MADONNINA di COLERE
COMITATO PER LE CELEBRAZIONI DEL 350° ANNIVERSARIO DELL'APPARIZIONE DELLA MADONNINA DI COLERE
C/o Parrocchia di Colere - Via del Camposanto 5 - 24020 COLERE -  Addetto Stampa Tel. 035 964011
Dott. P. Damaso da Clusone
O. F. M. Cap.
Santuario della Madonna delle Fontane
detta Madonnina
venerata in Colere (Prov. Di Bergamo)
Ricordo del III° centenario dell'Apparizione e della solenne incoronazione della Madonna
Edizioni "Lux de Cruce"

INTRODUZIONE ALLA TERZA EDIZIONE

Le grandiose feste del terzo centenario dell'apparizione con l'incoronazione dell'immagine miracolosa hanno certamente lasciato una profonda impressione di santa letizia e di ardente devozione. E' appunto per conservare a lungo questi sentimenti che pubblichiamo questa terza edizione. Di nuovo c'è solo la descrizione delle feste centenarie.
Milano, 8 dicembre 1954 - Chiusura solenne dell'Anno Mariano.
Dott. P. DAMASO DA CLUSONE
O. F. M. Cap.

Capitolo primo
IL LUOGO DELL'APPARIZIONE

Il passeggero, che salendo da Castione della Presolana giunge alla Cantoniera, ha subito innanzi a sè un meraviglioso panorama: è la valle di Scalve, territorio eminentemente alpestre, recinto da alte catene di monti che nel suo insieme forma un paesaggio suggestivo.
Gli speroni delle montagne ricoprono qua e la, con lo smeraldo dei pascoli, le tinte rossastre delle rupi. I boschi di pini, di faggi, di abeti si arrampicano sugli erti pendii. In alto, le vette dolomitiche si stagliano nel cielo. Giù nella valle, il fiumicello Dezzo si apre un passaggio nel profondo e angusto canalone che si è scavato attraverso i secoli nella gola rinserrata fra le vette alte e rocciose.
La è Schilpario, circondato da boschi, lambito dal Dezzo, noto per la sua industria alberghiera. Qui è Vilminore con la sua Chiesa e con campanile monumentale, con gli avanzi di una antica torre, col vecchio Palazzo Pretorio, dal portico ampio dove si radunava il Consiglio della Valle. E' un piccolo paese tranquillo e pittoresco, che ha l'aspetto di cittadina in miniatura più che un villaggio alpino. Poi Bueggio, Azzone, ecc..., tutte borgate sparse qua e là nel fondo della valle o aggrappate sul pendio delle montagne che hanno la loro storia, i loro nomi, le loro grandezze.
A sinistra si intravede Colere. Sorge alle pendici della Presolana che, con le sue rupi giganti e i suoi precipizi paurosi sembra schiacciare i caseggiati. Questo paese si gloria soprattutto di una cosa: che la Vergine sia apparsa sul proprio territorio; ed è particolarmente geloso del suo Santuario per il quale ha profuso in ogni tempo, con gioia, quanto aveva di meglio.

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La Valle di Scalve (prima del sec. X Valis Decia dal fiume Dezzo, che la percorre), oltre i territori degli attuali Comuni di Azzone, Colere, Schilpario e Vilminore, anticamente altri ne comprendeva, che poi cessarono di farne parte: la Valle di Belviso sino al sec. XIII, la parte più alta della Val Seriana (Lizzola, Bondione e Fiumenero) sino al sec. XIX, mentre i confini della Valle stessa, a sud-est non furono fissati che nel 1682 dopo una causa, che datava dal 1018, colla comunità di Borno.

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Non si hanno notizie sicure sull'etimologia dal celtico "schalf " (fessura) in quanto alla Valle si accedeva per l'orrida spaccatura del Dezzo, altri vuole che la Valle così si denominasse dopo che le sue selve, per causa ignota, vennero "scalvate" (diramate).

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Migliori notizie non si hanno riguardo i primi abitatori. Certo la Valle era conosciuta all'epoca romana nella quale vi erano esercitate la pastorizia e, per quanto in modo rudimentale, 1'agricoltura e quindi l'industria mineraria. Può affermarsi però che la stabilità della popolazione si effettuò solo all'epoca delle invasioni barbariche, prima delle quali la germanica, mentre il numero degli abitanti poi andò aumentando per l'affluire di vinti e di proscritti che, per vicende di guerra e politiche, erano costretti ad un asilo sicuro quale poteva offrire la Valle per la sua posizione topografica.

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Beorgor, re degli Alani, sceso in Lombardia nel 468 d. C., fu vinto sotto Bergamo da Ricimero; fuggiasco, fu raggiunto e preso alle pendici della Presolana, donde il nome di quel monte.
Braudelengo, longobardo e signore della Valle, fece atto di sottomissione a Carlo Magno, ma non per questo il dominio franco potè stabilirsi nella Valle (al contrario di quello longobardo) senza contrasto e se non dopo lunga resistenza, anzi è dubbio se tale dominio ebbe realmente ad effettuarsi.
Carlo Magno nel 774 donava all'Abbazia di S. Martino di Tours parecchi possedimenti della Valle e l'investitura durò sino a quando tali possedimenti vennero ceduti in permuta ad Ambrogio Vescovo di Bergamo nel 1037. Già prima di questo anno però il Vescovo Adalberto era stato investito da Armulfo (894) della Signoria di Bergamo e di tutto il territorio (dominio confermato da Berengario, da Arrigo II (1041) e da Federico Barbarossa, (1156), e cioè del territorio compreso fra la Valtellina, il fiume Adda, il fiume Oglio e la terra di Casalbuttano a sud: in tal modo la Valle divenne completamente soggetta al Vescovo.

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Il dominio di questi però si effettuava di fatto in modo relativo o era dai suoi Scalvini contrastato o mal tollerato perchè nel 1195 la Valle aveva propri consoli e questi ottenevano direttamente da quelli di Bergamo la costituzione in Valle di un borgo franco ove potessero accogliersi i dissidenti del Vescovo e dove i "burgeuses" avessero i diritti riconosciuti ai cittadini di Bergamo.
Nel 1222 il Vescovo Giovanni Toninelli di Novara investiva del fondo di Scalve due rami della famiglia dei capitani di Scalve, salvo la decima al Plebano della Valle con riserva della giurisdizione ecclesiastica di quella sui duelli ecc. A omnes honores et iura argeuti et fodinarum e dietro il compenso di 100 lire imperiali e coll'obbligo del tributo annuo di lire 20.

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Dalla data stessa dell'investitura s'inizia la lotta fra i feudatari e gli Scalvini i quali dopo avere cacciati i Capitani ne acquistarono i diritti di signoria per 1200 lire imperiali coll'obbligo del tributo di 20 lire annue e delle decime al Vescovo di Rergamo; i Capitani rientrarono in Valle in qualità di semplici comunalisti. In tal modo anche legalmente ebbe fine la signoria del Vescovo e la Valle si rese indipendente governandosi come i Comuni rurali allora sorti, e cioè coi consoli assistiti dal consiglio di Credenza prima, quindi col Podestà assistiti dal Consiglio della Comunità.

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Gli statuti, che devono datare dalla metà del sec. XIII se esistevano nel 1235 quelli di Clusone e che subirono poi modificazioni come rilevasi da quelli del 1528 e del 1578, costituivano la legge scritta della comunità e vincolavano l'opera del Podestà; mentre la stessa aveva efficace controllo dal Defensor comunitatis (istituto caratteristico della Val di Scalve) eletto a tutelare le ragioni, i beni e l'interesse del Comune (cap. 14 Coll. I Statuti 1578)

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Nel periodo guelfo-ghibellino, la Valle parteggiò per i Guelfi, ad eccezione della famiglia Capitani, e con quelli della stessa parte delle Valli Camonica e Seriana, sostenne aspre e sanguinose lotte, ultima e maggiore l'assedio e la presa della Torre del Dezzo occupata, per sorpresa, dai Ghibellini Suardi di Bergamo nel 1392.

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Nel 1427, prevenendo Bergamo, la Valle, con quella Seriana, passò spontaneamente sotto il dominio della Repubblica Veneta dopo avere seguito le sorti di Bergamo nei continui rivolgimenti politici nel periodo delle Signorie succeduto a quello dei liberi Comuni.
La Repubblica Veneta riconobbe l'autonomia della Valle e confermò i privilegi a questa in precedenza concessi. Di tali privilegi che contribuirono a rendere sempre più indipendente e ricca la Valle, si ha notizia documentata sin dal 1047 (Enrico III) ma risalgono ad epoca più antica; furono poi confermati e ampliati da Pantaleone Burgense (1243), dal conte Antonio Patavino (1253), da Arrigo di Lussemburgo (1311), da Giovanni di Boemia (1331), da Azzone (1335), da Bernabò (1355) e da Gian Galeazzo Visconti (1385), da Pandolfo Malatesta (1405), dal Conte di Carmagnola a nome del Duca Filippo Maria (1419) e da Bartolomeo Colleoni, per il Duca Francesco Sforza (Clusone 1454), durante la guerra fra lo Stato di Milano e Venezia.

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Nel 1796, occupate dai repubblicani francesi Bergamo e Brescia, la Valle passò sotto il dominio della Francia; nell'anno successivo però, colle altre valli bergamasche fedeli a Venezia, tentò invano di liberarsi dai francesi; conseguenza dolorosa fu la recrudescenza delle requisizioni e delle tassazioni e la cancellazione di tutti i suoi privilegi. Dopo il breve periodo di occupazione austriaca della Lombardia nel 1799, l'anno seguente ritornò sotto il dominio francese e vi rimase sino al 1814 quando, colla Lombardia e col Veneto, passò definitivamente sotto l'Austria, soggetta alla quale restò sino liberazione e all'unione della Lombardia al Regno d'Italia, quando le fu assegnata la circoscrizione amministrativa attuale (1).
(1) Avv. Emilio Gregorio. Cenni storici sulla ValIe di Scalve in La Voce della Montagna - 6 dicembre 1953.

Capitolo secondo
CONDIZIONE RELIGIOSA AL TEMPO DELL'APPARIZIONE

ERESIE E RIFORMA
Le condizioni religiose della Valle sono totalmente legate alla storia della Chiesa. Limitandoci solamente ai tempi che precedono l'apparizione della Madonna a Colere ci sembra di guardare come in una notte profonda. Quel periodo di tempo che va dall'abiura di Lutero alla condanna di Giansenio (1656) rimarrà memorando nella storia della Chiesa e della civiltà per i grandi contrasti che l'hanno caratterizzato per gli urti violenti delle tenebre contro la luce, per gli edificanti splendori della fede contro le demolizioni dell'errore.
E' sempre l'eterna lotta della luce contro le tenebre.
Le passioni umane, alimentate da un rinato paganesimo, servendosi della stampa allora appena nata per la diffusione dei principi più nocivi alla compagine religiosa, cercavano di pervertire le coscienze umane e cristiane. La Chiesa dal canto suo depositaria della verità custode vigile della morale, centro propulsore della grazia e della santità trovava in sè stessa le divine risorse necessarie per affrontare il poderoso problema di una vera e sana riforma.
E' il periodo della lotta accanita dei Santi contro gli Apostati. Lutero, Calvino, Melantone, Giansenio e loro affiliazioni travolgono nel vortice della ribellione e dell'errore intiere popolazioni. S. Carlo Borromeo che partecipa al Concilio di Trento, riesce a portare nella Lombardia una sana riforma. Il nuovo Credo dettato e professato dai novelli falsi profeti getta nell'umanità segni nefasti di cui i posteri raccoglieranno i frutti avvelenati. Il Concilio di Trento e tutti i Padri che vi parteciparono riescono a dare al mondo tutto una sana riforma nei costumi e nella morale (Mons. Agostino Saba: Storia della Chiesa - Vol. III - Parte seconda).

SEGNO DELLA VITTORIA
Ma il segno della vittoria, scelto da Dio nel tempo a predire i trionfi eterni è sempre l'identico. E' quello predetto ai progenitori nel paradiso terrestre, predetto da Isaia profeta ad Achaz, quello visto in cielo da Giovanni a Patmos: Maria.
Maria SS. fu sentinella vigile sugli spalti della sua terra diletta: scolta insonne e indomita, come nel vaticinio dei biblici canti. Appena concluso ad Almenno (1506) il ciclo quattrecentesco di manifestazioni prodigiose, inizia col pianto presago di Bratolongo (1511) nuovo poema di amore. "Credete in me ed io crederò in voi". Ed in tale inesausto riscontro di entusiasmi, promuove, come in nessun altra terra, assistenza continua, soccorso evidente.
Accende fari illuminanti di rinnovata fede; crea centri di penitenza, di preghiera, di propulsione; strappa alle Bolle sorgenti sanatrici: sull'Alben (1504), sui Colli d'Erbia (1550), nella Foppa di Gerosa (1558), a Stezzano (1586); sparge stelle in B. S. Caterina (1602) e ad Ardesio (1608) scuote, anima, incita i Suoi figli, conforta con incessanti grazie.

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La cattolica Valtellina fu in guerra coi Signori delle tre Leghe dal 1518 fino oltre il 1600; più di cento anni, e fu chiamata appunto la "guerra dei cent'anni". I Signori delle Tre Leghe avevano per programma l'espansione dell'errore protestantico e a loro era stata data la Valtellina. Fu una guerra di sconfitte e di rivincite d'ambo le parti. A Tirano il 19 luglio, a Grossotto il 18 dello stesso mese ed anno 1620 avvenne un macello di 600 vittime che si chiamò il "sacro macello". I Cattolici, fra i quali vi erano Sacerdoti e Frati, al grido di "Viva la Romana Fede" erano piombati sugli eresiarchi.
Dalla Valtellina i Protestanti tentarono di penetrare anche nella Val di Scalve attraverso i passi del Belviso e del Venerocolo. Ma il popolo di Scalve, che nella sua generalità conservava una fede incrollabile, una generosa fedeltà alla Chiesa e una sincera devozione alla Vergine, appena s'accorse del pericolo, insorse e fece buona guardia alle vette e ai valichi, compiendo non rare volte atti di eroismo in difesa della fede e della Religione.
L'eresia non potè prendere piede nella Valle. E la Vergine Santa, come a premio a tanta fedeltà e a protezione contro i pericoli futuri si compiacque di apparire visibilmente ed aprire anche in questa Valle una miracolosa sorgente di prodigi e di grazie.

