FRAZZONI DAMASO
1. Cenni storici sull’uso dell’oro come decorazione.
L’oro, appena ne fu conosciuta l’utilità, divenne
il signore del tempo nell’arte e per l’arte, e fu molto opportunamente
usato in tutte le epoche e in tutti gli stili, come massa assoluta, frammisto
alla pittura e alle decorazioni del genere, alle stoffe nel loro tessuto,
nelle bazzane e in genere in tutte le concezioni artistiche che richiedevano
ricchezze, eleganza, lusso.
Appena reso di utilità pratica su usato come sfondo
ai soggetti dipinti ed entrò tanto facilmente nell’uso da diventare,
si può dire, parte vitale fino dalle prime ornamentazioni e creazioni
d’arte decorativa e lo si direbbe inseparabile, perché adibito come
fondo dell’ornato e insieme con questo.
Così si manifesta dappertutto nei modelli dei
diversi stili fino al 1700 (1).
Il 1200 e il 1300 ne fece largo uso nei soggetti figurativi
dipinti sia su legno che su affreschi, e poco lo adoperò nei soggetti
ornamentali.
Il 1400 lo trattò nei fondi figurativi e nei fregi
dipinti e di rilievo, nei pistilli nei rosoni e rosoncini , in tratti e
motivi di legatura di un soggetto ripetuto nelle vere e finte intagliature
di cornici, in legature di nastri liberi o frammisti all’ornato e spesso
nella costola di una foglia principale del motivo ornamentale e anche come
contorno del soggetto.
Il 1500, eseguendo molto ornato in rilievo, forse più
che dipinto, adoperava spesso l’oro per coprire le masse principali o anche
totalmente l’opera d’alto o basso rilievo, compreso, si capisce, il fondo,
specialmente se il lavoro era di legno e adatto per base, fregio o cimase.
Come il secolo 1400 lo distribuì, con gusto, fra
le decorazioni in modo da non lasciare mancare l’equilibrio fra le cose
dorate e quelle non dorate, e dare quella sapiente e gradita armonia che
sempre si riscontra nei lavori dell’epoca.
Il 1600, su indirizzo dei secoli che lo precedettero,
seguitò l’uso dell’oro; ma arrischiò spesso di portarne grandi
masse in spazi isolati, poco decorati e ignudi d’altri accenni d’oro, non
riuscendo con simili esempi a mantenere l’equilibrio, anzi perdendo affatto
e portando un po’ di decadenza nell’arte ereditata.
E ciò forse perché questo secolo studiava
d’allontanarsi dall’indirizzo avuto dal 1500, col cercare di superare il
primo e lasciare una impronta di stile suo proprio. Non vi riuscì,
anzi si mostrò inferiore e portò quella certa confusione
di principi che lo caratterizzarono come generatore del barocco vero.
Il 1700 si può credere abbia fatto tesoro dei
tentativi del 1600, curando di perfezionarli, lasciando le inutili e dannose
innovazioni e facendo proprie le buone, riuscendo così a creare
il nuovo stile di facile movenza, allegro e ricco il puro barocco, il quale,
più d’ogni altro volle e seppe far uso dell’oro.
Seppe inoltre profondere il prezioso metallo nei lavori
di pittura e decorazione, sia a colore che a finto rilievo, così
da ottenere costante armonia, signorilità, alle volte forse chiassosa,
ma sempre estetico, gradevole, piacevole.
Ammirando nella loro gagliarda ricchezza i lavori di
questo secolo è necessario riconoscere nei singoli artisti una tale
e tanta esuberanza di sentimento e amore alla propria arte che par ci si
mostrino desiderosi di lasciare al futuro una superiore e più spiccata
impronta della loro opera e sintetizzarla con maggiore entusiasmo dei loro
antenati quale espressione del loro vivere.
