Cortese Luigi fu Vincenzo, anni 57, ingegnere, Clusone.

“… io non ho avuto nessuna ingerenza né nei progetti, né nella costruzione della Diga del Gleno… Nell’ultima visita che, se ben ricordo, avvenne nella primavera del 1922, quando il bacino era stato in parte caricato, notai che l’ultimo arco e il pilone a destra perdevano acqua… Non rimasi molto impressionato per tale perdita d’acqua, perché le dighe vanno soggette a qualche perdita nel periodo iniziale… Verso la fine del mese di ottobre 1923… tutti (gli ingg. Lombardi e Sassi) fummo ospiti del Cav. Viganò… Verso le ore 20, mentre eravamo tutti a tavola… un individuo… venne a riferire che il livello dell’acqua del bacino superava di 50 cm. il livello dello sfioratore… A tale notizia videro opportuno recarsi subito sul Gleno il fratello dell’Ing. Santangelo pure ingegnere, l’ing. Conti e il Francesco Silva, cognato del Viganò… Una sera, mentre eravamo a tavola, circa un anno e mezzo fa, il sig. Virgilio Viganò in tono scherzoso disse all’ing. Santangelo: se crolla la diga scappiamo in Svizzera”.

(Tratto dal libro "Il disastro del Gleno" di G. Sebastiano Pedersoli - Edizione riveduta in occasione del 75° anniversario - Copyright Edizioni Toroselle di Pedersoli dott. Giacomo)

www.scalve.it