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Questi articoli sono tratti dalla "Gazzetta comunale" degli anni '93-'98
Edita dal Comune di Vilminore -  direttore Pietro Bonicelli

Si ringrazia per la collaborazione Agostino Morandi

UNA STORIA DURATA 500 ANNI...
Il "sale" di Teveno
Le vicende di un legato "istituito per un peculiare specialissimo fine"
A cura di Agostino Morandi

Non più di un anno fa, nella edizione di dicembre di "Vilminoreinforma", nella presentazione del volume "Havvi gente buona et laboriosa", si accennava alla opportunità di continuare nel percorso intrapreso, alla riscoperta di tante altre "storie" che hanno lasciato delle impronte rilevanti nella nostra tradizione sociale e culturale: a volte questi "segni" sembrano essere scomparsi, ma siamo certi che basta poco per ravvivarne la memoria.
Essi asseverano un cospicuo patrimonio di tradizioni pregnanti di solidarietà e di una invidiabile civile convivenza. Dunque una delle "mille storie" che si vuole brevemente descrivere, è quella del "Legato Sale" di Teveno. "Legato" è, una donazione di un testatore, a titolo particolare, che grava sull’eredità. Le "carte di famiglia" conservate con diligenza da Bortolo Piantoni delle quali lo stesso ha di buon grado concesso la consultazione, consentono di ricostruire per grandi linee le vicende del "sale" di Teveno. Istituita alla meta del ‘400, questa donazione ha resistito per cinque secoli: perchè non raccontare anche questa storia?
"Addì sette dicembre 1445… nella casa di Raimondo Piantoni, al Vicolo Soni della terra di Teveno nella stanza cubicolario del Piantoni stesso giacente in letto da più giorni, infermo di corpo, ma sano di mente, (...) rogati da Raimondo Faustino g. Zanfranchino, Viviano figlio di Comino Morzenti, Bartolomeo detto Picchetto, f.g. Bitino Baldo g. Benino, e Comino g. Albertino detto Durolino tutti vicini della contrada di Teveno di Scalve.
Don Raimondo ha dettato di propria bocca il presente testamento, acciò non nasca sorta di contesa alcuna fra i suoi posteri. Stabilito che erede universale dei suoi beni sarà il figlio Giovanni, Raimondo lascia due lire imperiali all’oratorio di S. Nicolao di Tolentino, cinque lire alla chiesa di S. Michele; al fratello Pietro della Tortola di Colere "da lui separato, lascia lire sette per una sola volta". Una inezia rispetto al cospicuo patrimonio di Raimondo.
"Idem per ragioni di legato et per ricognizione ospitale dei vicini di Teveno ha lasciato e lascia lire quattrocento imperiali da investire al più sia possibile per cavarne l’affitto annuo e da essere questo impiegato nell’acquisto di tanto sale, quanto se ne potrà avere, e tutto questo sia dispensato ai vicini di questa terra nel modo seguente in perpetuo: prima, conservatore, reggitore, dispensatore vuole, ordina e comanda che sia e debba essere Comino de Morzenti g. Stefano detto Peia ora sindaco di detta terra, uomo discreto, giusto e fedele, che dopo di esso i suoi figliuoli nati e che nasceranno da questi in poi fino all’estinzione dell’onorato casato (...) et quali Comino eleggerà a successori e commissari in perpetuo."
Nel testamento seguono le disposizioni riguardanti la ripartizione della quantità di sale: la meta dovrà essere divisa in tante parti quanti sono i fuochi (le famiglie); l’altra metà spetterà in parti uguali alle persone della vicinìa di Teveno. Con una postilla: "un fuoco nuovo per essere ammesso alla dispensa (del sale) dovrà fare la consegna al dispensatore sei mesi anteriori alla dispensa stessa col pagare lire tre imperiali alla Chiesa dei Santi Michaele e Bernardo, e ciò non eseguendo sarà escluso dalla partecipazione del sale".
Il testamento fu pubblicato nella camera stessa di Raimondo Piantoni dal notaio Guidottus de Capitanùs. L’autenticità del testamento e della trascrizione vengono certificati a Venezia il 26 giugno 1865 dal notaio Giorgio de Gaudenzi.
Dall’albero genealogico dei Piantoni sappiamo con certezza che Raimondo aveva abbandonato Colere nel 1430 "per la peste", e si era stabilito a Teveno.
