Fantasia di un detenuto

Allegato N. 52.
Prima deposizione del detenuto Betti

Il teste Betti Battista, nato a Borgo S. Giacomo (Brescia) il 9 aprile 1900 subito dopo il disastro venne interrogato per due volte nelle carceri di Cremona dov'era detenuto.
Disse: 
"Il 29 maggio U.S. 1923 mi sono costituito al carcere di Breno dovendo rispondere di contravvenzione al foglio di via.
Fui assegnato alla cella n. 7 insieme a certo Della Matera Bonomelli e altri due dei quali non ricordo il nome tutti imputati della distruzione della Centrale elettrica dell'Adamello. In altre camerate vi erano altri detenuti imputati dello stesso reato e tra essi un maestro elementare. Tutti gli imputati sono sovversivi e ne ignoro l'esito del procedimento penale istruito a loro carico, perchè il 22 giugno fui tradotto alle carceri mandamentali di Soresina.
Durante la mia prigionia a Breno il Della Matera mi confidò all'insaputa degli altri compagni di cella meno uno di cui ignoro il nome, come avvenne la distruzione della Centrale elettrica dell'Adamello. Il Della Matera, geometra di Sondrio, si dichiarò che si era vendicato contro il partito fascista della Val Camonica, perchè assumeva operai esclusivamente fascisti escludendo i sovversivi.
Mi disse che egli era stato organizzatore dello scoppio della centrale elettrica predetta avendo dato incarico ad alcuni dipendenti operai sovversivi, e che non lavoravano nella suddetta officina, e dei quali non fece il nome, di collocare una specie di bomba colla Sipe tenuta da una cinghia di cuoio sotto il tubo di scarico e poi a mezzo di accensione di una miccia provocandone lo scoppio.
Il giorno dopo di tale confessione il detenuto che era presente, come ho sopra accennato, avendo avuto sospeso il cibo che un esercente gli mandava, dichiarava a Della Matera in mia presenza, che se non gli portavano più da mangiare lui non voleva più rimanere in prigione innocente per colpa sua, così dicendo accennava a Della Matera, minacciava di fare delle confessioni.
Dopo due giorni di tale diverbio, io, per errore, fui accompagnato in Questura, anzi alla Sottoprefettura di Breno, per essere munito di foglio di via per recarmi a Milano; e poichè nello stesso ufficio della Sottoprefettura si accorsero dell'errore di aver scarcerato me al posto di un altro, fui ricondotto in carcere. In tale occasione il Della Matera sapendo della mia liberazione, per il preavviso avuto in carcere fin dalla mattina, mi consegnò una lettera che aveva già preparato aspettando l'occasione di farla recapitare e diretta ad un suo amico di Sondrio e di cui ignoro il nome, detta lettera col mio ritorno al carcere la restituii al Della Matera in presenza degli altri compagni di cella, l'aprì e me la fece leggere. In essa si diceva che l'amico avrebbe dovuto mandargli delle piccole seghe nascoste nelle suole di un paio di scarpe per poter prepararsi alla fuga, pregava l'amico di recarsi dall'Avv. Ghislandi di Breno per occuparsi del cibo che l'esercente incaricato doveva continuare a somministrare poiché i compagni minacciavano altrimenti di rendersi confessi. Il Della Matera nelle sue confidenze mi disse che il disastro dell'Adamello non era l'ultimo delle sue mire, poichè ne sarebbero avvenuti altri del genere qualora gli operai sovversivi non si fossero occupati, e minacciava che i fascisti della Val Camonica avrebbero dovuto pagar cara.
Dal 26 settembre al 20 ottobre U.S. mi trovai detenuto nelle carceri di Brescia, ove conobbi certo Bassi Fausto di Esine e Curati Francesco di Darfo e discutendo circa i fatti da me sopra accennati, il Curati dichiarò che se i preparativi per lo scoppio della Centrale dell'Adamello fossero stati fatti per la diga del Gleno, gli effetti sarebbero stati più disastrosi ed il Bassi interloquì dicendo che, se i fascisti non avessero smesso di perseguitare i sovversivi, si erano preparati altri fatti più importanti.
Anche il Curati si riteneva perseguitato dai fascisti e minacciava delle vendette contro il comune di Darfo, costui tiene officina e fonderia in Darfo. Da quanto sopradetto ho creduto opportuno farne comunicazione alla S. V. e spontaneamente per poter illuminare la Giustizia se i dati da me forniti possono all'uopo riuscire utili.
Il Commissario di P.S. Antonio Adone della Questura di Brescia si è occupato circa gli arresti operati per il disastro della centrale elettrica dell'Adamello e potrà dare migliori chiarimenti e citare nomi che io adesso non ricordo.
Letto, confermato e sottoscritto

Firmati:
BETTI BATTISTA
PETRUCELLI, Vice Commissario

La testimonianza del Betti non ebbe alcuna conferma. La smentita maggiore venne da parte del guardiano della diga, che sostenne di non aver sentito scoppio alcuno né prima né nel giorno del disastro. Ma gli avvocati della difesa tennero sempre presente questa testimonianza e la utilizzarono al meglio, a favore degli imputati.
L'on. Sarrocchi, difensore del Viganò, anche nell'ultima arringa sfiorò la tesi dell'attentato, rilevando con foga i momenti di rivolgimento e di ira delle masse (?) contro tutto ciò che poteva rappresentare capitalismo, cioè contro la diga, realizzazione capitalistica del Viganò. Queste frasi venivano pronunciate quando il fascismo era ben saldo al potere (1927).
Nel 1922-1923, invece, lo scontro tra fascisti ed antifascisti si svolgeva senza esclusione di colpi, compreso il ricorso alla fantasia di un detenuto...

(Tratto da "La Diga del Gleno" - Rilievi, indagini tecniche, risultanze, conclusioni - Edizione Capriolo & Massimino, Milano - 30 ottobre 1924)

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