Il 1800 passato il periodo dello stile Impero non seppe
eccellere e nemmeno mostrarsi con una disposizione di stile, né
seppe o volle indirizzarsi a una qualsiasi tendenza esprimente, almeno,
il proprio gusto artistico, forse perché preferiva appagare il cliente,
imitando all’uopo tutto, lasciando al puro interesse il compito di trarre
profitto dal buono come dal cattivo, dal bello come dal brutto, tutto confondendo
e tutto utilizzando a detrimento della vera arte, alimentando così
la decadenza dei principi artistici e la concorrenza industriale, che purtroppo
divenuta gagliarda e fiorente, ha svalorizzato arte e artisti rendendoli
servi dell’industria e del commercio.
2. Metodi diversi per applicare l’oro.
per applicare l’oro sulle diverse superfici si possono
notare i qui sotto notati sistemi che, con brevità di metodo e di
tempo, possono riuscire utilissimi anche ai poco o nulla iniziati al mestiere
del doratore.
a) La doratura che più è in uso ora che
fu per il passato, insegnandoci col fatto come fosse atta a sfidare le
ingiurie del tempo, è quella così detta ad olio o mordente,
preferibile quindi per le superfici esterne e interne, murali, di legno,
di ferro, ecc.
b) Per lavori di lusso e nello stesso tempo di riguardo,
si usa la doratura a tempera, la quale si chiama così perché
l’olio viene dall’acqua in mescolanza con un minerale che si chiama bolo.
Questa difficilmente si pratica per l’esterno per le ragioni che si vedranno
di seguito.
c) Altro sistema pure pratico, sollecito e duraturo all’esterno
e all’interno, è la doratura eseguita con mordente a cera.
Questi i sistemi più in uso per i decoratori e
tinteggiatori.
1°) Volendo applicare l’oro a una superficie intonacata,
senza levigarla né tanto né poco, bisogna prima pulirla dalla
polvere e passarvi due strati d’acqua di colla (miscela fatta con una parte
di colla e tre di acqua) possibilmente colorata con un po’ di giallo doré,
avvertendo che dal primo al secondo strato, come sempre, sia trascorso
il tempo necessario per asciugarsi. Dopo si passerà alla spalmatura
di uno strato mordente (2) con un pennello
né troppo tenero né troppo duro, avendo cura di tenerlo ugualmente
nutrito dal mordente stesso non troppo abbondante.
2) se la superficie è alquanto stuccata o totalmente
levigata, si può tralasciare l’acqua di colla sostituendola con
uno strato abbondante di vernice d’alcol (componente di alcol, gomma, lacca
bianca, poche gocce d’olio di lino o di noce crudo, sciolto a caldo se
si ha fretta, a freddo se v’è tempo, pur di ottenere una miscela
gommosa e liquida). Detta vernice evidentemente si può usare anche
sull’intonaco grezzo; la colla è indicata solo per l’economia, come
per economia di vernice si può imbevere preventivamente la semi
o completa levigatura.
Il mordente può essere preparato in modo da permettere
l’applicazione della foglia dopo 8 o 10 ore o oltre le 12, se occorre,
regolando con un po’ d’olio di lino crudo finissimo.
Quando il mordente applicato pare, al tatto, che sia
per essere asciutto, allora esso è in grado di ricevere la foglia
d’oro senza che questa resti macchiata o raggrinzita.
3) L’applicazione dell’oro in foglie si fa con fiocchi
di cotone o larga spatola di setola, appositamente fabbricata, prelevando
la foglia già tagliata nelle forme che meglio convengono, dal cuscinetto
per doratori. Questo è generalmente di forma lievemente rettangolare,
con fondi di legno poco imbottito e copertura di pelle di bazzana.
4) Con pennello piumino, o fiocchi di cotone finissimo,
man mano che procede il lavoro o a lavoro finito, vi si passa sopra, comprimendo
leggermente, perché l’oro aderisca bene alla superficie e venga
pulito dai rimasugli di foglia rimasta come bava, inutile al lavoro. Questa
è la doratura più semplice.
