GIOVAN MARIA SEMPERBONI  [G.M.S.]
Nato a Lizzola il 10 febbraio 1929. Minatore alla Manina dal 1952 al 1956. In questo periodo contrae la silicosi ed egli stesso definisce con una efficace espressione la propria situazione sanitaria: sére già a post! (ero già “a posto”, vale a dire che la salute era ormai compromessa in una maniera irrimediabile).
La testimonianza è stata raccolta a Lizzola il 20 aprile 1990. Durata: 50’.

Come lavoro io non mi sono trovato molto bene al Lupi perché c'era molto gas e molto fumo. Nelle miniere alte si respirava molto meglio. Io ho la silicosi dal 1967. Ho sempre lavorato nelle gallerie, anche in valle d'Aosta. Ho conosciuto il Bianchi Giovanni che è rimasto nella valanga alla Breda; lavoravo assieme a lui, al Venezia.
Mi ricordo quando è morto lo Zamboni, al livello Lombardia. Era andato a controllare le mine, c'era un colpo inesploso ed è rimasto lì. Anche nel '39 io lavoravo lassù... ero addetto ai forni: estraevo il minerale cotto e si toglieva il granito, lo scarto; ero un ragazzo. Nel '40 sono andato in Vilminore, fino al '42, al bacino di Santa Maria. Abbiamo fatto anche la galleria fino a Bueggio ed un'altra dalla stessa località fino alla valle del Nembo di Teveno. Lavoravo con l'impresa Garatti (...). Qui a Lizzola, moltissimi si sono rovinati la salute, ma sempre per il periodo che si usavano le perforatrici a secco, se no io dovrei essere morto parecchie volte. Quelli che hanno lavorato in miniera prima del '50, è stata la distruzione... sono stati rovinati tutti. E’ vero che Lizzola veniva chiamato il paese delle vedove (...).
Infortuni... potevano capitare anche per negligenza... e poi, dopo uno scoppio, possono rimanere su certi lastroni in bilico. Anche con le mine, bisognava controllare bene prima di iniziare con la perforatrice. Altri incidenti... non ricordo in quale anno, in valle di Flesio... c'è la croce. Deve essere successo alla fine del 1800: sette minatori, tutti di Lizzola, sono stati travolti da una valanga. Mio nonno è morto su a Flesio, in miniera; aveva 36 anni... si chiamava Piffari Domenico (...).
Anche lui ha lavorato parecchi anni in miniera... con la Franchi-Gregorini... diceva che si lavorava tutto a masa-cobia (il termine indica l’operazione “in coppia” di due minatori: il primo sostiene una barra di acciaio, l’altro la colpisce con una apposita mazza). Usavamo i vagonetti per portare fuori il minerale, e poi c'era la teleferica che arrivava a Gavazzo; una teleferica con secchi di ferro. [G.M.S.]

www.scalve.it