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Le
miniere di Manina
Il complesso minerario della Manina è situato in Valle di Scalve,
all’estremo nord-est della provincia di Bergamo. La coltivazione di queste
miniere di ferro, unitamente a quelle situate nel limitrofo territorio del
comune di Schilpario, viene fatta risalire ad epoca romana. Alcuni storici
sostengono che vi si traducessero i “damnati ad metalla”, anche a motivo
della separatezza di questa Valle, circondata da una corona di montagne ed
accessibile solamente attraverso valichi impervi, essendo lo sbocco naturale
reso impraticabile dall’orrido che attualmente viene denominato “Via Mala”,
lungo il quale fu realizzata l’omonima strada di collegamento con la Valle
Camonica solamente dopo il 1860. Le ipotesi intorno al periodo delle
primitive coltivazioni hanno qualche fondamento, considerato che è stata
accertata la presenza di una colonia romana a Clusone. L’intera area
circostante – la Valle del Riso, l’alta Valle Seriana e quindi la Valle di
Scalve – è stata caratterizzata dalla presenza di numerosi complessi
minerari non solo ferriferi, ma è noto, ad esempio, che nel territorio di
Ardesio furono attive anche alcune miniere d’argento. La zona mineraria
della Manina, così denominata dall’omonimo valico a quota 1799 s.l.m., che
collega Scalve con la Valle Bondione, è situata sui due versanti denominati
rispettivamente Blesio e Flesio. Fino al 1927 apparteneva rispettivamente ai
comuni di Oltrepovo e di Lizzola. Intorno al 1880 l’area mineraria aveva
un’estensione di circa 30 ettari [...]
tratto da: A 1750 metri sul livello del mare Le
miniere di Manina, di Agostino Morandi
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Valbondione
(tratto da: Una valle da vivere tra natura storia e arte. Associazione
Sophia, Comune di Valbondione)
Il comune di Valbondione (850-3050 m.s.l.m) si trova 52 km da Bergamo. E'
costituito essenzialmente da tre grosse borgate (Fiumenero, Bondioe e
Lizzola) e da diversi altri piccoli nuclei quali: Mola, Gavazzo, Dossi,
Redorta, Malsana e Valbona, questi ultimi tre frequentati solo nei fine
settimana e durante le ferie estive.
Il capoluogo è Bondiole dove si trovano il Comune, la Chiesa Parrocchiale di
S.Lorenzo, la farmacia, l'Ufficio turistico, la Biblioteca Civica, le
Banche, le Scuole, ecc…Il paese è circondato da prati e boschi nel cuore
delle Orobie, ai piedi di alte montagne tra le quali vi sono i 3000 che
rappresentano le mete più ambite degli appassionati: Pizzo Coca, Pizzo
Redorta e Punta di Scais.
Cinque rifugi alpini (Burnone, Coca, Curò, UEB/Consoli e Barellino) sono
raggiungibili dalla Valbondione e costituiscono i punti d'arrivo di
escursioni e contemporaneamente basi di partenza per innumerevoli altre gite
verso vallate alpine, cime laghetti che ingemmano ed ingentiliscono il
paesaggio. Nei boschi, sui pascoli, sulle rocce delle montagne che
circondano Valbondione l'escursionista può imbattersi in camosci,
stambecchi, lepri, ermellini, marmotte.
Nel cielo a volte può scorgere il volo del gallo forcello, della coturnice e
anche quello maestoso dell'aquila reale. Valbondione è anche il paese delle
cascate, torrentelli e vallette ne formano innumerevoli scorrendo sugli
scoscesi pendii delle montagne: ricordiamo quella che il Bondiole forma a "DUCH",
poco sotto Zizzola quella formata dalle valli di Coca e di Fuga, quelle che
il Serio forma tra Maslana e Beltrame (Gorgo del Cane e Gorgo dei Fondi) e
la più maestosa comunque è quella che il Serio forma a monte di Maslana che
si può ammirare solo alcune volte l'anno: l'apertura più importante e
tradizionale ha luogo la terza domenica di luglio.
Numerose le bellezze artistiche che il paese conserva nelle sue chiese:
rimandiamo in merito a queste, così come per la storia di Valbondione ai
numerosi volumi pubblicati in questi ultimi anni.
Bondiole, Lizzola e Fiumenero sono i punti di partenza di escursioni.
Cenni storici
L'attuale comune di Valbondione comprende gli ex comuni di Bondiole (attuale
capoluogo), Lizzola e Fiumenero. Le origini dei tre centri non si conoscono.
