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Botti Carlo Farmacista in Vilminore di Scalve Segnavia 410 e 411 Periodo consigliato: da Maggio a Ottobre Cartina Equipaggiamento per un'escursione Finalmente parto per la diga del Gleno, naturalmente tardi e noncurante delle raccomandazioni delle donne di Pianezza, come Aurora Magri, che guarda il cielo e chiama acqua, ovviamente, e Ernesta, sempre Magri, amabile e simpatica signora che mi accompagna per un tratto di strada, fino alla condotta, dove prosegue il sentiero più ripido. Dopo aver salutato la signora Ernesta, lo zaino delle provviste in spalla, proseguo con moglie e figlio. Il sentiero è ben segnato e sembra il letto di un piccolo torrente, dove al margine man mano che si sale, e si sale davvero, ci sono pini mughi sempre più belli, ma, purtroppo, già germogliati. Ai lati del sentiero mia moglie mi fa vedere gli arbusti di mirtillo, che io, l'esperto, non avevo notato. Nome botanico: Vaccinium myrtillus L. Famiglia: Ericaceae qui chiamato: Ghislù In Valle Camonica: Gladù, Clidù E' un piccolo arbusto alto dai 20 ai 30 cm (può raggiungere anche i 50 cm) con le foglie inserite alterne ai fusti con corto picciolo, ovali,con il margine dentellato, verdi superiormente e verde chiaro sotto. I frutti sono bacche carnose blu violacee tendente al nero, con un diametro di circa 4-5 mm. Dati i rischi l'utilizzazione delle foglie di mirtillo a fini terapeutici è sconsigliata. Quanto alle bacche, i componenti sono tannini, zuccheri invertiti, pectine e flavonoidi e soprattutto gli antociani, glicosilati con vari zuccheri, utili per le pareti vasali: io consiglio il loro utilizzo nei disturbi emorroidali, nell'insufficienza venosa di varia origine, nella couperose e in oftalmologia. I preparati in commercio devono contenere antociani almeno al 25%. I frutti del mirtillo sono ancora piccoli e verdi, e solo nei punti più soleggiati iniziano a colorarsi: raggiungeranno la piena maturazione nel mese di agosto. Le piantine si confondono nel sottobosco con l'erica già fiorita. A metà della salita, sulla sinistra, sempre mia moglie mi fa vedere un arbusto di rosa canina, con quattro fiori bianchi; una volta giunti in quota, dove c'è la stazione della condotta, la strada prosegue pianeggiante, in quota, verso sinistra. Cammino più sciolto e vedo finalmente due arbusti di rosa canina con fiori rosa. Nome botanico: Rosa Canina Famiglia: Rosaceae Arbusto che può raggiungere l'altezza di 5 m, con rami ricadenti coperti da aculei, foglie pennate, fiori di circa 5 cm con 5 petali di colore bianco o rosa chiaro. Il componente qualitativamente determinante dei falsi frutti o ricettacoli che contengono i veri frutticoli (che vengono erroneamente chiamati semi) è l'acido ascorbico o vitamina C; inoltre contiene pectine zuccheri e alcune sostanze coloranti, soprattutto carotenoidi. Può trovare impiego nel trattamento di carenze vitaminiche di tipo C, tuttavia è più consigliabile una fresca spremuta. Quindi ammiro la bellezza dell'arbusto, fotografandolo, e proseguo per la diga che oramai è bene in vista. Il baluardo della diga mi ricorda il libro di Dino Buzzati "Il deserto dei tartari", ma il belare di un gregge mi riporta alla realtà; mangio un panino sulla riva del laghetto, scatto qualche fotografia, cerco di raggiungere la malga, ma una leggera pioggia mi consiglia di iniziare il rientro; saluto il pescatore Luciano Magri. Arrivo in tempo sotto la roccia perché è iniziato un temporale , aspetto e intanto secchi di pioggia inondano il sentiero, ad un tratto sembra terminato, dunque riparto, ma il temporale mi insegue battente. Come al solito nessuno ha pensato di portare un ombrello o una mantella. Proseguo velocemente nell'ormai vero e proprio torrente-sentiero. Finalmente ecco Pianezza, dove la signora Ernesta si scusa per il tempo. Arrivo a casa: gli scarponi sono asciutti, il resto no. |