3. Doratura sulla superficie levigata di stucco, metallo, ecc.
1) Per chi volesse la doratura sopra una superficie levigata
è necessario formare sull’intonaco grezzo una sottilissima superficie
con più strati di poltiglia (3)
applicabile con pennello, lasciando che i singoli strati si rasciughino
per formare uno spessore di 3 o 4 mm, poi con carta vetrata, prima grossa,
fina dopo, pomiciare fino a che si ottiene un piano regolare, liscio, senza
pori e sinuosità.
2) Se la superficie non è di calce ma di stucco
e un po’ meno granulosa del comune intonaco di sabbia ecc., vi si può
passare un solo strato dell’indicata poltiglia, che poi si leviga come
si è detto sopra.
3) Se la superficie è di metallo grezzo, da levigarsi
perché la doratura figuri meglio, si passa un primo strato di vernice
a spirito, poi uno ad olio, già conosciuta al n° 2, oppure uno
strato di Flatin non troppo resinoso. Quando lo strato sta per essiccarsi
completamente, e cioè al contatto pizzica, se ne applica un altro
della solita poltiglia perché possa meglio aderire a quello di vernice
e così servire come trait d’union agli altri successivi di
poltiglia per completare anche sul metallo il sottile strato di stuccatura.
4) Le superfici, preparate come al 1°, 2° e 3°,
si completeranno con due strati d’acqua di colla o vernice, precisamente
come al 2° del n° 2. Poi si procederà all’applicazione del
mordente e infine alla doratura.
5) Per chi volesse, nella superficie liscia delle impressioni
di tipo o soggetto vario come: granitura, finto mosaico, ornamentazione,
lettere ecc., è bene siano fatte prima della doratura per il vantaggio
che si ha di poterle disegnare e all’uopo correggere, caratterizzare e
di tipo voluto.
Se fra le diverse impressioni viene scelta quella a finto
mosaico, è indicato farla sulla superficie prima ancora di spalmare
il mordente e sulla superficie stessa con pennello intinto ora in un po’
di rosso ora in un po’ di bruno compiere saltuariamente i vari quadretti
per dare all’oro, che andrà sovrapposto, l’effetto più naturale
attraverso il suo tenue grado di trasparenza.
La granitura si ottiene con una punta di metallo acuminata
se si fa prima del mordente, leggermente spuntata e tonda se si fa dopo,
ma in questo caso, in superficie eccessivamente dura.
Le impressioni di disegni, figure, lettere ecc. che devono
avere una linea condotta e magari dei tratteggi, si fanno più facilmente
sul mordente, portandovi prima il disegno col mezzo di uno spolvero di
carta velina o lucido, poi inciso con punta come la granitura.
4. Doratura a tempera su diverse superfici.
1) Altro sistema per dorare, come s’è già
detto, è quello a tempera, non consigliabile però nelle superfici
ruvide né all’esterno. Il mordente viene sostituito dal bolo (4)
il quale è materia idrofila sofferente cioè l’umidità
insistente. Applicato lascia la superficie inalterata, essendo sottilissimo
lo strato che si deve ottenere con 4 o 5 passate al massimo: ma molto più
dura di quella data dal mordente, perciò serve per le dorature da
brunire. È naturale quindi che la superficie che lo riceve sia in
antecedenza levigata, e all’uopo bastano i metodi già accennati
per il primo sistema di doratura.
Il bolo, reso liquido, si applica con pennello fino e
morbido sulla superficie da dorare tante volte quante ne abbisognano per
coprirla del proprio colore. Volendo sollecitare, si può rendere
il liquido un po’ più denso al 2° e 3° strato. S’intende
che da uno strato all’altro occorre passi intervallo necessario all’asciugamento
al quale concorre assai una ventilazione non polverosa.
La superficie così preparata bisogna strofinarla
con uno straccio di lana fina o seta, per pulirla dalla polvere e meglio
ancora dalla più minima granulosità che può essersi
prodotta nella sovrapposizione dei vari strati insieme con la polvere dell’ambiente
svolazzante per l’aria.