Dai documenti consultati non sappiamo in quale modo siano state investite le quattrocento lire del buon Raimondo Piantoni, ma si può supporre che con questo capitale siano stati acquistati dei terreni e la rendita di questi utilizzata per acquistare il sale. Il patrimonio del sale di Teveno fu certamente rimpinguato da successivi lasciti: di questi però non abbiamo notizie precise. Sono decine di piccoli appezzamenti di terreni che nella seconda meta dell’800 verranno assegnati alla Congregazione di Carità di Oltrepovo e nel 1937 all’Ente Comunale di Assistenza di Vilminore di Scalve.
L’importanza del legato sale di Teveno viene confermata dallo storico G. Maironi da Ponte, il quale nel "Dizionario Odeporico" (1820) scrive: "Teveno villetta di Val di Scalve (...) Questo villaggio è abitato da duecento venti persone (...) ed a favore de’ suoi poverelli ha la pia istituzione chiamata Misericordia del Sale". Un altro testamento del quale si ha traccia è quello di Piantoni Giovanni fu Pietro, che viene dettato il 5 giugno 1876: in sintesi, queste sono le disposizioni del Piantoni, morto il 4 maggio dell’anno seguente: alla sua sepoltura dovranno intervenire "n. 12 sacerdoti come fu anche di mio padre e madre". Chiede inoltre che entro due anni dalla morte si facciano celebrare "trecento messe a pro dell’anima mia". Entro lo stesso periodo dovranno essere dispensate otto some di meliga ai più bisognosi di Teveno.
Trecento lire dovranno essere impiegate per il restauro dell’oratorio di S. Nicola. Ed infine "Lascio alla mia nipote Morzenti Margherita il mio fondo, denominato Bringhilardo per il solo usufrutto vita sua durante e dopo la sua morte passi nel legato Pio Elemosiniero di Teveno, (...) da dispensarsi in tanto sale nella contrada di Teveno, secondo l’uso praticato da quel luogo pio".
Usufruttuaria del restante patrimonio sarà la sorella Antonia "e dopo la sua morte passi nel P.L. così detto il sale di Teveno, secondo l’uso praticato in detta contrada". Il testamento viene convalidato da Pietro Bonicelli, "notaro in Vilminore". Interrompendo per un attimo la nostra "storia" è sicuramente utile un accenno bibliografico alla storia del sale, nel senso letterale del termine. Lo studioso Giampiero Valoti ci ha segnalato la recensione di un libro, "Il sale e il potere. Dall’anno Millealla rivoluzione francese" di Jean Claude Hocquet.
Attingendo alla recensione di Piero Melograni ("Corriere della Sera", 17.11.1990) si possono formulare delle ipotesi attendibili che in parte spiegano l’importanza che ha assunto il sale nella storia economica e sociale dei secoli trascorsi. Tanto per fare un esempio, come mai nel 1880 un bracciante agricolo con il suo stipendio giornaliero poteva comprare solo due Kg di sale? Oggi un avventizio agricolo potrebbe comprarne oltre un quintale. "Speculazioni", scrive Melograni: "Per secoli e secoli, il sale avrebbe dato luogo a intensi traffici, speculazioni e conflitti, assumendo un ruolo molto simile a quello assunto dal petrolio. E come le risorse petrolifere, anche le risorse saline non risultavano geograficamente ripartite in modo equo. Il sale - in poche parole - era sinonimo di potere, e per questo motivo Venezia intraprese delle guerre vere e proprie. In tutti i regimi e per molti secoli - conclude Melograni - il sale si è prestato molto bene ad essere utilizzato a fini fiscali per il suo diffuso consumo e per il basso costo di produzione. Tutti i governi hanno sempre tratto grandi vantaggi dal monopolio della vendita del sale... Ma tornando alla nostra storia sarebbe interessante riuscire a capire come mai l’istituzione di un legato venga finalizzata all’acquisto del sale piuttosto che della meliga o di altri pur importanti prodotti alimentari... Non vi è dubbio però che - ritenendo attendibile la tesi di Hocquet - la solidarietà dei nostri antenati si manifestava anche in contrapposizione al monopolio statale in relazione ad un prodotto il cui prezzo è sempre stato esorbitante rispetto al valore reale.
