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Centro di villeggiatura estiva, posto sul versante destro del torrente
Dezzo, Vilminore di Scalve
con le frazioni Bueggio, Dezzolo S.Andrea, Nona, Pezzolo, Pianezza, Teveno,
Vilmaggiore e Meto si presenta immerso in un paesaggio alpino di grande
bellezza, circondato dalle Alpi Orobie, dalla Presolana ai Monti Gleno e
Tornello. Fin da epoca remota Vilminore ebbe primaria importanza per la Valle.
Come per il resto della Val di Scalve, nel 774 il paese fu concesso da Carlo
Magno, ai monaci di Tours,a causa delle sue ricchezze minerarie. Passato
successivamente al vescovo di Bergamo nel 1195 fu riconosciuto come borgo franco
e divenne sede del pretore e poi del podestà. Centro della Repubblica di Scalve,
godette di particolari privilegi mantenuti anche in epoca veneta, fra cui lo
sfruttamento delle miniere di zinco, ferro e piombo. Nel 1923 l'abitato di
Bueggio conobbe la tragedia della rottura della diga
del Gleno: si rovesciarono a valle acqua e fango, travolgendo le abitazioni
e provocando 600 morti.
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La Pieve
di Vilminore, preceduta probabilmente da qualche piccolo Oratorio divenne subito
dopo il 1000 la prima Pieve della Valle sotto la cui giurisdizione era tutto il territorio
non solo di Scalve ma anche dell'alta Val Seriana con Fiumenero, Bondione e
Lizzola.
Occupare la parte alta ed agreste dell'agro di Vilminore (Vicus Minor) nella località che
porta ancora il suo nome e dove oggi si trova una colonna in porfido posta davanti ad un
tempietto poligonale eretto in ricordo dei morti della peste. Sulla casa posta a fianco
del tempietto la scritta "Dirutae plevis Scalvi Domus Canonica rei rusticae
adservata".La Pieve venne infatti demolita probabilmente all'inizio del XIII secolo a
causa delle continue diatribe tra gli abitanti di Vilminore e Vilmaggiore per esser
sostituita rispettivamente da S. Maria
Assunta e S.Pietro Apostolo in Vilminore e S. Giorgio in Vilmaggiore.
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L'attuale monumentale Chiesa venne retta sul finire del 600 e aperta al culto nel
1702 ma consacrata solo nel 1874, dedicandola (postumo atto di contrizione) sia a S.
Pietro che a S. Maria. Ideata dai Maestri Comacini é veramente imponente per la facciata a
due ordini raccordati da eleganti modiglioni e rinserrata da poderosi contrafforti che
incorniciano anche un bel portale con colonne. Belle anche le porte
laterali ed il possente campanile. All'interno tele dell'Albrici, nativo di Vilminore nel
primo 700,oltre ad opere di L. Quarena, A. Cifrondi, C. Ceresa, G.P. Cavagna, D. Carpinoni
ed A. Orelli. Fantoniano l'altar maggiore purtroppo spogliato nel passato della maggior
parte dei puttini che lo decoravano. Degno di attenzione anche il pulpito del luganese D.
Colombo del 1611 che proviene forse dalla vecchia Pieve. (Progetto di conservazione della Chiesa
Arcipresbiterale Plebana di Vilminore di Scalve)
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