi ricevevano i Sacramenti. Il primo Parroco fu certo don Paolo Morelli, nipote del celebre medico Gregorio. Rimase a S. Andrea dal 1599 al 1607. Di lui non si conosce quasi nulla, e viene solo citato in alcuni atti notarili. Secondo Parroco fu un Bartolomeo Morzenti di Vilminore (dal 1609 al 1629). Di costui si ha l’impianto dei registri parrocchiali, proprio nel 1609: il 13 gennaio egli registra la nascita di Lucia de Chiocchi (Guadagni). (. .) Dai documenti sembra non abbia curato molto gli interessi della chiesa. Passò Parroco a Colere dove pure fondò i registri parrocchiali.
Il terzo Parroco è Raimondo Suliani (dal 1630 al 1642). Dal momento che nulla registrò degli anni della peste, è probabile che fosse fuggito. Fu un periodo di continui litigi; e questo si deduce dalla lettura degli atti notarili dell’epoca.
Il Suliani registra il primo matrimonio nel 1633. Nel 1644 viene eletto Parroco Gio.Battista Cantamessi. Egli viene ricordato da don Pietro Pedrini colle seguenti parole: chiuse i suoi giorni prete don Gio.Battista Cantamessi da Vilmaggiore, vigilantissimo Parroco, munito dei SS. Sacramenti e fu sepolto davanti all’Altare Maggiore. Il suo impegno tuttavia non si concilia un prete che celebri i divini uffici". con il fatto di non aver registrato nulla del miracolo della Madonnina, che sarebbe avvenuto nel 1654, mentre la tradizione vuole che sarebbe sopravvenuto al miracolo proprio il Parroco di S. Andrea. (...). Il Cantamessi apparteneva ad una delle più agiate e più note famiglie della Valle, che prediligeva l’arte dello scalpellino, ed eseguì molte opere in Valle di Scalve.

I cassettoni e gli armadi del "Rasegotto"

Nel 1662 viene eletto don Manfredo Duci da Bueggio. Rimane a S. Andrea fino al 1687. In questo periodo fu eretto l’attuale campanile. Vi lavorarono, tra gli altri, Mastro Gio. Peder Cantamessi ed un certo Martino Pedrini. Sembra che la fabbrica del campanile fosse quasi terminata quando mancò don Duci. Nel settembre 1687 era già nominato don Bartolomeo Bendotti da Vilmaggiore. Questi dovette essere un ottimo amministratore della chiesa e del beneficio. Nel 1698 spende L. 155 per fondere in Brescia una campana da certo Maestro Viviano Raineri. La campana fu trasportata a S. Andrea il 3 maggio, attraverso la strada di Borno. Don Bendotti pose termine alle opere inerenti il campanile. Morì a soli 50 anni nel 1707. Gli succedette don Pietro Pedrini da S. Andrea (parroco fino al 1720). Egli era stato per ben quarant’anni cappellano ad Azzone. Pare avesse accettato l’incarico per l’insistenza dei Vicini. Pose mano a molte opere nella chiesa, quasi ad esclusive sue spese, quali l’Altare Maggiore del Piccini. Fece preparare del legname di noce tagliandolo nel Campadecc (?) ed alla Calchera; nel 1712 viene come Maestro Bartolomeo Piantoni di Colere, "rasegotto" nei Ciocchi. Viene costruito il banco con cassettoni ed armadi in sagrestia, con intagli e corniciature molto ben ideate. Nell’agosto 1718 il celebre intagliatore Giuseppe Piccini di Nona, è a S. Andrea per collaudare la doratura dell’Altare Maggiore, eseguita da certo Gio.Battista Suardi di Albino. La stima del Piccini fu di L. 900, mentre l’Altare, costruito dallo stesso scultore scalvino, era costato L. 700. (L’originale libro dei conti è però andato disperso). Don Pedrini lasciò alcuni capitali per il mantenimento dell’Altare Maggiore e per la distribuzione del sale in parrocchia, compresa la contrada Fucine, qualora si fosse unita a S. Andrea. Inoltre lasciò al Beneficio fondi e parte di fienile in Somargine, che nel 1830 verranno permutati con i "Trole" (Bettineschi), i quali cedettero i fondi sopra le case e sopra il cimitero di S. Andrea.

