Clima e vegetazione

Studi climatici sulla valle di Scalve, prescindendo dai dati di questo ultimo quarto di secolo, non ne sono stati fatti. Per questo, volendo tracciare un quadro abbastanza attendibile della situazione, dal pleistocene ad oggi, bisogna ricorrere a lavori svolti nelle aree limitrofe. L'omogeneitÓ del territorio permette di utilizzare i dati esistenti da analisi polliniche dell'area di FiavŔ, Ledro (Trentino), monte Crestoso (val Camonica) e da alcuni ritrovamenti fossiliferi del monte Pora-Vareno (Castione della Presolana), per capire l'evoluzione del territorio e, soprattutto, la copertura forestale. Alcuni correttivi possono essere applicati comparando i dati recenti relativi alle temperature e alla pluviometria che si discostano leggermente dalle aree limitrofe.La temperatura risulta, a paritÓ di quota, inferiore, mediamente, di circa 1,5░, ponendo il limite della vegetazione arborea pi¨ in basso di circa 100 metri rispetto alla medesima situazione camuna. Questi dati, apparentemente insignificanti,potevano essere dei fattori limitanti o ritardanti per il processo insediativo umano di cui ci stiamo occupando.
A grandi linee al ritiro della coltre glaciale, verificatosi nel periodo Tardiglaciale {15000-8200 a.C.}, si ebbero espansioni di licheni, muschi e erbacee. Seguirono poi salici nani, pini e betulle mentre alle quote inferiori si ebbe una certa diffusione di radi pini, abeti e larici.
L'inizio del post-glaciale, caratterizzato nel periodo Preboreale {8200-6800 a.C.} da un miglioramento climatico,port˛ sugli altipiani il bosco, anche se rado, di pini. Nel fondo valle il clima umido consentý la crescita, a fianco di larici e abeti, di querce e tigli. Nelle localitÓ pi¨ protette, alla fine del Preboreale, si aggiunsero il noce ed il nocciolo.
Nel Boreale, { 6800 -5500 a.C.}, il clima umido e temperato consentý nel fondovalle la sostituzione dei boschi di pino silvestre con boschi di caducifoglie (querce,tigli,carpini,noccioli,frassini) Alle quote pi¨ elevate si insedierÓ stabilmente l'abete rosso. L'analisi pollinica di alcune zone mesolitiche testimoniano una situazione molto simile alla attuale.
Fra il 5500 e il 2500 a.C. si ha una fase climatica Atlantica caratterizzata da un aumento di temperatura e umiditÓ. Di conseguenza si elevarono i livelli forestali, troviamo l'abete rosso oltre i 1200 metri mentre, nei fondovalle, si diffusero i querceti misti ed i noccioli. Attorno al 4000 a.C. si ebbe "l'optimum climatico" che coincise con la nascita dell'agricoltura del neolitico.In questa fase si ha anche il massimo ritiro glaciale fin'ora registrato.
Nel Sub boreale { 2500-800 a.C.} si verificarono condizioni climatiche pi¨ fresche, di tipo oceanico. Le conifere si espansero anche a quote pi¨ basse mischiandosi a faggi e querce.
Nella fase successiva iniziata nell' 800 a.C. e che continua ancora oggi, il clima Ŕ di tipo continentale e la vegetazione risente sempre pi¨ l'azione umana che modifica, soprattutto con l'agricoltura, l'ambiente.

Le variazioni climatiche

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