Nel 1862, in forza di una legge statale, venne costituita la Congregazione di Carità del Comune di Oltrepovo. All’art. 2 dello statuto si legge: " Suo preciso scopo è l’amministrare i beni destinati genericamente a favore dei poveri (...) di erogare le entrate e distribuire i sussidi secondo le testamentarie..."
Dalla lettura dello statuto sappiamo che esisteva un legato sale di Bueggio, disposto da Bianchi Giov. Maria con testamento del 1675, "col l'obbligo di erogare il reddito in tanto sale per ogni fuoco della frazione Bueggio". Esisteva pure il legato sale di Nona, istituito al tempo della peste del 1630 dalle famiglie Duci, Boni e Piccini. Con l’art. 4 dello statuto della Congregazione di Carità si stabilisce che i legati del sale debbano conservare distinte e separate le attività e le passività; in altre parole, la distribuzione del sale dovrà continuare ad essere gestita autonomamente dalle singole frazioni. E proprio in forza all’art. 4, i Tevenesi ingaggiano una vera e propria "guerra del sale", come ai tempi di Venezia, interessando perfino il Prefetto di Bergamo.
Prima di approfondire la vicenda, è interessante esaminare un documento che certifica la distribuzione del sale di Teveno avvenuta il 23 dicembre 1916. Il prospetto riporta il "numero d’ordine" (sono 74 fuochi), il cognome e nome dei capi famiglia, il numero delle anime della frazione (sono 381), quindi la quantità di sale spettante; infine, la firma dei "percepienti".
La ripartizione avviene secondo un’usanza secolare: la meta del sale tocca ai fuochi; l’altra metà viene divisa in base al numero delle anime. Il 23 dicembre 1916, vengono distribuiti sette quintali di sale. L’unico "percepiente" del quale non risulta la firma per ricevuta è il parroco Aquini Don Pietro: forse, avvicinandosi le feste natalizie, era in cura d’anime in qualche altro paese. Dall’elenco si può trarre anche un dato interessante: la composizione media dei "fuochi" era di 51 anime. Ad una famiglia di cinque persone vengono assegnati, nel 1916  9 Kg. di sale. Con la fine della guerra il prezzo del sale è quasi dimezzato: infatti nel 1918 ne vengono distribuiti 12 quintali; quindi, ancora la stessa famiglia ne riceve Kg. 15,1.
Fino alla costituzione della Congregazione di Carità di Oltrepovo, incaricati dell’acquisto e della distribuzione del sale furono i discendenti del buon Comino Morzenti; in seguito subentrarono anche i rappresentanti della Congregazione stessa.
Bartolomeo Arrigoni (n. 1920) conserva un nitido ricordo del rito della distribuzione: "Intorno agli anni ‘30 mio padre Raffaele aveva la bottega di generi alimentari ed egli, assistito dai rappresentanti della Congregazione, previo avviso a tutti i capi famiglia, aveva il compito della distribuzione. Il sale veniva pesato utilizzando un’apposita bilancia di rame a forma di imbuto: azionando un rampino che chiudeva il fondo, si faceva cadere il sale spettante ad ogni fuoco; quindi il capo famiglia apponeva la propria firma per ricevuta...".
Tutte le persone anziane di Teveno descrivono poi allo stesso modo il rituale della distribuzione. Continua ancora Bartolomeo: "Durante la guerra, il sale era quasi introvabile e per comprarne un Kg. Ci voleva quasi un mese di stipendio...". Andava meglio per Bortolo Piantoni (n. 1912) il quale afferma che avendo scoperto che i tedeschi occupanti erano ghiottissimi di salame, ed essendo ben provvisti di sale, faceva con loro uno scambio interessante...
Nel 1948 Bartolomeo rilevava il negozio del padre e forniva anche a domicilio i generi alimentari: per confermare la drammaticità della penuria di sale durante il periodo bellico, racconta che una donna di Nona, madre di 8 figli, fino a non più di dieci anni fa, comprava il sale in confezioni da 25 Kg.; ma molto prima che la scorta si esaurisse, la donna lo fermava lungo la strada: "U, Meo, purtèm amò u sac de sal!".
Il 3 giugno 1937 lo Stato emana la legge n. 847 che istituisce in ogni comune l’E.C.A., ossia l’Ente Comunale di Assistenza. Nel frattempo nel 1927 Oltrepovo e quindi, anche Teveno, erano stati fusi nel Comune di Vilminore di Scalve. La legge citata, che entra in vigore il 1° luglio dello stesso anno prevede che l’E.C.A., per il raggiungimento dei suoi fìni, utilizzerà le rendite del suo patrimonio e quello delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (...)" e che non siano destinate a particolari fini istituzionali".