Capitolo terzo
APPARIZIONE DELLA MADONNA

Giovedì, 2 luglio 1654!
E' il giorno luminoso che segnò per la parrocchia di Colere e per tutta la Valle di Scalve il principio di una serie ininterrotta di grazie e di miracoli. Giorno santo che fece della Madonnina un Santuario visitato da Vescovi e santi e da centinaia e migliaia di fedeli che vi si recano in pellegrinaggio e pregano fervidamente la Madonna, sicuri di essere esauditi.
L'apparizione della Madonna, per Colere e per tutta la Valle fu come una schiarita dopo un pauroso temporale.
Duravano ancora infatti le conseguenze della grande peste del 1630-31 così bene descritta da Alessandro Manzoni nel suo romanzo "I Promessi Sposi". Le cronache della Valle ci riferiscono: "nel 1630-1631 ci fu nella Valle la peste. Se in tutta la Lombardia operò stragi, nella nostra valle fece un vero sterminio".
Molte terre rimasero incolte. Chiuse le miniere, i forni e le fucine che davano pane e vita alla valle e che avevano portato la popolazione da sette a dodici mila: cifra mai raggiunta.
I Paesi erano rimasti quasi deserti; certe contradelle come Magnù, Legna, Fontone, Fucine Caio, Ronchi di Vilminore e altre a Bueggio e a Schilpario furono completamente spopolate.
I numerosi cimiteri che affiorano a tutt'oggi ci possono dare una pallida idea del terribile flagello che, spopolando intere contrade, ridusse i superstiti ad un magro manipolo.

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Fu appunto poco dopo questa desolazione che la Santissima Vergine volle portare con la sua Apparizione e col miracolo una ondata di gioia e di santa speranza.

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La mattina del 2 luglio un pastore di Borno, Bartolomeo Burat (1) a buon'ora partì da casa sua (forse nei pressi di Salven o Paline), con il suo gregge, e valicato il giogo del Giot, scese ad Azzone poi al Dezzo. Pagato ivi una piccola tassa, proseguì lungo il Dezzo verso l'alta Val di Scalve.
Il suo aspetto era abbastanza buono, ma una malattia insidiosa, la tubercolosi, minava la sua vita. Una tosse secca secca, che di tanto in tanto lo tormentava, sembrava facesse contrasto con la statura robusta e la faccia abbronzata del pastore.
Giunse poco dopo al luogo detto "Fontane". Ivi la Valle si biforca e l'un ramo conduce a Schilpario e l'altro alla Manina. Vi erano alcune fontanelle (che davano appunto il nome al luogo) e una Cappellina in cui era dipinta la Madonna con Gesù in braccio.
Si fermò col suo gregge. Era terribilmente stanco. Quando ecco uno sbocco di sangue, un secondo, un terzo, un altro ancora.
Si vide perduto, anche perchè il luogo era deserto; le prime case lontane. Appoggiato al suo bastone, sollevò gli occhi supplichevoli alla Vergine Santa che sembrava lo guardasse dalla sua Cappellina, e... meraviglia!, accanto alla Cappella vede una nobile e fulgente Signora che gli sorride. La visione si avvicina, china la mano nella fontana, sfiora la sua fronte ed esclama: "Fa cuore, caro figlio, sei guarito".
Al momento del miracolo altri erano sopraggiunti che casualmente venivano a dissetarsi colà. Il Curato di S. Andrea Don Duci di Bareggio e due altre persone; è tradizione che fosse un avvocato col suo servo.
Bartolomeo Burat è come fuori di sè per lo stupore e per la gioia. Un sogno, un'allucinazione? No, no, fu proprio la Madonna, la cara Madre di Gesù che l'ha toccato con la mano bagnata dell'acqua delle fontane, che gli ha parlato, che l'ha guarito. Si sente come un altro uomo, pieno di forze e di salute, perfettamente ed istantaneamente guarito.

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Felice coincidenza! In quel giorno, 2 luglio, la Chiesa Cattolica celebrava ovunque la "Visita di Maria Vergine alla sua cugina Elisabetta" ed ecco che Maria Santissima in quel giorno e forse nella stessa ora in cui incontrò Elisabetta, visita il povero Bartolomeo Burat, lo guarisce miracolosamente e fa del luogo detto "Delle Fontane" una sorgente meravigliosa di prodigi e di grazie.
Fortunato pastore, Bartolomeo Burat! Ma fortunata anche tu o parrocchia di Colere! Fortunata anche tu ,Valle, di Scalve!
La Vergine Santa con l'apparizione alle "Fontane" vi ha dato un pegno della sua particolare predilezione e ha disposto che il giorno in cui si commemora la sua Visita alla sua Cugina Elisabetta, sia per voi un giorno particolarmente sacro e vi assicuri che Maria vi ama, vi predilige, vi vuol beneficare.
Come altri popoli fortunati e privilegiati potrete ripetere con verità le parole del Salmo 64:
Visitasti terram
Et inebriasti eam.
O Maria, hai visitato questa nostra terra e l'hai inebriata di grazie e prodigi.
E dopo aver pregato nel Santuario della "Madonnina" potrete esclamare con gran senso di gioia e di speranza: Adoravimus ubi steterunt pedes eius.
Abbiamo adorato il Signore e abbiamo pregato proprio là dove Maria Santissima pose i suoi piedi.

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La notizia del fatto meraviglioso e delle grazie operate in seguito fu tramandata oralmente, finchè il Parroco di Colere Don Giovanni Magri ne scrisse una memoria nel 1736 che in seguito venne consegnata in Curia Diocesana dove tuttora si conserva al Faldone n. 92 che riguarda appunto la Parrocchia di Colere.

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Nell'anno 1654 c'era sulla cattedra di San Pietro il santo Pontefice Innocenzo X (1644-1655) e governava la Diocesi di Bergamo Mons. Luigi Grimani, patrizio veneto (1633-1656).

(1) Nell'Archivio parrocchiale di Borno non si trovano simili cognomi. D. Arici pensa che il Burat fosse oriundo dalla Valle Cavallina ove simili cognomi sono frequenti. L'opinione più probabile è che il Burat soggiornasse a Borno benchè nato in altro luogo.

Capitolo quarto
DEVOZIONE DEI FEDELI - GRAZIE E MIRACOLI - IL SANTUARIO

La notizia dell'Apparizione della Madonna alle Fontane e del Miracolo ivi compiuto si sparse in breve per tutta la Valle e per le regioni vicine. Dovunque diffuse un grande gaudio spirituale ed un senso di serenità e di pace.
Da per tutto era un parlare del fatto meraviglioso. A molti era noto il buon Bartolomeo Burat. Il vederlo istantaneamente guarito suscitava in tutti una grande meraviglia. Gruppi di devoti incominciarono a recarsi in pio pellegrinaggio al luogo santificato dalla presenza di Maria. I devoti e i pellegrinaggi affluivano non solo dai paesi della Valle di Salve, ma anche dalla Valtellina, da Valbondione, dalla Valcamonica e dal piano.
Si fermavano lungamente a pregare, si chinavano a baciare la terra ove Maria SS.ma aveva posto i suoi piedi, bevevano dell'acqua che la Vergine Santa aveva toccato con le sue sante mani non senza infondervi una particolare virtù sanatrice, e ne portavano a casa specialmente per gli ammalati.
La pietà e la fiducia dei fedeli non rimase delusa. Maria Santissima fin dai primi giorni operò singolari prodigi e grazie straordinarie in favore di quanti la invocavano in quel luogo da Lei santificato.
"Una prova delle molteplici grazie e miracoli è senza dubbio il fatto della costante e sempre crescente devozione e affluenza, come pure le elemosine ivi offerte con le quali si potè costruire il Santuario". Così è scritto nella relazione conservata nell'Archivio diocesano di Bergamo.

FINE DELLA LITE TRA SCALVE E BORNO
Fra le tante grazie operate dalla SS. Vergine, dopo la sua apparizione alle Fontane, si deve senza dubbio mettere la composizione pacifica di una lunga lite tra Scalve e Borno. Era incominciata nel 1091, per il possesso ed i confini del Negrino, montagna ricca di vaste abetaie e di buoni pascoli, posta fra l'una e l'altra comunità.
Nonostante i frequenti interventi e decisioni delle Autorità superiori, questa lite esecranda continuò per secoli dando occasione ad atrocità e delitti. L'odio vicendevole era tramandato di generazione in generazione.
Dopo l'apparizione della Madonna alle Fontane, Scalvini e Bornesi si trovarono assieme a pregare fervidamente davanti alla Madonna. Ai piedi di Maria gli animi piano piano si chetarono. Il 15 marzo del 1682, con una semplice sentenza arbitrale, si fissarono pacificamente i confini e si ponevano i termini che sono ancora quelli che attualmente esistono fra i due territori.
Ciò che gli uomini in seicento anni non avevano potuto ottenere con ricorsi e sopraricorsi e interventi, l'ottenne Maria con la sua materna bontà e liberalità. D'allora in poi sentimenti di reciproca benevolenza legano per sempre Scalvini e Bornesi.

COSTRUZIONE DEL SANTUARIO
L'afflusso dei devoti, la generosità degli offerenti suggerirono presto l'idea di edificare un Santuario sul luogo dell'Apparizione. E il santuario sorse dalle linee semplici ed eleganti insieme.
Un bell'affresco riproduceva il fatto dell'apparizione.
La Vergine Santa era ivi invocata col titolo di "Madonna delle Fontane". Ben presto diverme comune anche quest'altro titolo "Madonnina".
Per i milanesi la "Madonnina" è la statua della Vergine che dalla guglia più alta del Duomo vigila e protegge la grande città di Milano. Per gli Scalvini la "Madonnina" è la Madonna delle Fontane, è la Madonna onorata in quel luogo della sua apparizione, è il Santuario stesso eretto in suo onore.
Quante generazioni hanno pregato, supplicato e pianto in quel Santuario. Quante famiglie raccolte nella propria casetta hanno invocato e pregato la Madonnina! Quanti emigranti, così numerosi a Colere e in tutta la Valle di Scalve, prima di partire si sono inginocchiati davanti alla Madonna e l'hanno poi pregata in mezzo alle loro fatiche, ai loro sacrifici, ai loro dolori e alle loro scarse gioie!
Quante preghiere! Ma anche quante grazie! Tutti i Coleresi e tutti gli Scalvini che hanno passato la quarantina, ricorderanno ancora i numerosi quadretti "Ex voto" che ornavano le pareti di quel santuario, purtroppo distrutto dall'inondazione del Gleno nel 1923.
Gli attestati di grazie ricoprivano le mura del Santuario e della Sagrestia. Erano così numerosi e così vari che il Santuario della Madonnina poteva gareggiare con qualunque anche grande Santuario mariano. Quadri a olio riproducevano strepitosi miracoli e grazie insigni ottenute invocando la Madonnina.

Capitolo quinto
IL I° CENTENARIO DELL'APPARIZIONE

L'anniversario dell'apparizione venne celebrato ogni anno con particolare solennità e grande concorso non solo di tutta la parrocchia di Colere e della Val di Scalve, ma anche delle Valli circonvicine.
Numerosi gruppi di fedeli andava in processione recitando il rosario e cantando le litanie della Vergine Santa.
Durante tutta la giornata una folla di devoti pregava e cantava nel luogo santo dell'apparizione, invocando la protezione della Vergine santa per tutte le necessità della vita spirituale e temporale.
Ma il concorso del popolo, il fervore della preghiera, l'entusiasmo dei canti e la solennità delle funzioni raggiunsero il massimo di religiosità e di splendore nella ricorrenza centenaria dell'Apparizione.

MONS. ANTONIO REDENTI
Reggeva allora la Diocesi di Bergamo Mons. Antonio Redenti. Egli fu Vescovo di Bergamo per ben 42 anni, cioè dal 1731 al 1773. Fu un Vescovo esuberante di pietà e di zelo e di appassionata ansietà nel diffondere il bene.
(Sac. L. Dentella: "I Vescovi di Bergamo"-1939).

PARROCCHIA DI DEZZO
Tra le molteplici opere pastorali di Mons. Redenti, va ricordata la costituzione di nuove parrocchie, allo scopo di dare maggior comodità ai fedeli per compiere i loro doveri religiosi. Avvenne appunto in questo tempo anche la erezione della parrocchia del Dezzo.
Il fiume Dezzo segnava la divisione delle due parrocchie di Colere e di Azzone. Le case dunque che sorgevano di quà e di là del fiume attorno alla Rocca appartenevano a queste due Parrocchie. Bisogna riconoscere che per tali fedeli la distanza della chiesa parrocchiale era piuttosto considerevole a cui si deve aggiungere anche il fatto della difficoltà del viaggio. Perciò nel 1750 il Vescovo firmò il decreto di erezione della Parrocchia del Dezzo. A questa opera cooperò molto il Vicario Generale Don Lenzi, nativo del Dezzo. Egli non solo si interessò che la sua terra natale fosse eretta in parrocchia, ma contribuì molto anche a costituirne il beneficio. (Dott. G. B. Grassi: "Alcune notizie sulla Val di Scalve" pag. 70).
Il Parroco di Colere, Don G. Maria Raronchelli ebbe cura che, nella costituzione della nuova parrocchia, la Madonnina restasse alla Parrocchia di Colere e curò inoltre che alla Parrocchia di Colere fosse riconosciuto il diritto di passare ancora dalla contrada dal Dezzo con la Processione alla Madonnina. Così è scritto nei documenti conservati in Curia.
Gli abitanti del Dezzo non opposero a ciò nessuna difficoltà e conservarono sempre una grande devozione alla Madonnina e nelle diverse occasioni portarono sempre il loro contributo per il Santuario.

IL 18° ANNO DI GIUBILEO
Per lo stesso anno 1750 il Sommo Pontefice Benedetto XIV (1740-1758) indisse l'Anno Santo che poi venne esteso a tutto il mondo nel successivo anno 1751. Mons. Redenti diramò per tutta la Diocesi un fervido invito, eccitando i fedeli ad approfittarsi di tanto tesoro. Egli stesso designò per ogni regione le Chiese che si dovevano visitare processionalmente per tre volte.