E' probabile che, come la maggior parte dei paesi della nostra valle, essi
siano sorti da antiche genti riparate in questi posti poco accessibili per
sottrarsi ai massacri e alle rapine delle tribù guerriere.
Il più antico dei borghi dovrebbe essere Lizzola essa ha contrade
denominate: Ebondì, Cantone, Casa Oberti, Piazza e Cima case, poco distanti
fra loro. A Lizzola vennero valorizzate moltissimo le miniere di ferro,
impiegati ai lavori in caverna erano i cosiddetti "Damnata ad Metallam".
Fiumenero, altro centro abitato del Comune di Valbondione, prende il nome
dal fiume che lo attraversa confluente nel Serio. La vicinanza del forno di
fusione della contrada di Gavazzo e l'esistenza di una fucina di riduzione
erano le uniche fonti, che davano lavoro ai 170 abitanti.
Fiumenero fu anche sede di persone ragguardevoli, padroni di quasi tutte le
miniere dei dintorni.
Bondione, che dei tre centri è il più importante, sorge al fondovalle su
entrambe le sponde del Serio. Anticamente la zona non era come oggi, situata
sul fondovalle, ma sulle pendici di Redorta, dove sono tuttora visibili le
baite e la famosa chiesa distrutta, pare, da un terremoto.
Malsana, anch'essa in parte distrutta da una frana. Oltre ad un gruppo di
baite ristrutturate, si può osservare l'alveo di un antico canale romanico,
distrutto nel 1630 da una frana staccatasi dal Monte Pinnacolo. In questa
zona si possono inoltre ammirare le famose cascate del Serio 315 metri le
più alte d'Italia. In gallerie scavate a scalpello, nelle antiche miniere di
Colle e Pomolo, si trovarono scalpelli, punte e mazze di sicura origine
romana.
Nel Medioevo, distrutte Redorta e Maslana si cominciò gradualmente la
trasmigrazione verso il fondovalle. Il primo documento reperito sul paese di
Bondione risale all'agosto 774, riguardante una notifica di Carlo Magno,
mediante la quale venivano donati alla canonica di S.Martino di Tours
diversi poderi delle Valli di Scalve e Seriana. Del 957 vi è un diploma
dell'imperatore Ottone II con il quale si concedevano la Valbondione e tutta
la Valeriana in giurisdizione ai vescovi di Bergamo. Poco più tardi, nel
1000, Valbondione passò alle dipendenze di un Console, che la popolazione
dovette accettare come suo principe.
Le vicende tra Guelfi e Ghibellini recarono lutti e devastazioni; nel 1361
la pestilenza fece molte vittime. Il 2 ottobre 1427, Valbondione si
sottomise spontaneamente alla Repubblica di Venezia, che concesse a tutta la
zona grandi privilegi.
Bondiole, Fiumenero e Lizzola furono fedelissimi sudditi della Serenissima.
Durante la dominazione veneta, le miniere di ferro della zona furono
nuovamente sfruttate su vasta scala, sorsero due forni: uno della contrada
detta Torre; in quanto su un grande masso anticamente vi era una torre.
l'altro a Gavazzo. Nel 1516 Valbondione entrò a fare parte del "Gran
Consiglio di Scalve ", il cui capoluogo era Vilminore. Nel 1795 i Francesi
invasero la valle Seriana, con Napoleone furono aggravate le tasse, fu
asportata l'argenteria delle Chiese Parrocchiali e fu depredato quanto era
possibile portando miseria e fame nella popolazione.
Caduto Napoleone, nel 1815, si passò sotto la dominazione austriaca; in
quell'anno scoppiò una tremenda pestilenza, che decimò la popolazione.
Neppure la dominazione austriaca fu portatrice di benessere per la
popolazione. Il 4 luglio 1859 la popolazione, stanca del governo austriaco,
fece domanda d'annessione al Regno di Vittorio Emanuele II. Dal 1870 fino
alla guerra mondiale la vita del paese si sviluppò pacifica e tranquilla. in
questo periodo si trovò lavoro in paese o nelle vicinanze, in miniera, negli
altiforni o nei boschi. L'emigrazione, anche temporanea, era quasi
scomparsa. Negli anni '20 si intensificarono i lavori di perforazione e di
sbarramento per l'installazione degli impianti, per la produzione d'energia
idroelettrica, che terminerà nel 1930 con l'entrata in funzione delle
centrale Dossi. Nel 1927 avvenne l'unificazione dei tre comuni. |