L’11 dicembre 1937 ben 55 capifamiglia di Teveno sottoscrivono una lettera indirizzata al Prefetto do Bergamo e "per comunicazione" al Podestà di Vilminore: "I sottoscritti rappresentanti delle famiglie di Teveno, presa visione della legge...ecc... (...) domandano a mente dell’art. 8 sia provveduto al decentramento ed alla nomina di un’amministrazione autonoma, con cariche gratuite, presieduta dal R. Parroco e composta da un rappresentante di ognuno dei tre cognomi originari di Teveno: Arrigoni, Morzenti e Piantoni e ciò in considerazione che il legato stesso venne istituito per riconosciuta necessità di distribuire del sale per ragione d’igiene trovandosi la frazione stessa per la sua ubicazione soggetta ad area insalubre ed a pellagra (...)".
Si noti - per inciso - che il riferimento alla pellagra è decisamente improprio, perchè fino alla fine del secolo scorso era credenza comune che questa malattia forse causata dalla mancanza di sale negli alimenti. In realtà essa è una avitaminosi, dovuta alla mancanza della vitamina p.p.; in sostanza essa era una conseguenza della malnutrizione ed era diffusa in alcune zone endemiche, come la Valtellina e le valli bergamasche. La vitamina p.p. è contenuta soprattutto negli alimenti a ricca scoria integrale come il riso ed i legumi in genere. La pellagra, che da tempo è scomparsa, si manifestava con alterazioni cutanee come la desquamazione della pelle e poteva provocare anche gravi deficit neurologici.
Lo stesso discorso vale anche per il gozzo (struma) che si manifestava con un ingrossamento della tiroide causato da un deficit di produzione ormonale. Tale deficit è dovuto alla carenza di iodio e comunque non imputabile a sua volta alla mancanza di sale.
Il 1° agosto 1945 i tevenesi tornano alla… carica e si rivolgono al Prefetto di Bergamo: "I sottoscritti CapiFamiglia della Frazione Teveno (...) premesso che prima del regime fascista i Tevenesi godevano di diverse per quanto piccole rendite lasciate da benefattori che ne vincolavano l’uso a sussidio dei poveri ed infermi della Parrocchia a dispensa del sale alle famiglie autonomamente amministrate dalla cosiddetta Congregazione di Carità di Oltrepovo (...) lasciti tutti che il Fascismo distolse dalla loro fissa destinazione devolgendoli all’Ente Comunale di Assistenza: ora che è cessata la guerra e cambiato il Governo intonato a libertà e giustizia. Domandano a Sua Ecc.mo il Sign. Prefetto della Provincia di Bergamo che conceda con apposito provvedimento ai Frazionisti di Teveno di riprendersi ad amministrare quanto loro compete (...) secondo i testamenti ecc... Sicuri di ottenere giustizia si firmano devotissimi". Seguono poi ben 77 firme. Dalle carte consultate non sappiamo se il Prefetto abbia formulato una risposta ai firmatari dell’esposto, tuttavia il 12 gennaio 1946 Stefano Morzenti (della famiglia Peia) che era stato indicato come rappresentante dei firmatari, stende un ricorso al Prefetto di Bergamo e "per visione" al Sindaco di Vilminore: oggetto: "domanda perchè venga ripristinato il legato sale di Teveno". "Dalla morte del testatore (Raimondo Piantoni) fino al 1937 detto legato ebbe sempre, attraverso tanti secoli, fedele esecuzione in piena osservanza delle disposizioni del testatore (...). Con l’entrata in vigore della nuova legge 5.6.37, il legato sale coi relativi beni descritti (...) passano in amministrazione all’E.C.A. di Vilminore (...) tanto che da allora non venne più erogato un grammo di sale ed esclusa ogni partecipazione del discendente di Comino Morzenti. (...) E nella specie si tratta invece di un legato istituito per un peculiare specialissimo fine (...) Fin da allora (1937) i capi famiglia di Teveno insorsero e reclamarono a voce e per iscritto contro tale fusione ed assorbimento, ma la loro voce non potè giungere fino a codesta Prefettura, perchè minacciata di sospensione dalle tessere del fascio e di rappresaglie nella assunzione nei lavori e negli impieghi. Agli abitanti di Nona che parimenti si agitavano (sic) per il ripristino di analogo legato disposto a loro favore, toccò anche di peggio perchè furono ingiuriosamente malmenati...".
