Il Popolo d'Italia martedì 4 dicembre 1923
Fra le rovine di Valle di Scalve e di Valcamonica
Il Re sui luoghi del disastro - La fraterna opera dell'Esercito e della Milizia Nazionale
(Per telegrafo e per telefono dai nostri inviati speciali)
 

Un'infinita tristezza ci attanaglia l'animo innanzi alla sciagura che ha funestato una vallata lombarda, mietendo vittime a centinaia, distruggendo ricchezze, riducendo paesi industriosi in ammassi di rovine sulle quali i detriti dell’enorme valanga si appesantiscono in una desolazione senza conforto. L'acqua, il mirabile elemento che l'uomo aveva raccolto nell'alta montagna per l'utilizzazione misurata della sua forza imponente e per la creazione della ricchezza, ha rotto le dighe ed è precipitata a valle con la violenza sorda delle forze primordiali della natura.
Il flagello ha gli atroci caratteri di una vendetta della natura sulle opere dell'uomo che tenta di imprigionarla. Sarà compito di domani quello di identificare i possibili errori dell'uomo nella difficile scienza.
Oggi il pensiero di tutti gli italiani si rivolge commosso alle vittime del feroce destino e ai superstiti per i quali il dovere della solidarietà umana si manifesta già in una gara generosa.
Il compito dei forti abitanti delle province di Bergamo e di Brescia è segnato in una parola sola: ricostruire! 

Con S.E. Bonardi tra l'angosciata gente
Dalla inaugurazione della Casa del Mutilato ai luoghi devastati - Verso Dezzo - Rovine fantastiche - I fascisti meravigliosi di attività e generosità

Bergamo, 3.
Le notizie date da tutti i giornali sulle devastazioni dalla Valle di Scalve superiore alla Valle Camonica inferiore non hanno sorpresa la vera fisionomia e non sono riusciti a dare ai lettori un'impressione molto vicina al reale. Disastri con centinaia di morti non sono purtroppo infrequenti. Alluvioni, frane, rovine di paesi ritornano spesso nella cronaca delle calamità naturali e sono quasi una prerogativa di questa nostra bella e tormentata Italia. Ma il pubblico non può rendersi conto di un disastro che nella durata massima di 25 minuti spazza paesi ed abitanti, polverizza impianti idroelettrici potentissimi, abbatte ponti, sradica alberi, e semina la desolazione e il dolore su più di trenta chilometri di valle.
La massa distruttrice è passata roteando, vorticosa, livellatrice, limatrice, lasciando poche tracce sul percorso e seminando la rovina e la desolazione dappertutto e specialmente sulla fiorente Valle dell'Oglio fra la Corna di Darfo e Lovere.
Chi ha veduto le contrade di Val Gleno e di Val di Scalve fino a Dezzo, e la Val d'Oglio da Darfo a Lovere prima del disastro e le rivede oggi, non crede ai propri occhi. C'è una tale grandiosità incredibile che le più fantastiche scene delle ruine dantesche dell'inferno impallidiscono al confronto.
Ma conviene procedere con ordine costringendo il cervello ad una disciplina d'ordine che le tumultuose impressioni rendono difficilissima. 