Lo smanioso zelo di don Magri

Nel 1720 è nominato parroco don Gio.Giuseppe Magri di Vilminore, sacerdote zelante, operoso ed intelligente. Considerata l’angustia della chiesuola antica con tre soli altari, che arrivava all’attuale portella degli uomini, dal momento che la Vicinia era proprietaria di parecchi boschi e che la popolazione era entusiasta di una nuova e più comoda chiesa, il Magri fece preparare il disegno dal celebre Andrea Fantoni.
La Vicinia spogliò i suoi boschi di legne e ne cavò oltre il legname occorso per la fabbrica, tanto denaro che bastasse allo scopo. La tradizione vuole che la fabbrica della chiesa costasse 25.000 lire di allora, senza contare le prestazioni per turno della popolazione.
Fu allora aperta la cava di sabbia sopra la chiesa e la ghiaia si trova ancora in gran cumulo nella riva verso la valle di Campione. Nella nuova chiesa pare si sia iniziato ad ufficiare verso il 1727. La memoria dell’energico ed intelligente parroco Magri (è sempre Pedrini che scrive) deve sempre tornar cara alla Parrocchia avendo saputo voler - senza strappi, senza rovina del patrimonio e senza debiti - dotare la Parrocchia della simpatica chiesa ridente nel suo complesso, sebbene non eseguita nei dettagli con esatta regola d’arte, come nei capitelli troppo bassi e nel cornicione pesantissimo... I difetti rilevati potrebbero essere attribuiti all’affrettata operosità, allo smanioso zelo di don Magri; nel non aver ben riflesso a chi affidare il lavoro se o meno era persona che sapesse eseguire il disegno colle dovute proporzioni iniziali, e cioè nel porre le testate di murature, gli sporti degli spigoli e delle cornici in modo da sopportare gli intonachi e le sagome senza eccedere le dimensioni del disegno. A don Magri nel 1721 succedette don Giacomo Tagliaferri da Pezzolo, a memoria del quale non sono restati che i registri parrocchiali. Dovette, durante il suo regime, avere fatto eseguire tre affreschi dal pittore Arrigo Albrici: "S. Andrea che sta per abbracciare la croce", la "gloria di S. Andrea portato dagli angeli in cielo", e le medaglie dipinte sotto il volto della chiesa, che sono state poi - per somma ignoranza della fabbriceria - fatte deturpare da un certo Guglielmo Brighenti da Clusone, detto "Memo", l’anno in cui fu imbiancata e rovinata con le attuali tinte volgarissime di blu, verde e giallo da far pietà. Capo del mostruoso restauro (sic) del 1854 fu un fabbriciere calzolaio, volente o nolente il parroco Caseri, intelligentissimo di cose belle... Altro affresco dell’Albrici era la medaglia rettangolare, sopra la porta principale, la "vocazione degli Apostoli Pietro ed Andrea", ma questo affresco, pur restaurato dal pittore Gio. Brighenti da Clusone (fratello dell’impiastro suddetto), discreto artista; ma il parroco Caseri fece cambiar mossa al braccio del Redentore: da teso com’era prima, lo fece piegare sul petto. In tale occasione il Brighenti dipinse le quattro medagliette, dell’Eterno Padre e delle tre Virtù Teologali sopra il Presbiterio e sopra il coro.
Don Tagliaferri morì il 17 dicembre 1767, all’età di 72 anni, assistito dall’Arciprete Belotti, che ufficiò anche al funerale.

Don Piantoni "Sibaghì"

