Contratto del paliotto di Cedegolo.

"adì 26 gennaio 1691 in Cedegolo, sia noto a qualsivoglia persona...del presente scritto...che vaglia come publico et legale strumento, e si come Maestro Giov.Gioseffo Piccini scultore della terra di Nova, Valle di Scalve, homo di sua raggione e di ettà legit. Facendo per se e con ogni melior modo, promette et si obliga di fabricare a scultura un parapetto ad intaglio secondo il dissegno consegnato al M. Ill. Sig. Gio. Giacomo Panzerino presidente magg. Della Chiesa di Cedegolo, quale in presente stipula et accetta...e ciò per il pretio da lui preteso di propria sua dimanda di scuti 100 di lire 7 per scuto o puoco meno in arbitraggio del medesimo sig. Panzerino, da esser pagatti in due ratte una de quali di scudi 60 al tempo che doverà esser fatta detta opera per la festa di S.Girolamo...et l’altra a Pascha de Resurretione del 1692...per il qual pagamento puossa valersi non solo delli denari et effetti di ragione lasciati per Elisabetta Magnoni, pagati che saranno li propri di lei debiti, ma ancora da effetti delli Santelli, et altre elemosine. Et li precedenti cose sono state fatte in presenza et consenso del M.R.D.Bartolomeo Della Torre Rettore di Cedegolo". Seguono poi le firme dei testimoni, e infine:
Io Giov. Giacomo Panzerino affermo et prometto
Io Giov. Gioseffo Piccini della Nova affermo e mi obligo
Ego Petrus Paulus Vitali Not.
E segue sullo stesso foglio la dichiarazione di ricevuta di L. 100 al 25 dic. 1691.

Il contratto è stato pubblicato nel volume del sac. Mario Gamba "Cedegolo - Memorie storiche religiose e civili", Breno, tip. Camuna, 1941. Lo studioso riferisce di essere pervenuto a questa scoperta dal ritrovamento di una "paginetta volante", trovata tra altre carte nell’archivio della parrocchia di Cedegolo; essa rende finalmente giustizia allo "scultore della Nova (sic)"
"Però fra tante cose mirabili nate come per generazione spontanea attorno alla bella chiesa ne mancava ancora una che fosse il suggello di tutte, e il centro attorno al quale queste si muovessero: il paliotto dell’altar maggiore e il relativo presepio. Sull’autore di tale lavoro si sbizzarrirono artisti e cultori di storia dell’arte che plagiandosi, o criticandosi, attribuirono tale opera o al solito Andrea Fantoni di Rovetta o a Gio. Battista Zotti, o al Ramus di Mu o al Calegari di Brescia, quando non seppero più a qual santo votarsi proclamarono l’opera di ignoto autore".

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