La desolazione di Bergamo

La nostra città oggi voleva santificare con un tripudio di tricolore e di patriottismo la inaugurazione della Prima Casa del Mutilato. Alla cerimonia prendevano parte tutti i mutilati della città e della provincia, con le rappresentanze dei mutilati di Milano, Brescia, Como, Cremona, Torino, Firenze, Roma e tante altre città d'Italia. Erano qui i dirigenti dell'Associazione Nazionale. Era giunto iersera Carlo Deleroix ricevuto da tutta la popolazione con una dignitosa e spontanea dimostrazione di simpatia. Ieri mattina appositamente, è arrivato S. E. l'onorevole Bonardi, sottosegretario alla Guerra, in rappresentanza ufficiale del Governo. E calavano dalle valli vessilli, rappresentanze, concerti.
Se nonché lo spirito di tutti non sapeva separare la festa dal dolore di nuove mutilazioni. Il dovere di esaltare il dolore dei martiri per la grandezza d'Italia si accomunava a quello di accorrere sul luogo dei nuovi dolori, e questo dovere quasi sopraffaceva l'altro.
Così è avvenuto che S. E. Bonardi, appena qui giunto, dopo una breve sosta al Fascio di Bergamo ed una visita alla nuova Casa del Mutilato, ove ha baciato ed abbracciato fraternamente Lionello Molteni, si è recato al Teatro Donizetti, gremito di autorità, di bandiere, di mutilati, di combattenti, di fascisti e di pubblico e dopo una affettuosa presentazione del Molteni, che ha posto in degna cornice il valore delle combattenti Bonardi, fra i combattenti tutti di Italia, ha posto un saluto alla città a nome del Presidente del Consiglio e proprio ha esaltato la costruzione e inaugurazione della Prima Casa del Mutilato da parte dei (...) di Bergamo, e richiamati i lutti umani che hanno colpito le province sorelle di Bergamo e Brescia, si è scusato di diversi (...) ed ha invitato tutti a gridare Viva l'Italia che deve essere nei nostri cuori, sempre, ma specie nelle ore del dolore e della tristezza.
Mentre la cerimonia si svolgeva, S. E. Bonardi vi è diretto immediatamente a Dezzo per poi scendere a Darfo. 

Contrasti di luci e divisioni

(...) Al valico della Cantoniera, a 1200 metri sul mare, dove il confine della provincia di Bergamo tocca quello di Brescia, si ha la prima visione dei luoghi del disastro. La strada, con fantastici tornanti scende verso dove sino all'altro ieri sorgeva Dezzo di Colere. La valle è angustissima. Non è una valle, non è una forra, è uno spacco, un canyon profondissimo. Sulla faccia della parete di destra sono intagliate nella roccia due strade arditissime. L'una da sud a nord scende verso Dezzo, risalendo il corso del fiume; l'altra da Dezzo andava a (...), e correva nel basso, ove non “luce mai il sole” ed era detta la “Via Mala” italiana. Là giù, in quel solco, sono passati 8 milioni di metri cubi d'acqua, con fanghi, materiali e cadaveri umani, alla velocità di oltre 60 chilometri all'ora, dopo la distruzione di due centrali e di una intera ridente borgata. Pare un sogno. Sui monti verdi di paschi e bianchi di neve sorride il sole; giù le acque minacciose del Dezzo scorrono senza tormenti fra rocce rese bianchissime dal logorio di ieri l'altro.