Il Morzenti rileva come negli ultimi anni l’amministrazione dei beni del legato sia stata trascurata e "si verificarono sui beni usurpazioni ed abusi ad opera di terzi, come si trattasse di sostanza abbandonata?" e si augura che i redditi del notevole patrimonio immobiliare possano adeguarsi al valore della moneta "ed il sale scenderà dai prezzi elevatissimi raggiunti nelle temporanee eccezionali contingenze"; in tali condizioni si potrà disporre "per la erogazione di un notevole quantitativo di sale, insensibile contributo (sic) ai bisogni degli abitanti della frazione, che ne reclamano l’adempimento".
Il ricorso termina con la richiesta che venga ripristinata l’amministrazione distinta del legato sale di Teveno e la sua peculiare destinazione... Dopo alcuni mesi, e precisamente il 27 luglio 1946 il presidente dell’E.C.A., Alessio Tagliaferri, adotta una delibera nella quale si ammette che durante la costituzione dell’E.C.A. erano stati erroneamente incorporati dei legati con destinazione specifica, e con il consiglio di amministrazione delibera che questi legati vengano restituiti alla loro precisa destinazione.
Nel periodo successivo alla stesura di questi documenti, si può supporre che parecchio inchiostro sia stato versato nel tentativo di risolvere il contenzioso, ma di nuovo si perde il bandolo della corrispondenza intercorsa tra il Morzenti, il segretario dell’E.C.A. e la Prefettura. Si ha però notizia che Stefano Morzenti abbia stilato un altro esposto in data 15.10.47. L’oggetto era ancora la questione del legato sale di Teveno.
Il Prefetto di Bergamo Pontiglione, con una lettera al Presidente dell’E.C.A. di Vilminore, con una sibillina sentenza decreta la fine del legato sale di Teveno.
In risposta all’ultimo esposto di Stefano Morzenti del 15.10.47, il Prefetto osserva che in ottemperanza allo statuto della ex Congregazione di Carità di Oltrepovo, approvato con D.R. nel 1884, e con il successivo passaggio all’E.C.A. di Vilminore, il legato sale di Teveno sia entrato a far parte di quest’ultima istituzione. "Cade quindi, quanto osservato a tale riguardo dal Sig. Morzenti Stefano col suo esposto, così come deve ritenersi infondata e priva di effetto la deliberazione 27.7.46 di codesto Ente (...) essendo chiaro - e questo ufficio lo ignorava - che il legato sale di Teveno, di Bueggio, di Nona e della Misericordia di Nona non fu assunto da codesto Ente a seguito della legge 3.6.37 istitutiva dell’E.C.A.
Finalmente, con borbonica pignoleifa il funzionario scopre il "tallone d’Achille" dei pervicaci ed avveduti tevenesi: infatti conclude il Prefetto: "Le stesse osservazioni del Sig. Morzenti Stefano cadono inoltre perchè deve ritenersi che nel 1883 quando cioè il Legato Sale di Teveno fu sottoposto all’Amministrazione della Congregazione di Carità di Oltrepovo, ciò avvenne appunto col consenso del discendente della Famiglia Morzenti fin allora esercitante il diritto derivatogli dal testamento istitutivo del Legato e molto probabilmente, il Morzenti Pietro Angelo od il Morzenti Giacomo che nel dicembre 1883 compilarono ed approvarono l’unito statuto della Congregazione di Carità, il che potrebbe anche essere accertato".
I tevenesi ormai avevano rimesso la spada nel fodero, ed il Prefetto, forse consapevole di ciò, aggiunge in calce: "Al tempo stesso si prega, altresì, voler disporre il ripristino del Legato Sale di Teveno in questione e di tutti gli altri Legati Sale, secondo le norme dell’allegato statuto (...)".
Troppo tardi ormai. Con la fine dell’odiata guerra e con un governo "intonato a libertà e giustizia", anche i poveri possono comprarsi il sale: ma nello stesso tempo si conclude una storia che è durata mezzo millennio...

Si ringraziano vivamente per la collaborazione Bortolo Piantoni, Angelo Arrigoni, Bartolomeo Arrigoni, Giampiero Valoti e Gianmario Morandi.

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