2 LUGLIO 1754 - VENERDI'
Come è facile immaginare le sante funzioni del giubileo infervorarono sempre più la pietà dei fedeli e servì quindi a preparare il cuore per celebrare con la massima pietà la ricorrenza centenaria.
Ogni anno il giorno della festa concorre molta gente. Così è scritto nelle cronache.
Questo straordinario afflusso raggiunse il massimo nella data memoranda. Il centenario avvenne in venerdì. Sarà stata concessa la dispensa dal magro? Considerata la disciplina ecclesiastica e la pietà dei fedeli si può rispondere senza dubbio che i fedeli in quel giorno aggiunsero al fervore delle preghiere anche la generosità della penitenza, gioiosamente abbracciata e praticata.

Capitolo settimo
IL SECONDO CENTENARIO

Diverse circostanze contribuirono a rendere solenne la celebrazione del secondo centenario dell'Apparizione.

VOTO DI FAR FESTA AL 2 LUGLIO
Nel 1840 infierì specialmente a Colere una terribile malattia chiamata "febbre maligna" e faceva un'orribile strage. Tutto il popolo, per suggerimento del Parroco Don Bartolomeo Casarini, fece voto solenne di far festa giorno della Madonnina per dieci anni continui. Si raccolse inoltre una somma per la costruzione in marmo dell'altare maggiore che poi venne subito eseguito. La Madonna gradì il voto dei suoi figli e li esaudì, liberandoli interamente dalla terribile malattia.
Passati i dieci anni i Coleresi, grati alla Madonna del beneficio ricevuto, continuarono a far festa il 2 luglio. Ciò che si fa tutt'oggi con immutato, anzi con crescente fervore.

COSTRUZIONE DELLE STRADE
Fino a tutto il 1700 le strade della Val di Scalze offrivano l'impronta di una costruzione selvaggia; mal condotte, ripide, anguste, fangose, mal lastricate, si presentavano a stento anche ai più piccoli ruotanti. Perciò i trasporti si operavano coi muli a basto. Ogni anno si consumavano delle grandi somme per la compera dei muli. La quantità poi di foraggio che veniva consumata dai muli faceva sì che si coltivasse poco grano e si tenessero poche mucche.
Ma finalmente si provvide anche alle strade. Nel 1804 si costruì la strada che da Giogo di Castione (Cantoniera) va fino a S. Andrea. Negli anni successivi fu costruita la strada da S. Andrea a Schilpario che nel 1818 venne dichiarata provinciale.
Venne poi restaurata la strada da Castione in confino con Scalve; a spese poi dei rispettivi Comuni vennero migliorate le vie di comunicazione fra essi e nell'interno dell'abitato. Poco prima del 1854 si costruì una buona strada rotabile da Colere al Castello. (Dott. G. Grasi, opera citata p. 65).
Tutta questa rinnovazione stradale, se facilitò le comunicazioni e il commercio, giovò anche a rendere più facili e più frequenti i pellegrinaggi alla Madonnina e più solenne, per il concorso di popolo, la celebrazione del secondo centenario della Apparizione.

IL VESCOVO SPERANZA
In gennaio del 1854, anno del centenario, veniva consacrato Vescovo e faceva il suo solenne ingresso in Bergamo Mons. Speranza. (Aveva 53 anni, essendo nato a Clusone nel 1801).
Fu un grande Vescovo. Il suo ricordo è ancora vivo in diocesi. Sua caratteristica fu uno zelo instancabile e una fermezza veramente apostolica. Resse la diocesi fino al 1879, cioè per 25 anni. Egli fu pure un grande devoto della B. Vergine e ardente fautore del suo culto. In una lettera pastorale scriveva: "Se in questa città e Diocesi il male non è più grande, anzi se al male sovrabbonda il bene morale, io lo attribuisco al favore speciale di Maria Santissima. Invocata, onorata, festeggiata in tante maniere da noi tutti, ci fu in ogni tempo larga di consolazioni e di aiuto. Venerabili parroci, seguitate ad onorare Maria Santissima, come per il passato con la pompa di un culto molto solenne, ed anche più che per il passato, se le forze lo permetteranno; figliuoli miei dilettissimi, non vi staccate mai da questa Madre amorosissima; in lei ponete una confidenza veramente figliale, e non dubitate, che anche a dispetto delle imperversanti procelle del secolo, arriverete al porto di salute eterna". (Dentella, o. c. p. 496).

DEFINIZIONE DELL'IMMACOLATA
Il Santo Padre Pio IX (1846-78) proprio in quell'anno 1854 aveva indette preghiere speciali per invocare l'assistenza dello Spirito Santo onde procedere sicuramente alla definizione del Dogma che Maria fu immacolata nella sua concezione. Se ciò si faceva in tutte le chiese, molto più si faceva nei Santuari che diventavano meta preferita di pellegrinaggi e luoghi preferiti di preghiera.

2 LUGLIO 1854 - DOMENICA
E giunse il desiderato giorno dell'Apparizione; il 2 luglio che in quell'anno per di più era già festivo perchè domenica.
Fu veramente il giorno di Maria. Il giorno del felice incontro di tutto un popolo con la sua Madre e Regina. Quelli che hanno superata la cinquantina ricordano certamente come i loro nonni ricordavano ancora la solennità straordinaria con cui si celebrò allora la festa della Madonnina. Proprio, secondo le parsole di Mons. Speranza. Si onorò Maria "con la pompa di un culto solenne anche più che per il passato".
La Vergine Santa premiò la fiduciosa preghiera dei fedeli e pellegrini con segnalate grazie e favori. Tra queste va segnalato e ricordato un miracolo tutto simile a quello compiuto dalla Madonna il giorno dell'Apparizione a favore del fortunato Bartolomeo Burat.
Bisogna dire che il miracolo abbia suscitato grande impressione in tutti, perchè nello stesso anno 1854 il Parroco di Colere ne mandava un'ampia relazione al Vescovo Mons. Speranza. Ecco il fatto: Amadio Bellinghieri andava soggetto, come il povero Burat, a varie emottisi. Sembrava condannato per sempre. Fu visitato dai seguenti dottori e professori: Morandi Marc'Antonio residente a Clusone, Mai Angelo residente a Schilpario e da altri dottori. Ma da tutti dopo ogni più accurata diagnosi doveva sentire la triste condanna.
Egli allora si rivolse alla Madonnina e la invocò con viva fede promettendo anche un'offerta. Da quel momento si sentì meglio, anzi guarito completamente. Ma, tardato a mantenere la promessa, fu nuovamente sorpreso dall'antico male. Si pentì della sua infedeltà. Promise di nuovo e la Madonnina lo guarì per sempre.
E' singolare anche il miracolo avvenuto alcuni anni dopo. Nel 1861. Giovanni Bendotti Mandel fu Bartolomeo, affetto da sciatica da due anni, era infermo e inabile al lavoro. In seguito divenne incapace affatto di camminare. Pieno di fiducia nella Madonnina si fa condurre fino al Santuario. Dopo aver pregato, volle rimanere solo per alcuni istanti vicino all'acqua. Era il marzo del 1861. Si spogliò degli abiti e, noncurante del freddo, così nudo si tuffò nell'acqua. Con meraviglia di tutti i presenti che erano accorsi all'udire il tuffo, ne uscì guarito da tutti i suoi malanni.

RINNOVATO FERVORE
Nella relazione conservata nell'archivio diocesano, leggiamo anche le seguenti notizie.
"Non bastando il santuario all'affluenza dei fedeli, si dovette riconoscere la necessità di allungarlo dalla parte che guarda il paese di Dezzo. L'allungamento fu fatto negli anni 1805-66.
Nel 1871 fu fatto e collocato un bel pulpito.
Nel 1872-73 fu costruita la casa attigua che serve di ripostiglio e specialmente per i Sacerdoti che concorrono nel giorno della festa e delle altre funzioni.
Nel 1873, al 25 luglio vi si recarono in pellegrinaggio quelli della Parrocchia di Pezzelo. Il giorno 28 dello stesso mese vi andarono quelli di Colere, e sarebbero in seguito andate le altre parrocchie se il governo della così detta libertà non avesse impedito qui ed altrove i pellegrinaggi col pretesto del colera.
Lo stesso anno in settembre vi andarono in pellegrinaggio vari individui delle due parrocchie di S. Andrea e di Azzone con il loro Parroco.
Il giorno 24 settembre del 1874 si fece un pellegrinaggio solenne di tutta la Val di Scalve per i gravi bisogni della Chiesa Universale.
Si stabilì poi di cantare ancora una S. Messa per tutti i benefattori del Santuario, vivi e defunti. In tal giorno, se è giovedì dopo la domenica in albis o altro a secondo del Parroco locale si tiene anche la congregazione dei Parroci per la soluzione dei casi di morale.

Capitolo settimo
DISTRUZIONE DEL SANTUARIO - RICOSTRUZIONE E DECORAZIONE

La piccola valle ai piedi del monte Gleno (alto m. 2883), nel dopo guerra, venne trasformata in un laghetto artificiale mediante una grande diga costruita all'imboccatura della valle. Il laghetto incominciò ad essere attivato nel 1921. Nelle ultime settimane del novembre 1923 le piogge insistenti riempirono oltremodo il laghetto artificiale. Sotto il peso enorme dell'acqua la grande diga si spezzò e in pochi minuti il laghetto si vuotò interamente. Otto milioni di metri cubi d'acqua si rovesciarono con un fortissimo dislivello per le valli sottostanti seppellendo paesetti, travolgendo su un percorso di oltre dieci chilometri, ponti, cascinali, centrali elettriche.
La valanga d'acqua, alta duecento metri, precipitando da un paese all'altro, produceva un boato enorme; quando investiva le centrali elettriche, prorompevano al disopra delle acque vampate altissime. L'onda titanica, procedendo oltre, lasciava il suolo ricoperto di un alto strato di melma, sotto cui sparivano anche i più approssimativi contorni dei paesi, delle località, dei campanili, delle Chiese, dei cimiteri, più nulla. Dove prima erano ubertose campagne e ridenti località non appariva che il letto di un più vasto torrente.
La catastrofe avvenne alle ore 7,45 di sabato, primo dicembre 1923. Il giorno dopo, domenica 2 dicembre, tutti i giornali descrivevano ampiamente il grande disastro suscitando ovunque una profonda impressione. Fu una gara per correre in aiuto e per confortare i superstiti. Sul luogo si portarono insieme ad altre autorità, Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Marelli; il 3 mattina era sul posto anche Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III. "Un conto preciso delle vittime non è possibile -scriveva il "Corriere della Sera" del 2 dicembre- si parla di 600-700. Il paese più danneggiato e si può dire interamente distrutto fu il Dezzo. Sette furono le centrali elettriche distrutte.
La Madonnina volle seguire la sorte dei più sventurati figli. Il Santuario fu portato via dall'onda travolgente. Là dove tante ghiere erano state innalzate, tante lacrime asciugate, tanti dolori leniti, non restava più che solo un po' di ghiaia, ed alcune pietre dell'Altare quasi ad indicare ancora il posto dell'apparizione e il desiderio di Maria che venisse ricostruito suo santuario. Fu uno dei giorni più infelici della storia di Colere e della Valle.
E' indicibile il dolore che provarono tutti nel dover con statere la totale distruzione del Santuario. Non sapevano capacitarsi di una così improvvisa e totale scomparsa. Tutti vollero portarsi sul luogo per vedere coi propri occhi ciò che stentavano a credere.
Don Silvestro Arici, il vecchio e venerando parroco, che si affrettò a portarsi alla Madonnina, si vide subito circondato da tutto un popolo che guardava muto e con gli occhi pieni di lacrime quella desolazione.