Un lago della durata di cinque minuti

Scendiamo. Passa un carro con un ferito. L'unico incontrato in tutta la giornata. Sotto la borgata del Dosso, che è dirimpetto a noi, a metà fra la Cantoniera e il paese di Dezzo, la valle si restringe. Il paesaggio è così angusto per le acque ordinarie, che quasi le due pareti si toccano. A monte, la valle si allarga. Si ha subito l'intuizione del disastro. Sulle pendici a monte tutta una teoria di rottami è seminata sui due versanti. L'immane valanga d'acqua ha urtato contro la strettura, si è sollevata, ha rigurgitato, ed un lago si è formato per la durata di qualche minuto. Nella sosta le acque hanno depositato rottami e fango. Un limo nerastro copre anche la Via Mala.
E siamo, alle 13.30, sul posto dove sorgeva Dezzo di Colere. Sul posto c'è da ieri il conte Suardo, fiduciario della nostra provincia, infaticato e infaticabile. Notiamo il prefetto di Bergamo, il vice prefetto di Clusone il questore di Bergamo, il generale Gazzania, l'ingegner Gmur per la Commissione reale provinciale, il cap. Castani dei CC. RR., i pompieri di Bergamo, di Ponte San Pietro e dello Stabilimento Oenker, con tanti militi della M. V. N. agli ordini dei fiduciari di zona.
La borgata di Dezzo era costituita da due frazioni, l’una sulla sinistra del Dezzo, in dipendenza del comune di Azzone, l'altra sulla destra, appartenente al comune di Colere. La borgata contava circa 410 abitanti in complesso. Oggi ne sopravvivono forse appena 170. La parte sulla sinistra pare intatta, quella sulla destra non c'è più. È sparita tutta, e con essa anche tutto lo zoccolo sul quale era costruita. Dove vivevano circa 200 fra abitanti abituali ed avventizi, oggi corrono le acque del Dezzo. Anche le fondamenta delle case sono scomparse. Due o tre casette, sulla sinistra del torrente Rino, si reggono stentatamente. In una sono radunati i cadaveri di quattordici annegati. Lo spettacolo di questi poveri morti è dei più rattristanti. Sono corpi viscidi, rattrappiti, congelati.
Dall'altra parte il Dezzo di Azzone ha i segni dell'acqua sino ai secondi piani. Cantine e pianterreni sono interrati. Il paese si è salvato per miracolo. All'ingresso, verso monte, un macigno enorme di calcare cavernoso sorge a difesa delle case. Sul macigno è costruita una casa, quella del pievan del borgo.
L'acqua ha investito la roccia, l’ha circuita, non l'ha scalzata, ed è stata deviata a destra. La brusca svolta ha lanciato la massa liquida contro Dezzo di Colere. E mentre l’uno resisteva, l'altro spariva.
Le donne di Dezzo di Azzone sono spaurite e intontite. Nelle stalle allagate ci sono dei morti. Ma la rovina non è così spaventosa come di contro. I pompieri ed i fascisti lavorano infaticabili ad abbattere travi pericolanti e muri a strapiombo. Tutta questa frazione deve essere ricostruita.
S. E. Bonardi, con il conte Suardo, e le altre autorità, passano davanti a tante ruine addoloranti, ma con la forza di rincuorare i superstiti. Tutti i servizi sono ripristinati. Una passerella, gettata a traverso il fiume, ricollega le due parti della valle al posto dell'antico robusto ponte provinciale.

I morti

Oramai sappiamo a chi attribuire il disastro. La caduta della diga immensa ha causato la più (...) d'acque che la cronaca d'Italia ricorda. Le ragioni della rottura sono ignote. Le troveranno i periti? Intanto i morti aumentano. Il centro di Azzone ne lamenta 4, la frazione di Bueggio 6, il comune di Vilminore centro 4, il centro di Colere 4, la frazione di Dezzo di Azzone 42 su 240 abitanti, quella di Dezzo di Colere 200 su 220 abitanti. Quassù sommano a non meno di 280. Ma dove sono i cadaveri?
Fra i primi ad accorrere in questa piaga di dolore dobbiamo ricordare il tenente Lo Presti dei CC. RR. con il centurione conte Gaetano Fogaccio.

