IL DISASTRO DEL GLENO
terza edizione
E' questa l'opera più importante edita dalla EDIZIONI Toroselle che è giunta alla sua quarta ristampa. Il testo, introdotto da una puntuale ed affettuosa prefazione del Maestro Attilio Arrigoni, è stato aggiornato; il numero delle fotografie aumentano; l'elenco delle vittime controllato sulla base di nuova documentazione. In occasione del 75.esimo anniversario della tragica caduta della diga, tra i suoi preziosi manoscritti è stata rintracciata l'inedita marcia funebre scritta dal grande musicista Pietro Laini dedicata alle vittime e riprodotta in appendice. L'opera ha avuto lusinghiere recensioni su quasi tutti i giornali, specialmente in Lombardia.
Edito da:
Edizioni Toroselle, via S. Giulia, 73
25050 Pian Camuno (Brescia)
tel. e fax 0364.59.11.28
PRESENTAZIONE
terza edizione
Accolgo con commozione l'invito dell'amico Pedersoli - al quale mi lega
una quarantennale conoscenza - per presentare la nuova edizione di questo libro, che è
stato ben accolto, per la serietà della ricerca storica che lo contraddistingue, in Val
di Scalve e in Val Camonica e, in generale, da migliai di lettori.
L'opera è la storia documentata, anche fotograficamente, dell'immane tragedia che un
vasto comprensorio subì settantacinque anni fa, ma che è tuttora viva nella memoria
locale e che difficilmente potrà cadere nella dimenticanza anche delle future
generazioni.
In veste di corrispondente di un giornale locale bergamasco di tanti anni fa, ma più
ancora come maestro a contatto con i fanciulli e i giovani eredi di coloro sui quali cadde
questa tremenda sventura, originario come sono e legato profondamente alle radici della
mia Val di Scalve, ho toccato con mano e cuore le tante piaghe incise, non sempre
visibili, ma come spade affilate infisse nella memoria, lasciate da quei giornidi profonda
tragedia e sconvolgimenti anche psicologici. Si pensi ai trentacinque anni di insegnamento
in Vilminore presso le Scuole Elementari e la Scuola Tecnica: innumerevoli volte i miei
ragazzi hanno parlato, nei loro temi, di quelle tremende giornate! Sempre con il pianto
nel cuore, sempre ricordando persone care, con il candido dolore dei fanciulli e dei
giovani, che mai imprecano, ma usano parole inconsuete, piene di un fascino drammatico.
Non possono dimenticare quelle voci... e mi piace dar sfogo, qui, al mio lungo ricordo.
Fu alla Scuola Tecnica che mi incontrai con il Pedersoli e penso che l'idea di scrivere Il
Disastro del Gleno nel 1973 (50° anniversario) gli venisse alla mente allora, dato il
suo amore per la nostra Valle e per i ragazzi che andava istruendo in varie materie,
compresa la lingua italiana, con l'obbligo di scrivere quei temi che rivelano l'animo
ingenuo dei giovani...
Il libro del Pedersoli sarà sempre attuale, perchè è il risultato di una ricerca
archivistica che nulla ha lasciato alla fantasia, resterà la voce genuina del nostri
padri e nonni che hanno provato sulla loro pelle le brucianti piaghe del quella tragedia!
Scalvini e Camuni possono essere orgogliosi di aver trovato in Pedersoli uno storico
obiettivo e rispettoso del loro dolore, delle innocenti vittime che tutte vengono
elencate, dei luoghi che tutti vengono descritti prima e dopo il disastro, delle voci che
tutte vengono raccolte e testimoniate.
Che dire poi? Concluderò con parole non mie, ma che sento come mie, riportando quanto ha
lasciato detto Caterina Bonicelli, Vilminorese, che dopo aver sentito un vento forte e
misterioso, dice: "...siamo scese in cortile. In quel momento usciva la segretaria
del Viganò. Quando le abbiamo detto della nostra paura è rientrata a chiamare Casati,
Viganò e gli altri. Siamo scese da una stradina per osservare la Valle e si vedeva una
montagna nera e non si capiva cosa fosse... Ad un tratto abbiamo visto un grande bagliore:
erano le centrali che bruciavano! Il Viganò si era allungato per terra e batteva la testa
sui sassi! Gridavano e piangevano tutti!".
Non penso si tratti di una "vergogna collettiva" come sembra supporre
qualcuno. Fu, invece, una tragedia collettiva che coinvolse Val di Scalve, Val Camonica,
Fraterna Viganò. Ma le prime due, come chiarisce questo libro, furono vittime innocenti;
la terza fu vittima dei propri errori e forse anche della propria orgogliosa sicurezza...
Dopo tanti anni, però, applicando il motto antico che "oltre il rogo non vige ira
nemica", mi piace affidare a Dio anche l'anima del Viganò che, morto nel 1928,
sopravvisse ben pochi anni alla disperazione che gli lacerava l'animo.
Teveno, Novembre 1998
Arrigoni Attilio