RICOSTRUZIONE DEL SANTUARIO
Ma in quello stesso giorno, unica fu la volontà, unica la promessa di tutti: "Il Santuario risorgerà come era prima e nello stesso luogo di prima".
Il 5 luglio 1925 moriva Don Silvestro Arici, dopo trent'anni di sacro ministero a Colere, 10 come Coadiutore e 20 come Parroco. Fu pianto da tutti perchè fu davvero il buon pastore. Egli aveva favorito molto la devozione alla Madonnina. Quante volte durante la guerra Italo-Turca e poi durante la grande guerra era andato in pellegrinaggio con tutta la popolazione per implorare la protezione della Madonnina su tutta la Parrocchia e particolarmente sui soldati!
Una cosa lo addolorò, particolarmente negli ultimi tempi, il non aver potuto ricostruire la tanto cara Madonnina.
Nell'Agosto dello stesso anno 1925 il Sac. Piantoni Don Luigi, già Curato ad Osio Sotto, si portò a Colere, prima come Economo e poi come Parroco. Al nuovo Parroco la popolazione, nella grande maggioranza, prospettò subito la ricostruzione della Madonnina. Don Piantoni prese molto a cuore la cosa. Si interessò subito delle pratiche già in corso per avere un sussidio dallo Stato e dalla Ditta Viganò la quale doveva in parte riparare i danni recati dal disastro del Gleno.
A mano a mano però che seguiva tali pratiche dovette però persuadersi che si perdeva inutilmente il tempo.
Dopo tanti progetti fatti e rifatti per suggerimento dello stesso Genio civile, della Prefettura ed anche del Ministero dei Lavori Pubblici, dopo tante pratiche e pressioni e raccomandazioni, venne comunicato che il Governo non intendeva dare sussidi per Chiese che non fossero Parrocchiali.
Anche la Ditta Viganò - dopo tante pratiche e lettere - si limitò a dare un contributo di L. 15.000 (quindicimila).
La popolazione di Colere sentì cadere sulle proprie spalle tutto il peso della ricostruzione del Santuario. Ma non si perdette d'animo.
Il 2 luglio del 1926 si celebrò solenne come al solito, la festa dell'Apparizione. Era la terza volta che si celebrava senza il santuario. Per la circostanza fu a Colere il Rev. Sac. Speranza, Arciprete di Villa D'Adda, che era stato Parroco di Colere per 25 anni, prima di Don Silvestro Arici. Egli, rievocando la devozione dei vecchi e i favori della Vergine, esortò con gran fervore i Coleresi ad avere fiducia nell'aiuto della Madonnina e a non tardare oltre la ricostruzione del Santuario.
La sua parola fu accolta come un invito del cielo. Ci si mise subito all'opera. Si raccolse materiale e si fecero collette in paese e in valle. Nei vari paesi si raccolsero L. 400. Dezzo ed Azzone diedero L. 10.000.
In primavera del 1927 si iniziarono i lavori. In cassa c'erano L. 50.000. L'idea era di andare avanti fino ad esaurire quella somma e poi aspettare la Provvidenza.
Si lavorava ad economia coi muratori di Colere diretti da un capomastro veneto, eseguendo il progetto dell'Ingegnere Angelini.
Si continuava la fabbrica sempre con la convinzione di dover sospendere i lavori per mancanza di denaro. Ma le offerte continuarono ininterrottamente in denaro ed in natura, così che si proseguirono i lavori e nella festa dell'Immacolata di quello stesso anno 1927 si potè cantare la prima Messa all'altare dell'Apparizione.
Quello che particolarmente colpiva era non il lavoro festivo per approntare sassi, sabbia e calcina prima con due e poi con tre calchere, ma soprattutto la partecipazione totale quando si trattava di fare una fascia di legamento della fabbrica con una gettata di cemento. Uomini, donne, ragazzi, tutti affluivano alla Madonnina, sospendendo anche i lavori se era giorno feriale, e tutti prestavano la loro opera perché la gettata di cemento venisse fatta in breve tempo e così avesse a fare presa simultanea. Quella fabbrica in costruzione sembrava come un gran formicolaio nell'andirivieni continuo di uomini, ragazzi, ragazze e donne su e giù per i ponti!
Mai forse un santuario è sorto con una si totale e personale partecipazione di tutta la popolazione!
Nel novembre, mentre gli operai ponevano il pavimento, una pioggia dirotta continuata per alcuni giorni fece "vestire della festa grande il fiume Dezzo". Così si esprimono gli scalvini quando il Dezzo diventa eccezionalmente rigurgitante di acque. L'impeto delle molte acque e specialmente i cosìdetti "boccioni" spinti dall'acqua, ruppero i muraglioni di riparo fatti anche a protezione della Chiesa e fecero una grande breccia, minacciando direttamente la Chiesa. In una di quelle giornate venne dato l'allarme col suono della campana a martello. Tutti gli uomini di Colere accorsero, sotto la pioggia torrenziale, a tagliare nel bosco dietro stante le piante e gettarle con tutti i rami nella spaventosa corrente del fiume che tutto travolgeva.
Quando si volle dar principio alla ricostruzione del Santuario, Mons. Marelli, Vescovo di Bergamo aveva detto: "sono quasi matti a voler ricostruire la Chiesa proprio là dove era stata portata via la prima. In quel giorno di grandissimo pericolo, si ricordarono quelle parole del Vescovo. Il lavoro era fatto unitamente a preghiera ardente. Il Santuario, ormai quasi finito, fu salvo.
All'altare dell'apparizione, anzichè un affresco, si convenne di mettere un gruppo rappresentante l'apparizione. Fu approntato a Bergamo e venne pagato dal Sig. Cattaneo, Direttore del Consorzio idroelettrico del Dezzo. Lo stesso Sig. Cattaneo sostenne pure le spese dell'altare.
Il 2 luglio 1928, anniversario dell'apparizione, venne solennemente benedetta ed inaugurato il nuovo Santuario da Mons. Davide Ré. Facevano corona a Monsignore tutti i Sacerdoti della Valle.
E' difficile descrivere l'esultanza di tutto il popolo nel poter celebrare ancora -nel risorto santuario- la festa tanto cara della Madonnina. In quel giorno si raccolse attorno al Santuario non solo tutta la popolazione di Colere, ma anche quella dell'intera Val di Scalve. Un comitato aveva preparato la festa, onde avesse a riuscire degna della circostanza. C'erano specialmente i superstiti della grande inondazione del Gleno. Tutti cantavano esultanti il bel canto preparato per l'occasione:

Lungi del Gleno omai l'altomugghiante
Onda inclemente, immane vastatrice!
E tu risorgi ancor, quale gigante Dominatrice.

E qui torniam noi pure ad onorarTi,
Chè cielo e terra e inferno, a Te s'inchina;
Sebbene modestamente vuoi nomarti: "La Madonnina".

Oh Madre! oh Madre! è il nome Tuo pur grande!

E corre ognor da l'uno e l'altro polo;
E ai monti ai mari, e per remote lande
Spiega il suo volo.

Salve, o de' Cuor casta letizia,
o Diva Vergine, o Gloria de la va1 di Scalve,
A Te dicon le Valli e i colli "evviva"! Regina, Salve.

Salve, del bell'amor Madre e Signora
Che a noi sei vita e dolce incauto;
Noi, figli di Eva, ti invochiamo, ancora Ramminghi e in pianto.

O cara Madre e Avvocata nostra
Su noi benigna ognor volgi il tuo ciglio;
E Gesù, frutto del Tuo sen, ci mostra Dopo l'esilio.

Tu, che baleni rutilante aurora,
Terribile, ma a noi clemente e pia;
Non ti scordar di noi nell'ultim'ora, Vergin Maria!

Ma cari estinti, a Te prostrati, io veggio
RenderTi omaggio da purgarate face,
Ah, Tu lor dona nel beato seggio L'eterna pace

Su la tua Scalve che Ti mira tale
Quale già fosti, ed ancor qui Ti cole,
Deh! pur l'eterna luce effondi, quale Parelio al Sole.

Teco così, pur Noi risorgeremo;
E, dispiegando l'ali, arditamente
A contemplar Gesù, Teco godremo Eternamente.

Appena finite le solenni celebrazioni per l'anniversario dell'Apparizione e per la dedicazione del nuovo Santuario, vennero ripresi i lavori e si costruirono i porticati che rendono il Santuario proporzionato all'altezza del fabbricato e servono a ricoverare i devoti in caso di pioggia.
Nelle vicinanze venne inoltre costruita una casa che deve servire come ristorante specialmente nel giorno della festa.
Così dopo soli cinque anni dal disastro del Gleno, la Madonnina era ricostruita pegno sicuro della materna protezione della Vergine Santa.

DECORAZIONE DEL SANTUARIO
C'era adunque il Santuario, e tutti lo ammiravano per le sue linee architettoniche e per il bell'altare in cui è riprodotta l'Apparizione. Ma anche tutti constatavano che mancava una cosa. La decorazione. Ora però c'è anche questa, ed è legata a un voto.
Colere ricorderà sempre il settembre e l'ottobre del 1944.
Alla fine del settembre del 1944 soldati fascisti al Comando tedesco si portarono nella zona per operarvi dei rastrellamenti.
A Schilpario incendiarono alberghi, ad Azzone e in altri paesi distrussero case e deportarono ostaggi con il pretesto di avere dato rifugio ai partigiani. Già si era decretato dal Comando tedesco la distruzione delle case di Colere e gli ostaggi da deportarsi.
Immaginate l'incubo di quella povera gente! Ma ecco in mezzo a tanta foschia un raggio di speranza. La Madonnina non doveva permettere una simile sventura per il paese di Colere.
Una mattina tutta la popolazione processionalmente si porta ai piedi della Madonnina e con le lacrime agli occhi fa voto alla Vergine di decorare il Suo Santuario se avesse salvato Colere e i figli avessero fatto ritorno. Fu allora che da quei cuori straziati si innalzò questa comune preghiera:

O MADONNINA,
in questa amara svolta della storia
lungamente provati dalla necessità
dalla lontananza di tanti figli cari,
sotto l'incubo di un più fosco avvenire
CI CONSACRIAMO
A TE
fiduciosamente ponendo
sotto la Tua protezione potente
le nostre vite, le nostre case, i nostri averi
tutta la Parrocchia nostra
e tutta questa Vallata
dove Ti degnasti in tempi ormai lontani,
mostrare miracolosamente la Tua bontà.
Argina amor oggi
Il fiume di sangue che dilaga
come un giorno nella bocca del pellegrino!
Sia pegno della nostra fede in Te
IL VOTO
di riportare all'antico splendore il Tuo Santuario
se assecondando gli impulsi del Tuo cuore
vorrai esaudire o Madre
le suppliche di un popolo
che spera ormai
solo in TE.

Dopo la consacrazione i capi di ogni famiglia, piangendo, passarono davanti ai piedi della Madonnina e deposero la propria promessa di offerta. E la Vergine più potente che un esercito schierato in campo fugò ogni insidia e ogni pericolo. Colere fu salvo e i suoi figli furono risparmiati.
E in breve il Santuario fu decorato. Infatti per S. Bartolomeo dell'anno 1947 la decorazione fu condotta a termine dopo tante vicissitudini. Il lavoro venne a costare la bella somma di lire 1.428.458.
La decorazione à opera dell'esimio pittore Bassetti di Bergamo. L'oro per la decorazione fu offerto tutto dalla popolazione.

IL NUOVO CAMPANILE
Ma una chiesa senza campanile è incompleta. Ciò è ancor più vero per un Santuario. Poteva la Madonnina restare senza campanile? Certamente no. E allora ecco che per la Madonnina si fanno nuovi sacrifici e ci si impegna alla costruzione di un bel campanile. Venne felicemente portato a termine nel 1950.
E le campane, o almeno la campana? Appena sarebbe stato possibile. Nel Gran giorno dell'Apparizione si provvedeva suonando con l'alto parlante le campane a disco.
Sembrava però - specialmente a quanti ricordavano ancora le campane dell'antico santuario - che mancasse qalche cosa. Un senso di nostalgia invadeva l'anima particolarmente nelle feste. Un bravo scrittore ha espresso così bene questo sentimento di nostalgia che crediamo far piacere a tanti riportare qui il suo scritto.

"Campana della Madonnina.
Da trent'anni sei muta! Qunati son passati dall'alba in cui affogasti nei gorghi travolgenti dell'infranta diga del Gleno!
Suonavi ancora, mentre la torre si schiantava; suonavi l'ultimo rintocco ai morti che accompagnavi da secoli alla Pieve di Scalve, ove tutti avean un palmo di terra. Suonavi l'addio alla Tua Signora, ai Cui piedi vedesti più e più volte spegnersi gli odi fraterni! Suonavi, suonavi disperata l'allarme ai viventi, subitamente travolti e dispersi senza traccia e senza nome.
O Campana della Madonnina!
Prima e sollecita ad accogliere il figlio che ritorna dal lido lontano, ove sudò una briciola di pane straniero; ultima e dolorante a salutarlo partente!
Tu salutavi le greggia anelanti ai pascoli alti e tintinnavi con le file delle interminabili mandrie risalenti le valli.
Tu santificavi l'aurore ed i tramonti di fiamma all'umile operaio della tenebrosa caverna feconda d'insidie.
Da trent'anni sei muta! Muta nell'immane ed inutile macello delle genti.
Tu sapevi: gli uomini non avrebbero ascoltato la pacifica tua voce.
O Campana della Madonnina! Ritorna, ritorna lassù!
La gente di Scalve ha promesso: il tuo bronzo risuonerà nelle valli, dominerà le vette.
O dolce musica di nostra terra, o canto delle nevi immacolate, o voce irresistibile della Celeste Mamma.
Campana della Madonnina.
d. g. p."

Capitolo ottavo
IL TERZO CENTENARIO DELL'APPARIZIONE

I Coleresi e tutti gli scalvini di oggi non saranno inferiori ai loro avi nel celebrare solennemente il terzo centenario dell'Apparizione". Così scrivevano l'anno scorso nell'introduzione alla prima edizione di queste note storiche.
Essi hanno superato ogni aspettativa. Ancora una volta hanno attuato in pieno la consegna che cento anni fa dava Mons. Vescovo Speranza con quelle parole: "seguitate ad onorare Maria, come per il passato con la pompa di un culto solenne, ED ANCHE PIU' CHE PER IL PASSATO".
Proprio così. Con un entusiasmo che -soprattutto in questi tempi di lotte e contrasti- li onora grandemente, hanno deciso di celebrare il terzo centenario, non solo con solenni funzioni e pii pellegrinaggi, ma anche e soprattutto
1° col porre sul capo della statua miracolosa una corona d'oro;
2° con l'arricchire il campanile del santuario di un bel concerto di campane;
3° col ricostruire l'antica fontana dell'acqua miracolosa.
Ciò imponeva certamente nuove e gravi spese ma ormai si può dire tradizione di questa gente laboriosa, generosa e ricca di sentimento religioso di non guardare a spese e sacrifici quando si tratta di onorare la Madonna.

I GRANDI PREPARATIVI
La corona d'oro

La prima opera a cui si pensò per celebrare solennemente il terzo centenario fu quella di incoronare l'immagine venerata nel santuario con una corona d'Oro.

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L'incoronazione dell'immagine della Beata Vergine -scrive Mons. Bramini nella sua opera "Un'Oasi dello Spirito". Casalpusterlengo, 1930- oltre ad essere un avvenimento di primaria importanza, racchiude un profondo significato di fede e di amore.
L'incoronazione infatti non è altro che una solenne affermazione e un esplicito riconoscimento dei diritti sovrani di colui che viene incoronato. Incoronare un simulacro di Maria significa riconoscere ed affermare la dignità regale e sovrana di Colei che, per essere la Madre del Figlio di Dio e Re universale, meritatamente è chiamata Regina del cielo e della terra. Ed è per l'incoronazione che i popoli si stringono a Lei con un più dolce e più stretto vincolo di sudditanza e di amore. Pratica, splendida ed efficacissima!
L'uso di ornare con corone d'oro o d'argento le immagini di Maria Santissima è antichissimo. Gregorio Terzo, eletto Papa nel 731, per la sua grande devozione alla Madonna fece costruire nella Basilica Vaticana una Cappella dove vi pose un'Immagine di Maria che egli stesso ornò di un diadema d'oro, di una collana e di pendenti auricolari d'oro gemmato.
Tale uso si sviluppò più tardi specialmente in Italia che ebbe sempre per la Vergine Santa una profonda fede e un'intensa devozione.
Gli apostoli però di tale splendida Consuetudine e gli ideatori del rito solenne furono due umili figli di S. Francesco, due Cappuccini: P. Gerolamo Paolucci e P. Fedele da San Germano Vercellese. Ambedue vissero nel seicento. Dedicarono la loro vita alla gloria di Maria. Ottennero che diverse Immagini di Maria Santissima fossero solennemente incoronate per le mani del Vescovo tra le acclamazioni del popolo osannante alla dignità regale della grande Signora del cielo e della terra (Mons. Bramini: "Un'Oasi dello Spirito". Casalpusterlengo, 1930).
La S. Chiesa con decreti e disposizioni particolari fissò il rito dell'incoronazione che attualmente è descritto nel Pontificale romano.

