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Questi articoli sono tratti dalla "Gazzetta comunale" degli anni '93-'98
Edita dal Comune di Vilminore -  direttore Pietro Bonicelli

Si ringrazia per la collaborazione Agostino Morandi

SPECIALE PEZZOLO
"in tutto questo fervore di iniziative…"
Anni '50: il grave problema della disoccupazione - l'inattività (lavorativa) faceva sussultare perfino i registri d'anagrafe - a Pezzolo si costruisce la "Casa della Gioventù" - l'entusiasmo del Parroco che camminava sul tetto dell'Oratorio con la cotta - La bidonata della BLOCH
A cura di Agostino Morandi

"Che cosa dobbiamo dire noi di Pezzolo che se ci guardiamo attorno siamo rimasti in quattro gatti! Quasi tutti, o almeno buona parte dei nostri lavoratori hanno dovuto abbandonare la propria casa e, quel che più conta la propria famiglia, per emigrare in terra straniera, per guadagnarsi da che sfamare almeno in parte quelli rimasti a casa a curare le ben magre risorse della nostra terra…"
Così esordiva un anonimo pezzolese sulle pagine della "Gazzetta Scalvina" n.1 del gennaio 1950. In una situazione di generale ed estrema miseria, si stava aprendo almeno la possibilità di emigrare all’estero, anche se ancora riservata "ai pochi fortunati". Agli stessi "quel poco guadagno non basta alle volte a coprire le spese del loro stesso mantenimento. Con una tale situazione è, facile capire in quale stato di floridezza ci siamo a trovare". Si fa quindi un appello al Governo perché "si dimentica troppo facilmente che esiste pure un problema della montagna.
Noi non cerchiamo delle cose impossibili, ma solo che ci si dia la possibilità di un onesto lavoro, senza essere sempre costretti a fare le valigie (...) quando ci sarebbe la possibilità di lavoro a casa nostra. Esempio tipico sarebbe la riapertura delle miniere di Manina". Il corsivo si conclude con un curioso appello: "Rev. Parroco, quando diamo inizio ai lavori della torre campanaria?
La drammatica necessità di creare occupazione, soprattutto con la realizzazione di opere pubbliche, viene affermata all’unanimità anche dai corrispondenti di altri paesi della Valle e non mancano note di colore, che sono sintomo anche di un inconscio ottimismo. Nonostante tutto. A Bueggio reclamano interventi urgenti per fermare le frane che - complice il disgelo che con la sua "opera demolitrice e sacrilega"- minacciano di ingoiare perfino il Cimitero.
Da Teveno si richiama l’urgenza di concludere i lavori della nuova strada: "Siamo sempre alle stesse. Questa nuova benedetta strada, incominciata sin dal 1947, non è ancora ultimata". Allo stesso modo ad Azzone reclamano la ricostruzione della strada di collegamento con Dezzo: nell’aria vi sono le dimissioni del Sindaco, e si sussurra che l’Amministrazione Comunale intenda tamponare l’emergenza con la costruzione di un "campo aviatorio" per gli elicotteri.

Il matrimonio del "Patancia"

Mentre per Vilminore l’arguto Filos annuncia l’imminente matrimonio di Stefano Campiù e del suo collega Patancia, da Colere c’è la notizia del buon esito della campagna demografica: "forza e coraggio, che fra pochi anni noi andremo alla conquista di tutte le contrade della Valle e daremo a tutti quei pochi villici rammolliti una dimostrazione della nostra esuberante vitalità".
Nel paese dei "duturèi"c’è pure un grande fervore per la raccolta di fondi pro-Santuario: bisogna completare il campanile e provvedere all’acquisto delle campane.
Lasciato per un attimo l’impetuoso campanilismo, L’articolista lancia un appello: "è pur vero che in questo dovrebbero concorrere tutti i Valligiani perché la Madonna è di tutti, ma il Santuario no. "A Dezzo è quasi completata la ricostruzione del Forno Fusorio: si fanno voti perché venga al più presto riattivato "per dare lavoro a tanti buoni padri di famiglia".
Contemporaneamente però è stata ridotta l’attività delle segherie "a causa delle continue sospensioni di energia elettrica effettuate dalla Crespi".
Infine nel paese di fondovalle si smentiscono le illazioni intorno al Franceschetti, secondo le quali pare che egli "abbia espresso il desiderio di ritirarsi in convento per passare il resto della sua vita nella preghiera e penitenza".
Da Schilpario viene trasmessa la notizia che l'8 dicembre 1949 si è tenuta un’assemblea sindacale durante la quale vi è stata una "profonda discussione riguardante i desideri della categoria e i gravi problemi da affrontare per la continuazione del lavoro nelle nostre miniere".
Tre giorni dopo l’assemblea sindacale, è stato inaugurato il nuovo cinema oratorio: le autorità intervenute alla cerimonia "vedono in questa nuova opera un concreto apporto al miglioramento del paese sia dal lato morale ed educativo, sia anche dal lato turistico".
Infine, tornando in Oltrepovo, il corrispondente di Nona scrive che "in questi ultimi anni vi è stata una ripresa di costruzioni di fabbricati veramente encomiabile".
A Nona verrà presto costruita una colonia per i figli dei dipendenti ILVA, ed è stato stipulato il contratto con il muratore Riccardi. Tuttavia pare che nella contrada dei "Sìmò Lares" vi sia carenza delle "più elementari comodità del vivere civile".
Viene poi espresso l’auspicio che i nonesi possono migliorare le case (...) con un minimo di decoro, affinché non abbiano a pensare che siamo gente che vive ancora all’età della pietra".

