GIUSEPPE don PREMARINI [G.d P.]
Nato a Spirano nel 1920. Parroco di Pezzolo dal 1947 al 1963. In collegamento con il Patronato Acli si interessa delle problematiche socio-economiche della Valle. E' stato fondatore e direttore della scuola professionale a Vilminore (ScuoleMeccaniche).
La testimonianza è stata raccolta a Monte di Nese - Alzano il 13 gennaio 1989. Durata: 82'.

Nel 1948 fu fatta una petizione rivolta a qualche ministro a Roma, firmata dai sacerdoti di Oltrepovo, dall'arciprete, dal sindaco e da tutti i capofamiglia. La petizione chiedeva un intervento statale consistente che permettesse la riapertura delle miniere. Da chi fu stilato quel documento? dal sottoscritto... l'ho scritto io, dietro invito della gente: io ho raccolto i loro desideri. Mi ricordo molto bene che erano due fogli di protocollo. In collaborazione con i sacerdoti, il sindaco, l'arciprete, abbiamo fatto firmare a tutti i capifamiglia di Oltrepovo ed anche di Vilminore. Poi l'ho portato personalmente ad un onorevole, sottosegretario all'industria: era l'onorevole Cavalli, quindi era sua competenza: Questo penso sia avvenuto nel ’50 - ‘51 (per l’esattezza la petizione porta la data del primo marzo 1948, n.d.a.). L'ho portato personalmente da lui, a Bergamo, mi ha ricevuto immediatamente - avevamo telefonato - lui era avvocato ed aveva uno studio a Bergamo. So che noi avevamo votato Cavalli tra le migliori preferenze: oltre 200; infatti avevamo già in vista un'azione di questo tipo. Addirittura mi chiamavano onorevole Cavalli, per prendermi in giro; per la semplice ragione che io insistevo per questa preferenza: votiamo Cavalli perché quello ci aiuterà anche per questa petizione che vogliamo avviare. Lui ha accettato. Poi non ho più saputo niente. Passano 6, 8 mesi, non ho più saputo niente. Mi sono stancato ed ho chiesto un altro appuntamento. Al secondo appuntamento ho dovuto attendere per due ore. Mi ha fatto entrare e sembrava che cadesse dal mondo della luna; in cinque minuti mi ha licenziato, dicendomi che il governo aveva tutt'altro da pensare che le miniere di Manina. I problemi erano grossi, siamo d'accordo; però per noi era il pane... Sono tornata a casa demoralizzato. Parlando con il direttore del patronato Acli, il cavaliere Costantino Gilardi, mi disse: don Premarini, andiamo per un'altra strada, io mi prendo a cuore la cosa; cerchiamo di andare addirittura a Milano. Egli era parente del commendatore Cruciani, che a quel tempo era il presidente dei “Templi Nuovi” della diocesi di Milano. Era quindi un personaggio di spicco. Egli a sua volta conosceva Dell'Amore, il presidente della Cariplo, ed aveva collegamenti con parecchia gente a Genova, sede della FERROMIN. Cruciani mi diceva: invitiamo la FERROMIN, attraverso questa via, per riaprire le miniere. Così abbiamo fatto: dopo un anno e mezzo le miniere sono state riaperte: attraverso questa via, non quella politica, ma quella di un amichevole rapporto. Facendo presente non solo le necessità della gente, ma che la miniera poteva essere sfruttata e non bisognava lasciarla nel degrado che con il tempo aumentava sempre più (...). Io penso che loro avranno visto certamente anche il profitto; noi avevamo fatto presente che c'era il profitto... tanto che poi si sono sviluppati ed hanno continuato. Questa è stata un'azione corale: abbiamo avuto successo!. [G.d.P.]

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