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Tutto il Clero e tutti i Sindaci della Valle s'accordarono nello stendere la domanda per ottenere la desiderata incoronazione della Madonnina. La lettera porta la data 10 marzi 1954.
"Ricorrendo il prossimo 2 luglio il terzo centenario dell'apparizione della Beata Vergine Maria a Bartolomeo Burat nella Val di Scalve e precisamente nel territorio della Parrocchia di Colere, l'intera popolazione della Valle di Scalve, con a capo i propri Sacerdoti e Sindaci, umiliano fervida domanda perchè abbia a procedere alla incoronazione del bel simulacro che si venera con tanta devozione dai valligiani e dai pellegrini nel Santuario detto "La Madonnina".
"Il grande avvenimento servirà a produrre nei fedeli i fervidi voti che Sua Santità si ripromette nella sua Enciclica in qnest'anno mariano dal culto verso l'Augusta Madre di Dio.
"Prostrati al bacio del Sacro anello, ci professiamo dell'Ecc.za Vs. Ill.ma e Rev.ma devotissimi e umilissimi in Cristo:
Sac. Francesco Danesi - Parroco di Colere
Sac. Giovanni Gritti - Arciprete di Vilminore
Sac. Mario Svanini - Parroco di Barzesto
Sac. Gino Zanchi - Parroco di S. Andrea
Sac. Luigi Bombardieri - Parroco di Bueggio
Sac. Piero Pasinelli - Parroco di Nona
Sac. Eugenio Bonaldi - Parroco di Teveno
Sac. Filippo Colosio - Parroco di Vilmaggiore
Sac. Prospero Ferrari - Parroco di Schilpario
Sac. Verri Mario - Coadiutore di Schilpario
Sac. Luigi Giovanzana - Parroco di Pradella
Sac. Giacomo Tomasoni - Parroco di Azione
Sac. Colombi Pietro - Parroco di Dezzo
Sac. Francesco Vigani - Coadiutore di Colere
Sac. Premarini Giuseppe - Parroco di Pezzolo
Sac. Volpi Natale - Parroco di Dosso
Sac. Valugazza Renato - Coadiutore di Vilminore
Comune di Vilminore: il Sindaco: Piantoni Bortolo.
Comune di Schilpario: il Sindaco: Cozzolini.
Comune di Colere: il Sindaco: Alessio Belingheri.
Comune di Azzone: il Sindaco: Bettoni Ferrante.
Sua Eccellenza Mons. Giuseppe Piazzi, nostro Amatissimo Vescovo, al quale il Parroco di Colere sottopose la lettera dei Parroci e Sindaci diede la sua più ampia approvazione e benedizione per una così opportuna e santa iniziativa e si impegnò di compiere personalmente il Sacro rito.
Appena il Parroco comunicò alla popolazione che Mons. Vescovo aveva accolto con entusiasmo la proposta di incoronare la Madonnina e che Egli stesso avrebbe compiuto la solenne funzione, si iniziò tosto a raccogliere i mezzi per attuare l'opera progettata.
Giorno per giorno affluirono al Parroco offerte per la corona d'oro della Madonna. Molti gli portarono oggetti d'oro e d'argento; il che talora importò un gravissimo sacrificio non solo per il valore dell'oggetto, ma anche perchè si trattava di carissimi ricordi.
La domenica 18 aprile -come si usa in simili circostanze- si pose all'incanto l'onorevole ufficio di Padrino e Madrina della Corona. La felice sorte toccò ai promessi sposi Belingheri Adele e Roberto Rouiller i quali offrirono la somma di L. 130.000.
Nella domenica successiva il Consiglio Comunale di Colere, radunatosi al completo in seduta straordinaria decise a pieni voti di dare per la corona d'oro un contributo di L. 350 mila.
Anche il Sindaco di Borno inviò un'offerta a nome di tutto il Comune. Il Miracolato dalla Madonna Bartolomeo Burat, veniva appunto da Borno. E' per questo che la popolazione di Borno fino dai primi anni ebbe sempre una spiccata devozione alla Madonnina. Il gesto di solidarietà da parte del Sindaco di Borno ha confermato tutta una tradizione di fede e di devozione.
La costruzione della corona venne affidata alla Ditta Giuseppe Zanchi di Bergamo. Si rimase in dubbio circa la forma secondo la quale costruire la corona. Tra i diversi disegni preparati, la Commissione di Arte Sacra approvò -come più artistico e più adatto- il disegno che poi venne eseguito. La corona risulta composta di cinque pannelli raffiguranti i cinque misteri gaudiosi. Si sono scelti questi specialmente per il fatto che la Madonna apparve il 2 luglio, giorno in cui si celebra la festa del secondo mistero gaudioso cioè la visita di Maria a S. Elisabetta.
La corona, lavorata con fine senso artistico, è tutta d'oro, pesa quasi sette etti ed importo la spesa di L. 700.000.
Prima ancora che la corona fosse condotta a termine Monsignor Vescovo firmò il decreto che riportiamo integralmente:
N. 2315
P. G.
GIUSEPPE PIAZZI
per grazia di Dio e della S. Sede Apostolica
Vescovo di Bergamo
Vista l'istanza con la quale il Parroco di Colere, D. Francesco Danesi, in data 28 gennaio 1954, ha chiesto che l'immagine della Madonna delle Fontane, detta la "Madonnina", venerata nel Santuario omonimo, sito nella detta Parrocchia di Colere, venga redimita di corona d'oro, a perpetuo ricordo e del terzo centenario dell'apparizione della Madonna, ivi avvenuta il 2 luglio 1654, al pastore Bartolomeo Burat, e del corrente Anno Mariano;
considerata la grande devozione che, non soltanto a Colere, ma in tutta la Valle di Scalve si professa verso la "Madonnina";
considerato che i devoti stessi hanno offerto l'oro per la corona;
considerato che la Commissione Diocesana per l'Arte Sacra ne ha approvato il disegno e la esecuzione;
aderendo il cuore al voto del Parroco di Colere e dei suoi fedeli, con la Nostra potestà ordinaria, a maggior gloria di Dio, ad onore della Vergine SS.ma e ad incremento della pietà dei fedeli, abbiamo determinato di porre Noi i in capo alla Venerata Immagine della Madonna delle Fontane la corona d'oro, in occasione dei solenni festeggiamenti che verranno celebrati al suo Santuario in data 2 luglio 1954.
Bergamo, 11 giugno 1954.
(timbro)
+ GIUSEPPE, Vescovo

CONCERTO DI CAMPANE
Giorno per giorno crebbe l'entusiasmo per la solenne celebrazione del centenario dell'apparizione. Al progetto d'incoronare la statua della Madonna se ne aggiunse un altro, quello cioè di porre sul campanile un bel concerto di campane.
Anche questa nuova opera incontrò l'approvazione generale che si concretò in nuove offerte. Tutti vollero dare qualche cosa perchè le campane della Madonnina fossero la voce di tutti a cantare le glorie della Madonna e ad implorarne le grazie.
E' tradizione che anche per ogni campana vi sia un Padrino. Forse perchè la benedizione e consacrazione delle campane ha molta rassomiglianza col battesimo. Molti aspiravano all'onore di essere Padrino. Secondo il costume del paese e della Valle se ne fece l'incanto. Uscirono vincitori come maggiori offerenti: per la PRIMA campana i fratelli Giovanni e Gioacchino con l'offerta di L. 101.000; per la SECONDA Piantoni Matteo fu Pio con l'offerta di L. 60.000; per la TERZA Piantoni Ermenegildo con 1'offerta di L. 55.000; per la QUARTA Belingheri Adele e Agostino con l'offerta di L. 46.000 e per la QUINTA Abati Giovanni ed Elisa con l'offerta di L. 45.000.
Venne poi fatta la proposta che una campana avesse ad esprimere la voce di tutta la Valle. Il Signor Arciprete ne fece parola col Clero e con diversi fedeli. Avutane approvazione e incoraggiamento rivolse a tutta la Valle il seguente invito:
l'Anno Mariano, che stiamo celebrando, si unisce proprio in una felicissima ricorrenza: IL CENTENRAIO DELL'APPARIZIONE della Madonna di Colere.
Sembra che la Madonna abbia guardato la nostra Valle premiando l'avita dimostrazione di fede e di amore che abbiamo dato pure noi.
Colere a compimento del Santuario porrà sulla torre un concerto nuovo! Da più di trenta anni il Santuario era muto!
Ma noi non saremo da meno: Non deve mancare una voce tutta nostra, che unisca gli animi delle nostre Parrocchie in un inno di fede e di devozione alla Madonna; affratellati nell'amore alla comune Madre.
Perciò una CAMPANA della VALLE verrà posta sul campanile del Santuario come pegno, auspicio e benedizione. Quella campana sarà la voce della Madonnina a salutarci, ad accoglierci, ad accompagnarci nel duro cammino di questa valle di lacrime.
Se la proposta vi è gradita, nella presente busta ponete l'offerta che volete e indirizzatela o al vostro Parroco o all'Arciprete sottoscritto, con o senza il vostro nome.
Don Giovanni Gritti
Arciprete

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All'appello dell'Arciprete risposero tutte le Parrocchie.
Schilpario e Pradella L. 44.000
Vilminore L. 33.000
Azzone L. 31.000
Barzesto L. 15.000
Vilmaggiore L. 11.260
Dezzo L. 10.000
Teveno L. 9.270
Bueggio L. 7.540
Pezzolo L. 5.500
S. Andrea L. 5.150
Dosso L. 2.500
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Totale L. 174.220

Tale somma fu sufficiente per coprire la spesa della terza Campana, la quale pertanto nel concerto rappresenta tutti i paesi della Valle di Scalve.
La fusione delle campane venne affidata alla Ditta D'Adda Luigi fu Francesco di Crema. Ha realmente soddisfatto il desiderio e l'aspettativa, di tutti. Ne è uscito un concerto di cinque campane veramente festevole e solenne, del peso complesso di Kg. 1020. Infatti la prima è di Kg. 350; la seconda di Kg. 250; la terza di Kg. 180; la quarta di Kg. 140 e la quinta di kg. 100. Tutte assieme costarono un milione.
Il castello per le campane si volle di ferro. Ne venne affidata la costruzione alla Ditta Bertoli di Castelli Caleppio. Importò la spesa di L. 380.000.
Alcuni giorni prima delle grandi feste castello e campane erano sul campanile del Santuario della Madonnina; "e ciò che è consolante -scriveva in quei giorni il Rev.mo Parroco di Colere all'autore- erano già interamente pagate".

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In ogni campana c'è una dicitura che fu composta per la circostanza. Sulla PRIMA campana vi sono queste parole:
anno Domini M.C.M.L.I.V.
Deiparae dicato
ac tercentesimo a B.M.V. Apparitione
OMNIS COLEBI POPULUS
Pergratus
"Nell'anno del Signore 1954 dedicato alla Madre di Dio e terzo centenario dell'Apparizione della Beata Vergine Maria tutto il popolo di Colere riconoscentissimo (offre questa campana)".
Sulla SECONDA campana ,'è invece quest'altra iscrizione:
Exeunte jam speculo
Ab Immaculatae tuae conceptionis
Sacra Definitione
Virgo Maria
Piissimi filii tui
Hoc aere te honorant.
"O Vergine Maria, i tuoi devotissimi figli ti onorano con questa campana nel primo centenario della Sacra Definizione della Tua Immacolata Concezione".
La TERZA campana, che è della Valle, ha scolpite nel bronzo le seguenti parole:
Vindicis iram qi meritam in vos jure timetis - Mundi Reginam quisque rogate piam.
"O voi che giustamente temete la meritata ira del giudice vendicatore, pregate ciascuno la pia Regina del mondo".
La QUAIRTA campana porta scolpito il saluto dell'Angelo a Maria Santissima: " AVE MARIA, gratia piena, Dominus tecum".
Nella QUINTA campana sono scolpite quelle parole della "Salve Regina" che esprimono tutta la nostra confidenza nella Vergine Santa specialmente nei momenti di tribulazione e di sofferenza:
" ad Te clamamus exules filii Evae"
A Te gridiamo, Te invochiamo con clamore, noi esuli figli di Eva.

RICOSTRUZIONE DELLA FONTANA
Quando ormai mancava poco più di un mese alle grandi feste, venne lanciata l'idea di una nuova coraggiosa iniziativa, quella cioè di rimettere in luce la fontana come era quando la Madonna apparve e vi bagnò la sua santa mano.
L'inondazione del Gleno non solo aveva completamente distrutto il Santuario, ma aveva anche portato sul posto moltissimo materiale, seppellendo la fonte miracolosa.
L'acqua si era poi fatta una sua apertura tra tutto quel materiale e veniva ad uscire vicino al letto del fiume. Ricostruito il Santuario, bisognava quindi scendere per un sentiero vicino al fiume per bere e per attingere l'acqua della fontana che Maria Vergine aveva santificata.
Era così grande e crescente l'entusiasmo per le imminenti feste centenarie, che fu tosto accolta anche questa nuova proposta e si decise di portare a termine il lavoro per il giorno dell'Apparizione.
Dopo gli esami e indagini richieste si incominciò a scavare sul piazzale davanti al Santuario a sinistra di chi lo guarda. Finalmente a due metri Sotto l'attuale livello, gli operai hanno trovato la vecchia strada, la roccia da cui scaturisce l'acqua, la vecchia conduttura e due tubetti di rame ormai consumati, i quali certamente erano quelli ai quali si attingeva l'acqua.
Finiti i lavori di scavamento, per dare un'opportuna sistemazione, si costruì una volta, creandosi così una cripta raccolta e devota attorno alla sorgente. Una gradinata di 19 gradini porta alla sorgente.
Nonostante la prestazione gratuita che parecchi hanno dato, questo nuovo lavoro, che giustamente si può dire di coraggio e di ardimento, importò la spesa di L. 350.000.