Pubblico ballottaggio e nomina "civile" del Parroco

Dai documenti e dalle testimonianze raccolti, che illustrano la situazione socio - economica della Valle, si coglie con evidenza un netto miglioramento, dovuto in parte (ahinoi ) alla possibilità di emigrare, in parte all’avvio di grandi opere pubbliche, ed anche alla prospettiva di una piena ripresa dell’estrazione mineraria.
Un testimone attento e puntuale è senza dubbio don Giuseppe Premarini, che a suo tempo (v. "Araberara", aprile 1992) fu definito sacerdote "sui generis", con una accezione indubbiamente positiva. La sua testimonianza, raccolta a Monte di Nese il 13 gennaio 1989 rievoca con esattezza le vicende e le situazioni di quegli anni, in relazione alla Valle ed in modo particolare a Pezzolo, dove era stato nominato "economo spirituale" il 24 maggio 1947. Domenica 4 settembre dello stesso anno avviene l’ingresso come parroco "previa approvazione civile della nomina: ballottaggio pubblico in piazza del paese: le schede bianche sono 42 e 3 quelle nere".
Chiudendo il resoconto dell’anno il parroco definisce "miserrima" la situazione economica.
Nato a Spirano nel 1920, don Giuseppe era stato per 3 anni curato a Tavernola, dal 1944. Racconta lui stesso: "quando sono arrivato a Pezzolo, la situazione economica era disastrosa. I segni della guerra erano ancora molto evidenti: disoccupazione che io non avevo visto sia al mio paese d’origine e sia a Tavernola. Non era possibile nemmeno emigrare: ricordo che andavano in Svizzera di nascosto, attraverso il passo del Bernina. C’era anche l’attività di contrabbando, che era un modo di lavorare per guadagnarsi il pane. (...) Comunque, quella che chiamiamo manovalanza, faceva anche la fame. (...) Parecchi giovani di Pezzolo furono espulsi anche dalla Svizzera, proprio perché vi erano entrati clandestinamente. Ricordo che quasi tutte le famiglie avevano un paio di mucche e si viveva su un fazzoletto di terra. La coltivazione della patata fruttava abbastanza, ma comportava un enorme dispendio di fatica. Nella Casèra venivano raccolti e lavorati tre quintali e mezzo di latte al giorno".
Il racconto di don Giuseppe si estende quindi alla descrizione di particolari commoventi: "la parrocchia contava 280 abitanti, molti di più rispetto allo standard naturale, in quanto c'era la disoccupazione: erano tutti a casa! Il reddito era misero.
Tanto per fare un esempio, vedevo entrare in chiesa le ragazze e le signorine con tanto di zoccoli ferrati che deponevano in fondo alla chiesa per non disturbare perchè facevano un rumore del diavolo! Il vestito era tutto rappezzato, quando pensiamo che l'elemento femminile (sic) desidera sempre comparire con un certo stile, diciamo con una certa proprietà... Ricordo che sulla mensa difficilmente c'era il vino; ci si nutriva esclusivamente di latticini e di qualche prodotto della terra.
A Vilminore si comprava la farina e poco d'altro".

