Allegato N.
49.
Dichiarazione Duci Mansueto
Milano, 24 ottobre 1924, ore 15, in presenza dei signori Ing. Urbano Marzoli e Cav. Virgilio Viganò.
Per la verità
dichiaro:
1° Che quando la centrale di Povo alle 7 del mattino del 1° dicembre 1923
telefonò suonando due volte, il che come d'accordo voleva dire che chiamava il
guardiano Morzenti, io che avrei dovuto recarmi al telefono solo se si suonava
una sola volta, anche quel mattino, come del resto mi era abituale perchè anche
a me interessava di conoscere gli ordini impartiti al Morzenti, mi recai al
telefono e sentii la centrale dare ordine di aprire l'acqua perchè voleva far
funzionare un altro gruppo, oltre quello già in funzione durante la notte: il
Morzenti rispose di mettere pure il 2° gruppo perchè l'acqua era pronta,
alludendo al fatto che la valvola per il funzionamento di notte era normalmente
aperta per un po' più di un gruppo ed aggiunse che andava ad aprirla subito,
perchè così avrebbe dato maggior margine d'acqua sui due gruppi. Per andare alla
saracinesca e compiere quell'operazione e ritornare si richiedeva un quarto
d'ora dato che il Morzenti fosse già alzato: il telefono il Morzenti l'aveva al
letto.
Dopo pochi minuti, al massimo 8 o 10 sentii un gran rombo come se fosse il
terremoto: aprii la porta del mio locale e vidi la fiumana, d'acqua: chiamai lo
Sperandio ed altri che erano nel mio stesso locale, appena arrivati, lo
Sperandio dalla diga, gli altri dal basso, sopraggiunti subito dopo la
telefonata; accorsero alla porta esclamando: "è la diga" e lo Sperandio con
altri si avviò verso la diga per accertarsene, dove si poteva vederla; io pensai
subito alla mia famiglia e al Morzenti e gridai dietro allo Sperandio che si
allontanava "e il Petasalti?" (sopranome del Morzenti), sicuro che dato il breve
periodo tra la telefonata e il rombo, se era andato ad aprire la valvola non si
sarebbe salvato perchè non ne avrebbe avuto il tempo. Ma lo Sperandio si voltò
gridandomi che il Petasalti si vedeva al di là: io pensai "meno male che non era
andato alla valvola".
2° Subito dopo per raggiungere la mia famiglia a Bueggio, non potendo
attraversare la valle feci il giro del lago con mio cognato quando fui di fronte
alla diga, io pure vidi il Morzenti al di là vicino alla sua baracca: poi il
Morzenti mi raggiunse a Bueggio.
3° Quando vennero due signori nel 14 aprile 1924 io mi trovavo sulla diga: vidi
che gli stessi si portavano alla saracinesca: allora io mi avvicinai e ho veduto
che usciva dal tubo della saracinesca l'acqua sporca; allora io dissi al
Morzenti: che cosa stai facendo? ciò gli dissi perchè lui già licenziato non era
più in funzione e non doveva toccare più la saracinesca; io avevo avuto ordine
dal sequestratario di non lasciar toccare la saracinesca e il resto da alcuno:
allora l'altro signore che era col Morzenti (questo da me, da lontano non era
stato prima riconosciuto) mi disse che era un Ingegnere del Genio Civile che era
venuto perchè il lago era pieno e l'acqua trasbordava sopra la ruina, per
sollecitazione del Morzenti come mi risultò perchè l'ingegnere del Genio Civile
stesso mi rammostrò la lettera che io riconobbi dal carattere del Morzenti. Mi
aggiunse l'Ingegnere che aveva avuto l'ordine anche dal Giudice Istruttore.
In questo momento constatai che il Morzenti aveva aperto per un paio di giri la
valvola; ciò posso dire perchè il rimanente dei giri della vite era tutto
arrugginito, mentre per due giri non lo erano: e così constatai che la valvola
era stata aperta fino ad allora con quel dato numero di 7-8 giri che
corrispondevano al regime notturno ordinario. Da questo, di mio giudizio ho
calcolato che la mattina del 10 dicembre il Morzenti non aveva fatto in tempo ad
aprire di più la valvola. Essendo il volante rotto, nessuno poteva manovrare la
vite: escludo che chiunque dopo il crollo e prima della visita suddetta del
Genio Civile abbia potuto toccarla: infatti uscì sempre la stessa quantità
d'acqua. Il maneggio della vite non potè essere fatto da alcuno perchè essendo
rotto il volante e senza ferri tale operazione non era possibile o se mai
difficilissima, e per un mezzo giro, con qualche ferro del mestiere.
Firmato:
DUCI MANSUETO.
(Tratto da "La Diga del Gleno" - Rilievi, indagini tecniche, risultanze, conclusioni - Edizione Capriolo & Massimino, Milano - 30 ottobre 1924)