BANCO DEI PARATI
Per la ricorrenza del centenario si volle inoltre arricchire il Santuario di un'altra opera di cui si sentiva il bisogno. Dalla ditta Bormetti di Ponte di Legno si fece costruire il "Banco dei parati". E' riuscito sobrio e dignitoso, proprio quale era richiesto dallo stile del Santuario. Per questa opera ci vollero altre 100.000 lire.

SERVIZIO DI CORRIERA
Per rendere possibile l'accesso al Santuario e la partecipazione alle sacre funzioni anche ai vecchi, deboli, ammalati, si fecero le pratiche -sempre un po' lunghe e complicate- per avere il servizio di corriera tra Colere il Santuario nei tre giorni delle celebrazioni centenarie: 1, 2 e 3 luglio.
L'autorizzazione giunse a tempo opportuno. Il servizio si svolse con soddisfazione tutti e soprattutto con gioia immensa di coloro che già pensavano con rammarico che non avrebbero potuto partecipare alle solenni funzioni del Santuario.
La Corriera fece servizio continuato e trasportò in quei giorni circa due mila persone.

SERVIZIO CORALE
Alle funzioni centenarie cui partecipava anche il Vescovo non poteva mancare un servizio corale veramente degno della circostanza. Questo fu assunto -e svolto a perfezione- dal notissimo Coro dell'Istituto Salesiano di Nave (Brescia) che si trovava a Vilminore per la villeggiatura.

COLERE, PAESE POVERO MA SIGNORE NELLA FEDE
Ci piace chiudere questi accenni alle opere compiute per rendere solenne il più possibile la celebrazione del terzo centenario dell'Apparizione, con quanto ha scritto L'Eco di Bergamo del 3 luglio 1954.
Colere è probabilmente fra i paesi oltre i mille abitanti quello dove il minor numero di bergamaschi vi ha messo piede. Perfino molti scalvini sanno dov'è Colere, ma non vi sono mai stati. Bisogna andarvi apposta, o svoltando a sinistra nella discesa della Presolana o salendo dal Dezzo. Eppure è uno dei paesi più interessanti della nostra provincia; adagiato sul fianco della valle in una minuscola valletta tutta per sè, pare disegnato per uno di quei fondali di teatro che si usavano un tempo, quando la scena si svolgeva in vista di un paese. Ma è gente che tuttora conserva una sua nettissima fisionomia. In valle li chiamano "i dottori", perchè sono gente di legge, ne hanno uno spiccato senso, sono vivissimi di intelligenza. E, a differenza degli altri paesi della valle dove il temperamento è estremamente individualista, a Colere sono tutti un'anima sola quando c'è di mezzo qualche cosa che riguarda il bene comune.
Parroco e Sindaco, Sindaco e Consiglieri, anziani e giovani, si muovono tutti d'accordo, sempre, in perfetta unità tanto nelle cose del Comune come in quelle della Parrocchia. Solo così, in tempi in cui vanno perdendosi certe sacrosante ambizioni che facevano affrontare dei sacrifici senza misurare la propria povertà, si può spiegare quello che ieri il Vescovo ha visto con evidente compiacimento. Un paese povero, carico come tutti i nostri Comuni di problemi e di ansietà, con quella aggiunta di disagi che sono propri di questi paesi di montagna lontani dagli occhi e quindi purtroppo spesso lontani dal cuore, un paese povero ma signore nella sua fede.

Si interessano anche i giornali della Provincia.
LA DOMENICA DEL POPOLO, settimanale cattolico di Bergamo, il 27 giugno 1954 uscì in edizione speciale per la Valle di Scalve. Nella prima pagina era riprodotta l'"incisione all'acquatinta" di E. B. Marigo: rappresentava il Santuario in uno sfondo di montagne e di boschi.
Sotto l'incisione, col titolo "La Madonna in Val di Scalve" era rievocata la storia dell'apparizione e del santuario.
La sesta pagina poi era interamente dedicata al "TERZO CENTENARIO DELL'APPARIZIONE della MADONNA di COLERE".
Le famiglie si affrettarono ad acquistare il giornale per sè e per inviarlo a tutti gli emigranti. Parecchie centinaia di copie non bastarono a soddisfare le richieste di tutti.
Riproduciamo -per conservarli alla storia- gli articoli principali.

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Due Luglio; la liturgia della Chiesa ricorda la dolce Pellegrina, che attraverso i monti della Giudea, reca alla cugina Elisabetta la sua carità squisita e premurosa; è la Vergine che, scelta ad essere Madre di Dio, sa di essere anche Madre degli uomini, perciò va in cerca della sofferenza, del bisogno per portare la sua parola e la sua opera di bontà e di amore. Data memorabile quindi nella storia del mondo, perchè segna l'inizio della carità stupenda di Colei che per tutti è Madre e Regina.
Ma il frutto più bello della visita di Maria alla casa di Zaccaria ed Elisabetta lo coglie il Battista, il Precursore, che a contatto con Colei che dal primo istante fu Immacolata, la piena di Grazia, riceve la vita di Dio.
Non ha forse la madre ricevuto da Dio il compito di trasmettere la fiaccola della vita?
In quel giorno lontano, nei secoli, illuminata dallo Spirito di Dio Maria annunciava: "Tutte le genti mi chiameranno beata": tutte senza distinzione di lingua e di colore, del piano e del monte, della valle e del mare.
Il nero ed il giapponese, il cinese ed il messicano, il pellirossa e l'esquimese conquisi dallo sguardo della Bianca Signora la salutano: la Vergine delle Foreste, la Regina dei mari e dei monti del deserto e delle nevi.
Perfino i musulmani, i pagani e buddisti l'accompagnano pellegrina per valli e monti, fra le steppe ed il deserto, nella metropoli o nella dispersa e povera capanna.
Il nostro tempo con tutte le sue stranezze, colle sue meraviglie e brutture, colle sue invenzioni e miserie è stato definito dallo stesso Sommo Pontefice: "l'ora di Maria".
Quest'Anno Mariano vede realizzarsi nella forma più solenne la profezia di Maria: con fervore impressionante di forme antiche e nuove, delegazioni ufficiali e singole persone, città e villaggi vanno a gara nell'esprimere la propria riconoscenza, per rinnovare la propria promessa a Colei che si è dimostrata sempre per tutti Madre e Regina.
Due Luglio, data memorabile nella storia della Chiesa ma data memorabile per tutta la Valle di Scalve, poichè da tre secoli vede in Maria la dolce pellegrina di amore e di pace fra le sue genti.
Due Luglio 1654, un povero pastore, Bartolomeo Burat, scende dai monti del bresciano spingendo innanzi il piccolo gregge, unico resto di un magro patrimonio.
Un male imperdonabile lo mina da tempo, scende al fondo valle, attraversa l'abitato di Dezzo di Scalve ove sbriga una breve faccenda e cerca ristoro presso una Cappellina dedicata alla Vergine col Bambino che sul greto del torrente è lambita dalle onde.
Un'ennesima crisi lo assale, un grumo di sangue lo soffoca, con l'angoscia nel cuore, credendo prossima la sua fine, alza gli occhi verso l'immagine benedetta in cerca di aiuto e di un ultimo conforto.
Una bellissima Signora invece si presenta ai suoi occhi, soavemente con l'acqua gli bagna la fronte: "Fa cuore o Figliuolo sarai guarito".
Un brivido lo assale, un nuovo vigore riappare nel suo cuore, si sente completamente guarito.
Trecento anni sono passati da quel giorno stupendo, molta acqua è passata mughiando per le strette del torrente Dezzo ma il segno della predilezione di Maria è rimasto nei secoli.
Come i mille ruscelli che sgorgano in cima ai monti precipitando a valle aumentano di consistenza e fragore così la carità di Maria sorta da quel soave episodio va aumentando attraverso i secoli.
Quante anime hanno rifatto la stessa via, tortuosa fra i monti coperti di abeti, quanti corpi affranti dal dolore hanno costeggiato lo stesso torrente!
Al rumore delle acque scroscianti fra le rocce hanno fatto eco i dolori che martoriavano il loro cuore, ma la Consolatrice degli afflitti, la "Madonna delle Fontane", la Madonnina di Colere, come comunemente è chiamata, li aspettava sempre all'appuntamento come infermiera fedele.
Al centro della valle, lontano dai rumori del mondo, appartata in un angolo insignificante, nella sua casa lambita dalle acque, aspetta ancor oggi il cuore traviato, il corpo stanco: "Fa cuore figliuolo sarai guarito".
Nella visita di Maria alla casa di Zaccaria ed Elisabetta, il Battista ricevette la parte migliore, così non tutti ricevono la salute del corpo ma a tutti la Madre ottiene la vita di Dio. Tristi vicende si sono accavallate fra quelle gole, come le onde dei mille torrenti, passioni umane hanno trovato sfogo all'ombra di quei pini e sui prati distesi essa la Madre ha sempre suddiviso con loro la gioia ed il pianto. Sperduti nei casolari sui monti o nel fondo valle essa li ha radunati tutti attorno alla propria casa figli allo stesso focolare.
Il tristissimo mattino del 1° dicembre 1923 un uragano spietato e demolitore, causato dalla isnsipienza degli uomini, si riversava sul fondo valle, portando lutto e terrore e travolgeva il piccolo Santuario. Sembrava la rivincita del maligno contro l'opera di Colei che è sempre stata "il suo nemico"; per breve tempo sembravano trionfare le tenebre, ma solo perchè brillasse più vivo l'amore della Madre e dei suoi figli.
Quel Santuario per volere dei bravi montanari di Colere risorgeva più bello, perchè continuasse attraverso i secoli ad essere il ricordo a grandi ed a piccini di quanto ha fatto questa madre per i suoi figli.
In questo Anno Mariano, al chiudersi di questi trecento anni di amore e di grazie, i buoni fedeli di Colere anche a nome di tutti i loro convalligiani hanno preparato un tributo singolare.
Il Pastore della Diocesi nel nome e nell'autorità della Chiesa cingerà la fronte di questa Madre di grazia con una corona frutto di mille sacrifici, di piccoli e di grandi.
Cinque nuove campane sul tempio riabbellito canteranno ai venti, la riconoscenza e l'amore nei suoi figli. Fra queste una campana voluta per iniziativa dei Pastori delle quattordici Parrocchie della Valle testimonierà ogni giorno la presenza di tutti i suoi figli sparsi sui monti o lontani sulle vie del mondo in cerca di un tozzo di pane onorato.
Quella campana ricorderà a tutti, anche a quelli rapiti dal vortice degli interessi la voce di Colei che è Madre e Regina.
Ogni tocco sarà una protesta di amore ma anche un monito a tutte le Parrocchie a tenersi unite attorno a Colei che fu sempre Madre ed oggi è anche Regina.
In mezzo alle diatribe ed alle lotte di oggi e di domani Essa rimanga sempre il centro di unione e di vita: La Madre e Regina che vigile li attende e li consola.
MAFFIOLI D. C. BATTISTA
Arciprete

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Alto, strapiombante il massiccio della Presolana nord s'erge su Colere, adagiato in una conca di prati incorniciati di abetaie e faggeti. Di fronte, più lontano, il Pizzo Camino stagliantesi contro l'orizzonte.
Allacciato al mondo da una carrozzabile, a 1000 metri sul mare, anche recentemente negato di mezzi di comunicazione perchè non può farsi le belle strade che altrove servono anche i più piccoli paesi, vive la sua vita, nei suoi milletrecento abitanti.
Freddo e triste d'inverno sotto la neve, nell'eco perenne delle valanghe che piombano dai picchi delle sue montagne, è altrettanto stupendo d'estate nel verde dei suoi prati, nel sommesso mormorio dei suoi boschi, nel gorgoglio delle sue fontanelle, fresche di acque limpide, deliziose; nelle popolari canzoni d'amore che le sue ragazze cantano in coro sui versanti dei monti, forse unico svago dei loro vent'anni, che sanno già le dure fatiche del campo e del bosco.
E dall'alba all'alba il meraviglioso giuoco di luci e di ombre che il sole e la luna ogni attimo crea sempre nuovo, proiettandolo in mille riflessi dal Ferrante alle Quattro Matte, dalla Pala all'incanto del Pizzo Camino.
Già stanno a guardare le povere case disseminate a gruppi, sul declivio del monte e nelle case e nella strada, nei viottoli e sui sentieri festoso, gioioso gridio di bambini di povera, troppo povera gente.
Privo di industrie e di commercio Colere trae il sostentamento dai pochi prati con fieno e patate, che coltivano le donne ed i bambini, ma soprattutto dal lavoro manuale dei suoi uomini, che in prevalenza, da generazioni, è necessariamente chiesto all'emigrazione.
Colere ha mandato e manda i suoi uomini sulle strade di tutto il mondo in cerca di lavoro e le profondità abissali delle miniere d'oro e di piombo dell'Australia, dell'America, della Costa d'Oro e del Canadà sanno il sudore dei suoi emigranti, che hanno trascorso diecine di anni lontani dalla famiglia per un duro pane che la patria non sa loro dare, per un tetto ai propri figli ed alle proprie donne e per tornarsene a casa sfatti a morire tanto giovani, bruciati dal male della miniera.
Sanno la fatica di questi emigranti le miniere di carbone del Belgio, della Sardegna, i cantieri e le strade di Francia e l'infuocata terra d'Africa e come non bastasse, negli ultimi tempi la città, le campagne e le montagne svizzere conoscono la operosità e la fatica non solo degli uomini, ma anche delle giovani donne.
E partendo e lavorando in terre lontane, una fiamma li unisce sotto tutti i cieli e tutti i climi, un amore unico li lega nella nostalgia dei loro cari e del paese: la loro Madonnina.
Giovani, uomini e donne l'ultimo addio lo serbano compatti alla Madonna, prostrati nel suo Santuario ed a Lei consacrano il loro lavoro, le loro speranze di poveri emigranti, le loro famiglie. Al suo Santuario si ripromettono di tornare un giorno in letizia, con le mamme, le spose ed i figli, che qui avranno pregato e pianto per i loro lontani. E si portano sul petto la cara immagine ed in cuore il Suo dolce viso, col viso dei loro cari, che lasciano lassù al paese, dove sperano di tornare con il magro guadagno del loro esilio. E quando torna il 2 Luglio non c'è lavoro che tenga, non c'è guadagno che alletti: gli emigranti di Colere si vestono a festa: è la festa della Madonnina, è la festa più cara che li riporta in comunione di spiriti e di amore ai piedi del Suo Altare.
E quando il lavoro è più snervante, il pericolo incombe e la nostalgia attanaglia più forte il cuore, oasi di pace e di speranza, certezza di vita, forza e coraggio è la Madonnina che li attende lassù, nell'atto amoroso che risana il Pastore morente e che addolcisce i loro cuori di uomini sacrificati alla dura lotta del lavoro in terra straniera. P. B.

