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PERCORSI E VISITE CONSIGLIATE PER CONOSCERE LA VALLE DI SCALVE
a cura di Maurilio Grassi

I ROCCOLI
di Maurilio Grassi

Presentazione

L’arte della caccia è una prerogativa di molti animali che appartengono all’ordine dei Carnivori. Prescindendo dall’atto cruento dell’uccisione della preda, elaborare strategie utili alla cattura d’animali, si può considerare una vera e propria arte; sia essa compiuta da un animale sia eseguita dall’uomo.
Un elemento da tener presente per comprendere il significato pieno dei roccoli, oltre all’aspetto venatorio, è l’ingegno usato dall’essere umano per raggiungere i suoi scopi. I carnivori, o più in generale gli animali, non hanno modificato, nel corso dei millenni, le loro tecniche di caccia. Si sono adattati e specializzati, in funzione dei luoghi e della selvaggina che perseguitano, ma il metodo d’approvvigionamento delle prede, è sempre uguale. L’uomo, grazie all'intelligenza ha, nel corso della sua evoluzione, modificato e migliorato le tecniche di predazione. Inoltre, l’uomo onnivoro, ha, nella sua dieta una varietà infinita d’animali, oltre che d’altri alimenti, per questo ha dovuto elaborare metodi di caccia differenti per ogni preda.
A modificare gli usi e costumi dell’essere umano, oltre che fatti naturali, sono intervenuti anche eventi politici o regole ed imposizioni elaborate da altri uomini. Durante il medioevo, in particolare, i signorotti del tempo spadroneggiavano su tutto, riservando per loro stessi privilegi tali da relegare gli altri esseri umani a servi. Essi erano padroni assoluti delle terre e di quanto vi viveva sopra, compresi gli animali di grossa taglia. Alla gente comune, affamata e derelitta, era proibito cacciare sulle terre del loro padrone. Veniva così a mancare una fonte di sostentamento e d’integrazione alimentare importante, nonostante il buono sviluppo che l’agricoltura aveva avuto. In particolare la scarsità alimentare colpiva le zone di media montagna in cui l’allevamento e l’agricoltura erano poco redditizi. Molte delle malattie che colpivano le persone in quel particolare periodo derivavano dalla mancanza di proteine, contenute nella carne.
La carenza alimentare e, soprattutto, proteica, si è protratta fino a non molti anni fa, specialmente nei periodi interessati da eventi bellici.
Per sopperire, almeno in parte, a questa carenza, i feudatari, concessero ai contadini la facoltà di cacciare la minuta selvaggina
Nacque, in questo modo, la pratica dell’uccellagione, e le prime rudimentali forme di roccolo.
L’uccellagione, l’arte di catturare gli uccelli senza l’uso d’armi, fu un settore importante dell’attività venatoria, fino ad inizio XX secolo. Dalle prime rudimentali tesature di reti, si è passati alla costruzione di grandiosi impianti di cattura, in cui, al centro, era eretta una costruzione fissa. La tecnica venatoria divenne, col tempo, tanto raffinata e le catture molto cospicue, al punto che la pratica dell’uccellagione divenne fonte di guadagno, in particolare alla fine del XIX e inizio XX secolo.
Con le nuove norme in materia di caccia, decaduta la funzione di rifornimento alimentare, il roccolo, è divenuto un patrimonio architettonico, non solo bergamasco.
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Struttura del roccolo

