S. Antonio da Padova
(In, I pittori bergamaschi dal XIII al XIX secolo, Bergamo,
1987, vol. IV, il Seicento, pp.249-250)
Il dipinto è firmato in basso a sinistra: "ANTOs:
PALEA/ FACIEBAT. 1710". E’ l’unica opera di Antonio Paglia in terra bergamasca
che il Pinetti (1931) ricorda nel suo volume dedicato a tale provincia.
Tra le prime opere datate e firmate dal pittore, ormai circa trentenne,
è comunemente accostata all’altra sua pala con soggetto analogo
e con la stessa data nella parrocchiale di Gazzolo di Lumezzane (Brescia).
Tuttavia si potrebbe ipotizzare una precedenza artistico-temporale del
dipinto di Vilminore perchè più legato agli schemi paterni:
è infatti una riproposta speculare della pala con S. Antonio di
Francesco per la Parrocchiale di Sarezzo (Brescia). Il Santo, nello stesso
atteggiamento a braccia spalancate, ne riprende i tratti fisionomici e
ammira così estatico il Bambin Gesù, che appare sulle nubi.
Fanno ugualmente da quinte il tavolo coperto dal panno. con i libri appoggiati,
nonchè le poderose colonne. Tuttavia le atmosfere chiuse e cupe
di Francesco si aprono con Antonio verso lontananze di cieli aperti e paesaggi,
un’ariosità più settecentesca corre a smuovere le nubi e
il volo della visione celeste.
Un’altra opera analoga a questa rappresentante la Madonna
col Bambino e S. Antonio di Padova è già stata segnalata
nella chiesa di S. Maria Calchera in Brescia (cfr. R. Stradiotti 1981,
p. 163), ma quest’ultima propone una redazione del tema sul versante più
intimistico, di una umana quotidianeità: una dimensione del sacro
molto sentita da Antonio.
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