LEONE ROMELLI [L.R.]
Nato a Vilminore l'11 ottobre 1928. Minatore alla Manina dal 1954 al 1958. Poi emigrante all'estero. Tornato in Italia, ancora minatore alle miniere di fluorite alla Presolana.
La testimonianza stata raccolta a Vilminore il 18 gennaio 1989. Durata 60' circa.

Ho lavorato alla Manina per quattro anni. Quasi tutti i minatori salivano a piedi; solo i pi fortunati avevano la moto, di automobili a quel tempo non si parlava. Con un buon passo da Meto, facendo le scorciatoie, ci si impiegava un'ora e mezza all'andata e una al ritorno. I minatori che abitavano a Nona erano pi fortunati perch pi vicini, ma ce n'erano alcuni che venivano a piedi anche da pi lontano. Poche volte ho usato le bicicletta, le strade non erano asfaltate e si bucava spesso; quindi preferivo salire a piedi percorrendo il sentiero delle Corne Strette che arriva a Nona. C'erano le baracche e la mensa ma io preferivo tornare a casa. La mensa c'era per il fatto che i lavoratori erano tanti, circa 200, non tutti lavoravano nell'interno della miniera, alcuni operai lavoravano nelle officine, alcuni alla teleferica.
Si facevano tre turni, dalle 6 alle 2 del pomeriggio, dalle 2 alle 10 di sera, dalle 10 alle 6. Ogni turno era quindi di 8 ore. I turni cambiavano ogni quindici giorni o ogni settimana. Si lavorava anche il sabato. Appena assunto non facevo il minatore ma l'aiutante; poi ha imparato il mestiere e ho imparato a fare il minatore. Facevo il palista che quello che usa la motopala. Questa scorreva sul binario con un vagone attaccato dietro, per condurla si sta di fianco, la pala che butta indietro il materiale caricando il vagone, in due minuti senza fatica si caricava un vagone da un metro cubo. Quando ho lavorato io c'erano gi dei mezzi meccanici abbastanza moderni. Il palista doveva sgomberare le volate, si dice cos quando si fanno brillare le mine e poi si deve sgomberare il materiale per continuare a scavare. Questo lavoro si fa quando si vuole andare alla ricerca di nuovi banchi o filoni di minerale. Le gallerie si facevano sotto il banco di minerale, una volta trovato si scava un camino, a volte obliquo, a volte a piombo, dipende. Il camino e di 40 metri di dislivello. L'uscita del camino arriva in una galleria che si trova a un livello pi alto. Sopra il banco si facevano tanti buchi distanti quattro o cinque metri l'uno dall'altro e si facevano scoppiare le mine, il materiale sbriciolato andava nei buchi che in fondo erano chiusi da un pesante sportello. Lungo i binari della galleria in basso scorrevano i vagoni che si fermavano sotto gli sportelli, quando questi si aprivano il materiale finiva nei vagoni che poi venivano portati fuori. C'erano poi anche altri sistemi. Avevamo fatto anche un pozzo di 150 metri, con un argano che tirava su dei grandi gabbioni di ferro che contenevano i vagoni di materiale. Le mine avevano le micce lunghe circa un metro e mezzo; si facevano molti fori, bisognava far presto, accendere le micce e via. A togliersi dal pericolo dei sassi si faceva presto, bastava allontanarsi dal buco ma se sei distanti anche venti o trenta metri lo spostamento d'aria ti spacca la testa. Quando scoppiavano le mine, si sentivano grandi scossoni, come un terremoto. Fare il camino era il lavoro pi brutto, si dovevano fare i buchi in verticale, veniva gi acqua, polvere sulla faccia, era anche pericoloso. Man mano che si scavava il camino si facevano i palchetti di legno. C' stato un ragazzo di Vilminore che ha avuto un brutto incidente ed rimasto paralizzato, stava scavando un camino, un asse si rotta e lui precipitato. Per salire nel camino c'erano scale di ferro. In miniera c' buio, per fortuna non si vede tutto il pericolo altrimenti forse non si andrebbe!. Nella miniera s'illuminava con la lampada. Ve ne ho portata una per farvela vedere. la prima che ho usato. Funzionava con il carburo che