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Le migliori montagne orobiche sono senza dubbio quelle della Valle di Scalve: un isolotto dolomitico, che raggruppa il Pizzo Ferrante, la Presolana, il Pizzo Camino ed il Torena e che fa spicco in mezzo a monti più giovani quale il Formico ed a più antichi quale il Gleno, il Tornello ed il Venerocolo.
Un tempo erano tra le principali mulattiere: la Cantoniera, che zigzagava oltre il confine bergamasco, la Via Mala, che dopo Dezzo saliva saliva fino a 1000 metri circa per superare le forre delle cosiddette "capanne" e scendeva poi quasi a precipizio nelle prossimità di Angolo. E ultima, ma più frequentata, la via di Borno: unica carrozzabile che congiungeva a Bergamo.

TERRA DI ARTISTI
Abituati a districarsi e destreggiarsi nella vita da soli, gli Scalvini possiedono una intelligenza non comune: nessuna meraviglia se nacquero artisti in numero straordinario; in ogni genere.
Nella scultura eccelsero i Piccini di Nona, nella pittura gli Albricci (illustri anche in scienze giuridiche), le famiglie Sizzi Baldoni, Caffoni e Sugliani trattarono lavori in ferro battuto di gran pregio, i Cantamessi lavoravano in pietra da abili scalpellini, in edilizia si distinsero i Gelpi.
Nella stampa un Marco Catinelli da Schilpario fece ottimi lavori e grande fortuna e professioni liberali ebbero notai, medici, avvocati ecc. ecc.
Molti i religiosi che si distinsero nella predicazione, nella letteratura, nella storia, parecchi sacerdoti salirono a fama mondiale: basti per tutti citare il nome del grande Card. Mai.
Infine la musica ebbe pure i suoi cultori, un Lenzi di Dezzo fu maestro di Cappella di Santa Maria Maggiore in Bergamo.

CONDIZIONI RELIGIOSE
Ma per poter inquadrare l'apparizione della Madonna delle Fontane, vale assai di più rilevare le condizioni religiose di quel tempo. L'eresia protestante divampava ovunque, nella vicina Valtellina faceva passi di gigante; tutte le industrie vennero adottate per portarla anche in valle di Scalve. Ma al Belviso e al Veneroccolo trovò tale sbarramento di tradizioni avite e tale attaccamento a Roma che vi si rinunciò. Erano tempi assai tristi: la povertà della valle rasentava la più squallida miseria: ci si metteva anche la peste ed il colera; più volte la valle già fiorente veniva abbandonata e decimata dalle malattie. Le risorse locali, andavano esaurendosi, le miniere di ferro non avevano più il monopolio del mercato, la pastorizia era importata e languiva: non c'era l'industria moderna del forestiero, nè l'industria del legno. In queste condizioni disastrose economicamente e critiche spiritualmente la Madonna fece la Sua apparizione in Valle, quale premio alla laboriosità, alla fedeltà ed ai sacrifici che gli Scalvini avevano sostenuto per secoli nella dura lotta per la loro esistenza.

SIGNIFICATO STORICO E MORALE
La Madonna ha voluto venire personalmente in tempi così calamitosi per un segno di materna bontà verso gli Scalvini ed in particolare verso il paese di Colere che ha l'onore di possedere il Santuario e di averlo conservato con grande gelosia nel corso dei secoli.
Un segno di predilezione, per questa buona gente che, schiva di tutto quanto, fa felice il mondo, attende ogni giorno alla esistenza più dura che si possa concepire oggi nella moderna società.
Ma possiede anche un profondo significato morale. E' sintomatico che guarisse un povero ammalato; e di una malattia assai diffusa anche ai nostri giorni. Non vediamo forse un po' tutti la nostra esperienza personale?

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE FONTANE
Furono i fedeli di Colere e la devozione dei pellegrini a volerlo: vox Dei! Divenne tanto caro quel luogo che si incominciò a chiamarlo con familiarità: la Madonnina!
Sorse dunque prima una cappella, poi l'afflusso delle offerte diede la possibilità di allargarla e divenne un vero e proprio Santuario. Visitato da Vescovi e Santi, da popolazioni intere in devoto pellegrinaggio, ebbe le sue gioie e i suoi dolori. Il male non voleva questo baluardo e alcune volte autorità locali impedirono le processioni e le devozioni nel Santuario. La Madonna trionfò sempre, regolarmente, come in tutte le Sue visite prodigiose, ed i fedeli vi si incamminavano con rinnovato fervore.
Gli ex voto che tappezzavano letteralmente le pareti del Santuario, dicono quanto Colere e gli Scalvini amassero la Madonnina. Ma ecco che venne un tristissimo giorno, il 4 dicembre 1923, una valanga d'acqua, di detriti, di tronchi, di massi precipitò dalla valle del Gleno, trascinati dagli otto milioni di mc. d'acqua che la infranta diga aveva lasciato improvvisamente scrosciare a portate la rovina in molti paesi e mietere ben 500 vittime. Il Santuario venne spazzato via: rimasero solo alcune pietre dell'altare della Madonna ad indicare ancora il posto dell'apparizione ed il desiderio di Maria che venisse ricostruito.
Per Colere e per tutta la Valle fu uno dei giorni più infelici della storia e resterà il ricordo di tanta sciagura per molti lustri ancora.

RICOSTRUZIONE
Dal 1923 al 1928 fu una gara di generosità; sempre Colere in testa: offerte, materiali, manodopera gratuita, sacrifici ingenti! Ma il Santuario venne ricostruito e, se non si potè subito farlo più bello di prima, ora possiamo dire che ci siamo molto ben incamminati. Il 2 luglio del 28 fu un trionfo: la "Madonnina" c'è ancora! Fu una festa... nazionale!
Altre date funeste piombarono sulla valle: l'ultima guerra vide atrocità, incendi e distruzioni in parecchi paesi; ma Colere fu risparmiato e in riconoscenza nel 1944 il nuovo Santuario ebbe una bella decorazione del pittore Bassetti di Bergamo.

IL CENTENARIO
E siamo al 2 luglio 1954; tricentenario dell'Apparizione. Non era possibile passare sotto silenzio la data che in fausto auspicio ricorre nell'anno mariano. Bisognava fare qualche cosa di bello, di grande per la Madonnina. Da tempo i nostri vecchi sognavano le campane, la corona per la Sacra Effige, una bella gradinata presso l'antica fontana, che aveva visto la dolce figura della Vergine. Ebbene tutto questo è ormai realtà.
Un bel concerto l'offerse la Parrocchia di Colere, mentre le Parrocchie tutte della Valle, raccoglievano l'importo per una campana. Il Comune di Colere si impegnava per la Corona d'oro, di bellissima ed artistica fattura e del peso di sei ettogrammi di oro fino. Veniva sistemata la scala per la fontana, che non è acqua di fiume, ma veramente la sorgente antica del miracolo.
Il Vescovo benedirà le campane e la loro voce si diffonderà in un saluto d'argento e d'angelo, sulle nostre Parrocchie. Benedirà la fonte antica e l'acqua pura della Madonnina lenirà dolori, ridonerà ristoro, disseterà l'anima spossata dalla quotidiana fatica.
Imporrà la bella aurea Corona sul Capo di Maria, sarà l'atto migliore di ogni cuore, di ogni anima devota che sceglierà per la sua vita avvenire La Madonna come Regina, Madre, Ausiliatrice, Celeste, Patrona della nostra Colere e di tutta la remota, antica e travagliata Valle Scalvina.

I FASTI DEL SANTUARIO DELLA MADONNINA
2 luglio 1654 - Apparizione della Madonna al Pastore Bartolomeo Burat.
Subito vi si costruisce una Cappella dedicata alla Visitazione.
15 marzo 1682 - Dal 1091 si trascinava una lite tremenda fra Borno e Scalve; per l'intercessione della Madonna gli Scalvini e i Bornesi si riconciliano ai piedi della Madonnina.
Al 1700 circa risale il primo Santuario.
Nel 1750 erezione della Parrocchia di Dezzo; il Santuario però viene dal Vescovo Mons. Antonio Redetti conservato a Colere.
Nel 1754 al 2 luglio primo centenario dell'Apparizione, celebratosi con particolari solennità.
Nel 1840 in Colere e nei paesi vicini infierisce una malattia contagiosa "la febbre maligna". Con l'intercessione della Madonna la febbre scompare e la popolazione di Colere costruisce in marmo l'altare maggiore. Il voto viene sanzionato: si farà sempre la festa il 2 di luglio.
2 luglio 1854 - L'anno della definizione del Dogma dell'Immacolata - Secondo centenario dell'apparizione, un bellissimo miracolo compiva la Madonna che ricopia in tutto quello del povero Burat. Stavolta era Amadio Belingheri di Colere.
Dal 1865 al 1866 allungamento del Santuario.
Nel 1871 venne collocato il pulpito.
Nel 1872-73 fu costruita la casa attigua.
1 dicembre 1923 disastro della Diga del Gleno e distruzione completa del Santuario.
2 luglio 1928 - Inaugurazione del nuovo Santuario.
Nel 1944 - Decorazione.
Nel 1950 - Erezione del campanile.
Nel 1954 - Terzo Centenario dell'Apparizione. Benedizione delle campane, della Fontana e Incoronazione della Sacra Effigie per le mani di Mons. Giuseppe Piazzi Vescovo di Bergamo.

