INTRODUZIONE ALLA PARTE PRIMA

Il tema del salario percepito con il lavoro in miniera viene quasi sempre preso in esame nel corso delle testimonianze, e la maggior parte dei minatori sostiene che esso non fosse adeguato al tipo di lavoro, che comportava grossi rischi, ed una fatica fisica non indifferente, compreso lo stesso trasferimento verso la miniera. Tali convinzioni vanno verificate effettuando alcune comparazioni rispetto ad altri salari, ma soprattutto valutando il potere di acquisto dello stipendio percepito. Nel 1939 la paga oraria dei manovali dipendenti della Società Ilva presso le miniere di Manina era di £. 1,25 e £. 1,89 quella dei minatori. All’epoca, dai registri di una bottega, risulta che un fiasco di vino costava £. 5 ed un Kg. di gorgonzola £. 16. Fissando l’attenzione all’anno 1951, sulla base di alcuni dati, è possibile evidenziare che il salario del minatore (come pure quello del bracciante agricolo) non fosse evidentemente adeguato a soddisfare nemmeno le pur modeste esigenze di tipo alimentare. Dai fogli paga individuali della Ferromin relativi al mese di ottobre 1951 si può verificare ad esempio che con 26 giornate lavorate per complessive 207 ore, il manovale A.T. riceve uno stipendio netto di £. 26.862, comprese £. 1.768 di assegni familiari: la paga oraria base è di £. 37,10. Vi si aggiungono l’indennità contingenza di £. 16.560, il caro-mensa di £. 520 ed il caro-pane di £. 1.040. L’operaio V.T., occupato come carpentiere, ha una paga-base di £. 42,70. Nel mese di ottobre 1951 ha lavorato 24 giornate per un totale di 186 ore. Con £. 13.728 di assegni familiari, ha uno stipendio netto di £. 39.218. A volte l’importo degli assegni – in casi di famiglie numerose – è di poco inferiore a quello del salario netto. Il manovale G.T. (che svolge però il lavoro del minatore) riceve £. 54.185, di cui £. 25.688 vengono corrisposte sotto la voce “assegni familiari”. Sempre nella busta paga del mese di ottobre 1951, il manovale M.M., con 216 lavorate, senza assegni familiari, ha in busta paga £. 26.097. Tra le detrazioni vi è pure la voce “Piano Fanfani”. Il calcolo degli stipendi corrisponde con buona probabilità a quanto previsto nel contratto di categoria. Ciò viene confermato dal raffronto con il ”bollettino mensile di statistica” pubblicato dall’ISTAT, relativo al 30 giugno 1951. Per la provincia di Bergamo, la paga lorda giornaliera degli operai dell’industria estrattiva è di £. 1260 per gli specializzati, £. 1.137 per i qualificati e £. 1.015 per i manovali. Agli operai coniugati aspettano inoltre gli assegni familiari di £. 59 per il coniuge e di £. 95 per ogni figlio a carico. Con riferimento allo stesso mese, le paghe dei lavoratori agricoli - sempre della provincia di Bergamo - sono nettamente inferiori: £. 1.012 per i braccianti semifissi (£. 717 per le donne). Ai braccianti avventizi invece spetta una paga giornaliera rispettivamente di £ 1.028 e 762. Nello stesso bollettino, con riferimento al mese di giugno 1951, sono elencati i prezzi al minuto di alcuni principali prodotti alimentari e di altri di prima necessità. Appare evidente come solo ad alcuni venisse applicato il calmiere; altri prodotti, pure da intendersi di prima necessità, rappresentano un “lusso” per l’operaio che nella busta paga si trova mediamente trentamila lire. Alcuni esempi: un Kg. di pane costa £. 104; il riso 126, il latte 61 e le patate 42. Un kg. di pasta costa £. 180, la mortadella 853, il vino 100, l’olio di oliva 597, la carne di bue 853, il baccalà 254, il formaggio (grana, stagionato di un anno) 1175 ed il burro 1050. Il sapone da bucato costa £. 311 al Kg., mentre quello “da toletta” 1200!. Un paio di calze nylon per donna costa £. 1.200. Per acquistare le scarpe per uomo (confezionate con tomaia di vitello al cromo e suola di cuoio) bisogna spendere circa £. 7450. Per un paio di scarpe necessita quindi circa un quarto dello stipendio mensile di un lavorante in miniera. Con la paga di una giornata si può acquistare solamente un Kg. di formaggio grana oppure 10-11 Kg. di pane, o circa quattro Kg. di zucchero. Un’idea approssimativa circa gli usi alimentari di quegli anni può essere resa scorrendo alcuni registri della spesa di una bottega operante nel territorio del comune di Vilminore. Le note della spesa sono riferite ad una quindicina di famiglie, in buona parte numerose. Il pane, la farina, la pasta, il sale ed il riso sono i generi maggiormente acquistati; lo zucchero è venduto quasi sempre in piccole quantità  - 250 grammi – e piuttosto raramente. Il consumo di caffè, vino e biscotti è assolutamente insignificante. Come detergente vi è un discreto consumo di sapone e lisciva, mentre di tanto in tanto viene acquistato qualche flacone di DDT.