L'alacre opera dei fascisti

Alle 14.30 lasciamo Dezzo e risaliamo alla Cantoniera. La Via Mala non è praticabile. Il ponte sotto Angolo è distrutto e qua e la tutta la via è franata.
Per Clusone e Val Borlezza scendiamo sul Lago d'Iseo. Passiamo per Lovere senza sostare. Lungo il lago sono tratti a riva rottami di tutte le specie: finestre, sedie, botti, tronchi, travi e masserizie varie.
Presso a Corna la macchina si ferma. Non si va più avanti. Siamo dinanzi alla chiesetta di Acqualibera. È salva non si sa perché. E dentro vi hanno raccolto 28 cadaveri di bambini, uomini e donne, tutti nudi. Sono coperti da lenzuola. La metà riconosciuti da amici, che di parenti, dei morti di Dezzo, non si può parlare.
S. E. Bonardi è visibilmente commosso. Entriamo nella Ferriera di Voltri, in parte distrutta. Arriviamo alla parete di porfidi che dividono la ferriera dal torrente Dezzo. Di qua c'era la (...) che procedeva (...). Le quattro enormi turbine giacciono (...). Sopra un (...) di basamento sorge ancora la ciminiera. Di qua (...). Il direttore della ferriera racconta una narrazione di cose lontane, impossibili. Eppure tutto parla della realtà dolorosa.
Le acque sono uscite dalla stretta della valle come un corpo vischioso. La valanga sì è abbattuta sulle 30 case nuove degli operai della Ferriera e le ha travolte. Ha trasportato come fuscelli le tubazioni che davano le acque alle turbine. Un ponte di cemento armato è scomparso. Il passaggio è durato cinque minuti. Il tempo per uccidere più di 200 persone e di distruggere tante attività.
Non tento un elenco di opere e di benefattori. Tanto nella bergamasca quanto nella terra bresciana, sono stati degni della stima e dell'ammirazione generale i fascisti dei dintorni. I 60 cadaveri raccolti nell'ospedale contagiosi di Darfo, i 20 ospitati nella chiesa della Madonna d'Artogne, quelli già ricordati in Acqualibera ed i 48 custoditi nella Chiesa di S. M. di Lovere, sono stati pietosamente recuperati dai pompieri di Lovere, e dai fascisti tutti di Lovere. La passerella sul Dezzo è stata costruita dalla Milizia e dai pompieri.
Tutti i servizi sono stati ripristinati in breve tempo. Anche il telegrafo e il telefono funzionano. La luce elettrica non manca a nessuna casa sopravvivente. Per merito delle autorità municipali di Lovere, dimostratesi di un'attività superiore ad ogni elogio, nulla è mancato nella regione devastata.
Chiudiamo queste note affrettate con la coscienza di poter proclamare che il cuore italiano dinanzi alla sventura non si smentisce mai. E sempre giovane e generoso, disciplinato ed obbediente, è il movimento fascista. Quello che stanno facendo i fascisti del bergamasco del bresciano è veramente grandioso.
l.f.d.m.

Lungo la via del dolore

Le nuvole violacee che nel primo mattino ricoprono come un drappeggio funebre il tragico anfiteatro dei monti sono dileguate ad un tratto - come per incanto - sotto la forza di un vento invisibile.
E il primo sole di dicembre è sceso tiepido e carezzevole sulle creste ferrigne, ad illuminare stranamente la distruzione compiuta dal fiume micidiale.
Risaliamo il corso dell'Oglio. La strada scorre alla sua destra tra pareti verticali dei monti chiusi in fondo da un fantastico scenario di picchi candidi.
I primi segni del disastro li scorgiamo a Bessimo.
Squadre di militi volontari e di soldati, - armati di badili e con zappe - perlustrano minuziosamente - in tutti i sensi - la campagna, per il rastrellamento dei morti.
48 cadaveri sono stati già raccolti nelle vicinanze, trasportati per decine e decine di chilometri dalla selvaggia corrente.
Per dieci chilometri di lunghezza, su 2 o 3 di larghezza, tutte le ubertose piane e campagne sono coperte da un limo spessissimo e da rottami diversi.
La strada provinciale in più punti è rotta ed allagata. Muri divisori di campi sono abbattuti. Dopo l'abitato di Rogno che è l'ultimo della provincia di Bergamo le rovine aumentano. Si avanza con prudenza, fra fanghi ed acqua.

