"GIO GIOSEFFO PICCINI INTALIATORE DI SCALVE "

Così amava definirsi, e si firmava nell’Agosto del 1694, uno dei migliori artisti ai quali la Valle di Scalve ha dato i natali.
Nato a Nona di Vilminore il 12 Novembre 1661, il Piccini crebbe in una famiglia dove evidentemente serpeggiava una notevole " vena artistica ".
Il piccolo Gioseffo, collocato da prima in bottega presso l’intagliatore Capitani di Vilminore, lavorò nel laboratorio di Carlo Ramus, figlio del famoso Giambattista, per poi collaborare con i Fantoni di Rovetta ai quali sono erroneamente attribuite alcune sue opere.
Un magnifico inginocchiatoio custodito presso il museo Poldi Pezzoli di Milano viene infatti così descritto nel catalogo del Museo: "....A. Fantoni - Rovetta ...Inginocchiatoio in noce e bosso scolpiti, con figure di Angeli e Santi, in basso una scena del Vecchio Testamento ( Daniele nella fossa dei leoni, in alto la Deposizione)...".
Questa stupenda opera corrisponde perfettamente alla descrizione autografa del Piccini di un Oratorio da lui eseguito per il Dott. Ignazio Antonioli di Brescia: l’Artista ne illustra la quadratura, gli intagli, le scene raffigurate nei medaglioni, gli Angeli adoranti e la Deposizione di Daniele nella fossa dei leoni.
La descrizione è contenuta nella " Nota d’alcune opere d’intaglio..." redatta dallo stesso Piccini, ai margini della quale l’Artista afferma ".... lavori svolti nel corso di 44 anni d’impegno a poca fortuna, sin oggi 19 Dicembre 1724 ....".
Dall’annotazione traspare l’amarezza di uno scultore che arricchì con le sue opere le chiese della Valle di Scalve, i Maggiori templi della Valle Camonica e lavorò per molti committenti privati.
Il Piccini non si seppe certamente " promuovere " e fu tanto umile da descrivere una delle sue opere più famose - l’inginocchiatoio di Telgate - come un " Oratorio fatto così a fortuna ", frase da interpretare come "fatto secondo l’estro del momento"; ebbene; quest’opera è un vero capolavoro d’intaglio: vi sono scolpite le pene dei dannati, i vizi capitali, la deposizione di Cristo, lo strozzamento di Giuda, il Giudizio Universale, una visione del Paradiso, le tre Virtù Teologali ed altre immagini Sacre.
Dall’inginocchiatoio di Telgate traspare, oltre al genio dello sculture, una profonda conoscenza della simbologia religiosa del Vecchio e del Nuovo Testamento, cultura che il Piccini espresse in tutte le sue opere, come nel paliotto di S. Siro a Breno ed in altri paliotti a Cedegolo, Nona e Pezzolo.
Le sculture dell’Artista, oltre a rapire l’interesse degli intenditori, hanno catturato purtroppo anche l’attenzione di coloro che nel 1991 trafugato dalle chiese di Nona e Pezzolo tutte le statuette che ornavano le tribune degli altari; probabilmente altre opere del Piccini sono state disperse in modo analogo nel corso degli ultimi 300 anni.
Il Maestro Pedrini descrive così il lavoro dell’intagliatore di Scalve: ".... la parte del Piccini è paradisiaca gentile e quieta, le statuette e i putti sono fiatanti ..... morì alla Nona nel 1725 dove condusse una vita povera, stentata e isolata .....".
Il lavoro di Gioseffo, Piccini deve essere conosciuto ed apprezzato, perché perfino molti suoi conterranei ne conoscono a malapena il nome.

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