GIUSEPPE BASILE

Nota su conservazione, restauro, prevenzione

Con il termine di conservazione si usa indicare quell'insieme di interventi che hanno lo scopo di mettere in grado il manufatto di resistere il più a lungo possibile all'azione degli agenti di degrado, "naturali" o indotti dall'uomo. Essa pertanto si rivolge ai materiali di cui è costituito un dato manufatto artistico.
Il restauro, invece, pur avendo anch'esso come oggetto (e non potrebbe essere altrimenti) i materiali costitutivi di un manufatto, si rivolge all'aspetto formale dell'opera, quello per cui un insieme di materiali assemblati in un determinato modo costituiscono un'opera d'arte. Mediante il restauro essa recupera, in tutto o in parte, la leggibilità e la godibilità compromesse dalle cause più svariate.
Va da sé che sarebbe sbagliato pensare di poter curare solo l'aspetto formale dell'opera senza preoccuparsi delle condizioni fisiche del manufatto. Un errore che però è stato commesso e anche con frequenza, almeno in passato. Oggi, invece, piuttosto che di sottovalutazione dell'aspetto conservativo rispetto a quello di restauro in un manufatto, l'errore più frequente - e tuttavia gravissimo - è quello di non considerare il manufatto in stretta relazione di interdipendenza con l'ambiente in cui si trova e pertanto di disinteressarsi di quest'ultimo.
Di conseguenza, può succedere che un manufatto debba essere sottoposto di nuovo a operazioni a carattere conservativo (ed eventualmente di restauro) dopo un lasso eccessivamente breve di tempo non perché l'intervento in sé sia stato inadeguato o sbagliato, ma perché si è trascurato di indagare i rapporti di dipendenza del manufatto dall'ambiente o perché, pur avendoli individuati, poi non è stato fatto quanto sarebbe stato necessario per rimuovere le cause di degrado residenti nell'ambiente.
Uno dei casi più tipici è quello del dipinto su tavola che, pur sottoposto agli interventi conservativi di rito (disinfestazione, "risanamento" e consolidamento del legno del supporto, applicazione dei una struttura di sostegno), se viene ricollocato in un ambiente non idoneo, con escursioni notevoli dei valori di umidità relativa e temperatura, ricomincia a deteriorarsi; o di un dipinto murale il cui supporto sia affetto da umidità di risalita capillare.
Anche nel caso in cui sia l'intervento sul manufatto che quello sull'ambiente siano stati effettuati a regola d'arte, è comunque necessario sorvegliare a scadenze prestabilite sia l'uno che l'altro onde evitare che possano ricostruirsi situazioni di rischio. Si può trattare di un prodotto, impiegato nell'intervento sul manufatto, che non ha funzionato bene per cause non imputabili all'operatore ovvero di un banale incidente che riattiva una causa di degrado (il caso più comune è quello dell'infiltrazione di pioggia dal tetto a causa di tegole rotte o smosse dal vento).
La prevenzione è pertanto necessaria onde evitare - per quanto possibile - ogni situazione a rischio, mediante attività di controllo assiduo e conseguente messa in opera - ove necessario - di interventi di manutenzione ordinaria. Tale prassi si è rivelata sempre più indispensabile a causa della accresciuta aggressività degli agenti di degrado nell'ultimo mezzo secolo e soprattutto in presenza di situazioni ambientali sfavorevoli non passibili (per motivazioni di carattere non tecnico) di vero miglioramento (basti pensare ai monumenti all'aperto e alla impossibilità di rimuovere la causa prima di degrado, l'inquinamento atmosferico).
Essa va generalizzata fino a coinvolgere i comportamenti di tutti i fruitori (anche solo potenziali) delle opere d'arte e non dei soli "addetti ai lavori": lo esigono considerazioni di carattere economico (prevenire il danno costa meno - in prospettiva - che ripararlo), ma lo richiede soprattutto la salvaguardia dell'opera, dato che in ogni intervento, anche se condotto nel migliore dei modi, va sempre a incidere negativamente su di essa.

In G. Basile, Le opere d'arte negli edifici di culto. Come prevenire il degrado, Roma 1994, pp.141-42.

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