Fatta questa ultima pulizia, si può passare alla
doratura, col metodo già insegnato al 3° del n° 2, avvertendo
però che, prima di applicare la foglia, con morbidissimo pennello
si bagna leggermente la parte da dorare con acqua naturale per inumidire
il bolo e renderlo atto a ritenere. Allorché il lavoro sarà
completato e asciutto, si può cominciare la necessaria brunitura
o nelle parti o in tutto richieste, per mezzo dell’agata fredda o appena
scaldata se si vuole riuscire più sollecitamente.
Se si richiede il lucido nella doratura, senza brunirla,
il lavoro di levigatura coll’agata si fa sul bolo asciutto prima di applicarvi
la foglia, bastando in tal caso l’alito dell’uomo.
2) Nelle superfici non piane né lisce, bensì
aventi corniciature, intagli, rilievi ecc., la pulitura e levigatura dello
strato di stucco si ottiene con carta vetro finissima e con raschietti
di ferro appositamente sagomati. La mano esperta del lavorante si serve
spesso dello stucco e relativi raschietti, che si trovano anche in commercio,
per correggere o migliorare le forme che avessero difetti di costruzione.
3) Se la superficie è di legno duro e molto levigato
si può benissimo dorare senza preparazione alcuna, bastando sfregare
insistentemente la superficie con un pezzo di lana, e passarvi immediatamente
il mordente, quindi la doratura, sempre nel metodo già insegnato.
Se la superficie del legno, a seconda delle diverse qualità,
è dura, ben levigata, ma alquanto assorbente vi si passa uno strato
abbondante di vernice a spirito prima di dare il mordente.
Infine, se il legno è dolce, di qualunque qualità,
e anche grezzo, bisogna ricorrere al solito sistema della stuccatura col
pennello e relativa poltiglia, ecc., badando però di passare sulla
superficie, prima di ogni cosa, un abbondante strato di acqua di colla
per tener ferme tutte quelle piccolissime parti di fibra, che si drizzano
appena il legno sente l’umidità.
Il legno dorato col sistema di cui si è detto
sopra può esporsi anche all’esterno, specialmente poi se riparato
con vernici ecc., nelle parti non dorate.
Il mordente può sostituirsi col bolo, necessariamente
poi se le dorature dovessero brunirsi e rendersi finissime. In questo caso,
volendo che le dorature resistano alquanto anche all’aperto bisogna coprirle
con uno strato di vernice di cristallo finissima mescolandovi, per maggior
resistenza, poche gocce di olio di noce chiaro. Si nota che la doratura
con bolo è più adatta per l’interno e quella con mordente
per l’esterno.
5. Doratura a base di cera.
1) La doratura con mordente a cera è la più
sollecita potendosi effettuare la preparazione, il mordente e la doratura
immediatamente l’una dopo l’altra senza avere bisogno di intervalli o interruzioni
volute dal processo degli altri sistemi. Ha resistenza pari a quella fatta
col mordente a olio e permette, come quella, di eseguire lavori di qualunque
difficoltà in ornati, filettature, tratteggiature su qualunque superficie,
potendosi applicare con qualsiasi pennello.
Non è adatta per lavori di lusso in superfici
levigate, perché la foglia d’oro non si può levigare né
brunire rimanendo per lungo tempo come applicata di fresco.
2) per procedere alla doratura, se questa si deve fare
in superficie assorbente, bisogna preparare la parte che andrà dorata
con uno strato di colla d’uovo, o acqua e latte, o colla gelatinosa un
po’ colorante con giallo cromo.
Essiccata questa preparazione, in un paio d’ore al massimo,
si passa subito all’applicazione del mordente (5)
atto a ricevere l’oro immediatamente e anche dopo 30 ore se si vuole, curando,
a tale scopo, la composizione del mordente stesso.
3) La doratura si fa coi mezzi già indicati per
la applicazione dell’oro in foglia.
4) quando l’applicazione della foglia segue immediatamente
quella del mordente, è necessario che questo sia poco grasso, quindi
diluito con maggiore dose di benzina o acquaragia, che già si trova
nella composizione; se al contrario l’applicazione della foglia ritarda
di molto da quella del mordente, allora questo deve essere grasso, vale
a dire: la dose dell’olio mescolato nella composizione deve essere abbondante.