Ci si sfama in modo indegno ad esseri umani…

Nel 1948 don Giuseppe predispone una petizione da inviare alle più alte autorità civili, intesa ad ottenere la riapertura delle miniere di Manina. L’accorato appello - già citato in altri scritti - contiene le firme del Sindaco, dell’Arciprete di Vilminore, dei Sacerdoti delle parrocchie di Oltrepovo e di tutti i capifamiglia delle quattro contrade. Dopo aver illustrato la necessità ed anche l’utilità del ripristino delle miniere, il documento continua: "da tre anni si attende l’apertura delle miniere. Tanta disoccupazione da una parte e tanto ben di Dio dall’altra (gli impianti e le pertinenze minerarie) se ne va in malora. Nel periodo prebellico, durante la guerra con i tedeschi specialmente, le miniere fiorivano: ciò significava che possono e debbono rendere molto nell’interesse della comunità. Oggi una sollecita apertura delle miniere di ferro può (fare) risparmiare miliardi di lire; domani, inoltre verrebbe eliminata buona parte di disoccupazione e contribuirebbe alla ricostruzione della Patria e soprattutto migliorerebbe le terribili condizioni finanziarie di tante nostre famiglie". (...) Le famiglie sono in miseria e vivono alla giornata e sfamano in modo indegno ad esseri umani". I lavori di ripristino delle miniere di Manina iniziano gradatamente nel 1950 e l’anno seguente un buon numero di operai vi trova occupazione.
Durante l’Anno Santo a Pezzolo si era incominciato a valutare l’opportunità di sopralzare il campanile e don Premarini scrive nella cronaca: "Mancano i mezzi. La gente però è entusiasta". Ed ancora: "a giugno si incomincia, i sassi vengono regalati dalla buona popolazione che si impegna all’escavazione". Il lavoro viene appaltato all’impresa Schiantarelli "a prezzo record". Nell’estate viene fatto il sopralzo della torre campanaria e quindi della cupola.
L’8 dicembre, con un clima "pessimo"c’è la solenne inaugurazione. Maria Teresa Tagliaferri (n. 1922) rammenta il notevole entusiasmo con il quale tutta la gente di Pezzolo lavorava alla preparazione di materiali per l’abbellimento della chiesa e per la modifica architettonica del campanile. Pare che i pezzolesi fossero poi maggiormente stimolati anche dalla prospettiva che finalmente anche i tevenesi - secolari antagonisti - avrebbero potuto vedere il campanile avversario ed udirne i rintocchi dei suoi bronzi. "Bisognava cambiare anche il castello delle campane - racconta Teresa - i sassi venivano cavati sopra la curva "Tegnùde"e nei "Salvàdech". Venivano squadrati sul posto e trasportati con le slitte. Le donne ricamavano ed organizzavano delle pesche; questo è avvenuto anche in occasione della costruzione dell’oratorio. Oratorio oppure "Casa della Gioventù?"
Nel 1952 la situazione economica generale è decisamente "più elevata", come scrive il parroco di Pezzolo. Dopo la prova generale del sopralzo del campanile, sebbene si riscontri un "declino" nella frequenza ai sacramenti, don Giuseppe rimette in cantiere un altro progetto: la costruzione dell’Oratorio. Ritenendo che questo edificio non debba solamente essere utilizzato per i momenti di svago dei giovani e per accogliere i bambini che frequentano l’asilo, incomincia a studiare anche l’attuazione di un ambizioso progetto: occupare sul posto la manodopera femminile, ponendo così un’alternativa all’emigrazione delle ragazze che hanno trovato lavoro in Svizzera. Curiosamente, mentre nella cronaca parrocchiale don Giuseppe usa il termine "Oratorio", nei documenti e relazioni inviate al Ministero del Lavoro e ad altre istituzioni, utilizza l’espressione "Casa della Gioventù"; forse a motivo della finalità che l’avrebbero potuta distinguere rispetto agli altri edifici appena portati a termine a Schilpario ed a Vilminore. In quest’ultimo paese i lavori di costruzione erano iniziati nel 1948. Infatti nella cronaca parrocchiale, scritta da don Gaetano Bonicelli, si legge: "e con cinque «finalmente» registriamo che il 3 giugno è incominciato il lavoro dell’oratorio"Che il ciel lo porti a termine".
Ma a Pezzolo - come d’altra parte ovunque - gli Oratori furono realizzati oltre che con l’assistenza della Provvidenza e con il contributo di qualche mecenate, soprattutto dalla gente che si diede da fare con grande entusiasmo, grandi fatiche e sacrifici.
Nel corso del 1952 viene inviata al Ministero del Lavoro la richiesta di finanziamento per un "corso edili" a Pezzolo. Sorge immediatamente un contenzioso con il Sindaco di Vilminore che vorrebbe realizzare con le stesse risorse un edificio per le scuole elementari. "Naturalmente non si cede", scrive don Premarini, ed il 27 dicembre, con un freddo terribile hanno inizio le esercitazioni. Il progetto viene predisposto dall’ing. Andrea Bonicelli e così pure la relazione tecnico-descrittiva che illustra con abbondanza di motivazioni la "necessità ed importanza dell’opera". Fra l’altro si afferma che la scelta della località per l’addestramento è consigliata dalla posizione centrale della contrada rispetto alle altre situate in Oltrepovo, e per la vicinanza alla miniera di Manina.
Infine Pezzolo è servito "da comoda ed ottima strada, accessibile anche da tutti gli altri paesetti della Valle". Dunque le esercitazioni iniziano con un clima per niente favorevole, ma il tutto è confermato anche da una nota della ditta Sizzi Fedele che in quella data fornisce 5 quintali di cemento che, I.G.E. compresa, comporta una spesa di £. 6.474. Nel frattempo si è provveduto a concedere in donazione il terreno di proprietà del Beneficio Parrocchiale: sono complessivamente mq.131 insistenti su tre mappali. Il consiglio di amministrazione, composto dal Parroco, da Tagliaferri Giacomo e Tagliaferri Passio dichiara che "la presente donazione ha valore soltanto per l’istituzione di un corso di addestramento produttivo per edili, con il quale venga costruito a pianterreno l’officina corsi professionali ed al primo piano due aule: una per le lezioni teoriche dei corsi stessi e la seconda (se non verrà adibita ancora a detti corsi) sia usata a Scuola Materna per la Parrocchia..."

