GIUSEPPE TAGLIAFERRI  [G.T.]
Nato a Pezzolo il 5 agosto 1919. Inizia a lavorare alla Manina nel 1937. Saltuariamente vi rimane occupato fino al 1959. In questo periodo è pure emigrante in Francia, dove lavora nelle miniere di carbone.
La testimonianza è stata raccolta a Pezzolo il 12 febbraio 1989. Durata: 40’.

Nel 1937 è iniziata la costruzione della strada da Nona alla Manina, che è durata fino al 1939. In seguito è iniziata la costruzione della teleferica. Quella di Teveno funzionava ancora. Con Capitanio (Pietro, soprannominato “Piero Bàla”) andavamo a tagliare le piante adatte per costruire i tralicci, nei boschi circostanti... vi lavorava anche un certo Codazzi di Lecco. Terminata la teleferica, ero diventato guardialinea ed ero addetto alla manutenzione del telefono. I carrelli avevano una portata di 10 quintali. La teleferica è entrata in funzione – credo - nel 1941. Occupati, tra Ponte Formello e Manina si parlava di 300 operai; ce n'erano di Bratto, Castione, di Colere. Dentro la miniera ho lavorato quando hanno realizzato il pozzo centrale: io ero addetto al montacarichi, anche quando, terminato il pozzo, si tiravano su i carrelli di minerali, al livello Venezia. Io facevo i turni: tre in miniera, e due quando ero guardialinee. Tornavo a casa ogni giorno. Dentro la miniera si facevano i lavori a magazzino: era come una casa di tanti piani; si scavava il minerale, poi si facevano delle gallerie in discesa: i fornelli, con una pendenza del 40% oppure in salita. A mano a mano che si estraeva il minerale, si facevano delle tramoggie per il carico dei vagoni che venivano sollevati con un montacarichi; pensavano 10 quintali. All’imbocco del Venezia c'erano dei silos. I carrelli poi avevano dei ribaltatori che venivano manovrati manualmente. Il disagio maggiore dentro la miniera era l'acqua che pioveva giù dappertutto; c'erano degli indumenti impermeabili, ma si era sempre bagnati. Norme di sicurezza... prima di tutto si conoscevano poco e gli incidenti più frequenti erano provocati dai sassi che cadevano nelle gallerie. Si era praticamente forzati a non guardare a tutto perché c'era il cottimo e si cercava di fare più presto possibile. Quando il materiale di un avanzamento era stato portato via, subentravano i minatori e facevano altri fori. Lo stipendio... a quei tempi non c'erano le esigenze di oggi. Il cottimo veniva praticato soltanto per i minatori addetti agli avanzamenti.
La silicosi: fino intorno al 1950 si facevano le perforazioni a secco... prima con la mazza. Dal '40 in poi sono state introdotte delle piccole macchine perforatrici, a secco. Già in quegli anni molti avevano contratto la silicosi, ricordo per esempio Rossi Angelo ed altri (...).
Ho lavorato alla Manina dal '37 al '40. Dopo il sevizio militare sono tornato nel '45. Sono andato in Francia, da clandestino, nelle miniere di carbone. Ho ripreso nel '51, allora ho lavorato con Piantoni quando si è smontata la teleferica. Poi sono stato assunto alla Manina, un paio d'anni dopo. Vi sono rimasto fino verso il '59. Per un anno sono stato a Bovegno, quindi mi sono licenziato. Ho gestito poi l'Enal a Pezzolo. Quando sono stato trasferito a Bovegno, qui continuava il lavoro; c'erano alcuni operai che furono assunti dalla FALCK. [G.T.]

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