A Corna di Darfo

Corna di Darfo non esiste più. Era un paesino industriale - frazione del Comune di Darfo - divisa dal capoluogo da un ponte in ferro sull'Oglio.
Giaceva alla confluenza del Dezzo coll'Oglio, tra due montagne, che lasciano passare, nella gola profonda, le acque del torrente. Nel punto di questa strozzatura era stata costruita la centrale elettrica, che sviluppava una forza di 8000 cavalli, e attorno ad essa erano sorte le Ferriere di Voltri, un ponte in muratura, che congiungeva la parte vecchia alla nuova, una trattoria per gli operai, alcune case per gli impiegati, un caffè, un albergo con terrazza, e giuoco di bocce, un canale, e un piccolo viale.
Ora il torrente ha devastato tutto. Le acque si sono ritirate e gorgogliano sonore nell'antico letto, fra massi giganteschi di porfido e travi, macerie d'ogni genere, e bianca melma, che si estendono dovunque, a perdita d'occhio.
Tra i macigni è stato costruito - con puntelli ed infissi -un tremolante ponticello di assi.
Sembra - guardando quei massi - che le montagne intere si siano sgranate, per precipitare a valle, insieme alla improvvisa valanga di acqua, di fango, di travi e di alberi.
Si ricostruisce - guardandoli - tutta la tragicità della scena. L'altezza dall'acqua è testimoniata dalle tracce lasciate sui muri delle case superstiti. La ciminiera delle ferriere - rimasta intatta - porta una striscia di fango fine sotto la vetta.
I tubi della condotta forzata dell’acqua sono stati spezzati e portati lontano 300 metri. Le viuzze superstiti - riparate nella insenatura del monte - sono ridotte a rigagnoli. Banchi enormi di sabbia sono ammucchiati ai lati delle vie contro le porte. L'acqua, circolando sui primi piani delle case superstiti, ha sfondato e asportato porte, finestre, divelto e contorto inferriate, come fuscelli.
La scarpata della ferrovia, presso il ponte in ferro, vicino alla confluenza del Dezzo coll'Oglio, è stata asportata.
La resistenza opposta da quel parapetto è stata la salvezza di un notevole gruppo delle case di Darfo.
Troviamo sul luogo l'onorevole Farinacci coi bravi militi della 14 Legione bergamasca, che furono i primi ad accorrere nella zona colpita, insieme ai pompieri di quella città e a due compagnie del 5° Alpini, di Breno e di Edolo.
“- La Milizia - ci dice l'onorevole - ha compiuto opera grandiosa. Ha lavorato instancabilmente per ore e ore in fraterna collaborazione con l'esercito, sotto la pioggia - per ore e ore - contro le insidie del fiume, con pericolo della propria vita. Bisognerà premiare i migliori”.
Interroghiamo alcuni superstiti. Non sanno rispondere. Parlano a monosillabi. Guardano intorno a sé con gli occhi smarriti, come desti da un terribile sogno. Pare che la sventura abbia superato il senso stesso del dolore.
I curiosi sono fatti allontanare dalla zona colpita, dove i soldati continuano nell'opera di sterramento.
Una lugubre squillo di tromba dà il segnale del rinvenimento di una nuova vittima. Accorrono allora, verso l'orribile tomba, i militi con le barelle, e trasportano il cadavere in improvvisate camere mortuarie.
Il numero dei cadaveri rintracciati è rilevante, ma inferiore - purtroppo - al numero dei colpiti.
Sono - in maggioranza - di donne e di bambini. Si presentano ignudi, con le membra mutilate o incise da profonde ferite.
Una trentina circa sono ricoverati in una piccola cappella, sulla riva destra del Dezzo - trasformata in camera ardente. Ma i più vengono trasportati all'ospedale. Sono allineati per terra, alcuni assolutamente ignudi, con le membra ricoperte da una deformante maschera di fango.
La Croce Bianca di Milano, e la Croce Rossa di Palazzolo sull'Adda - accorsa sul posto con una autolettiga e 12 militi, per ordine del presidente commendatore Vezzoli - provvede alla macabra operazione del lavaggio. Dopo la pietosa toilette funebre i corpi miserandi vengono trasportati in un altro vasto salone, e le Autorità procedono al loro riconoscimento. Alcuni riportano in viso traccia di un folle terrore. In una cesta sono state ammucchiate delle membra informi. Le vittime riconosciute vengono chiuse in modeste bare, e allineate all'aperto, nel giardinetto dell'ospedale o lungo la corsia d'ingresso.
Le bare recano sul coperchio il cognome del morto. Sopra una di esse leggiamo la scritta: Nulli moglie. Era la moglie del segretario del Fascio di Darfo, signor Nulli - pure perito. Solo il fratello si è salvato della intera famiglia.
Si racconta l'episodio pietoso di un povero tabaccaio, che rimasto asserragliato dentro una stanza - dopo avere tratto a salvamento la madre - è stato trovato aggrappato all'inferriata, in un tentativo disperato di salvezza. Una cassettina, contenente carte valori per circa 150.000 lire è stata trovata lontano, sul lago. Apparteneva a due coniugi - certi Rizzi - appena reduci dall'America. Essi sono periti. Si sono salvati solo i loro due bambini. Alcuni cadaveri irriconoscibili sono stati trasportati qui a Corna, per decine di chilometri dal paese stesso di Dezzo.

