GIUSEPPE don PREMARINI [G.d P.]
Nato a Spirano nel 1920. Parroco di Pezzolo dal 1947 al 1963. In collegamento con il Patronato Acli si interessa delle problematiche socio-economiche della Valle. E' stato fondatore e direttore della scuola professionale a Vilminore (ScuoleMeccaniche).
La testimonianza è stata raccolta a Monte di Nese - Alzano il 13 gennaio 1989. Durata: 82'.

Dal 1952 in poi si sono aperte molte strade; ci fu anche per esempio una rivalutazione del legname. Subito dopo la guerra il suo prezzo era andato alle stelle, poi ci fu un periodo di stasi; quindi di nuovo una ripresa. Per questo ad esempio i Piantoni ed altri hanno incominciato a darsi da fare... la gente ha capito anche che stando fermi all'agricoltura, non avrebbe avuto un grande reddito, incominciavano a guardarsi in giro: ecco lo scopo della scuola professionale (...). Le condizioni degli operai alla Manina, dal punto di vista economico ed anche sanitario... c'era anche questo da considerare: oggi ci penserei prima di riaprire le miniere, ci penserei due volte; a quel tempo c'era il problema del vivere, del cibo, e quindi bisognava trovare un mezzo per potere scampare. Dunque, si può dire che gli operai erano trattati abbastanza bene nel senso che un po' alla volta avevano creato tutte le strutture... avevano riorganizzato l'officina, la teleferica, la strada era ben tenuta, per cui gli operai sono andati sempre aumentando, arrivando credo fino a 250. Lo stipendio era adeguato, ma dirò che abbiamo fatto parecchie a azioni non dico di sciopero, ma di protesta, per diverse ragioni: la mensa, si voleva avere una indennità di sottosuolo e per questo motivo ci siamo rivolti ai sindacati. Il sindacato era la Cisl; all'inizio erano quasi tutti della Cisl ... poi si è intrufolata la Cgil. Io mi avvalevo del patronato Acli perché era l'organismo che io avevo sottomano; essendo il delegato di zona, alle Acli potevo parlare, potevo andare ai convegni e fare presente le necessità della valle... io mi difendevo lì. Le Acli, in collegamento con la Cisl ci mandavano delle informazioni e ci si è organizzati anche come sindacato. Per me esso (ha agito) in modo parallelo rispetto al patronato Acli. Ma soprattutto, dal lato sanitario si incominciava a sentire il bisogno di avere una protezione dell'operaio, perché incominciava a diffonersi la silicosi. Io mi sono battuto molto insieme col dottore Del Gizzo; allora era il medico che all'infortunio (INAIL) dava il nulla osta per le pensioni di infortunio. La silicosi non apparteneva alla mutua ma era stata scorporata dall'infortunio, all'Inail, ritenuta una malattia professionale... Questo Del Gizzo voleva molto bene alla Valle di Scalve, tant'è vero che quando io portavo una pratica, la segnalavo a lui: non dico che fossi sicuro di ottenere perché era lui che trasmetteva i reperti clinici all'Inail; però difficilmente si perdeva la causa (...). Dei dirigenti della FERROMIN ricordo De Giacomi, poi è entrato anche l'ingegnere Bonicelli... per me bisognerebbe rivalutarlo: da quando lui ha cessato di essere il direttore, è venuto a mancare la persona a cui ci si poteva appoggiare in vista di uno sviluppo industriale della Valle di Scalve. Non c'è stato più niente... il mio tormento è sempre stato questo: portare uno stabilimento in Valle. Io avevo contattato parecchi industriali, dimostrando che la manodopera non sarebbe mai mancata... e non era una manodopera litigiosa. Purtroppo li ha sempre trattenuti la distanza. Verso gli anni '60 si prospetta di nuovo la chiusura delle miniere: riprende l'emigrazione, soprattutto verso la Svizzera; emigrazione anche femminile. In questi anni poi moltissime donne andavano a fare i famosi quaranta giorni nelle risaie: portavano a casa mille lire al giorno e 40 chili di riso... [G.d.P.]

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