Do il benvenuto alle persone intervenute a questo incontro: la loro
presenza onora il presidente della biblioteca ed i componenti il comitato della stessa,
che hanno caldeggiato questa iniziativa.
A nome loro ringrazio la signora Gianfranca prof.ssa Martinenghi Rossetti, la quale con
entusiasmo ed in maniera volontaristica ha accolto l'invito ad illustrare la preziosa
pittura murale. E' una riedizione arricchita da ulteriori elementi rispetto alla
conferenza-meditazione tenuta in questo stesso palazzo il 18 aprile 1998.
Vilmaggiore, alla fine del 1400-inizio '500 non vantava ormai più l'antica denominazione
di Vicus Maior risalente ad epoca romana e forse fino all'anno mille. All'epoca vi
risiedeva con buona probabilità un "COMES", o comandante.
Ne danno conferma i resti di antichi fortilizi. Intorno al 1500 il Vicus Maior è
diventato -un pò alla veneta- semplicemente Vilmazòr.
Ma può ancora mantenere il vanto di costituire una delle più antiche parrocchie
staccatesi dalla Pieve: la chiesa di San Giorgio divenuta parrocchiale già sul finire del
quattordicesimo secolo. Essa viene descritta nella relazione seguita al visitatore di San
Carlo (1575) e nel corso del secolo seguente verrà sostituita dalla chiesa ancora
esistente, denominata di "Santa Lucia".
A Vilmaggiore nel 4-500 vi sono famiglie "importanti": di molte di queste non vi
è ormai più traccia; estinte e con buona probabilità emigrate in conseguenza delle
cicliche carestie e pestilenze4 che diminuivano la popolazione.
Vi sono i Capitanei, i Dunciotti, i Cava; poi Merli, Suliani e Bedotti (poi Bendotti). Ed
ancora: i Bernardi i De Roncadicio, i Pavesto e i De maga. Poco più tardi è presente la
famiglia Cantamessi, veri e propri impresari e specialisti nella lavorazione della pietra.
Con certezza sappiamo che ad essi fu affidata la costruzione dei campanili delle chiese di
Sant'Andrea, all'inizio del '600, e della chiesa di Pianezza, nel 1674.
Attenendoci ad una ormai vaga tradizione orale, possiamo ritenere che la pittura murale
che stiamo osservando provenga da un'abitazione appartenuta appunto ai Cantamessi.
Fatte queste premesse, trascorsi 500 anni, la pittura, che si trovava all'interno di un
deposito di fieno, attira -nel 1994- l'attenzione di alcuni componenti il Comitato della
Biblioteca; come era avvenuto qualche anno prima per l'affresco di Campione -ora esposto
all'interno dell'Ufficio Turistico- segue una breve e cordiale trattativa con i
proprietari dello stabile, situato in via Bendotti; la pittura viene acquisita dall'Amm.Re
comunale ed affidata a quotati restauratori di Bergamo. A lavoro ultimato, gli stessi
producono una breve relazione. Si potrà in questo modo comprendere meglio le osservazioni
di carattere "tecnico" che la professoressa andrà a esporre tra breve.
Tutti questi elementi potrebbero attestare se si tratti di affresco o di pittura murale.
L'esposizione che ora seguirà può essere scissa in due fasi: la prima consiste appunto
in una discussione "tecnica" del pezzo, con significativi riferimenti ad altre
pitture esistenti in questo ambito territoriale; in particolare a Colere e a Fino del
Monte. Ma la novità di questa sera credo consista nel fatto che la professoressa abbia
con maggiore precisione individuato la collocazione temporale di questo capolavoro di
conseguenza anche il possibile autore.
Nella seconda fase verranno descritti -utilizzandoi le diapositive- I particolari del
dipinto e verrà spiegata la complessa simbologia che li sottende. Sarà, come la
professoressa desidera una vera e propria proposta di meditazione.
Mi sia concesso infine di presentare G. Franca Martinenghi Rossetti. Risiede ad Esine; ora
nonna felice quanto giovanile, ha svolto l'attività di insegnante di lettere.
Si è laureata nel 1965 presso la Facoltà di Magistero dell'Università del S.Cuore di
Milano discutendo la tesi (corposa per altro) "lo scultore Andrea Fantoni e la scuola
fantoniana". Non è fuori luogo ricordare che da qualche tempo si è impegnata in una
ricerca capillare sulle opere dello scultore Piccini in Valle Camonica: ad oggi a
abbozzato a questo riguardo delle ipotesi affascinanti. La signora rientra tra i più
qualificati esperti e studiosi delle opere pittoriche, limitandoci alla provincia di
Brescia, ed in particolare alla Valle Camonica.
Ha lavorato all'impegnativa opera di restauro degli affreschi presenti nelle chiese di
Santa Maria in Esine. Terminati i lavori ne è seguito un convegno ad alto livello, ed
anche una mostra fotografica da lei stessa curata. A proposito, colgo l'occasione per
informare che qualora la Biblioteca intendesse organizzare una visita guidata a questa
chiesa quattrocentesca affrescata da Pietro da Cemmo negli anni 1491-1493 -la
professoressa ha dichiarato la piena disponibilità ad illustrare le opere contenute in
questo edificio di culto che è stato dichiarato monumento nazionale.