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LE MANIFESTAZIONI PIU' INTERESSANTI DELL'ESTATE SCALVINA 2001

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Presentazione
E' con grande soddisfazione che ho il piacere di presentare questa rassegna di pittori bergamaschi contemporanei selle tracce dell'itinerario artistico a suo tempo indicatoci dal compianto caro don Mario Grassi. Questa mostra vuole essere un omaggio al nostro numeroso pubblico che raccoglie i residenti della Valle, nonché i turisti saliti quassù a soggiornare nelle nostre contrade, ma anche un riconoscimento al pensiero e alle opere degli artisti.
Rivolgo il mio ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati per la buona riuscita della manifestazione, dagli ideatori ai curatori della mostra, al nostro sindaco prof. Claudio Agoni, ai pittori presenti per il loro entusiasmo e la loro disponibilità, alla signora Pinessi Orietta che ha impreziosito la rassegna con la sua recensione, a tutti quanti con generosità e perizia hanno contribuito all'allestimento della mostra.
Mi auguro infine, che ulteriori approfondimenti nel campo artistico-culturale siano possibili in auspicabili prossime rassegne.
Pizio Massimo
(presidente commissione turismo)

Inaugurazione
venerdì 3 agosto 2001
alle ore 17.00

Dieci artisti a Schilpario

Nel cuore della stagione estiva l'Ufficio per la promozione turistica di Schilpario, no della Val di Scalve, propone una esposizione che potrà suscitare discussioni (nel in cui si opera una scelta si provocano inevitabilmente schieramenti e divisioni), ma che ha, indubbiamente, il merito di proporre un campione, magari non esauriente, ma certo non effimero né casuale, della pittura bergamasca più attuale.

Ne è uscita una mostra assolutamente singolare, grazie alla quale, Schilpario continua a ritagliarsi "9 un ruolo significativo nell'ambito della promozione culturale e artistica della nostra provincia.

E' stato chiesto a 10 artisti (Sergio Battarola, Mario Cornali, Zaccaria Cremaschi, Mario Donizetti, Emanuela Fera, G.Luigi Lizioli, Trento Longaretti, Andrea Massara, Tomaso Pizio e Fulvio Rinaldi), giovani e meno giovani, di portare qui, tra i monti delle Orobie, tre opere della loro più recente produzione, perché questo è parso il gioco più bello: l'essere nella diversità dei linguaggi. Trovare punti di contatto pur nella diversità di espressione.

Personalmente non ho preso parte a questa scelta, ma ho trovato l'idea accattivante, del resto una mostra così non può non avere anzitutto il merito di motivare una discussione. davanti alle opere, su cosa sia la pittura bergamasca oggi; se abbia un senso la tradizione, il suo superamento o il rivolgersi ad essa. Sono certa che non mancheranno queste discussioni magari anche le polemiche, ma si tratta comunque di una occasione importante per "mostrare".

Troppo spesso ci dimentichiamo che quanto sta nel chiuso degli studi poi essere "mostrato", diventare il primo tratto sul cammino del confronto. In più dl una occasione ho sostenuto quanto sia discutibile quel caparbio provincialismo che ci porta a: sovrastimare tutto quanto viene da "fuori", mentre illuminati operatori del settore ci e si trastullano coi soliti luoghi comuni sulla pochezza dell'arte locale esaltando false rivoluzioni i o deboli avanguardie destinate spesso a durare lo spazio di qualche stagione.

Dunque dieci artisti bergamaschi, chiamati a Schilpario con tre opere realizzate appositamente per questa occasione... è il senso antico di un incontro, come il ritrovarsi in una grande piazza, venendo ciascuno da strade diverse, e iniziare il confronto. E' probabile che questa esposizione possa anche configurarsi come un panorama insufficiente dell'arte della nostra provincia, ma quello che ritengo debba contare è l'emergere di posizioni differenti che vogliono tuttavia parlare la medesima lingua utilizzando una grammatica comune. E in un panorama in cui la pittura rischia ancora di essere considerata il gene tardivo di una storia ormai obsoleta, troppo legata al passato e quindi inaccettabile, sorprende vedere artisti delle nuove generazioni incontrare maestri ormai affermati sul terreno comune dell'opera eseguita con i materiali classici del disegno e della pittura su tela o altri supporti ove sia finalmente scontato che la conoscenza del linguaggio, dell'alfabeto e della grammatica della lingua pittorica siano presenti senza dilettantismi e superficialità.

Esattamente centosessanta anni fa si era pronunciata l'oratio funebris alla pittura allorché Paul Delaroche dichiarava che la nascita della fotografia la condannava per sempre; considerata morta di nuovo all'inizio del Novecento (1912) quando Douglas Crimp sosteneva che "la pittura" era "giunta al termine...chi potrebbe fare qualcosa di meglio di questa elica?". Di nuovo moribonda per Mondrian: "non avremo più bisogno di dipinti".. e, ancora, tra gli anni Sessanta e Settanta, soppiantata da altre forme, spesso più che discutibili, di espressione artistica o "spacciata" nel 1981 quando Douglas Crimp pronosticava "finalmente" una sua definitiva estinzione.

Inutile ricordare che nel corso del tempo la pittura ha resistito a damnationes ben più forti e pericolose di quelle pronunciate dai teorici dei nostri tempi e...ancora all'inizio del nuovo millennio la pittura è presente con forza e, con forza, "resiste" a quei linguaggi che, per quanto lontani da essa, oppure ostili, non possono prescindere dalla sua esistenza. Accettata o rifiutata la pittura esiste in quanto origine -simbolica o reale-di ogni forma di espressione e riappare, presenza o pretesa negazione. E mentre viene ancora bandita dalle grandi vetrine internazionali (non sembri eccessivo citare le ultime tristi Biennali organizzate da curatori stranieri o le troppe mostre mercato spesso a senso unico) i nostri pittori si inseriscono, a pieno titolo, nel novero di quegli artisti italiani che "dipingono" e affermano, dipingendo, il diritto naturale alla pittura come linguaggio del segno e del colore, mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero.

I dieci artisti che questa esposizione propone sono molto diversi tra loro, eppure le loro voci appaiono intonate come in un coro dove i timbri sono differenti, ma la loro combinazione forma l'armonia dell'insieme. Ognuno arriva dai percorsi più liberi ed impensati e in lingue diverse, talvolta tra loro incomprensibili, finiscono col dire la stessa cosa e basta riflettere sul senso Insito in espressioni che possono apparire in superficie molto lontane, per cogliere il filo che le collega. Siamo ancora all'interno di un linguaggio dotato di autonomia e forza specifica come quello della pittura, tra le pieghe di una pratica pittorica che, quasi in sordina, ha ricominciato a prendere vigore riacquistando e in senso e in credibilità, reinventando una specificità e autonomia, anche locale, e questo riflettendo vuoi sulla nostra specifica tradizione, vuoi su altri campi o su altri terreni e linguaggi.

Che questo sia parte della più vasta rinascita delle scuole regionali? Lo auspichiamo per noi, per la nostra città e provincia, ricordando, crediamo non sia superfluo, che la difesa della pittura non chiama più solo in causa la vitalità di un gesto puro, biologico, immemoriale - un corpo amato, una città, una stanza, una visione temuta o una natura sognata- ma anche una nuova, importante definizione della politica culturale.

Luglio 2001 ORIETTA PINESSI

Sergio Battarola  Mario Cornali Zaccaria Cremaschi  Mario Donizetti Emanuela Fera Gianluigi Lizioli Fulvio Rinaldi
Trento Longaretti Andrea Massara Tomaso Pizio
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