Nel corso dell'ultima glaciazione, tra circa 70.000 e 10.000 anni fa, la val di Scalve è stata occupata da una lingua di ghiaccio che nel momento di massima espansione si estendeva per tutta la lunghezza della valle, dalla zona del passo del Vivione fino alla confluenza con la val Camonica. In quel momento il punto in cui ci troviamo era coperto da una massa di ghiaccio dello spessore di circa 800 metri.
I ghiacciai sono in grado di prendere in carico, trasportare e depositare, ingenti volumi di detriti rocciosi. Una parte del materiale trasportato è stata depositata sui versanti della Valle come Morena laterale. La maggior parte del materiale che il ghiacciaio ha depositato sui versanti della Valle è stato eroso successivamente al ritiro del ghiacciaio. In molti punti della Valle sono ancora presenti dei lembi di depositi glaciali: uno di questi punti è la zona di Pàen, situata nella Riserva dei Boschi del Giovetto, sul versante sinistro della Val Giogna, opposto a quello in cui ci troviamo.
Il ghiacciaio si comporta come una ruspa e trasporta contemporaneamente blocchi rocciosi grandi fino a qualche decina di metri cubi e frammenti finissimi, delle dimensioni dell'argilla. Il tipico deposito morenico è quindi caratterizzato da un aspetto caotico, con frammenti rocciosi di tutte le dimensioni, mescolati tra loro. I singoli frammenti possono essere di forma arrotondata o squadrata e gli spigoli vivi. Spesso i frammenti rocciosi, che costituiscono i depositi glaciali, presentano delle sottili strie prodotte durante il trasporto, causate dallo sfregamento tra un frammento e l'altro.
In questo tratto della valle, i depositi glaciali, oltre che per la loro organizzazione interna (che si può osservare solo in corrispondenza di scavi o di sezioni), sono facilmente riconoscibili anche per la presenza, già evidente in superficie, di blocchi di rocce di colore rosso, arenarie e conglomerati, che non sono presenti in questo settore della Valle, ma che vi sono stati portati proprio dal ghiacciaio.
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