S. GIOVANNI EVANGELISTA. IL QUARTO VANGELO
La paternità giovannea del quarto Vangelo, oltre che da testimonianze interne, si sostiene sulla base di molteplici e concordi testimonianze dei padri, a partire dalla fine del II sec. Il quarto Vangelo è l'ultimo dei Vangeli canonici, redatto verso la fine del I sec. (tra l'80 e il 100).Relativamente al contenuto, esso si può dividere in due parti: la prima contiene la narrazione della vita pubblica di Cristo (1-12), la seconda contiene la narrazione dell'ultima cena, della passione e della resurrezione (13-21). Molteplici sono le differenze tra il quarto Vangelo e i sinottici, in modo particolare per quanto riguarda lo sfondo geografico (nei sinottici la vita pubblica di Gesù si svolge in Galilea, con un solo viaggio a Gerusalemme; nel quarto Vangelo essa si svolge a Gerusalemme e nella Giudea) e il quadro cronologico (nei sinottici il ministero pubblico di Gesù pare durare solo un anno, nel quarto Vangelo più di due anni). Generalmente, Giovanni Evangelista, che non riporta neppure una parabola nello stile dei sinottici, narra episodi che non hanno riscontro altrove. Egli stesso del resto dichiara di compiere una scelta nel materiale di cui è a conoscenza (Giovanni 20, 30-31). La sua è una catechesi diversa rispetto a quella dei sinottici, denotante una maggiore riflessione e approfondimento del significato delle vicende e dell'insegnamento di Cristo. Essa è inoltre più incisiva nel proclamare la divinità di Gesù Cristo. Nel complesso, quanto Giovanni Evangelista narra si integra bene con quanto riferiscono i sinottici, anche se il suo scopo specifico non fu quello di completarli. Sono ormai abbandonate le tesi che, per rendere ragione di lacune, ripetizioni o passaggi bruschi presenti nel testo, consideravano il quarto Vangelo come una derivazione da fonti diverse o una fusione di documenti anteriori. Infatti il testo presenta una profonda unità di concezione, vocabolario e stile. La scoperta di papiri antichissimi contenenti brani del quarto Vangelo (uno della prima metà del II sec.), e dei manoscritti del deserto di Giuda (anteriori al 68, spesso molto simili nel linguaggio al quarto Vangelo, anche se riferentisi ad argomenti differenti) ha segnato il tramonto dell'opinione che riteneva il quarto Vangelo una meditazione teologica del II sec. inoltrato, e non un'opera di un testimonio oculare. Si ammette tuttavia che la redazione finale risente probabilmente della mano dei discepoli.S. GIOVANNI EVANGELISTAGiovanni Evangelista (santo; Betsaida ? - Efeso 105 ca.), autore, secondo la più antica tradizione, del quarto Vangelo, di tre epistole (I, II, III Giovanni) e dell'Apocalisse, è da identificare con il discepolo prediletto di Gesù (Giovanni 13,23; 19,26, 20,2; 21,7. Secondo i Vangeli, era figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo; nativo di Betsaida, sul lago di Genesaret, esercitava il mestiere di pescatore con altri membri della sua famiglia e con alcuni salariati (Marco 1,19-20; 15,41; Matteo 27, 56). Dapprima discepolo di Giovanni Battista ( Giovanni 1, 35-40), seguì poi, con il fratello, Giacomo, Gesù e con questi fu presente alle nozze di Cana (Giovanni 2,1-11). Ripreso per breve tempo il mestiere di pescatore, venne di nuovo chiamato da Gesù e lo seguì definitivamente (Matteo 4, 21-22; Marco 1, 19-20; Luca 5, 1-11). Di carattere risoluto (Marco 3,17; Luca 9,54), e non alieno da ambizioni (Marco 10, 35-37), era il più giovane fra i discepoli e non sposato. Nei Vangeli sinottici, con il fratello e con Pietro, è testimone della resurrezione della figlia di Giairo ( Matteo 5, 37; Luca 8, 51), della trasfigurazione (Matteo 17, 1; Marco 9, 2; Luca 9, 28) e dell'agonia nel Getsemani ( Matteo 26, 37; Marco 14, 33). Gesù morente gli affidò l'incarico di prendere con sé Maria, sua madre (Giovanni 19, 27-26). Negli Atti degli apostoli risulta come una delle persone più in vista della Chiesa nascente ed è nominato subito dopo Pietro (3, 1-11; 4, 13-19; 8, 14). Dopo le persecuzioni subite a Gerusalemme, si recò con Pietro in Samaria, dove svolse una intensa evangelizzazione (8, 14-15). Secondo autori del II sec., dimorò poi (probabilmente dopo il 67) a Efeso, da cui resse molte Chiese della provincia d'Asia. Dall'Apocalisse (1, 9) sappiamo che fu relegato (al tempo di Domiziano) nell'isola di Patmo, dove ebbe le visioni di carattere escatologico. Rientrato, sotto l'imperatore Nerva, a Efeso, vi morì in età molto avanzata.