Due mie parole sul comprensorio
di Davide Bassanelli
Comprensorio sciistico dell’Alta Valle Seriana
All'incontro del CAI del 18 settembre 2008 presso
il Palamonti, io ero presente, probabilmente inconsapevole unico "non-socio".
Vorrei dire due mie parole.
Brevemente: il progetto in questione è stato proposto parecchi anni fa come
soluzione al problema dello spopolamento delle nostre montagne, pensando in
questo modo di portare lavoro e ricchezza in Alta Valle Seriana e in Val di
Scalve.
In sintesi, pertanto, riporto alcune delle motivazioni (in ordine sparso) a
sfavore del comprensorio, raccolte all'incontro del CAI:
- mancanza di un bilancio costi-benefici, o meglio, i costi sono preventivati,
ma i benefici no;
- i tracciati delle piste (tutte all'interno del Parco delle Orobie) vanno a
interferire o comunque lambiscono zone ad elevatissima importanza ambientale:
SIC (sito di importanza comunitaria per la conservazione di habitat, flora e
fauna), ZPS (zone di protezione speciale dell'avifauna). Non viene tenuto conto
dell'esistenza di una zona tampone che permetta l'effettivo isolamento delle
zone naturali dalle zone antropizzate;
- le piste vanno a compromettere irreparabilmente zone ad altissimo valore
paesaggistico, come ad esempio la formazione rocciosa del "mare in tempesta";
- l'idrologia del sito è assolutamente inadeguata: zona carsica e quindi
mancanza di acqua con necessità di pomparla dal fondovalle (per eventuale neve
artificiale, non sia mai!;
- in altri paesi della comunità europea (Svizzera, Austria) non vengono più
realizzate piste da sci al di sotto di una certa quota: è esattamente il caso di
questo comprensorio sciistico;
- negli ultimi anni si avverte un notevole aumento di altre attività sportive
invernali (ciaspole, sci-alpinismo, escursionimo) a discapito dello sci da
discesa;
- il surriscaldamento climatico (più conosciuto come global warming), dovuto
alle attività antropiche globali, è ogni anno causa mediamente di un minore (e
differente) apporto di neve sui rilievi: montagne senza ghiacciai, questo è il
catastrofico scenario che non collima con la costruzione di nuove piste da sci;
- a fine serata sono stati poi proposti dei concreti ed agili progetti per il
sostentamento delle comunità montane: incentivo del bed&breakfast e degli
agriturismi, promozione delle tradizioni del territorio, aiuto alle attività di
piccoli artigiani, agricoltori ed allevatori (vendita diretta dei prodotti ai
turisti.....), attivazione di un esteso servizio guide per gruppi e scolaresche,
e, aggiungerei, rinforzo dei collegamenti pubblici (pullman, tram veloce...) tra
i paesi dell'alta valle e la città. Questi ed altri progetti più o meno
ecocompatibili avranno in tutta probabilità un impatto da una parte maggiore e
più capillare all'interno delle comunità montane e dall'altra meno invasivo sul
patrimonio delle nostre montagne.
Ed aggiungerei:
- i probabili usufruitori di questo comprensorio sembrano essere coloro che già
frequentano piste da sci orobiche. Si vuole semplicemente spostare i turisti da
una valle all'altra? Credo che si debba creare qualcosa di più concreto e
duraturo, radicato sul territorio;
- il surriscaldamento climatico non è solo causa della scomparsa dei ghiacciai,
ma è soprattutto conseguenza delle nostre attività: non si chiede a nessuno di
smettere di vivere, ma semplicemente di proporre idee razionali che vadano a
contrastare, non ad incrementare, il global warming.
Sono contento che a pagina 1 dell'articolo ci sia quella parola chiave che,
all'incontro del 18 settembre scorso, dissi nel mio brutto e modesto intervento
(2 minuti circa):
anacronistico: questo è l'appellativo da assegnare al progetto, dopo aver
attentamente ascoltato i numerosi interventi della serata. Anche quello del Dr.
Arch. Caravita a favore del progetto, che, insistendo nell'indicare come esempio
di buona gestione le opere da lui progettate negli anni settanta, senza
comprenderlo, ne conferma l'anacronismo