Nel 1768 diventa parroco don Antonio May, o come egli si sottoscrive, de Majesis, da Schilpario. Pare abbia compilato un accurato rotolo dei beni del Beneficio. Esatto fino allo scrupolo in ogni cosa, si trovò a disagio in Parrocchia per le scarse rendite, e passò parroco a Vilmaggiore, dove morì nel 1814. A don May succede nel 1781 don Antonio Canova da Castione (Pederini "declina" di parlarne); pare che questi sia stato per la Parrocchia una vera "calamità". Le cronache del tempo non danno tutti i torti all’acuto storico e maestro di S. Andrea: il Canova fu delegato per il Culto durante la dominazione napoleonica; ma la sua amministrazione riguardo alla Parrocchia dovette essere fatale per la perdita di capitali e legati. Pare che fosse un "bulo"; inoltre "teneva il cavallo" (!) e nessuno poteva avanzare ragioni perché percuoteva senza misericordia.. Morì "in miseria e abbandono" nel giugno 1815. Fu sepolto a Vilminore.
Nel 18 16 viene eletto parroco don Gio. Battista Piantoni di Colere; durò poco il suo ministero, perché morì nell’aprile dell’anno seguente, cadendo da cavallo sulla strada sotto il Cimitero di Vilminore.
Ancora oggi, ad un centinaio di metri scendendo dal Cimitero verso l’Assanone , si può vedere la lapide che ricorda l’incidente mortale. A don Piantoni era stato affibbiato un simpatico soprannome: "Sibaghì".
Dal 18 17 è parroco per tre anni un Bortolo Piantoni da Teveno. Gli succede (dal 1821 al 1827) don Giovanni Semperboni da Lizzola.

Povero Caseri!...

Questi dovette essere veramente un gran parroco. Originario di Villa d’Adda, resse la Parrocchia di S. Andrea per ben 48 anni! Pedrini ebbe modo di conoscerlo e dimostra nei suoi scritti di aver avuto per lui una grande stima. Don Carlo Caseri è a S. Andrea dal 1828 al 1876.11 18 novembre di quell’anno - scrive Pedrini "morì fra le mie braccia per asma senile". E continua: il Caseri venne qui ricco di circa 40 svanziche (moneta austriaca del Lombardo-Veneto) e vi consumò tutto, parte per essere stato cattivo amministratore, parte perché moltissimi abusarono del suo buon cuore, aiutò tutti, e fu terribile nemico degli oziosi.. Le condizioni economiche della Parrocchia al suo entrare erano pessime. Case e fondi erano obbligati a debiti, ed egli bel bello tutto ricuperò per tutti. A Dezzolo fabbricò la casa nuova e tutti i bregni dell’incendio delle case dette "case Losi". Ricco di amicizie in Bergamo, egli trovava mezzo di introdursi ovunque e di ottenere grazia.
Scriveva col cuore e nessuno sapeva resistere alle sue suppliche per qualunque bisogno. Anche la chiesa, se per questo fosse stato coadiuvato, si troverebbe ricca di paramenti vecchi dei quali aveva particolarissime cognizione. A questo proposito Pedrini aggiunge una osservazione: con il Parroco Caseri fu munita la chiesa di damaschi, sia pur vecchi, ed uniti a pezzi; di candelieri di rame e di legno, non sempre magari con utile della chiesa, anche perché ne vendette di belli e antichi, ma se una fabbriceria intelligente avesse cooperato, la nostra chiesa avrebbe ricchezza di paramenti...
Nel 1874 fu indorata la chiesa e rifatta la sagrestia, che poi per false fondamenta continuò a fare crepacci. Il R.do Caseri, poveretto, nulla voleva sulla cattedra (...); non soffriva smorfie in chiesa, né lordure sui muri, e furono così bene educati colle mani i ragazzi, che non ebbe bisogno mai di ripulire le pareti della chiesa.
Bisogna anche ricordare che il Caseri aveva alloggiato in casa sue due poveri fratelli, ultimi rampolli della famiglia Guadagni (con fisionomie deformi da far paura); il Caseri li alloggiò, li saziò insieme a lui, li pulì anche di sua mano con una carità da santo. Tale dovette essere la stima del Pedrini nei confronti di questo Parroco che conclude: "povero Caseri, tanto più grato ti sia il Cielo, quanto più grande fu l’ingratitudine degli uomini, che ti abbandonarono quando furon finite le tue sostanze che dividesti con loro con tanto cuore e generosità".

