COMUNITA' MONTANA VALLE DI SCALVE
Assessorati alla Cultura e al Turismo
in collaborazione con
Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e la
Biblioteca comunale di Vilminore di Scalve
Palazzo Pretorio
dal 5 al 26 agosto 2001 dalle ore 20,30 alle ore 22,30
Sabato e domenica dalle ore 15,00 alle ore 17,00 - dalle ore 20,30 alle ore
22,30
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(Foto Giorgio www.scalve.it)
Questa breve rassegna di immagini sottintende un
discorso a più voci, dato che le fotografie riprodotte sono il risultato di una
lettura della realtà ambientale ed umana di Vilminore effettuata da vari
autori, in un lungo arco cronologico di tempo, che va dalla fine Ottocento alla
seconda guerra mondiale.
Pur diversi per specifica cultura, autonomi nel
vedere le cose del mondo, i fotografi hanno però avuto in comune il senso della
terra originaria: la Valle di Scalve, una terra che pare fatta apposta per dare
agli stessi il senso di un microcosmo compiuto, mentre i ritratti dei singoli e
dei gruppi, anche per la durata interminabile delle esposizioni, hanno la
capacità stupefacente ancor oggi di rendere quella accelerazione delle
motivazioni psicologiche che ha permesso la migliore estrinsecazione
dell’interiorità propria dei suoi abitanti.
In questo viaggio fotografico si può correre un
grave rischio, quello della tentazione cosciente (e più ancora inconscia) di
evitare la fatica della comprensione per abbandonarci al più facile lavoro di
riconoscimento; vale a dire limitarci a vedere quello che siamo preparati ad
identificare, senza alcuno sforzo di immaginazione storica, senza alcuna fatica
di penetrare all’interno dei modelli culturali e comportamentali che si
distaccano (anche solo in parte) dai nostri usi quotidiani.
Di sicuro non si può sfuggire al fascino che
promana da queste immagini ingiallite.
Gli autori di questa memoria visivamolte immagini sono di Stefano Magri, per decenni fotografo proprio a
Vilminore - sono quasi sempre fotografi ambulanti o artigiani locali che avevano
in testa due o tre idee semplici per una fotografia che parlasse alla gente
comune, e quindi dicesse della gente comune: una fotografia vera, oggettiva,
referenziale.
Questi fotografi “popolari” che chiudono sui
corpi, stando loro addosso con la macchina fotografica senza alcuna gentilezza,
alcun perfezionismo, hanno scoperto il segreto della fotografia: tutto quello
che sanno sta dentro una scatola con obiettivo, su cavalletto, rozzamente
ricoperta da un panno nero: il prodigio di una rappresentazione fotografica
esatta, realistica, che spiega una comunità.
Angelo Bendotti