Vada a fare il Prete!

Il 1953 è dedicato esclusivamente alla costruzione del primo lotto dell’oratorio. Il parroco scrive: "la gente è entusiasta maggiormente sentendosi ostacolata.
Sassi e sabbia gratis (almeno 100 mc). A giugno il primo lotto dovette essere completato, dal momento che vi vengono ospitati alcuni giovani di una parrocchia di Cremona. I lavori preparatori vengono diretti dallo stesso Parroco che si rimboccava lui stesso la... tonaca. Racconta Giuseppina (Pina) Tagliaferri: "mi sembra ancora di vederlo camminare sul tetto dell’oratorio, la domenica, con la cotta". E aggiunge Fedele Boni (n.1915): "ho visto io stesso don Premarini alle prese con la slitta carica di sassi!". E la buona Flavia Tagliaferri, durante la testimonianza raccolta il 15 settembre 1996 rievocava divertita un episodio avvenuto alla cava di sassi: "....alla mattina don Premarini passava qui e prelevava mio marito Olivo; quindi salivano con le slitte in spalla e le conducevano giù con il carico di sassi. Dovendo rompere un masso piuttosto consistente, il parroco dice all’Olivo: tu punta il ferro mentre io uso la mazza!
Ma dopo due mazzate, la terza se l’è presa sulla mano l’Olivo che esclama: vada a fare il prete, non stò mistér! (questo lavoro).
Flavia ricordava che si lavorava regolarmente la domenica... "tutti si faceva qualcosa... il parroco passava da casa nostra per andare al lavoro con un michét (pane) ed una mela in tasca... non era ricco nemmeno lui; poi, se aveva qualcosa lo usava per l’oratorio. Anche Alda Tagliaferri (n.1934) ricostruisce con esattezza alcune fasi dei lavori: "l’asilo era chiamato anche "casa della gioventù": il paese era in una contentezza più finita... la gente ha collaborato con ogni mezzo... tutti uniti; si trovavano all’una sul sagrato e andavano a cavare sassi...". Conserva precisi ricordi anche Maria Teresa Tagliaferri: "dalla cava "Tegnùde" le ragazze portavano giù la sabbia con il gerlo... lavoravamo soprattutto la domenica; la gente partecipava compatta. Per racimolare qualche lira preparavamo delle recite, come Maria Stuarda e la Serva padrona...".

Conteggi pignoli e firme a …raffica.

