LE PIANTE MEDICINALI DELLA VAL DI SCALVE
di Imerio Prudenzi e Manfredo Bendotti (detto Mago)

Piante velenose

L'intossicazione da piante, dovuta soprattutto alla loro scarsa conoscenza, rappresenta circa il 2% degli interventi terapeutici per avvelenamenti del Centro Antiveleni di Milano.
Coinvolge nell'80% bambini di età inferiore a 6 anni, che hanno sviluppato una sufficiente autonomia motoria, ma scarso senso critico, attratti di solito dall'aspetto  accattivante e colorato delle bacche.
L'intossicazione avviene per contatto o per ingestione accidentale di bacche, bulbi, radici e foglie.
La pianta, a seconda della dose e del suo utilizzo, può essere farmacologicamente attiva e terapeutica o velenosa e mortale. Piante come l'aconito, l'oleandro, la belladonna, la brionia o la digitale, molto pericolose e mortali se ingerite in toto, dopo trattamento, diventano rimedi preziosi in fitoterapia e omeopatia, o costituiscono terapie fondamentali nell'attuale medicina.
Altre piante possono, invece, essere pericolose in soggetti allergici.
Piante fortemente tossiche sono presenti, oltre che allo stato selvatico, nei giardini, nei parchi e anche nelle nostre abitazioni.
Le piante tossiche d'appartamento più diffuse sono: Anthurium, Ficus, Philodendron, Stella di Natale.
Ci sono piante tossiche in ogni loro parte (belladonna, giacinto, mughetto, aconito) e altre solo in alcune loro parti (glicine, garofano, pungitopo, vischio, oleandro, narciso, ginestra).
Infatti le sostanze velenose si concentrano, in alcune piante, in parti ben precise, lasciando altre parti commestibili.
Per esempio, la pianta del tasso contiene nelle foglie e nel legno  del nocciolo del frutto la tassina che è velenosa, mentre la polpa del frutto è commestibile.
Oppure la pesca, nel cui nocciolo è possibile trovare una mandorla tossica contenente acido prussico.
Oppure i semi della mela che, in quantità di una manciata, possono essere letali per un adulto nel tempo di un'ora per il loro contenuto in acido cianidrico.
Vi sono piante con azione tossica a carico del cuore per la presenza di glicosidi cardioattivi come mughetto, oleandro, digitale che inducono vomito, diarrea, dolori addominali, ipotensione, bradicardia, tachicardia, fibrillazione.
Altre, come la belladonna o lo stramonio, hanno azione anticolinergica, con midriasi, senso di sete, aritmia cardiaca, delirio, stato confusionale, convulsioni.
Altre piante hanno un'azione di tipo cianogeno come pesco, albicocco, susino, mandorlo, perchè nel nocciolo contengono acido cianidrico che blocca la fosforilazione ossidativa e induce vomito, ansia, iperidrosi, acidosi metabolica.
Narciso, tulipano e giacinto causano effetti tossici a livello intestinale con vomito, diarrea e dolori addominali.
Cicuta, ricino, colchico, causano rilevanti effetti neurotossici.
In caso di avvelenamento bisogna ricorrere all'intervento del Centro Antiveleni (Bergamo, Ospedali riuniti - Numero verde: 800.833.300) (Milano, Ospedale Niguarda - Tel. 02/66101029).
Nel frattempo è utile far vomitare l'intossicato, purchè si sia sicuri che la sostanza ingerita non sia caustica, acquisire dati precisi sulla causa dell'avvelenamento raccogliendo parti della pianta stessa e conservando il vomito o le feci affinchè possano venire analizzate.
Dopo aver vomitato è utile dare da bere solo acqua in abbondanza.
La migliore cura resta, ovviamente, la prevenzione e l'attenzione che deriva da una conoscenza meno superficiale del mondo vegetale e da un maggior rispetto per la natura.