Gli elementi strutturali di un impianto di cattura sono essenzialmente due: le opere murarie e la vegetazione. L’insieme di queste due componenti crea un complesso unico, inserito nell’ambiente montano.
Le piante hanno la duplice funzione di nascondere le opere di cattura e al contempo servono di richiamo per gli uccelli di passo. Per questo non tutte le specie arboree vanno bene, occorre conoscerle, saperle coltivare e, soprattutto, potarle in maniera adeguata. E’ nata, per questo motivo, un’arte particolare, che di là dall’azione cruenta della cattura degli animali, merita di essere ammirata e conosciuta, al pari d’altre opere o azioni umane.
L’impianto, attorno a cui verte tutta la struttura del roccolo, è il casello (casel), la torretta coperta e nascosta da un insieme di piante. Essa si compone di un locale a piano terra dove sono riposti gli uccelli catturati (stansä foscä). Al primo piano è posto l’alloggio del roccolatore che segue giorno e notte l’attività del roccolo. In alto c’è il locale dove si opera (stansä dell’useladùr), che è costituito da una finestra con spioncino (spiunerà) da cui, l’uomo, osserva i movimenti esterni. Accanto o nella stessa finestra è ricavata un’altra apertura da cui il roccolatore interviene per effettuare la cattura degli animali (sbrofadurä).
All’esterno abbiamo l’insieme delle piante che nascondono le reti e le pertiche che le sostengono, (sigaler) di forma tondeggiante. Oltre a quest’impianto principale corre una fila di reti esterne, posta linearmente o a semicerchio dette pasadä, utili per la cattura degli uccelli erranti. Fra gli alberi, appositamente tagliati, emerge una pianta con fronde secche (la bröcä) che serve da richiamo per gli uccelli che non amano le fronde.
Su un pezzo prativo piano o posto sopra un’apposita impalcatura, è posto lo zimbello (ol sambel). Serve, quest’impianto corredato da alcuni uccelli vivi, legati ad uno spago, da richiamo per lo stormo in avvicinamento. Altra struttura di richiamo è una gran gabbia, posta per terra, con all’interno degli uccelletti che si muovono in continuazione. Il mezzo di richiamo per eccellenza è costituito da gabbie, appese alle piante, con all’interno un uccello che canta. A volte questi richiami sono integrati da zufoli (i sifoi), che imitano il canto d’alcuni volatili.
Un attrezzo caratteristico del roccolo è lo spauracchio (sbroff), costituito da un bastone intessuto con rametti di salici a formare una sorta di “racchetta”. Per ultime, indispensabili, le reti che, secondo il diametro della maglia, prendono nomi diversi.
La cattura degli uccelli non è, comunque, una cosa facile, nonostante gli attrezzi e gli artifici dell’uomo sopra descritti. L’uccellatore o roccolatore è una persona dotata do molta pazienza, sa attendere fermo ed in silenzio per ore. A volte l’attesa è inutile perché non passano uccelli oppure è vanificata dal sopraggiungere di persone che spaventano gli animali. L’atmosfera del roccolo, anche se oggi non sono più attivi, è sempre accattivante. Il luogo, quasi sempre dominante sulle valli, il verde che li circonda, il silenzio che regna tutt’intorno, creano una poesia unica, da vivere direttamente.

I Roccoli in valle di Scalve

La valle di Scalve, racchiusa fra due vallate importanti, val Tellina e val Camonica, trae un certo vantaggio da questa posizione. Le due vallate adiacenti sono interessate da un buon flusso migratorio che, di conseguenza, coinvolge anche la nostra vallata. Ne consegue un buon passo, anche se legato alle “bizze” del tempo, che interessa principalmente alcuni valichi e dossi scalvini.
La zona maggiormente interessata dal fenomeno migratorio è il versante posto a sud della Valle, verso la val Camonica. Posti su vari dossi, a quote comprese fra i 1500 e i 1900 Mt., sono ubicati la maggior parte degli impianti di cattura. Dei 19 impianti che, anticamente, funzionavano nella Valle, ben 10 erano posti lungo le bastionate calcaree a sud, nei comuni di Schilpario e Azzone. Nel comune di Schilpario, però non sul versante sud, erano attivi altri tre roccoli, due dei quali posti sulla direttrice del passo dei Campelli. Sul versante a nord della valle di Scalve, ricadenti nei comuni di Vilminore e Colere, esistevano altri sei impianti di cattura. A questi andrebbero aggiunti altri tre roccoli posti su confine con il comune di Borno, quindi ascrivibili nel patrimonio bresciano, anche se di proprietà d’abitanti della Valle.
Molte di queste strutture sono, oggi, andate distrutte o sono state convertite in piccole abitazioni per ferie. Un solo roccolo resta funzionante in valle di Scalve: la Clusorina.
La funzione di quest’impianto, che, nonostante le tecnologie del nuovo millennio, conserva intatta la sua struttura e metodologia di lavoro originaria, è cambiata. Oggi le catture dei volatili servono, prevalentemente, per studi ornitologici.

Sono possibili visite guidate, per gruppi organizzati, all’impianto della Clusorina da maggio a settembre, oppure si può effettuare un percorso di crinale, immersi nei boschi, lungo la Costa dei Roccoli, e osservare più impianti, anche abbandonati. All’interno della Riserva Boschi del Giovetto è possibile visitare un impianto di cattura, oggi dimesso. In ogni caso è previsto il pranzo al sacco.

www.scalve.it