Chi venne in fin di salute e risanò

Nell’agosto 1878 fu nominato parroco don Gio. Fenaroli da Predore. I Vicini Moreschi, Guadagni e Pedrini, a cui spettava il giuspatronato di nomina, con atto legale avevano rinunciato al Vescovo per una volta la nomina del Parroco. Venne il Fenaroli in fine di salute, ma bel bello risanò col far vita al bosco lavorando quanto nessuno gli sarebbe stato a pari. (...). Fece costruire un fienile al Paen di Dosso, dissodandone la parte riducibile a prato; fece poi rifare i muri al Ronchello sopra la chiesa, al Quadro e Teggiola. Dissodò parte del Campora, il Ronco sotto la Baròse; curò gli altri beni e boschi in modo che il Beneficio era diventato come un giardino. Nel 1887 fu posto in vendita il Valpicone (località tra S. Andrea e Vilminore): fece l’acquisto e con il legname ricavato quasi pagò il fondo.
Nel 1886 si comperò il concertino di campane sul Colle di Giovo fra Tavernola e Predore. Il Fenaroli sborsò L. 1.000 in cinque anni, ed una tassa di L. 100 pagarono alcune famiglie. Altre promisero ma "non soddisfarono".
Nel 1890 fu allogato l’organo; il costo complessivo fu di L. 2.000; se ne comprò uno antico a Mazzo in Valtellina: da questo si ricavarono L. 400 di stagno "che avanzò". Nel 1900 e 1901 si fecero le opere in marmo al presbiterio ed agli altari. Don Fenaroli lasciò L. 2.000 da spendersi in medicine per le "malattie acute" dei parrocchiani non escluso il Parroco. Don Fenaroli muore repentinamente il 23 maggio 1902. Ebbe "funerali splendidi" mai visti a S. Andrea e parecchi secolari (laici) lessero parole sulla sua tomba.

Quando la generosità non fu "assecondata"

Nello stesso anno della morte di don Fenaroli viene eletto Parroco don Bernardo Albrici di Vilminore, "santa persona e senza pari di zelo", come scrive il Pedrini. Non è altrettanto positivo il suo giudizio per quanto riguarda l’amministrazione del Beneficio. Per prima cosa donò le ringhiere per gli altari della B. Vergine e degli Angeli Custodi. Fondò le Quarantore e la festa del S. Cuore. Per rifabbricare la sagrestia, l’Albrici aveva offerto di pagare quasi tutto di tasca sua, ma la generosa offerta andò a vuoto perché "non assecondata" dai membri della fabbriceria di Dezzolo. Generoso con tutti, fino a vivere in miseria pare che si cibasse di patate o poco più. Nel 1906 don Albrici diventa Parroco di Vilmaggiore, dove era già stato cappellano per 11 anni. Riguardo al successore don ... [... questo capitolo è stato volutamente tagliato dall'autore ...] ... lascia la parrocchia il 16 dicembre 1912. Grande fortuna non ebbe il successore, certo don Giovanni Catelli da Songavazzo, economo spirituale dal 1° gennaio fino al 19 ottobre 1913. In quella data infatti, essendo stato sottoposto ad elezione, non ottenne nemmeno un voto "e dovette andarsene". Pare che l’arciprete di Vilminore avesse voluto - in un certo senso -vendicarsi dello spiacevole incidente, ed ottenne dal Vescovo una grave misura: la Parrocchia di S. Andrea rimase senza parroco per due mesi! È probabile che il Vescovo si sia poi ravveduto, forse anche in considerazione delle voci che correvano: si sussurrava di un possibile ricorso alla Santa Sede… Ben diversa accoglienza ottenne il successore di don Catelli: alla vigilia del Natale 1913 venne nominato economo don Luigi Martinelli da Leffe; 1’8 marzo dell’anno seguente, avendo le famiglie Pedrini e Moreschi rinunciato alla nomina patronale, furono i capi famiglia a procedere alla votazione: su 38 aventi diritto (assenti 5), alla presenza del segretario della Sottopreffettura, votarono unanimemente a favore. Don Martinelli rinuncia alla Parrocchia il luglio 1919 e si trasferisce a Vigolo, ma "con raccomandazioni".

"Vogliono impiccare il Parroco!"