In alcuni registri contenenti i fogli paga dei minatori dipendenti della Ferromin dell’anno 1957 si può osservare che – pure in seguito ad un aumento salariale contenuto - compaiano alcune nuove “voci”, come l’indennità di sottosuolo, il premio di produzione e le festività non godute. Il minatore R.B., nel mese di maggio 1957, con 24 giornate di presenza e 192 ore di lavoro, percepisce nella busta paga, compresi gli assegni familiari per la moglie, quattro figli ed un genitore, la somma di £. 55.500. A fronte delle stesse ore lavorate, il minatore A.B., con gli assegni familiari per un solo genitore (1.430 lire), si trova in busta paga £. 38.500. Il manovale A.G., pure dipendente della Ferromin presso la miniera di Gaffiona, con 200 ore lavorate e senza assegni familiari percepisce nel mese di maggio £. 33.500. Sempre nello stesso anno la paga oraria degli operai qualificati minatori era di £. 150, mentre quella dei manovali di £. 133. Parallelamente all’esposizione dei prezzi di alcuni beni di consumo, per una corretta  valutazione dell’effettiva capacità di acquisto della paga di un minatore, andrebbero considerate altre numerose variabili. Non vi è dubbio tuttavia che con la mercede del minatore, anche una famiglia composta da quattro o cinque persone non poteva permettersi alcuna agiatezza. Per la verità, a partire dai primi anni ’50, con la riapertura delle miniere, ciò che nel precedente periodo, caratterizzato da una diffusa disoccupazione, rimaneva un miraggio, incomincia a realizzarsi. Una delle ambizioni – ma pure anche una necessità – era quella di dotarsi di un mezzo di trasporto che potesse sollevare almeno in parte la fatica del trasferimento da casa alla miniera. In quegli anni incominciano a diffondersi le prime motociclette, e quella più comune è certamente la “Lambretta”. Per la Valle aveva l’esclusiva di vendita la ditta “Pellegrini Alessandro e figlio” di Clusone. Fino alla fine degli anni ’50 abbiamo venduto in Valle moltissime Lambrette,  ma anche MV e biciclette Bianchi. I clienti - rammenta Giuseppe Pellegrini - erano soprattutto i minatori delle miniere di Schilpario e della Manina. La domenica portavamo i nostri pezzi in esposizione nelle piazze dei paesi della Valle e c’era un incredibile interesse, soprattutto da parte dei giovanotti. La motocicletta più venduta era la Lambretta 150 non carenata; intorno al 1956-57 costava 170-180 mila lire, mentre la MV intorno alle 200.000 lire. Tornavamo a Clusone - conclude Pellegrini - con pacchi di cambiali, ma poi tutti pagavano, eeh!. Teresa Albrici ricorda che nel 1957 il marito Domenico aveva acquistato una lambretta 150:
dopo aver dato un acconto, si saldava il debito con rate di diecimila lire mensili.

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