Negli anni seguenti l’Oratorio - Casa della Gioventù viene ampliato: il secondo lotto del pianoterra è affidato alla ditta Piantoni - Abati, muratori di Colere; il terzo lotto (1° e 2° piano) è realizzato dall’impresa edile Capitanio - Morelli. Il primo lotto era stato - come già detto - completata dagli "allievi" che dovevano apporre la propria firma su un apposito modulo all’atto della riscossione della "quindicina": con undici giorni di presenza ad ognuno di essi spettavano 3.300 lire. Veniva pure corrisposto un compenso al direttore tecnico, al segretario (lo stesso don Premarini). Il Maestro Morzenti Mario era insegnante di teoria, mentre l’istruttore era Tagliaferri Pietro "capomastro" coadiuvato dagli "aiuti" Lazzaroni Bortolo e Tagliaferri Colombo. Infine, con la qualifica di "servizio" vi è la buona Orsola Gastoldi che viveva con il nipote don Giuseppe: nel mese di febbraio 1953 ad essa viene corrisposto un importo "lordo" di £. 3.000. La contabilità generale veniva controllata dalle ACLI provinciali, che erano autorizzate a seguire i corsi professionali. In una lettera del marzo 1953 il direttore Eliseo Pedroncelli indica a don Premarini le "correzioni"che dovrebbe apportare alle relazioni prodotte, per poter usufruire correttamente delle somme stanziate dal Ministero, ed aggiunge: "i pagamenti degli allievi danno totali giusti (sentono un po’ di artificiale le firme di ricevuta... attenzione!)". A questo punto diventa impossibile ragguagliare le vicende del cantiere "Casa della Gioventù" e dei lavori eseguiti e terminati nella prima metà del 1957. Tuttavia, a ciò sopperisce in maniera sufficientemente esaustiva una relazione redatta da don Premarini: essa è contenuta in una lettera indirizzata al Prof. Giordano Dell’Amore, presidente della Cassa di Risparmio delle PP.LL. Lo stesso Dell’Amore dovette svolgere a suo tempo un’azione decisiva a sostegno della riapertura delle miniere di Manina e molto probabilmente si interessò anche all’istituzione della scuola professionale maschile, sorta a Vilminore nei primi anni ‘50. Per la verità, alcune fatture allegate alla richiesta di contributo a sostegno delle spese sostenute per la "Casa della Gioventù" appaiono un pò....artificiali - per usare un’espressione di Pedroncelli; tuttavia don Premarini, pur avendo grande fiducia nella Provvidenza, si permetteva di calcare la... mano quando scriveva a personaggi influenti. Dopo tutto, nelle iniziative attuate, lui ci aveva messo anima e... corpo; a loro chiedeva un semplice contributo. La lettera indirizzata al presidente della CARIPLO è datata 1° settembre 1957.
Chiar.mo Prof. Dr. Giordano Dell’Amore, Conoscendo il grande bene che la SV. Ill.ma va facendo con l’Ufficio Beneficenze della benemerita CASSA DI RISPARMIO, mi permetto sottoporle quanto in questi ultimi anni abbiamo potuto realizzare in una parrocchia di alta montagna di appena 300 abitanti.
Abbiamo costruito una "casa della Gioventù" ampia ed accogliente, che raccogliesse in un sol fabbricato (per evidenti ragioni economiche) tutte le esigenze di una completa assistenza alla gioventù : dall’Asilo per l’infanzia alla qualificazione degli operai.
La "Casa della Gioventù" è così disposta: un cortiletto peri bambini dell’Asilo Parrocchiale, un cortile grande per fanciulli e giovanetti. Pianoterra: Oratorio Parrocchiale con teatro, sala di ricreazione, sala di istruzione, servizi. Primo Piano: Asilo Parrocchiale con aula scolastica, cucina e refettorio, locali per l’Insegnante, servizi, lavabi e docce. Secondo Piano: Istruzione Professionale Femminile con laboratorio (soprastanti i locali dell’insegnante) depositi, servizi ed infermeria.
L’istruzione Professionale Maschile, istituita dal sottoscritto per l’intera Valle di Scalve (di cui sono Direttore), è avviata in località più centrale in Vilminore di Scalve. Di questo centro di istruzione per maschi, segnaliamo la fattiva collaborazione della grande industria FALK di Milano, nella persona del Suo Egr. e Chiar.mo Direttore Centrale Dr. Achille Gattuso. L’istruzione professionale femminile lino ad oggi non ha avuto una sede degna in Valle di Scalve. Per questo mi sono accinto all’impresa, considerando l e (...) conseguenze di una "emigrazione femminile" in Svizzera. (...) L’intera costruzione è stata realizzata in tre lotti dal 1954 al 1957 con una spesa complessiva di £. 15.859.363, delle qual i £. 8.388.057 sono state versate in conto forniture e manodopera, il resto per £. 7.472.306 restano di debito a carico della Chiesa Parrocchiale.
A documentazione di quanto sopra alleghiamo le fatture dei 3 lotti, l’elenco completo delle stesse, una dichiarazione di ratifica delle spese sostenute da parte della Ven. Curia Vescovile di Bergamo, la documentazione fotografica e l’elenco nominativo dei creditori attuali di questa Chiesa per la costruzione nuova. La casa della Gioventù di Pezzolo, chiamata anche volgarmente Oratorio, è il primo esperimento del genere che si propone di assistere in modo il più completo possibile tutta la gioventù di una parrocchia di esigue proporzioni: in particolare si guarda al primo esperimento in Valle di Scalve di "Istruzione Professionale Femminile" (che viene concepito non solo come sede di Corsi isolati, ma come Centro di Istruzione per lavori a domicilio), si guarda dico con particolare interesse e simpatia. Praticamente durante il prossimo inverno recluteremo un primo scaglione di ragazze per un corso di Economia Domestica, mentre stiamo prendendo accordi con importanti Società di Industrie di Milano perché forniscano lavori a domicilio alle nostre figliole, diventando così la "Casa della Gioventù" la sede più adatta per addestrarle. A questa decisione siamo giunti dopo aver constatato non solo per riguardo alla nostra parrocchia, ma per tutti i paesi vicini (il Comune di Vilminore di 2000 abitanti è a pochissimi chilometri di distanza da Pezzolo) quanto sia stato deleterio l’abbandono a sè stessa della manodopera femminile.
In tutto questo fervore di iniziative, ci siamo permessi di chiedere un sostegno morale e materiale a tutti coloro che da tempo hanno fattivamente compreso la capitale importanza dell’educazione della gioventù, sicuri che troveremo un nobile incoraggiamento alla nostra modestissima opera. Mi sia perdonato l’ardire avuto e mi si voglia scusare di questa lettera tanto lunga".