Per uso esterno è bene che il mordente sia molto
grasso, ma per evitare che l’abbondanza dell’olio sciupi la foglia, si
mescolerà in esso un po’ di giallo doré, la qual cosa non
facendo si è certi che la doratura verrebbe chiazzata di macchie
d’unto e raggrinzita.
5) Se la doratura, di cui sopra, si deve fare in una
superficie non assorbente, perché già coperta a olio, vernice,
a cera ecc., bisogna per prima cosa passare sulla parte da dorare uno strato
di colla d’uovo, composta come è dinanzi detto, lo credo utile anche
quando si dovesse dorare col mordente a olio, o a bolo, in superfici già
coperte di vernici, come le sopra citate.
6. Doratura sul vetro.
1) La doratura sul vetro, o meglio sulla superficie estrema
del vetro, si esegue con mordente a olio con un po’ di trementina; però
prima dell’applicazione del mordente, si strofina il piano con alcol, o
acquaragia, pulendo così il vero e togliendo l’umido che potesse
diminuire l’aderenza del mordente sul vetro stesso.
Subito dopo si potrà applicare il mordente e quindi
a tempo opportuno la foglia d’oro.
Il mordente non deve mai essere alterato con degli essiccanti
artificiali, perché questi, se avvantaggiano tempo nel sollecitare
l’essiccazione e quindi la doratura, fanno screpolare la foglia, poscia
scrostare facilmente il lavoro.
2) Se la doratura si deve fare sotto il vetro e quindi
trasparire su questo, allora si strofina, sulla parte ove si esegue il
lavoro, con alcol o acquaragia, con ingrediente acido, come s’è
sopra detto; poi negli spazi da dorare si dà uno strato di colla
di pesce e chiaro d’uovo, o colla di pesce a acqua di zucchero, la quale
agirà da mordente. Allorquando la miscela sarà vicina ad
essiccare si procede alla doratura sempre nel modo insegnato; nel caso
che la miscela sia in qualche modo asciutta, basta riscaldarla coll’alito
per poter continuare il lavoro d’applicazione della foglia.
Fatta in tal modo la doratura, asciutta che sia, per
proteggerla la si copre con uno strato di vernice cristallo, o di gomma
d’Amar, un po’ colorate con bianco di zinco e giallo cromo.
Si può anche proteggere la suddetta doratura con
colla di rosso d’uovo mista a poche gocce d’olio di lino. Il restante si
pulirà a suo tempo, con acqua fredda o un po’ tiepida se lo sporco
sul vetro è un po’ untuoso, adoperando stracci di filo fino per
non sciupare il lavoro.
Si è indicata la gomma d’Amar o la vernice cristallo
o colla d’oro per proteggere l’oro, perché hanno più di ogni
altro ingrediente la virtù di mantenere inalterata la brillantezza
del metallo.
7. Doratura sul marmo.
1) La doratura sul marmo si può eseguire con mordente
a olio o con mordente a cera a norma del lavoro, della superficie e del
tempo che si può disporre.
In ogni modo, qualunque sia il metodo, prima di applicare
il mordente è necessaria una scrupolosa pulizia alla superficie,
e la parte da dorare fa d’uopo coprire con uno o due strati di vernice
a spirito per evitare che la parte oleosa del mordente stesso si espanda
e segni all’intorno di unto la doratura, il quale unto, lentamente assorbito
dall'atmosfera, sparisce a lungo andare.
Applicato il mordente, il lavoro di doratura si esegue
a tempo opportuno nel modo insegnato.