Dopo la pubblicazione del volume "Havvi gente...", alcuni abitanti di Dezzolo e S. Andrea osservarono che nell’appendice Parroci di quella parrocchia: l’omissione è attribuibile ad una inavvertenza degli autori, ma anche al fatto che la documentazione era stata reperita all’ultimo momento.
Ora è possibile soddisfare questa istanza, ed anche in una forma più organica rispetto agli elenchi contenuti nel libro stesso. Per quanto riguarda l’avvicendamento dei Parroci dal 1919 ad oggi, è stata consultata una breve "cronaca" conservata presso l’archivio parrocchiale: si tratta di 13 fogli manoscritti, 11 dei quali compilati da don Zanchi, e 2 da Mons. Pietro Tagliaferri.
Dal 1922 al 1935 fu Parroco don Ernesto Bigoni da Ardesio: sulla sua figura e sull’attività svolta non sono state reperite particolari notizie: nella cronaca di don Zanchi viene ricordata la "larga e commossa partecipazione" ai suoi funerali, avvenuti ad Ardesio nel 1956. Dal 1936 è Parroco per 10 anni don Giov. Maria Duci da Bueggio. Fra le più importanti opere che ideò e portò a termine, vengono ricordate l’ampiamento della casa parrocchiale, la costruzione dell’Asilo che verrà gestito dalle Suore delle Poverelle fino al 1966; inoltre don Duci fece rifare l’indoratura della chiesa. Don Zanchi scrive che questo parroco, avendo governato la Parrocchia nel "periodo burrascoso della seconda guerra mondiale, ebbe a soffrire per le lotte intestine scatenatesi anche in Valle tra partigiani e forze tedesche.. ." . Nel corso del 1944 avvenne infatti un incidente dai risvolti non ancora del tutto chiariti. L’arresto di don Duci da parte dei tedeschi viene ricordato con commossa lucidità da Francesca Piantoni (n. 1926). Questa è in sintesi la sua rievocazione: "i partigiani, trovandosi a Dezzo, avevano caricato su un camion dei sacchi di farina sottratti alla SERPAL (l’ente addetto alla distribuzione dei generi alimentari). Al sopraggiungere di un blindato tedesco, i ribelli fuggono col camion in direzione di Schilpario, ma temendo di essere raggiunti, hanno deviato il camion nella scarpata sotto il cimitero di S. Andrea.. l’automezzo è finito nel fiume con il carico di farina. I tedeschi hanno iniziato un vero e proprio rastrellamento, passando di casa in casa e chiedendo informazioni. Naturalmente - continua Francesca Piantoni - nessuno aveva visto nulla. I partigiani se l’erano data a gambe.
Presso i Piantoni "Giuàgn", che avevano una ditta di trasporti in società con Giuseppe Duci, fratello del Parroco, i tedeschi trovano parecchio materiale, come gomme ed altro... I militari sospettano che si tratti di contrabbando.. il Parroco cerca di dare delle spiegazioni.. è stata un giornata tremenda! Rita (Pedrini) continuava a dire: "vogliono bruciare il paese!" ed osservando un albero davanti a casa mia, aggiungeva: "vogliono impiccare il Parroco!". Alla fine - conclude Francesca - l’hanno portato in prigione a Bergamo, e vi è rimasto per alcuni giorni".

E tornano i Sacri Bronzi

Don Gino Zanchi da Spirano regge la parrocchia dal 1950 al 1961. Nel breve diario citato delinea con poche righe la figura di don Ansuino Zanga, originario di Canale d’Albino: si "segnalò" soprattutto il suo apostolato tra la gioventù femminile di Azione Cattolica e per il suo impegno di coordinamento per l’A.M.C.I. (Associazione Madri Cattoliche Italiane). Dopo aver retto la parrocchia per 3 anni, nel 1949 a don Zanga viene assegnato l’incarico di Direttore Spirituale presso il Seminario Minore di Bergamo. Nel novembre 1949 diventa economo spirituale don Zanchi, e diventa Parroco il 3 maggio 1950. Il 9 luglio seguente si tengono grandiosi festeggiamenti in occasione dell’ingresso ufficiale. Tra i problemi che ebbe ad affrontare questo parroco, va ricordata la vertenza con l’E.C.A. di Vilminore, riguardante l’amministrazione del "Legato Pedrini". Dopo aver chiesto consulenza al notaio Messa di Clusone, don Zanchi scrive che "non se ne concluse nulla". Il 1953 fu un anno di intensa attività: viene stipulato l’atto notarile per l’acquisto del terreno sul quale è stato costruito l’edificio dell’Asilo; inoltre viene sistemata la casa detta "del Basgiotér", di fronte alla casa parrocchiale. Con una sottoscrizione da parte delle famiglie (ma non tutte!) viene sostituito il castello delle campane e vengono restituiti al campanile i due bronzi asportati durante il periodo bellico. La cronaca di don Zanchi termina con l’anno 1956, colla descrizione di un terribile incendio avvenuto il 2 novembre: andarono completamente distrutte le abitazioni di Martino, Paolo ed Angelo Moreschi di Dezzolo.