Il fallito affare della BLOCH

Intorno al 1960 riprende l’emigrazione verso la Svizzera, dovuta anche alla parziale chiusura delle miniere di Manina. Don Giuseppe è preoccupato soprattutto per l’emigrazione delle ragazze: in questi anni poi moltissime donne andavano anche a fare i famosi quaranta giorni nelle risaie; portavano a casa mille lire al giorno e quaranta chili di riso (...). Non è che noi (sacerdoti) fossimo molto entusiasti di questo fatto... si, era una necessità; un bel momento mi sono sentito in dovere di inventare qualcosa per le ragazze, per tenerle lì vicino.... ma non sapevo cosa fare... Nel 1960 o ‘61 ho inventato una specie di calzificio a Pezzolo. Nella "Casa della Gioventù" c’erano i locali sufficienti per installare un laboratorio, ma l’esperimento, conclude don Giuseppe. non ha avuto seguito. Ero stato un po’ ingenuo ad iniziare un lavoro che non era di mia competenza... io intendevo fermare la nostra popolazione in casa e dare da vivere qui, senza mandarli allo sbaraglio. Siamo stati alla BLOCH ed abbiamo acquistato le macchine insieme con un industriale di Milano, amico di mio fratello, che era anche un tecnico delle macchine da calzificio.
Il lavoro consisteva nel confezionare delle calze ad intarsio perché erano a sei - sette colori... Infine si faceva la confezione. Ma ci sono voluti sei mesi prima che le ragazze apprendessero la tecnica... Dopo sette o otto mesi - sono stato un ingenuo - non avevo pensato che l’industria non può mai fermarsi, deve sempre progredire...
Perché il padrone della BLOCH mi aveva venduto quelle macchine? Erano già superate!".

***

Si ringraziano le persone (citate nello scritto) che hanno collaborato fornendo documenti, fotografie, testimonianze. Per la ricerca documentaria si esprime una particolare riconoscenza al dott. Mario Scotti, che all’epoca della rilevazione (1989), in qualità di Direttore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro di Bergamo, autorizzò la consultazione delle pratiche ivi conservate.

www.scalve.it