Impressionanti episodi

Un povero mutilato di guerra - certo Pellegrinetti - riuscito a salvarsi dal fiume - è poi morto impazzito per lo spavento, invocando la moglie, morta nel crollo della casa.
Certo Aguzzi - impiegato alle Ferrovie - è riuscito a salvarsi in modo miracoloso, aggrappandosi a dei galleggianti: sì è quindi afferrato ad un albero, e trascinato nuovamente nelle acque, è riuscito a portarsi carponi a riva.
Decresciute le acque fu raccolto svenuto presso il cimitero di Darfo. Un altro - certo Lambertenghi, salumiere - è rimasto impigliato lungo tempo ai ganci della sua bottega, e questo ha costituito la sua salvezza. Ma gli episodi sono infiniti ed è impossibile esercitare un controllo su quanto ci viene riferito.
Il sindaco di Darfo, cavalier Romagnolo, è stato testimonio oculare della calata - fra rombi e tuoni - della grande valanga. Si trovava sul ponte, e ha fatto appena in tempo a mettersi in salvo e a salvare alcuni bambini, che si recavano a scuola. È stato - ci dice il sindaco - una cosa mostruosa. In cinque minuti tutta una parte della frazione di Corna è crollata.
Le case si sono staccate ad un tratto come fuscelli, in balia dell'orrenda corrente.
Il rigurgito dell'Oglio ha fatto rifluire contro il corso del fiume alcuni cadaveri che sono andati ad arenarsi lontano. La popolazione superstite è fuggita. Un grande squallore subentrò poi in tutto il paese. Per tutta la giornata di sabato gli abitanti del capoluogo si rinchiusero nelle loro case istupiditi dal terrore. Pioveva, i primi soccorsi giunsero nel pomeriggio e nella serata.
I volontari della Milizia Nazionale - accorsi da Lovere e da Breno -, i pompieri e gli alpini continuarono tutta la notte ad esplorare, sotto la pioggia, con torce a vento, la desolata frazione, per recare aiuto ai superstiti.
Nella serata sono stati fatti piantonare per precauzione i locali dell'Unione Bancaria e della succursale della Banca mutua popolare di Bergamo.

Le responsabilità

Le autorità per ora si occupano del riconoscimento e della tumulazione delle vittime, del ripristino dei servizi pubblici, dei soccorsi più urgenti ai superstiti, ma in un secondo momento accerteranno le eventuali responsabilità.
Fra qualche giorno il Commissario di P. S. di Breno, entro la cui giurisdizione è avvenuto il disastro, raccoglierà elementi in proposito.
Circola la voce che la diga avesse già presentato, in passato, crepe pericolose, per cui fu necessario ripararla, con migliaia e migliaia di sacchi di cemento, e che il sorvegliante delle paratie si fosse nuovamente accorto di recente della sua poca la solidità.
Ad Angolo un ponte vecchissimo presenta intatta l'armatura centrale.
La strada è completamente diroccata per sei chilometri circa, nel confine tra Bergamo e Brescia, fino ai prati di Angolo. La popolazione di questi paesi - come ci diceva il sindaco di Darfo - si può dividere in due elementi: agricoli e industriali.
Occorreranno diversi anni per la sistemazione delle campagne distrutte e per la creazione e riattivazione di nuove industrie.
Famiglie ricchissime sono state gettate nella miseria.