una composizione che a contatto con l'acqua provoca un gas che si accende. La fiamma usciva da due buchini. Aprendo la valvola dell'acqua aumentava la fiamma. Mettendola in pressione esce una fiamma che illumina come una lampadina di 50watt; una fiamma molto potente e bruciava molto pi del fuoco delle candele. Ogni minatore aveva la sua lampada, si attaccava alla parete e si illuminava tutto. Quando si faceva la fila e si entrava in una galleria con un tratto diritto si vedevano tutti quei lumini lontani. Uno dei maggiori era quando scendeva l'acqua, c'erano punti in cui la roccia gocciolava continuamente si usciva bagnati come pulcini. C'era il pericolo delle mine, c'erano a volte sassi smossi che si staccavano subito. C'erano punti in cui la roccia era marcia e poteva crollare. successo ancora che dei minatori siano stati sotterrati. C' poi puzza di gas, resta l'odore dell'esplosivo, un odore potente, c' fumo. Quando c'era un turno solo l'aria si purificava un po' ma con i turni continui no, anche se i compressori andavano sempre e c'erano sempre le tubazioni che portavano l'aria non bastava. Quei gas procuravano mal di testa e c'era il pericolo di intossicazione, alcuni perdevano i sensi e dovevano essere portati fuori. C'erano alcune persone che non prendevano il mal di testa, io per fortuna non ero soggetto a questo disturbo.
Le norme di sicurezza sul lavoro... era importante per la nostra pelle, ma non sempre si poteva rispettare, ad esempio si doveva tenere la maschera ma quando si sudava, dava fastidio e allora la si toglieva e la si appoggiava a terra. Il casco era obbligatorio. I ripari alle gallerie si facevano solo a volte, per andare a controllare dopo lo scoppio delle mine si doveva aspettare un po' ma a volte per la fretta si entrava prima del tempo. Nei quattro anni di lavoro alla miniera di Manina ci sono stati due morti. Uno di Colere morto perch si staccato un sasso e gli caduto in testa. Un altro di Nona che era quello incaricato di far brillare le mine, ha acceso come al solito le micce, sono scoppiate tutte ma una che s'era bagnata non partita subito, lui entrato per vedere come avevano lavorato le mine, l'ultima partita e lui stato colpito. Certo se avesse aspettato che passasse mezz'ora come stabilivano le norme di sicurezza, non sarebbe successo. I pericoli della miniera erano tanti. Quando ho lavorato io in miniera si usavano gi le perforatrici ad acqua, prima invece quando si doveva fare un buco, la roccia non si bagnava e quindi si sollevava moltissima polvere che entrava nei polmoni, si depositava, formava col tempo una crosta dura che non permetteva pi ai polmoni di respirare. La polvere si chiamava silicio e la malattia silicosi. La silicosi ha provocato la morte di moltissimi minatori. Come stipendio si prendeva poco, le condizioni di lavoro erano dure, la fatica molta, i pericoli tanti ma lo stipendio era misero. Per comprare una moto, una lambretta, servivano almeno cinque mesi di stipendio, oggi un minatore potrebbe comprarla con un mese di stipendio. Lavoravano a cottimo i minatori che scavavano i camini e le gallerie, una certa quantit di metri era obbligatoria, se per si riusciva a superare il tratto di scavo stabilito, i metri scavati in pi, alla fine della settimana venivano pagati in pi. Pi metri si scavavano oltre quelli stabiliti, pi aumentava lo stipendio. I rapporti con i compagni di lavoro e con i dirigenti erano molto buoni, si andava d'accordo tra di noi, non capitava quasi mai che ci fosse una discussione, dei dirigenti non c'era da lamentarsi. Il dirigente pi importante era il direttore che era l'Ingegnere; veniva ogni settimana o ogni quindici giorni, poi c'erano due periti minerari che venivano di solito una volta al giorno, poi i capi che lavoravano con noi organizzando il lavoro. [L.R.]

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