Nona di Scalve, posta all’estremo nord-ovest della Valle, ad un’altitudine di metri 1340 s.l.m. era costituita da un’omogeneo gruppo di costruzioni poste sui due fronti della strada principale che proseguiva verso il valico della Manina e costituiva il collegamento tra la Valle di Scalve e la Valbondione. Alcuni anni dopo la nascita dello scultore Piccini - precisamente nel 1676 - contava 139 abitanti. L’informazione è tratta dall’attestazione resa al Podestà dal Parroco Don Silli. Probabilmente era un’epoca particolarmente florida per l’economia di questa contrada, accompagnata da una discreta "espansione" edilizia: nella parte alta, in direzione della Valle del Giavallo, sui dadi di alcuni portali ancora esistenti si leggono due date significative: la prima è siglata D. 1661 B. e la seconda 1668.
Una delle più antiche fonti a stampa nella quale viene citata Nona è l’ "Historia quadripartita..." di fra Celestino Colleoni, stampata nel 1617. La Contrada viene solamente citata : "...Le None, overo la Nona, sopra nella quale salendo circa un miglio si trova il Giogo di Manina...".
La prima documentata descrizione è quella stilata da G.Maironi da Ponte nel " Dizionario Odeporico" del 1819: essa potrebbe essere identica a quella del "diario di viaggio" di un ipotetico storico che vi avesse fatto visita 150 anni prima: "NONA...la prima all’ingresso di essa valle dalla parte di Valbondione, varcato il giogo della Manina, resta pur essa nella infelice bassura chiamata Oltrepovo. Il suo poco caseggiato è al piede delle falde dette le Saline, e di quelle della ridetta Manina monte certamente dei più ricchi di miniere di ferro, senza dubbio il migliore che si cavi ne’ contorni. Quindi tutti i suoi cento quindici abitanti sono montanisti tranne alcuni pochi impiegati nella custodia del bestiame, e nel taglio dei boschi, essendo quivi questi molto estesi siccome di pascoli; nel resto il suo territorio non dà che un po’ di segale e di orzo..." Una peculiarità "climatica" di Nona erano, anche ai tempi di Maironi da Ponte, le grandi nevicate: fino a quattro metri! Infatti "... è soggetta a frequenti nevate straordinarie, le quali qualche volta arrivano all’altezza di undici e più piedi parigini. E queste non di rado aumentate nel volume dalle grandi valanghe che dalle vicine erte pendici piombano sul suo fabbricato, giungono ad otturare le vie in guisa da dover le persone sortire dalle abitazioni per la parte dei tetti. Restano queste case qualche volta schiacciate e rovesciate, siccome succedette non ha guari della sua piccola contrada Dasigno; della quale non ci resta poco oltre le muraglie smantellate..."
Nella seconda metà dell’800, nei suoi " Appunti sulla Valle di Scalve" Antonio Tiraboschi osserva che la popolazione di Nona "non supera i 200 abitanti, buona parte dè quali lavorano nelle miniere di cui è ricca la Manina".Tiraboschi disegna pure lo schizzo dello stemma di famiglia del Piccini. Ed annota: " Nona diede i natali a Giò Giuseppe Piccini autore di lodevoli bassorilievi e figurette di bosso.Fu collaboratore ed emulo dei Fantoni".
Nella fotografia (probab. inizio del ‘900) si osserva un caratteristico scorcio di Nona, colto dalla vecchia strada di collegamento con Pezzolo.
E’ molto più recente la fotografia, databile agli inizi degli anni ’50. La costruzione contenuta nel cerchio, per metà scoperchiata, è la casa dello scultore; fu abitata fino al 1949. Poi, dopo le copiose nevicate del 1950-51 incominciò a diroccare. Gli anziani del paese ricordano che la fabbrica era stata costruita in diverse riprese, a corpi separati e non sufficientemente legati. I sassi furono utilizzati per altre costruzioni. Della casa dello scultore oggi si può osservare solamente l’insegna del camino (fugulà).
La freccia indica l’abitazione nella quale è stato recentemente incorporato l’elegante portale recuperato dalle macerie della casa dell’artista.

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