Urgono soccorsi

Urgono dunque soccorsi. Gli italiani che hanno preso a cuore come un sol uomo la tragedia di Valle Camonica e di Valle di Scalve, devono aiutare queste popolazioni. Già la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ha dato disposizioni per l'accertamento del numero degli orfani e degli infortunati per provvedere ai loro immediati bisogni.
Il Governo - per mezzo dei suoi rappresentanti - ha mostrato il suo sollecito interessamento. Ma non basta. Occorre che tutti - anche i privati - diano prova di generosa, umana solidarietà di fronte ad una sventura, che per le sue speciali, orrende circostanze, non ha uguale. Tumulati i morti, restano altre vittime: i vivi.
E la parola è una sola per tutti: soccorso!
l.c. 

Il Dezzo nuovamente ingrossato

Darfo, 3 notte.
L'opera di disseppellimento, di raccolta di cadaveri e di disinfezione continua instancabile, da parte delle Camicie nere della 15^ Legione. I cadaveri recuperati ammontano a 200 circa. I lavori di sgombro delle case invase dall'acqua e dal fango, di riattamento delle strade, di costruzione di passerelle per ricongiungere il paese di Corna diviso in due dall'alluvione, continuano alacremente. Ingegneri del Genio Civile, del Comune e della provincia di Brescia dirigono i lavori. Lo stato d'animo della popolazione è depresso, ma calmo.
A causa della neve e della pioggia caduta abbondantemente dall'alta valle il torrente di Dezzo è nuovamente ingrossato e minaccioso.

I provvedimenti del Ministero delle Finanze

Roma, 3 notte.
In seguito al grave disastro verificatosi nell'Alto Bergamasco il ministro delle Finanze onorevoli De Stefani ha telegraficamente disposto la sospensione della riscossione delle imposte dirette, per i comuni di Azzone e di Colere, e ha interessato l'intendente di finanza di Bergamo a presentare ogni opportuna relazione e proposta per l'adozione degli ulteriori provvedimenti. 

Elargizioni del Papa

Roma, 3 notte.
Appena avuto notizia del disastro nell'Alto Bergamasco, il Papa faceva telegrafare ai Vescovi di Bergamo e di Brescia partecipando loro quanta parte egli prendesse al lutto ed al dolore delle popolazioni colpite e come, dopo aver subito suffragate le povere vittime, desiderava fossero recate ai superstiti di parole di conforto e la benedizione apostolica. Il Pontefice disponeva, inoltre, che si inviassero per i primi soccorsi lire 25.000 al vescovo di Bergamo e lire 13.000 a quello di Brescia.