2) Volendo dorare sul marmo, e nello stesso tempo ottenere
la lucentezza della brunitura, allora è necessaria una preparazione
nel modo seguente: si passano su la parte da dorare due o tre strati di
mordente a olio, misto a bianco zinco e giallo cromo in modo da sembrare
una vernice coprente, col debito intervallo da uno strato all’altro per
asciugarsi; asciutto che sia questo lavoro, coll’agata si strofina fino
a che la superficie sarà levigatissima; quindi si dà un ultimo
strato di mordente diluito con olio di trementina, curando che riesca sottilissimo
e ben disteso, e appena sarà pronto per la doratura si applica la
foglia. La brunitura sopra questa doratura si farà per mezzo dell’agata
dopo che il lavoro è asciutto, così che l’agata non intacchi
la foglia d’oro. Quando si eseguirà la doratura lucida, cioè
nel modo sopra detto, occorre dare, prima d’ogni altra cosa, la vernice
a spirito non più nella parte che si deve dorare bensì nel
contorno della superficie da dorare. In questo caso la vernice basta che
sia fatta con alcol e gomma bianca. Si potrebbe dare nel contorno anche
una soluzione forte di silicato, la quale anzi riesce più facile
a levarsi dalla superficie a doratura finita. La vernice a spirito o il
silicato, dati nel contorno, hanno il solo scopo di impedire l’aureola
untuosa che facilmente si produce nell’applicazione dei vari strati di
mordente.
3) La doratura sulla superficie granulosa, come succede
spesso quando deve servire di fondo a soggetto in rilievo, si può
fare benissimo con mordente a cera, come pure per sollecitudine si può
usare il mordente a cera per la doratura dei soggetti incisi. Tutte le
dorature di cose in rilievo e facili a toccarsi è meglio siano eseguite
col mordente a olio.
8. Pulitura dell’oro.
Dovendosi pulire dorature sporche, per sedimenti di polvere
o depositi di insetti ecc., si farà con fiocchi di cotone bagnati
nello spirito di vino del massimo grado lasciando inumidita la superficie
fino all’esito voluto. Questo esito si può ottenere anche con la
liscivia cruda (6), facendo delle
saponate con sapone comune sopra le dorature con maggiore o minore insistenza
secondo l’intensità della sporcizia; quindi si risciacqua il tutto
con acqua pulita.
Si può avere un risultato buono anche con alcol
volatilizzante, ma per ottenere ciò è necessario porre l’oggetto
da pulire in luogo chiuso e di poco spazio perché l’alcol, volatilizzando
e impegnando l’atmosfera, influisca sull’oggetto dorato. Questo sistema
serve inoltre per le vecchie pitture sporche.
9. Sistema di doratura per altri metalli.
Quando è stato detto riguardo alla preparazione di superfici, stuccature levigate, mordenti, bruniture ecc., per la doratura, vale anche per l’argento e l’alluminio in foglia e in generale per tutti i metalli più o meno preziosi che vengono ridotti in foglia. La foglia d’argento affinché non annerisca, appena si sente che il mordente è ben essiccato, si copre con vernice cristallo, diluita con alcol o con un apposito preparato che si trova in commercio.
10. Doratura e decalcomania.
Si possono applicare i metalli in foglia per mezzo della decalcomania, sistema utile per chi non è pratico della doratura, ma più costoso e di non facile riuscita. Infatti richiede una precisione nel taglio dell’oro che deve essere perfettamente uguale allo spazio da dorare e somma precisione nell’applicarlo, la qual cosa non facendo, la doratura non copre esattamente l’oggetto e richiede ripetizione di lavoro.
NOTE
1) Il 1200 e il 1300, più d’ogni
altro, nei motivi di ornamentazione lo adoperavano nei rilievi, nelle cornici
intagliate, nei motivi araldici, ecc. <
2) Il mordente è un composto di
terra gialla e poco giallo cromo, macinati molto finemente ad olio, conservati
per lungo tempo in vaso dall’apertura larga e aperto. In codeste condizioni
più invecchia meglio risponde al bisogno, poiché l’olio,
contenuto nella poltiglia macinata, ha col tempo perduto delle qualità
essiccative e nella mescolanza con altro olio per poterlo spalmare con
facilità sulla superficie da dorare, lascia per molte ore, al contatto,
un certo pizzico che, oltre ad indicare il momento opportuno per applicarvi
la foglia, è pure necessario a ritenerla.
