Comunità Montana di Scalve - Biblioteca Comunale di Colere
"Lazzaro Bendotti, un fotografo montanaro"
mostra fotografica dal 3 al 26 agosto 2001
Cesulì     Colere (BG)

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Foto della presentazione della mostra al Cesulì di Colere

PRESENTAZIONE

"Bendotti Lazzaro figlio di Bendotti Giovanni fu Giacomo della famiglia "Mandrilì" e di Lazzaroni Giovanna della famiglia "Bete". Nato il 25 Luglio 1875 a Colere, quarto di dieci fratelli di cui sei morti in tenera età.
All'età di diciotto anni intraprese il mestiere di rivenditore di mercerie in valle e smise nel 1898 ed emigrò in Svizzera col fratello in cerca di lavoro e vi rimase fino al 1901 quando, a causa di un infortunio sul lavoro dovette rimpatriare. Nel 1918 il 28 settembre si sposò con Belingheri Maria di anni 22 famiglia "Falacc". Nacquero 7 figli, 5 femmine, 2 maschi.
Nel 1925 emigrò nuovamente per la Svizzera per la costruzione di una diga. Nel 1928 lavorò per la costruzione di un pozzo alla Cantoniera della Presolana. Nel 1930 ripartì per la Svizzera dove dopo due giorni ebbe la tragica notizia della morte della figlia Adele di armi due e mezzo, caduta in una pentola di acqua bollente. Negli anni successivi non potendo più emigrare dedicò il suo tempo alla fotografia sua passione fin da giovane, cercando così di tirare avanti la famiglia, fino al giorno della sua morte avvenuta a Colere il 10 aprile 1941".
In queste scarne note, redatte dalla nipote Giovanna, sono scandite le date più importanti della vita di Lazzaro Bendotti, singolare figura di autodidatta, cronista attento degli avvenimenti salienti della sua comunità, fotografo sensibile e preparato. Non conosciamo con precisione l'inizio di tale attività, ma sicuramente già nei primi anni del Novecento è curioso della riproduzione delle immagini e delle varie tecniche.
Non è fotografo che improvvisa, che lascia molto al caso, anzi, è attento al dettaglio e registra con pignoleria gli esiti di ogni scatto: questa cura quasi ossessiva lo fa eccellere nel ritratto. Muovendosi tra i suoi conterranei, dotato di quella "scienza colta" che è l'amore al luogo in cui si è nati, alle persone, alle cose, alle favole di cui si sono intrise l'infanzia e l'adolescenza, Lazzaro Bendotti costruisce un mondo di immagini dotato di una concretezza che le parole per se stesse non hanno.
Le immagini presentate in questa mostra sono un'eloquente testimonianza di abitanti abituati a vivere in un mondo povero, essenziale, silenzioso, solitario, ma anche di sana vitalità, solidarietà istintiva, partecipazione comunitaria. Immagini, in alcuni casi, dure e spietate, che rivelano comunque la cifra poetica e artistica che anche la povertà e la subalternità hanno in serbo per coloro che vogliono e sanno leggere le apparenze.
L'allestimento della mostra propone una galleria di ritratti, non statici, quasi invitandoci a percorrere la distanza che ci separa da quel mondo e da quel tempo, per ritrovare nei volti dei tanti che non abbiamo potuto conoscere, ma che ci sono comunque familiari, il senso profondo delle cose, così come Lazzaro Bendotti lo scoprì con la sua macchina fotografica. 
Angelo Bendotti

E' aperta a Colere, presso la suggestiva chiesetta del Cesulì, la mostra fotografica "Lazzaro Bendotti, un fotografo montanaro". L'iniziativa è curata dagli Assessorati alla Cultura e al Turismo della Comunità Montana di Scalve in collaborazione con l'Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e la Biblioteca di Colere.
Nato nel 1875 a Colere da famiglia di umilissime origini, Lazzaro Bendotti ha contribuito con le sue fotografie ad aprirci uno squarcio sulla vita della Valle di Scalve di inizio secolo.
Come nei dipinti di Van Gogh, anche nelle lastre di Lazzaro Bendotti si può trovare quel grande senso di dignità e di fierezza che soltanto i volti della gente povera riescono a trasmettere.
Oltre alle fotografie si potranno vedere anche i taccuini originali, gentilmente concessi dalla famiglia, su cui il Bendotti scriveva incessantemente i suoi appunti. Un "cronista" preciso e meticoloso, che annotava grandi e piccoli eventi della Val di Scalve: dalla caduta della diga del Gleno al prezzo del fieno nel 1923.
Un bel viaggio indietro nel tempo, reso ancora più piacevole e interessante dalle belle sensazioni che l'antica chiesetta del Cesulì riesce a trasmettere al visitatore.
La mostra è aperta dal 3 al 26 agosto tutti i giorni tranne il lunedì con i seguenti orari: 20,30/22,30.
Nei giorni festivi anche dalle 15 alle 17. L'ingresso è gratuito.
Ezio Belingheri

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