Il territorio bergamasco

Le tracce dei gruppi di cacciatori - raccoglitori.
Attestazioni del Paleolitico, per lo più costituiti da depositi in grotta, si rilevano sui versanti collinari al margine della pianura. I resti all'aperto si distribuiscono allo sbocco delle vallate a quote non superiori ai 600 metri. In particolare sembrano addensarsi in prossimità di aree ricche di silice come il monte Misma: la maggior parte dei siti testimonia un'attività di lavorazione della selce in loco testimoniata dalla quantità di scarti rinvenuti. In mancanza di uno studio geomorfologico e stratigrafico dei contesti è prematuro un inquadramento del periodo di frequentazione dei siti. Se, però, possiamo parlare con una certa sicurezza di Paleolitico dall'inferiore al superiore, per i periodi climatici Preboreale e Boreale, mancano sicure testimonianze. Strumenti litici e, soprattutto scarti di lavorazione di superficie, vengono raccolti presso pozze d'acqua o selle in quota o, come a Castione, in ripari sottoroccia. Questi luoghi si confrontano per tipologia e dislocazione topografica con i siti mesolitici di frequentazione stagionale d'alta quota studiati nel Trentino, val Chiavenna e valli bresciane.

Neolitico e calcolitico
Nelle vallate bergamasche il Neolitico, fino a pochi anni fa, era pressoché sconosciuto. Nuovi e recenti studi ma, soprattutto,ritrovamenti fortuiti, hanno permesso di tracciare un quadro, anche se approssimativo, dell'espansione neolitica nelle valli bergamasche. Nel Neolitico antico,circa metà V° millennio a.C., risultano frequentati gli altipiani ad ovest del lago d'Endine ed il versante collinare di Casale a cavallo fra val Cavallina e val Seriana. Le attestazioni del Neolitico medio e recente si rinvengono sui terrazzi fluviali e ai piedi di colline; esempio Trescore Balneario,Brusaporto,Grumello del Monte e, caso particolare a Rogno. In sintesi l'espansione, fin'ora riscontrata in tale periodo, nel bergamasco, risulta modesta e ricopre sostanzialmente l'area Paleolitica.
Qualche cosa cambia con l'età del rame. L'attestarsi di probabili insediamenti su postazioni della fascia collinare, fin dal calcolitico, costituisce un importante dato per lo studio del popolamento e suggerisce che la viabilità pedemontana E-W può aver avuto inizio già da questo periodo per consolidarsi nelle età del Bronzo e del Ferro, periodi nei quali si infittiscono i ritrovamenti. Grotte sepolcrali o tombe isolate, riferite al calcolitico, si rinvengono in quasi tutte le valli principali testimoniando, in questo modo, una lenta ma progressiva antropizzazione del territorio bergamasco. In particolare sono interessati i fondi vallivi o le prime pendici dei monti ad esempio Entratico, Aviatico,Premolo, Zogno, fino al caso isolato di Castione della Presolana. In questa località nella valle Merci,a 1100 m.s.l.m. è stata rinvenuta una tomba con un uomo ed una donna e, forse, un terzo individuo con corredo composto da una lama di pugnale litico e un vaso cilindrico.

Età del Bronzo
I ritrovamenti di questo periodo sono rappresentati da manufatti sporadici o complesi privi di contesto per lo più provenienti da scoperte ottocentesche. La povertà dei ritrovamenti dell'età del bronzo,in territorio bergamasco, malgrado il rilevante incremento demografico determinato dalle nuove pratiche agricole, non permette di tracciare un quadro chiaro ed esaustivo della situazione. Molti siti testimoniano una lunga presenza umana in luoghi occupati sin dal Neolitico mentre poche sono le località nuove. Fra le aree che più interessano il nostro studio troviamo Lovere ma, soprattutto Parre. In quest'ultima località si è sviluppata una tradizione metallurgica testimoniata da ritrovamenti di scorie e percussori in pietra, oltre che a cospicui ripostigli di bronzi anche appartenenti all'età del Ferro. Il rinvenimento a Costa Cavallina di vaghi di ambra di provenienza baltica, ci testimoniano anche nella zona Orobica una certa attività commerciale di grande interesse. Che siano stati utilizzati i valichi orobici è poco probabile, ma è sicuro che scambi commerciali con gente mediterranee hanno aperto nuovi orizzonti culturali ed economici.

Età del Ferro
Grazie ad una serie di ritrovamenti, il quadro del territorio bergamasco nel I° millennio a.C., è più chiaro. Allo stesso periodo appartiene l'abitato proto Urbano di Bergamo, sorto nel VI-V sec. a.C. cui farà seguito nel II° sec. a.C: la città romana di Bergomum.
Nella zona valliva e montana le testimonianze archeologiche sono riferibili ad insediamenti (Sovere,Castione,Parre,AlmennoS.Salvatore,Castigo,Lovere,Cenate,Piazza Brembana). I manufatti in bronzo isolati sono importanti perché permettono di definire l'area di gravitazione delle valli.I reperti rinvenuti ci indicano che dai primi secoli dell'età del Ferro, nelle valli Bergamasche, sembra maturare un rapporto con il mondo trans e sud alpino.
I siti che, ancora una volta più destano interesse, sono Parre e Castione della Presolana. E' interessante notare come in ambedue i casi le zone archeologiche indagate portano il medesimo toponimo: Castello. L'insediamento di Parre, più di tutti, si mostra radicato nella tradizione culturale alpina in quanto si trova alto, naturalmente difeso, in posizione strategica e ottimale per lo sfruttamento delle risorse minerarie.

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