Se si vuole che la soluzione di cui sopra resti in preparazione
maggior tempo di quello che concede il mordente naturale, basta unirvi
poche gocce di olio di lino puro crudo secondo il tempo più o meno
lungo che si vuole protratto. Se al contrario si vuole che il mordente
solleciti, basta aggiungervi poche gocce di trementina o essenza di trementina.
Chi vuole o non può prepararsi il mordente come
sopra detto, ne trova in commercio del già preparato, magari con
sistema che abbrevia l’invecchiamento e relativa istruzione per adoperarlo.
Chiamasi semplicemente: mordente per dorare.<
3) La poltiglia è un composto di acqua di colla, nella proporzione di 1 di colla e 6 di acqua, con carbonato di calce e gesso fino di Bologna, o di carbonato e ossido di zinco, se si vuole durissima per i metalli, diluita molto o poco secondo che si desidera sollecito ed esatto il lavoro. Più strati saranno diluiti, resi quasi come tinta densa, maggiore sarà il numero occorrente per ottenere la necessaria grossezza, ma certamente più esatto riuscirà il lavoro. <
4) Il bolo è un minerale che il
commercio dà in natura e anche preparato. Si riduce in polvere con
apposita macina e lastra di marmo.
E la polvere finissima si impasta con poca acqua e un
chiaro d’uovo in ragione di 40 g di bolo; di nuovo si macina per avere
una pasta molto lavorata e finissima, dopo si conserva entro un vaso di
vetro ripieno di acqua pura. Quando si deve adoperare, si cerca che la
quantità necessaria sia resa molto liquida, ma sufficientemente
colorante in modo che 4 o 5 strati sovrapposti diano la superficie completamente
coperta del colore naturale del bolo. <
5) Il mordente a cera è un composto di cera vergine sciolta a caldo, con benzina o acquaragia e olio cotto. Dose: cera 2, benzina o acquaragia 1, olio 1. Pure a caldo verrà applicato con pennello di setola dura sulla superficie. Si mantiene facilmente sciolto per l’applicazione con piccolo fornello portatile a petrolio, ad alcol o benzina. Durante il lavoro la parte di benzina o di ragia miscela volatilizza certamente e verrà sostituita quindi con altra in riserva nella misura da mantenerla sempre liquida allo stesso grado. Perché la doratura mantenga la intensità del proprio color giallo, e per evitare che i diversi colori del fondo, ove il mordente, per la sua qualità non può avere sufficientemente colorato in giallo, influiscano ad abbuiare e alterare la trasparenza della foglia, si mescolerà nel mordente stesso un po’ di bianco zinco e giallo cromo macinati finissimi con acquaragia. Questi servono a mantenere la naturale brillantezza dell’oro. <
6) La liscivia cruda si ha mescolando 500 g di cenere di legno in 1000 di acqua, lasciandola in fusione fino a che il liquido sarà completamente limpido.<
Ricettario:
Pittura al latte resinoso
Latte scremato, o formaggio 0,951 Kg
Calce spenta 0,183 Kg
Olio di lino 0,183 Kg
Bianco di Borgogna 0,061 Kg
Bianco di Spagna 2 a 5 Kg
Tinta alla caseina ammoniacale
Caseina 0,040 Kg
Acqua 0,400 Kg
Ammoniaca 0,002 Kg
Olio di lino 0,050 Kg
Formolo 0,005 Kg
Bioxalato di potassa 0,004 Kg
mescolato il tutto con 0,200 a 0,400 di caolino o anche
solfato di bario.
Tinta al siero di latte
Siero 8 Kg
Calce in polvere 4 Kg
Tinta a calce per interno
Calce viva 28 Kg
Gesso 12 Kg
oppure biacca o cerussa 10 Kg.
Tinta svedese
Acqua 100 Kg
Calce 20 Kg
Silicato 3 Kg
(Damaso Frazzoni, L’Imbianchino, Hoepli, Milano 1988, pp. 186-199, 213)
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