Nascita di Maria/ Presentazione di Gesù al Tempio/ La chiamata di S. Pietro/ Consegna delle chiavi a S. Pietro.
affreschi (cm. 370 x 200 ciascuno)

Vilminore di Scalve (Bergamo), Chiesa di S. Maria Assunta e S. Pietro (parrocchiale)
228,229;137,138,139

Situati a due a due rispettivamente sulle pareti di sinistra e di destra. Stato di conservazione discreto. La Chiamata di S. Pietro porta sulla barca la data 1754. Si conserva nell’archivio arcipretale il contratto firmato il 28 settembre 1753 dall’Albrici: "di Vilminore hor habitante nella Città di Brescia" per "Quattro Quadri di pittura a fresco da farsi sopra le porte laterali... nella primavera 1754 in buona lodevole forma". Il prezzo accordato è di L. 450, senza nessun aggravio per la chiesa se non per i ponti e la calcina (v. Regesti).
Terminato il ciclo dei chiaroscuri della Queriniana (v. schede 28, 29) l’Albrici tornava dunque in patria, impegnandosi per la primavera seguente di quell’anno 1754, che doveva essere assai fecondo, con l’esecuzione anche delle tele di Gorno e della chiesa dei Miracoli di Brescia (v. schede 44, 27A). I quattro affreschi sono significativi nell’opera del pittore e rivelano quanto si sia evoluta la sua tecnica rispetto al vicino Martirio di S. Pietro eseguito otto anni prima , La Nascita di Maria è il più pregevole dei quattro, soprattutto per le tinte chiare, un vero gioco di gialli e di rosati. Si imposta su una diagonale che parte dall’angolo in alto a destra, dove un ampio tendaggio si svolge triangolarmente, passando poi attraverso la figura di spalle in primo piano, accanto alla culla. Domina nella parte centrale la bella figura che tiene in braccio la piccola Maria e regge un rotolo di fasce. Movimentati gli atteggiamenti delle altre donne, che s affacciano sulla sinistra accanto alla piccina e alla puerpera: si noti qui la caratterizzazione dei volti. Il Padre Eterno benedicente in alto a sinistra ha vicini due angioletti che sono tra i migliori dell’Albrici. Nella Presentazione di Gesù al Tempio, dallo sfondo di un colonnato in prospettiva, sovrastato da tre angioletti festanti, emerge la scena, tutta disposta orizzontalmente in primo piano e piuttosto convenzionale. Il chierichetto che regge un turibolo, e che, disinteressato completamente alla scena circostante, riempie l’angolo di destra, è un gustoso particolare, come la coppia di colombe nella cesta in primissimo piano. Nella Chiamata di S. Pietro, la figura del Cristo, quella del Santo e la terza di un Apostolo sono disposte orizzontalmente su una improbabile lingua di terra, al di qua e al di là della quale si stendono le acque, con barche e pescatori. Le onde convenzionali e irreali fanno pensare che questo tipo di paesaggio fosse poco familiare al pittore, che ricrea l’ambiente marino anche con un ingenuo tentativo di natura morta con le conchiglie ed il granchio disposti in bell’ordine a sinistra. Domina la scena un grande albero fronzuto. La Consegna delle chiavi a S. Pietro è coeva della tela dello stesso soggetto nella chiesa dei Miracoli di Brescia, ma l’affresco presenta caratteristiche assai diverse nella iconografia e nella composizione, più movimentata e complessa. La figura allungata del Cristo, dominante a destra dall’alto di alcuni gradini, è tramite fra la terra, dove con la sinistra addita Pietro, e il cielo, verso cui alza la destra, mentre un Angelo sta recando le chiavi. Molte figure si assiepano all’intorno: sono soprattutto vecchi pescatori, mentre un giovane avvolto in un ampio manto rabescato regge il triregno. In primo piano i Vangeli e le Tavole della Legge.

Bibl.: Archivio Arcipretale di Vilminore, ms 11 (Opere); F.M.Tassi 1793, II, p. 111; G. Maironi da Ponte 1820, III, pp. 229-30 (erra nel descrivere il soggetto della Presentazione al Tempio); G. Moratti ms. 1900, I, p.10 (li dice "quadri" e ne ricorda solo tre); L.Olmo 1906, p.209; E. Fornoni 1913, p. 60:id. ms. s.d. (ca. 1915-20),Ip. 24; (per primo segnala la data, ma la legge 1744 anzichè 1754);id. ms. s.d. (ca. 1920), XIX, p. 654; M.A.Baroncelli 1965, p. 87; L.Pagnoni 1974, II, p. 1015; id. 1979, p.413, con ill.

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