Un "risveglio morale e religioso"

Al diario di don Zanchi - come si accennava - sono aggiunti 2 fogli compilati da don Pietro Tagliaferri. Egli scrive che "dal 1961 al 31 marzo 1967 è stato economo e Parroco non residente don G. Battista Maffioli, Arciprete di Vilminore, che provvede anche a mezzo dei suoi coadiutori a compiere il solo servizio religioso". Don Tagliaferri conclude: "la parrocchia subisce un periodo di stasi e di decadenza in ogni cosa e tutto solo per mancanza della residenza di un prete locale". Don "Pieri" fu in realtà l’ultimo Parroco residente, ed è interessante quanto scrive lui stesso: "il 3 maggio (1967) viene nominato Parroco di Dezzolo - S. Andrea il M. Rev. Mons. Pietro Tagliaferri, Cappellano Segreto in Onore di S.S., nativo di Vilminore (Pezzolo, n.d.a.) che ritornava in Diocesi dopo essere stato missionario e Direttore delle Missioni in Svezia 7 anni e 13 in Olanda da lui stesso scelto come luogo di quiete e di riposo". (il riferimento è ovviamente a Dezzolo - S. Andrea). Durante il primo anno di permanenza, nel quale si è notato un "grande risveglio morale, religioso", Mons. Tagliaferri elenca le iniziative realizzate: "revisione del tetto della chiesa, della sagrestia e della casa parrocchiale per togliere l’acqua che minacciava di rovinare tutto". Poi viene fatta la pavimentazione del Presbiterio.
La casa parrocchiale. " ridotta ad una stalla" viene completamente restaurata, anche con il contributo dello stesso Parroco. Oltre a ciò, ricorda che - essendo i beni del Legato Pedrini intestati con l’E.C.A. di Vilminore - "il Parroco sta brigando per reintestare la proprietà sempre amministrata e goduta dalla Fabbriceria di S. Andrea...". Dal 1980 al 1996 alla cura della parrocchia di Dezzolo in S. Andrea si alternano il Parroci di Vilmaggiore e Schilpario: 1980-84: don Enrico Bricchi; 1984-89 don Giuseppe Ferrari; 1989-96 don Ezio Bolis. Attualmente provvedono alle celebrazioni don Giovanni Plebani e don Guido Rottigni, coadiutore festivo.

Portar via le campane... piangevano tutti!

