Morfologia della valle di Scalve.

I monti e i valichi di più facile acceso alla Valle
La valle del Dezzo è un catino a cui è stato realizzato un beccuccio per far fuoriuscire l'acqua. I fianchi rocciosi delle montagne creano le pareti di questa "bacinella" che, quindi, formando una barriera naturale modificano le correnti che interessano le vallate limitrofe contribuendo a formare un clima particolare .Al contempo , questa barriera, limita il passaggio di grossi mammiferi, quali il cervo, e impedisce l'insediarsi di altri che, nella preistoria, hanno costituito fonte di sostentamento. I valichi che si aprono fra le cime della barriera calcarea meridionale sono difficilmente praticabili,se sfruttati nel senso dell'entrata in valle di Scalve. Si passa da pendii moderati ed erbosi, sul versante camuno, a ripidi avvallamenti rocciosi o addirittura canaloni, sul versante scalvino.
Sul versante opposto, verso nord e la Valtellina, pur avendo montagne con quote più elevate la situazione cambia. I passi sono più "morbidi" sul versante della val di Scalve dove, tra l'altro, restano sgombri dalla neve per più tempo. La presenza di abbondante acqua e, conseguentemente una copertura arborea più ricca e appetibile, consente a grossi mammiferi, quali ad es. i camosci, di trovare un terreno idoneo per il pascolo e la riproduzione.
Ai lati est ed ovest fra la balze rocciose di splendide montagne, come la Presolana o la conca dei Campelli troviamo due valichi tra i più comodi da percorrere, naturalmente a piedi: passo dei Campelli e passo dello Scagnello.
Il greto del torrente Dezzo contrariamente ad altri alvei di fiumi, non può essere considerata un mezzo utilizzato per la comunicazione o il passaggio ne animale ne umano. Percorrendo quello che è stato definito l'Orrido della Via Mala per capire che era impossibile risalire questa via d'acqua.

Le risorse che la valle di Scalve offriva.
Facendo riferimento allo studio del clima e all'analisi pollinica del monte Crestoso possiamo immaginare la Valle,circa 8000 anni fa, come una zona poco appetibile, per l'uomo.
Il fondovalle e fino ad una quota di circa 2000 metri coperta da rada foresta di larici,betulle e pini, mentre nelle parti più elevate doveva eserci una copertura simile a quella attuale costituita da prateria alpina. Alcune lingue glaciali, residui della glaciazione di Wurm, es. monte Busma,Cimon della Bagozza,pizzo Camino,valle Conchetta, Bognaviso, erano ancora presenti, mentre il Dezzo doveva esere più impetuoso dell'attuale. Le cose cambiano nel neolitico dove,presumibilmente, la copertura forestale si alza di quota e le foreste divengono più fitte. Il ghiaccio scompare totalmente lasciando ampi spazi detritici. I pascoli, soprattutto verso nord, divengono sempre più verdi. Successivamente la situazione si stabilizza con una leggera discesa del limite forestale e si consolida nel contesto attuale. Nel quadro appena tracciato le risorse che la Valle poteva offrire all'uomo erano molto poche. Le rocce che formano i monti che circondano la Valle non sono utilizzabili per l'industria litica paleo e mesolitica, al contrario,ad esempio, del monte Misma, ricco di selce. Una forma di caccia, limitata, poteva essere esercitata sui valichi maggiori, mentre potenzialmente, erano sfruttabili i pascoli alti, nel neolitico. Le risorse forestali non costituivano un profitto e quindi non sono stati sfruttati dall'uomo, fino all'età dei metalli. Dall'età del Bronzo, ma soprattutto nell'età del Ferro, l'aumento degli impianti di fusione dei minerali richiedono sempre più risorse legnose. In questo contesto la valle di Scalve appare ricca, anche all'uomo protostorico. In particolare le cime dei monti sono stracariche di siderite già alterata dagli agenti naturali e, quindi, pronta per essere fusa e trasformata in oggetti di ferro.
Nei pressi del laghetto di Polzone altri minerali, denominati in antico cadmio,costituiscono una risorsa appetibile per i fabbri che popolano e lavorano nelle valli limitrofe.

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