Indicando questo manufatto, non lho definito "affresco"
ma "dipinto murale", perché un esame attento mi ha portato a classificarlo
così. Per affresco si intende una pittura eseguita sullintonaco appena steso, in
modo che il colore non crei uno strato superficiale, ma faccia corpo con lintonaco
stesso e sia di conseguenza più duraturo. Se durante la dipintura lintonaco si
asciuga, laffreschista toglie lintonaco e lo rifà fresco. A proposito di
affreschi, si parla di "giornate", cioè della parte di dipinto che può essere
eseguito in un giorno: un affreschista dipinge da uno a due metri quadri di affresco al
giorno. Altri artisti adottano una tecnica mista, cioè eseguono la base del dipinto su
intonaco fresco e lo completano sullintonaco già asciutto o in via di asciugatura,
denominato "intonaco stanco"; altri ancora dipingono completamente su intonaco
asciutto e quindi fanno un dipinto murale, anche se questo manufatto può avere una durata
più limitata nel tempo.
La scelta della tecnica mista o della pittura murale nasce da precise esigenze
dellartista, che preferisce sacrificare la durata del manufatto al suo effetto
cromatico o a quello delle finiture in rilievo. I colori dellaffresco, proprio
perché vengono in parte assorbiti dallintonaco, sono meno brillanti e squillanti di
quelli stesi sullintonaco stanco o asciutto. La finitura a secco, cioè l'aggiunta
di sfumature di colore o di particolari in rilievo, stesi con acqua di calce o latte di
calce piuttosto densi o con lapplicazione di cere o pastiglie o pietre colorate o
metalli lavorati, creano effetti veristici e suggestivi. Gli uni e gli altri sono però
soggetti a "cadute" del colore e delle applicazioni.
Se analizziamo il dipinto di Vilminore, soprattutto confrontandolo con le immagini
precedenti allo stacco, possiamo fare due considerazioni interessanti:
l- prima dello stracco i colori erano molto più brillanti;
2- dove il colore è mancante si intravede una base, cioè un colore sottostante, bianco
Questi dati mi avevano portato all'ipotesi, per altro ora non più verificabile, che
lartista amasse molto i colori vivaci e che quindi, sullintonaco bagnato,
abbia applicato una mano di bianco di calce e poi su questa base asciutta abbia steso i
suoi colori; asciugati anche questi ha fatto delle finiture in rilievo che si possono
individuare nella bordatura a puntini, che corre lungo gli orli del velo e del manto della
Madonna. Col passare del tempo,
soprattutto a causa dellumidità, lo strato di colore è caduto nelle zone che
mostrano la sottostante base bianca.
Un coloquio con chi ha operato lo stacco e con i restauratori ha chiarito che tutti i
segni bianchi evidenti nell'immagine prima dello stacco sono residui di scialbo e non
fondo di preparazione. Nel tentativo di operare uno strappo del dipinto, si sono dovute
applicare delle colle calde sulla superficie, le quali hanno sciolto la calce della
puntinatura e anche lo strato più esterno della finitura colorata. Poiché lo strappo
risultava difficile si è operato uno stacco, cioè lasportazione di tutto
lintonaco dal muro.
Questi interventi hanno avuto come conseguenza una parziale perdita del colore e delle
finiture, per cui ora il dipinto, pulito e restaurato, ha tonalità cromatiche più
spente.
Tale danno è certo stato messo in conto da chi ha deciso questo intervento, che si è
trovato a scegliere tra la perdita del colore ed una prossima perdita dellintero
dipinto.
Recriminare è ormai inutile ed è certamente meglio dedicarsi a godere la bellezza di
quanto è rimasto.
Il dipinto ha sofferto nel tempo anche un altro danno, dovuto ad una scialbatura di calce,
cioè sopra il dipinto è stata stesa una imbiancatura. Tale operazione veniva compiuta
quando un dipinto, perché ormai deteriorato o perché non rispondeva più al gusto del
tempo o dei proprietari, veniva nascosto così. Talvolta, dopo unepidemia, si
volevano disinfettare le pareti di un ambiente e si ricorreva allimbiancatura a
calce. Di per sé questa operazione non reca danno agli affreschi, ma se la rimozione
dello strato di imbiancatura non viene eseguito da un esperto con grande attenzione o
addirittura viene graffiato, la superficie pittorica subisce delle cadute di colore a cui
non cè rimedio. La fotografia del nostro dipinto, quando ancora insisteva sulla
parete originale, evidenzia residui di
scialbo.
Quindi si deve concludere che questo dipinto non ha avuto una vita facile e pertanto
dobbiamo guardarlo con affettuosa comprensione anche nei suoi limiti attuali.
Il dipinto è datato in caratteri
gotici, nel bordo superiore della scena di destra; purtroppo, però, è andato perduto il
brano di intonaco con lanno ed è rimasto leggibile soltanto la scritta "XXIII
DIC".
Per quanto riguarda l'anno già si è detto nel corso attributivo.
Il dipinto, che misura 197 centimetri di larghezza ed è alto 120 centimetri, racchiude
due raffigurazioni: a sinistra la Madonna
in trono con il Bambino sulle ginocchia (cm 93 x cm 120) e a destra una scena della
passione, comunemente definita "Arma
Christi", cioè le armi che hanno determinato la passione del Signore.
Ad un primo sguardo, potrebbe sembrare che le due raffigurazioni siano espressione della
devozione alla Vergine e al Cristo, senza però avere tra loro alcun rapporto di
significato. Invece, unattenta lettura, soprattutto della simbologia mariana,
rapportata anche ad analoghe soluzioni di altri artisti, testimonia che si tratta della
rappresentazione di due momenti significativi della storia della salvezza. Il pittore ha
avuto laccortezza di racchiudere i due riquadri in un
unica cornice, anche se semplice, per sottolineare questo legame.
Cerchiamo di capire di che si tratta: la scena con la Vergine è un annuncio
dellidentità e della missione alla quale Cristo è chiamato; laltra presenta
la realizzazione della missione della salvezza e sollecita la devozione dei fedeli.