Pierina Moreschi

Io ero in Chiesa appena finito di confessarmi appena arrivata a casa andai a chiamare il mio marito che era ancora a letto che doveva andare a lavorare nel mentre scendevamo le scale sentii un grande rumore a seconde scale vidi di una finestra che il cielo era diventato buio e scendeva fuoco e fumo quando ero in fondo alla scala laqua entrava dalla porta le porte sono state portate via dallaqua io cio detto al mio marito tornamo in dietro che andremo fuori dell’altra porta di dietro poi cio detto al mio marito e innutile scappare perche questa e la fine del mondo cio detto al mio marito recitiamo il giesu damoreaceso ora mai tutti dobiamo morire usciti dalla porta didietro della casa o visto il nostro parroco che era sulsegrato della Chiesa conle mani il alto e gridava forte gesumio misericordia abbiate pieta del mio popolo il mio popolo sene va tutto e mia detto ame corri vai su nei campi io cio risposto e inutile fuggire e la fine del mondo e lui midisse questo e il bacino del gleno il mio marito non lo videpiu in tutto il giorno io chredevo che laqua lavesse portato via sulla sera tardi lovidi io glio detto sei vivotu e glialtri sonovivi anche loro solo la sorella con lafiglia e marito sono morti io chredo che sara cosi anche lafine delmondo (...).
La sera della vigiglia del disastro ero andata presso la famiglia Franceschetti dell’Albergo la figlia mi voleva tenere per quella sera a dormire con lei ma io non o accettato senza il permesso dei genitori, li o salutati e loro con me anno fatto un mucchio di complimenti mai ricevuti altre volte, io strada facendo pensavo come mai questa volta, arrivata a casa o raccontato quello che mi avevano detto, una sorella inferma nel corpo ma forte nello spirito che pregava sempre io la chiamavo profeta perche indovinava mi a detto ora non li vedrai più, io la notte o quasi mai dormito perche pensavo o che morro io o che morranno loro, la mattina appena ritornata dalla Santa Messa credo le sei e mezzo o sentito un forte rumore che metteva spavento e paura muggiva o pensato subito è il bacino si è sfasciata la diga neghiamo tutti, perché da molto tempo che tutti i giorni pioveva e il bacino perdeva acqua e tutti i giorni si diceva se continua cosi a piovere si sfasciera come lo aveva detto il Franceschetti Franco pochi giorni prima che si trovava a Iseo se continua cosi a piovere mi pescherete qua a Iseo, cosi è avvenuto lanno pescato cadavere proprio a Iseo, io non o mica fatto le scale andare di sopra a prendere la sorella inferma perche pensavo di non fare a tempo di scappare o lasciato perfino gli zoccoli in cucina e via di corsa sei o sette metri poi le gambe non vanno più avanti ero vicina a un muricciolo continuavo con le mani attacarmi credendo di salire andar su per i campi ma rimanevo sempre ferma perche le gambe non camminavano più, dopo un po’ di tempo sono salita sui campi e guardavo il paese che non cera più solo un lago di acqua sporca si credeva la fine del mondo, non si conosceva più si chiedeva chi sei tu e tu chi sei non ai visto mio fratello sorella babbo mamma si credevano at Azzone, ma molti glirano stati travolti dalle acque.
Non so di che cosa siamo cibati in quel giorno li perché non si sentiva più la fame subito sono accorsi i fascisti a prestare soccorso raccogliendo cadaveri le strade erano attoppate di materiale per molti giorni se si recava alle scuole si saliva su su poi giu non si poteva camminare la sera non si è andati a dormire perche si aveva paura tutti per terra allungati sul pavimento credendo di dormire ma non si poteva dormire dalla paura presa la nostra stanza era gremita di gente che piangeva che raccontava due bambine quasi soffocavano avevano la bocca piena di palta e col cucchiaio le abbiamo salvatetutti i giorni se ne parlava e tutte le volte che se ne parlava per molti anni almeno me mi prendevo il male di testa bisognava che li facessi tacere a quelli che sentivo raccontare, una donna che le era portata via tutta la famiglia non piangeva ma rideva rideva in Chiesa cera la statua della Madonna che si stava facendo la novena il parroco appena visto a fatto il segno di croce e l’acqua che andava verso la Chiesa e il camposanto a spassar via a cambiato strada andando giù pel fiume la mattina il giorno dopo alla S. Messa tutti piangevano e il parroco non poteva dire la Messa che a dovuto dire di tacere, poi durante la mattina cè stato il Rè i facisti ci anno detto di battere le mani ma lui non a voluto era tutto mesto ci a detto qualche buona parola, poi per qualche mese cianno dato da mangiare cerano delle brave suore che lo cucinavano, una donna Milesi Giuseppina si era sognata la notte prima la vigiglia che sarebbe venuto giu il bacino e non voleva stare in paese quella sera ma suo marito e suoi figli lanno contradetta, dicendo si ragiona tutti i giorni te le sei messo in mente avendo la casa vicina al fiume sono stati spassati via tutti con la casa i morti facevano pietà tutti svergolati sporchi di palci a creta attorciati in qualche lensuolo straccio sporco quello che trovavano per coprirli qua nel nostro cimitero ce ne sono solo tre della famiglia Piantoni nella capella, gli altri essendo allora il Cimitero piccolo quelli del Comune di Azzone li anno portati at Azzone e gli altri sepelliti a Colere della nostra famiglia nessuna vittima, ma molti parenti dopo 33 anni mi sembra sentire ancora il rumore di quella mattina.
Mio fratello si trovava in Piamonte a lavorare a saputo sul giornale ildisastro del Gleno, che si erano salvate solo cinque persone pensava forse chissa una della mia casa si sarà salvata si è messo subito in viaggio e arrivato i carabinieri non lo lasciavano passare perche sera tarda e il fiume ancora grosso con delle passarelle provvisorie che affondavano nell’acqua. A detto che lui era del paese altrimenti non lo volevano lasciarlo passare, si è fermato a chiedere notizie in unaltra casa. Io saputo che era arrivato sono andata a vederlo lui appena mi a visto mi a abbraciata chiedendomi almeno tu sei salva perche sul giornale che aveva diceva che soli cinque persone si erano salvate quel giornale lo tenuto per parecchi anni poi lo bruciato.
Per parecchio tempo siamo rimasti senza luce i fascisti la sera giravano con le torce a vento che mettevano paura quando si mettevano al lavoro si sentiva una tromba a suonare come fossero stati tanti soldati.

(Tratto dal libro "Da Collere a Colere" a cura di Angelo Bendotti - Amministrazione Comunale di Colere - Associazione editoriale: Il Filo di Arianna)

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