La visita del Re

Bergamo, 3.
Il treno reale è giunto stamane alle 10.45 nella stazione di Pisogne posta di contro a Lovere. Il Re era accompagnato da S.E. Carnazza, ministro dei LL. PP. e da S. E. Finzi, sottosegretario agli Interni. Fra le autorità riunite a riceverlo è accorso S. E. Bonardi, sottosegretario alla Guerra e deputato della circoscrizione bresciano-bergamasca, comandante le legioni lombarde, l'onorevole Farinacci ed il console Turati di Brescia.
S. M. il Re in automobile è venuto sino a Darfo. Disceso dove cominciano le rovine di Corna, frazione di Darfo, ha percorso a piedi tutta la plaga danneggiata. Davanti alla Ferriera di Voltri sono ad attenderlo i dirigenti. L'onorevole Bonardi presenta a S. M. il direttore che accompagna il Re a traverso lo stabilimento nella visita delle parti più danneggiate. Il Re sosta dove erano i due ponti sul Dezzo e con il sussidio di alcune fotografie precedenti al disastro ricostruisce mentalmente tutta la portata dello sfasciamento. Impressionante è la posizione degli enormi macigni di porfido quarzifero (...) dal monte e rotolati sulle case di Corna, schiacciandole. S. M. elogia l'opera dei fascisti di Lovere primi nel soccorrere e nel ricostruire.
Dopo la visita, senza una sosta di riposo, risale in auto, si dirige su Lovere passando sul versante bresciano. Lovere è tutta imbandierata a lutto. Sul lungo lago stanno schierati fascisti e alunni di scuole e convitti con la popolazione. Le automobili reali attraversano la città e si dirigono su per la Val Borlezza. S. M. Il Re ha voluto recare lo stimolo della sua presenza in tutti i luoghi colpiti dal cataclisma idrico.
Il tempo è grigio. Prima di Clusone comincia a piovere. Sotto Castione della Presolana la pioggia si trasforma in neve. Il Re seguita a restare nella auto scoperta.
Prima della Cantoniera della Presolana, su una macera, una montanara con due bambini, un maschio ed una femmina (...) la neve per sventolare due bandiere (...) fatte alla bene e meglio con la carta colorata, e per mostrare all'augusto ospite un pezzo di carta sul quale la bimba, la maggiore dei due, ha scritto, e lo mostra orgogliosa, “Evviva al Nostro Re”. Cara e brava bimba della montagna, quel tuo errore di ortografia ci dice la spontaneità del tuo augurio. Noi sappiamo che tutti i bimbi e le bimbe d'Italia sentono come te, specialmente in montagna, e mentalmente corriamo dai bimbi di quel lontano Abruzzo che amano il Re e l'Italia con la schiettezza di tutti i montanari. Ma la giù la Natura punto (...) di disastri, non dà a quei i bimbi e ai loro padri la ricchezza di pascoli e l'eternità di verde di questi monti bergamaschi e bresciani.
Intanto (...) delle automobili si (...) sull'altopiano bianchissimo della Presolana e scende a Dezzo. Pioviggina sempre.
Sua Maestà è ricevuta dal conte Suardo e dalle autorità politiche e militari di Bergamo e provincia. Non è presente nessun deputato bergamasco. Tutto il Direttorio provinciale e tutti i Direttori dei Fasci locali di Bergamo e Clusone sono sul posto. La Milizia Nazionale è al completo. Circa 500 giovani lavorano a rimuovere terra ed aprire strade, a puntellare case. Il Re passa dappertutto, osserva, interroga. È ammirato di tanta abnegazione. Si vedono fascisti di tutte le condizioni, molti studenti, anche dei maestri e impiegati. Uno del corteo è salutato da un giovane fascista che lavora con l'alacrità di un operaio provetto. È il figlio di un industriale bergamasco; è un laureato dell'Università Bocconi che saluta un suo professore.
La popolazione di Dezzo d'Azzone fa una calorosa e devota accoglienza al Re. La commozione, che è in tutti, erompe alla fine in un possente Evviva il Re d'Italia gridato dai fascisti, dagli operai e dalla popolazione. La valle risuona di questo osanna al Re che va in pellegrinaggio di conforto sui luoghi del dolore. Dove rombò la morte implacabile s'alza l'augurio della giovinezza. È il segno della rivincita. È il sintomo della lotta fra la Natura e l'Uomo. La fede nella eternità della vita e del lavoro non muore, ma si rianima del conforto che scende dall'alto.
Nel greto del torrente S. M. scorge fra i lavoratori un milite mutilato del braccio destro. È Luigi Barelli di Crespi d'Adda. Il Re si ferma, gli tende la mano, che il milite titubante stringe con la sinistra. Poche frasi di informazione, un elogio breve, sentito ed una nuova stretta di mano. Il Barelli è raggiante!
Quindi sono chiamati a rapporto i sindaci di Colere e di Azzone con il ragioniere Testa, commissario prefettizio di Schilpario e Vilminore. E poi, dopo un commiato dal conte Suardo, che nasconde al Re ed ai suoi la febbre che lo tormenta da tre giorni, si riforma il corteo che si dirige a Bergamo, lontano 56 chilometri dal Dezzo.
Come nella salita di Lovere alla Cantoniera, così nella discesa da Clusone a Bergamo le popolazioni hanno improvvisato dimostrazioni di calda riconoscenza al Re.
Alla stazione di Bergamo, ossequiato dalle autorità, S. M. è salito in treno speciale alle 17.20. Chiamato da applausi si è affacciato due volte a ringraziare con il capo e entrambe le mani. Il treno è partito alle 17.30.
S. E. Bonardi è arrestato per concretare il piano delle riparazioni. Domani sarà per lo stesso motivo a Brescia.
l.f.d.m.

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