Con questa espressione Francesca Piantoni rievoca la funesta asportazione di due campane della chiesa di S. Andrea. Nell’agosto 1942 perveniva a tutti i Parroci da parte del "Sottosegretariato di Stato per le fabbricazioni di guerra" una lettera esplicativa del decreto 23 aprile 1942 n. 505. L’art. 1 era sufficientemente perentorio: "il Sottosegretariato (...) può procedere, per esigenze di guerra, alla raccolta di campane facenti parte di edifici per il culto". Nella circolare inviata ai Parroci si rammenta che "della rimozione e raccolta è stato già, per deferenza (sic!) avvertito l’Ecc. il Vescovo di Bergamo". Ed ancora: "all’asportazione delle campane provvederà l’ ENDIROT con le doverose cautele del caso, avvalendosi anche dei Vostri consiglio e suggerimenti". Dopo questo squisito avvertimento, il 12 maggio 1943 l’impresa F.lli Bertoli di Castelli Calepio si accinge a compiere l’operazione. Le cinque campane della chiesa di S. Andrea pesano complessivamente 600 Kg., ed il "peso da rimuoversi" è di Kg. 360. In realtà la prima campana (Kg. 200) e la quinta (Kg. 56,500) raggiungono il peso di Kg. 256,500. Questo risulta dalla bolletta di consegna rilasciata al Parroco don Duci e dallo stesso sottoscritta. Tutto il paese assiste alla rapina con rabbiosa disperazione. Ricorda Francesca Piantoni: "non volevano che si portassero via! La Ninì del Mulì era in prima fila ed urlava: prima di portar via le campane dovrete passare sul mio corpo! Piangevano tutti.. era una cosa.. ."
Nel 1953 don Gino Zanchi scrive una lettera di sollecito alla "Direzione Comuni Democristiani" di Bergamo. Premesso che da un anno l’Ufficio Ripristino Campane del Ministero dei Trasporti ha comunicato di aver dato incarico alla ditta Lera di Lucca per la fusione delle campane, don Zanchi aggiunge: "si sollecita un intervento da parte dei nostri parlamentari affinché si provveda quanto prima al ripristino delle campane anche nella nostra Parrocchia per calmare il malcontento che c’è tra la popolazione che ha visto in quest’anno ripristinate le campane di tutte le altre parrocchie". Il mese seguente il Ministero "per opportuna conoscenza" comunica al Parroco di S. Andrea i compensi concordati con la ditta fonditrice: fusione, trasporto e posa in opera. La fonderia Lorenzo Lera informa il Parroco che per una migliore sonorità dei bronzi è necessario aumentare la percentuale di stagno e chiede un contributo di L. 10.000. il Parroco risponde positivamente alcuni giorni dopo, confidando "che mi saranno consegnate in tempo utile per potersene servire nelle solennità pasquali". Nel corso del 1953 sul nuovo castello vengono rimesse le due campane; don Zanchi annota nella cronaca: "a dire dei tecnici non si accordano completamente con le precedenti: si è fatto di ciò avere notizie alla fonderia Lera, ma nessuno si è fatto vivo". Il 10 gennaio 1955 l’incaricato della Pontificia Commissione, certo Marino Pratali, che ha collaudato a Lucca le campane, rassicura il Parroco: "spesso le nuove campane danno l’impressione di essere anche stonate perché suonate insieme alle vecchie campane già formate e stabilizzate come suono; ma a poco a poco che le nuove campane vengono usate il timbro si schiarisce ed anche l’intonazione ne avvantaggia"
A conclusione del "racconto" nel quale si è cercato di offrire una lettura - seppure un po’ movimentata - delle vicende della Parrocchia di Dezzolo in S. Andrea, dei Parroci, e soprattutto delle persone, dei "Vicini" che hanno fatto la vera storia della propria contrada, accompagnati dalle loro miserie e pregnanti di un’inconsapevole fierezza (sono questi i veri protagonisti della "storia"), è stato ritenuto interessante riportare una istanza degli abitanti delle Fucine e di Lenia , indirizzata alla "Veneranda Curia Vescovile di Bergamo" nell’agosto 1920. Copia del documento è conservata presso l’archivio parrocchiale.

"I sottoscritti capifamiglia considerando che da più di 50 anni usano della Parrocchia di S. Andrea pel servizio religioso sia per l’assistenza agli infermi sia per le celebrazioni dei funerali, sia per l’annessione alle confraternite nella Parrocchia di S. Andrea; che tra la nostra contrada denominata "Fucine e Lenia " dista circa 3 chilometri dalla Parrocchia di Vilminore (...) e che per parecchi mesi all‘anno per l’inclemenza della stagione e per le nevi abbondantissime ci torna o impossibile o difficilissimo l'accedervi; mentre tra la nostra contrada e la Parrocchia di S. Andrea intercede solo la distanza di un chilometro, con strada facilissima; visto che anche in passato furono iniziate queste pratiche ma poi non si sa come furono arenate, ma che al contrario in passato avemmo contese tra i Parroci e gli interessati specialmente sulle questioni funerarie; visto che gli stessi Arcipreti di Vilminore punto si curano di noi ma che demandano la cura di noi al Parroco di S. Andrea e ciò per le circostanze su esposte; visto e considerato tutto ciò chiedono di essere di diritto e di fatto ammessi colle loro famiglie definitivamente e per sempre alla Parrocchia di S. Andrea. Sicuri di poter ottenere quanto prima il decreto di ammissione, devotissimi si firmano...".

Dalla Curia, in data 21 febbraio 1921, il Vescovo Luigi Maria Marelli emana il decreto di aggregazione della contrada alla Parrocchia di S. Andrea.

Mappa Dezzolo-S. Andrea  
continua...

www.scalve.it