Maria in gloria, S. Giuseppe e altri Santi. L’incoronazione di Maria / S. Pietro in gloria
olio su tela ovale (cm 400x230 ciascuno)

Vilminore di Scalve (Bergamo), Chiesa di S. Maria Assunta e S. Pietro (parrocchiale)

Le tre tele, nel soffitto della navata, sono assegnate al Raggi dal Maironi Da Ponte (1820,III), dal Moratti (1900) e dal Fornoni (1915-20, "crederei (del Raggi) le medaglie della volta"). Di recente ha condiviso questa attribuzione Luigi Pagnoni (1979). I tre grandi ovati confermano la loro autografia raggesca, pur se le pesanti ridipinture rendono in più punti problematico il contatto con la materia pittorica originale. Sono, nell’insieme, tre dipinti nei quali il Raggi ha come presentato un inventario delle tipologie fisionomiche più ricorrenti nella sua pittura unitamente a nostalgici echi della propria grande prima maniera. Il dilatato spazio a disposizione gli ha infatti consentito nel S. Pietro in gloria una curiosa autocitazione, bloccata come dentro un frammento, quasi in un fotogramma, del soffitto di Bovolone opera della sua giovinezza: ancora di effetto si presenta il moto ascendente del Santo, sorretto dalle nubi, a braccia aperte, circondato dai mossi Angeli dalle grandi ali, mentre putti e cherubini allietano uno spazio che anche cromaticamente doveva essere di brillante luminosità rococò. Più convenzionale la disposizione della parte centrale dell'ovato con l’Incoronazione di Maria (con evidenti ridipinture sulla Vergine). Echi della qualità originaria del dipinto crediamo possano essere individuati nel festoso gioco dei putti nella parte bassa dell'ovato (soprattutto nell’allegro precipitare di quello che regge i fiori). La pensosa stanchezza del viso dell’Eterno ripete la medesima espressione di quello della tela della chiesa della Visitazione di Alzano. Nella Gloria di Maria e Santi si ha modo di osservare la sintesi della più ricorrente fenomenologia della santità impiegata dal Raggi: il S. Giuseppe di Schilpario, il S. Luigi Gonzaga di Bolgare, il S. Pietro di Chignolo, il S. Alessandro di Ponteranica, il S. Antonio nella pala di Valtesse a Bergamo, il S. Rocco di Nembro. Questo affollamento rende un po' disorganico e greve l’insieme, che dovette chiaramente ubbidire a pressanti esigenze di committenza. La cronologia dei tre dipinti può essere fissata tra il 1775 e il 1780.

Bibl.: G. Maironi Da Ponte 1820, III, p. 229; C.Moratti ms. 1900. II, p. 315; E. Fornoni ms. s.d. (ca. 1915-20), VII, p. 129; L. Pagnoni 1974, II, p. 1015; id. 1979. p. 413.

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