LE SOLENNI CELEBRAZIONI CENTENARIE
1 luglio: arrivo del Vescovo e benedizione delle campane
Il grande avviso murale annunciava la prima giornata dei festeggiamenti nel modo seguente:
GIOVEDI' 1 LUGLIO
Ore 18: Ricevimento di S. Ecc. Mons. Piazzi, Vescovo di Bergamo. Consacrazione nuovo concerto di campane e Benedizione Eucaristica impartita da Sua Eccellenza.
Ore 20,30: Giochi pirotecnici sul piazzale della chiesa parrocchiale. Fin dal mattino, il suono festevole delle campane della Parrocchiale, l'afflusso dei fedeli alla Chiesa per assistere alla S. Messa e ricevere la santa comunione, infondeva in tutti un gran senso di letizia e di gaudio spirituale. Per tutta la giornata si poteva notare un intenso lavoro per dare alle case, alle vie, a tutto il paese l'aspetto delle grandi solennità.
Nel pomeriggio un gruppo di macchine, di moto e di vespe si portarono a Clusone per incontrare Sua Eccellenza e fargli scorta di onore per tutto il viaggio.
Il Vescovo giunse perfettamente in orario: alle 18, come era stato annunciato. Un applauso fragoroso, entusiasta accolse il Pastore. I Sacerdoti furono i primi a baciargli il sacro anello, poi il popolo che si stringeva attorno a Sua Eccellenza mentre lentamente si avvicinava al santuario tutto illuminato.
Giunto all'atrio un fanciullo declamò con voce franca e gesto disinvolto il seguente indirizzo:
Eccellenza Reverendissima,
Benchè piccino ed incapace di parlare io sono fiero di essere stato scelto per porgere a V. E., nostro amato e buon Pastore, il nostro filiale saluto e il cordiale e festoso nostro benvenuto.
Con gioia l'accogliamo tra noi, o Padre amatissimo, perchè la Sua presenza ci onora e ci sprona a più alte conquiste. Ma quest'oggi la presenza di V. E. tra noi assume una particolare importanza ed è per noi motivo del più santo orgoglio, perchè per le mani di V. E. verrà ornata della sacra aurea corona la fronte benedetta della nostra Madonnina, nostra Madre e Regina.
Noi vogliamo tanto bene alla Madonnina, Monsignore, ed è per questo che tutti noi abbiamo fatto ogni sacrificio per rendere più bella e più solenne questa festa, ornando e decorando il sua santuario, provvedendo di campane il campanile prima muto ed infine preparando la corona aurea che V. E. porrà sul capo del sacro Simulacro a significare che noi tutti l'abbiamo scelta a nostra Regina e Madre.
Per questo, Eccellenza Rev.ma, l'abbiamo voluto tra noi oggi: perchè Ella, a nome nostro ed in nostra vece, offra all'augusta Madre di Dio e nostra, alla Regina del cielo e della terra, questo tangibile simbolo di elezione e di dedizione, onde d'ora in avanti abbiamo a sempre più sentirci suoi figli e non ci venga meno la sua materna e regale protezione.
Grazie, Eccellenza Rev.ma, d'essere venuto a soddisfare questa nostra aspirazione. La Vergine Santa La ricompensi e benedica la Sua opera di Pastore e di Padre in mezzo a noi, mentre dai nostri petti viene spontaneo il grido: VIVA IL NOSTRO VESCOVO!
Una grande ovazione e battimani confermava le parole augurali del fanciullo, al quale il Vescovo dava benevolmente a baciare l'anello.
Mentre Sua Eccellenza entrava nel santuario tutto scintillante di luci il coro poderoso dell'Istituto Salesiano di Nave cantava "Ecce Sacerdos Magnus".
Dopo breve preghiera S. Eccellenza si assise in trono e indossati gli abiti pontificali diede principio alla funzione della solenne benedizione delle Campane.
Recitati coi ministri i sette salmi prescritti e cioè il salmo 50, 53, 56, 66, 69, 85 e 129, benedisse con una particolare benedizione l'acqua con la quale doveva poi aspergere le campane:
"Benedici o Signore questa acqua con benedizione celeste e sia presente sopra di essa la virtù dello Spirito Santo affinchè queste campane preparate per invitare i tuoi figli alla santa Chiesa, dopo che saranno con quest'acqua asperse, ogni qualvolta suoneranno, vadano lontane tutte le insidie, le ombre dei fantasmi, incursione dei turbini, la forza delle insidie, il danno dei tuoni, la calamità delle tempeste, e ogni procella; e quando i fedeli le sentiranno suonare, cresca in loro la devozione, affinchè, affrettandosi alla Chiesa, ti cantino i cantici santi e con le loro preghiere possano invitare nel tempo santo la moltitudine degli angeli".
Indi in processione, prima i fedeli, poi i Sacerdoti, i cantori e S. Eccellenza con mitra e pastorale circondato dai ministri si portarono lungo la strada provinciale finchè il Vescovo si trovò di fronte al campanile, proprio all'altezza delle campane. Recitata ancora un'altra preghiera, con ampio gesto S. E. diede una trina benedizione con l'acqua santa alle campane, e le incensò. Nello stesso momento incominciarono a suonare a festa, mentre la processione faceva ritorno in Santuario.
All'ingresso il Vice Sindaco, Pietro Bettineschi rivolse un indirizzo di omaggio al Vescovo.
Eccellenza,
è con profonda commozione che a nome del1'Amministrazione Comunale di Colere, della sua popolazione e degli abitanti tutti della Valle di Scalve, porgo il più fervido, reverente, filiale omaggio all'Ecc.za Vostra, che, benignamente accogliendo i nostri voti, è venuta quassù a portarci il conforto della Sua presenza, della Sua Paterna parola e della Sua benedizione, proprio qui, in questo lembo di terra benedetta, aspra e rude fra monte e monte, soave nei silenzi della sua solitudine, orante a volte nel murmure e a volte nel fragore delle acque che la lambiscono.
E' venuta quassù, Eccellenza, perchè una voce divina l'ha chiamata per dare una voce anche sensibile alla nostra Madonna, perchè parli il suo linguaggio d'amore ai nostri cuori e per dare una voce perenne d'affetto ai nostri cuori per la nostra Madonnina.
Un pastore di povero gregge trecento anni fa s'abbeverò alla fonte che l'immagine di una dolce Madonna vegliava. Il povero pastore agonizzava, ma agonizzando una fiamma di amore e di fede gli ottenne la vita dalla dolce Madonna.
Stasera Eccellenza, Angelo Pastore nostro, venite Voi alla nostra Madonna, suo messaggero d'amore e di benedizione.
Qui una piccola, povera parte del Vostro gregge, un povero gregge che vive sui monti la sua povera vita, che non sa le finezze del mondo in etichetta, nè le espressioni e le espansioni talvolta ingannevoli degli uomini sapienti, in Voi ravvisa, con devoto, religioso ossequio, l'espressione ed il vivente simbolo della sua fede, venuta a loro dai padri, alimentata alla gran fiamma d'amore per la loro Madonnina.
Da qui Eccellenza son passate le lacrime, le gioie e le speranze dei nostri padri, qui ci rifugiamo noi oggi stretti alla Vostra venerata persona sotto lo sguardo del gesto taumaturgo della nostra Madonnina, per deporre stanchi il fardello della fatica di ogni giorno e l'ansia delle nostre anime che il mondo e la carne ingannano e per farci perdonare e per farci aiutare.
E di questo aiuto e di questo perdono è pegno la Vostra presenza fra noi e la nostra Madonnina, nella sua povera piccola casa, tra la gente della sua montagna che ha prediletto, è tanto contenta che, tra le fatiche pastorali della vasta Diocesi, abbia dedicato questo giorno all'esultanza dei nostri cuori. E quando le Vostre candide, pure mani di Angelo e di Pastore benediranno stasera le campane e quando domani cingeranno d'oro la fronte luminosa della donna, sia l'Eccellenza Vostra il benigno interprete di tutto il nostro affetto per Lei.
E benediteci, Eccellenza, e nella Vostra benedizione sarà la benedizione della Madonna. Benedite le anime dei nostri padri, che nei secoli ci han tramandato intatta la fede e profondo l'amore alla Madonna; benedite ai morti del Gleno, travolti con la Casa della Madonna nei gorghi di una tremenda sciagura; benedite a tutti coloro, fratelli nostri, che pregarono qui, prima di andar lontano e che giti non tornarono, uccisi dalla guerra, dal lavoro, dall'odio. Benedite, Angelo e Pastore nostro, le lacrime infinite delle mamme e dei papà che hanno atteso e attendono invano, e i nostri bimbi, perchè domani e sempre, non indegni di una santa tradizione, vivano e facciano vivere il culto della Madonna. E benedite la nostra gioventù, perché sia sana nel cuore e nei corpi e benedite tutti coloro che con cuore generoso, con sacrificio, hanno offerto, anche materialmente, per la degna riuscita di questa solennità, che è stata voluta dal nostro cuore e dallo zelo dei nostri Sacerdoti.
Ma soprattutto scenda dalle Vostre mani la benedizione della Madonna sui nostri ammalati e sia loro di supremo conforto e di speranza e sui nostri lontani, sui nostri emigranti, esuli in terra straniera per un sudato pane alle loro famiglie. Essi vivono disseminati sulle vie del mondo, ma portano con sè la dolce immagine della loro Madonnina. In questi giorni la loro nostalgia è più profonda, quasi dolorante per non essere al Suo Santuario. Che la Madonna li benedica e li protegga.
E benedica, Eccellenza, tutti noi anche se cattivi, perchè il male non vinca, ma vinca l'amore che salva.

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Rientrato Mons. Vescovo nel Santuario, dall'altare rivolse un paterno discorso, dichiarandosi ben felice di trovarsi tra una popolazione che conosce la povertà e la vita di sacrificio, ma che è ricca di grande fede e sa attingere dalla fede il segreto di santificare i propri sacrifici. Passava poi ad illustrare il significato della funzione compiuta per benedire le campane. Seguì la solenne benedizione eucaristica.
Alle ore 20 S. E. arrivava davanti alla Chiesa parrocchiale di Colere, acclamato da un buon gruppo di fedeli. Anche la Chiesa Parroccbiale era solennemente parata ed illuminata.
A cena, con Sua Eminenza e il Clero, sedevano i padrini delle campane.

2 LUGLIO: INCORONAZIONE DELLA MADONNA
La seconda giornata dei grandi festeggiamenti era annunciata dall'avviso murale nei termini seguenti:
Venerdì 2 Luglio: III Centenario dell'Apparizione.
Nella chiesa parrocchiale:
Ore 6: S. Messa celebrata da S. E. Mons. Vescovo con S. Comunione generale.
Al Santuario:
Dalle 4 alle 9: S. Messe lette.
Ore 9: Dalla parrocchiale inizio della processione votiva al Santuario.
Ore 10: Solenne Incoronazione della Madonna da parte di S. E. il nostro amatissimo Vescovo. S. Messa solenne celebrata con assistenza pontificale e discorso di S. E. Mons. Vescovo.
Ore 14: S. Vespri Pontificali con benedizione Eucaristica; S. Cresime dei Fanciulli della Valle.
Prima ancora delle ore quattro numerosissimi fedeli si trovarono al santuario per assistere alle S. Messe e per la S. Comunione. C'era in tutti un gran senso di gioia e di fervore. Ma anche in parrocchia furono tanto numerose le comunioni alla S. Messa di Mons. Vescovo che S. E. ne fu visibilmente ammirato e commosso.
Alle ore nove precise dalla Parrocchiale partì la processione votiva. Numerosissimi i giovani e gli uomini. Si recitarono a voce alta tre rosari, seguì il canto delle litanie. Giunti al Dezzo Mons. Vescovo si unì alla processione, che lentamente si avanzò verso il Santuario. Presso il Santuario c'era tutto il Clero della Valle e un numero grandissimo di fedeli venuti anche da lontano.
Sua Eccellenza, indossati i paramenti pontificali, procedette subito alla benedizione della corona d'oro. Posava sopra un cuscino di seta riccamente lavorato. Il cuscino era sostenuto dal Padrino Robert Rouiller, accanto era la Madrina con un bel mazzo di garofani.
Mons. Vescovo intona solennemente il "Subtuum praesidium". […]
Mons. Vescovo asperse la corona con l'acqua benedetta, la incensò poi postosi in ginocchio, intonò l'antifona "Regina Coeli". […]
Finito il canto, Mons. Vescovo, accompagnato dai ministri e dal Clero, tra la profonda commozione di tutti i fedeli che gremivano il santuario, si portò all'altare della Madonna, salì su una specie di palco e, giunto vicino alla statua della Madonnina con grande riverenza e devozione pose la corona d'oro sul capo alla Vergine pronunciando le parole rituali. […]
Un'azione così augusta e devota venne accompagnata, e seguita dal suono festoso delle campane e dallo sparo dei mortaretti. Molti fedeli avevano le lacrime agl'occhi per la commozione.
Mons. Vescovo, ritornato all'altare maggiore, spiegò con quella paterna comunicatività che sa avvicinare a tutti anche i problemi più alti, il valore del gesto. Ha parlato di Maria Regina a quel suo picco gruppo di sudditi, gente povera ma che conosce come pochi il valore della fedeltà, che accetta con gioia un Regno quando è lo scettro della Madre del Cielo ad alzarsi, un Regno di pace, di giustizia e di amore.
Le parole potevano parere troppo grandi su quel bordo di fiume in quella piccola valle che si restringe fra i monti, a quegli umili volti di minatori. Ma anche un solo cuore può bastare a fare un regno, e di cuori fedeli era tutto circondato il Santuario.
Seguì la Messa Solenne con l'assistenza pontificale. Celebrò l'Arciprete di Vilminore mentre i chierici Salesiani di ave eseguivano assai bene i canti liturgici. Alla fine della Messa solenne venne cantato l'inno del ringraziamento: il "Te Deum".
Prima dei Vespri solenni Mons. Vescovo, accompagnato dal Parroco e da parecchi sacerdoti, scese alla fontana rimessa in luce, nella nuova cripta appena costruita: ammirò il lavoro, diede qualche consiglio poi bevve devotamente di qnell'acqua che scaturisce dalla roccia. I Sacerdoti seguirono l'esempio di S. Eccellenza. I fedeli poi si susseguirono tutta la giornata attorno alla cara sorgente attingendo acqua per sè e per gli ammalati.
Finito il canto dei Vespri, Mons. Vescovo amministrò la Cresima ad una quarantina di bambini della Valle: "Stamane ho messo sul capo della Madonna una corona d'oro -disse sua Eccellenza- adesso le offro una corona anche più preziosa, quella di questi innocenti". E proseguì illustrando la grandezza del Sacramento, che acquistava un valore particolare dal fatto che lo ricevevano proprio nel Santuario della Madonna in un giorno così solenne. Finiva augurando a quei bambini e a tutti di essere sempre valorosi soldati di Gesù e di Maria.
Dopo la solenne benedizione eucaristica, Mons. Vescovo tra gli applausi dei fedeli e il suono festoso delle campane, salì in macchina che Lo riportava a Bergamo.
Prima di lasciare la valle che nella giornata tersa appariva anche più inondata di verde e più suggestiva, il Vescovo non nascondeva la Sua gioia paterna per questa giornata trascorsa tra i suoi figli della montagna. "La Valle di Scalve si è fatta onore", Egli ha detto.
E nessuno più di Lui (commentò L'Eco di Bergamo, 3 luglio 1954) che aveva compiuto e interpretato il gesto regale dell'Incoronazione, poteva rendere testimonianza e parlare a maggior diritto di onore a gente che conosce anche, grazie a Dio, il valore di questa parola soprattutto sul piano spirituale e religioso, che è quello sostanziale e interpreta quindi con umiltà ma con innato senso cavalleresco i propri sentimenti più alti.
"La Valle di Scalve si è fatta onore"! C'è un che di emozionante in queste parole del Vescovo, che si inseriscono nella lunga storia di questa piccola valle, fiera e generosa.
Fino a notte inoltrata, il Santuario col suo campanile, e la Parrocchiale col campanile solennemente illuminati, presentarono uno spettacolo oltremodo suggestivo tra le montagne austere e il cielo terso e trapuntato di stelle.

3 LUGLIO: GIORNATA DEI MALATI ED EMIGRANTI
Anche la terza giornata dei festeggiamenti centenari, riuscì davvero solenne e degna della ricorrenza. Le funzioni erano state enunciate nel modo seguente:
Sabato 3 luglio: Giornata degli Ammalati e degli Emigranti.
Dalle ore 5 alle 9: S. Messe lette.
Ore 9: S. Messa solenne celebrata dal Rev. Sac. Don Luigi Piantoni, animatore della ricostruzione del Santuario, distrutto dal disastro del Gleno. Discorso del Rev.mo Padre Damaso da Clusone e Benedizione Eucaristica agli Ammalati.
Favoriti anche dal tempo veramente splendido, numerosi ammalati giunsero con diversi mezzi al Santuario.
Alle ore 9 precise ebbe inizio all'altare della Madonna il canto della Messa. Al Vangelo l'oratore illustrò le ragioni di questa giornata dedicata agli ammalati e agli emigranti questi cari lontani che, non potendo presenziare, certamente avranno seguito col pensiero e col cuore, un poco malato di nostalgia, la bella festa fra i cari monti nativi sul greto del Dezzo d'argento.
Finita la S. Messa, il celebrante, portando il Santissimo Sacramento nel grande e prezioso ostensorio, passò di malato in malato, impartendo a ciascuno la benedizione.
Intanto uomini, donne, bambini, inginocchiati ripetevano devotamente a voce alta le invocazioni annunciate da due sacerdoti: "Gesù, se vuoi puoi guarirmi! Maria, confido in voi! Salute degli infermi, pregate per noi!".
La commovente funzione che per la prima volta si celebrava alla "Madonnina", si chiuse con la solenne Benedizione eucaristica a tutto il popolo. Sacerdoti e fedeli rimasero ancora a lungo a pregare dinanzi la Venerata Immagine.

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La gratitudine della Valle tutta e in particolare della popolazione di Colere, vada al Reverendo ad esimio Parroco Don Francesco Danesi, animatore di questi grandiosi festeggiamenti e creatore instancabile di tutte le opere di bene e di fede realizzate nei pochi anni in cui regge la Parrocchia di Colere.
Dall'asilo all'oratorio, dalla doratura del Santuario alle nuove otto campane di Colere; dall'aurea corona della Vergine alcampanile e al concerto delle cinque campane del Santuario, l'opera di questo Sacerdote fu tutto un inno di fede, di laboriosità, di sacrifici, seguito in pieno dalla buona, entusiasta, fedele gente di Colere.

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