CRONOLOGIA
Concilio vaticano I
Il concilio Vaticano I, ventesimo Concilio ecumenico della Chiesa cattolica (1869-70), fu convocato da Pio IX con la bolla "Aeterni Patris" del 29 giugno 1868. Fu aperto nella basilica di San Pietro, in Vaticano, l'8 dicembre 1869. Già in precedenza, due giorni prima della pubblicazione dell'enciclica "Quanta cura" e dell'annesso "Sillabo", Pio IX aveva manifestato ai cardinali presenti in una riunione della Sacra congregazione dei riti la volontà di convocare un concilio, dopo tre secoli dalla chiusura del concilio di Trento, per chiarire alcuni punti controversi in merito alla costituzione interna della Chiesa sui rapporti tra papato e episcopato. Convennero al concilio i cardinali, i patriarchi, i primati, gli arcivescovi, i vescovi, compresi i titolari, gli abati, i presidenti delle congregazioni monastiche e i superiori delle religioni clericali esenti. Furono invitati anche i vescovi delle Chiese orientali separate, che però non aderirono; fu rivolto altresì un invito all'unità della Chiesa ai protestanti e ai non cattolici, che non sortì alcun effetto. Nel numero del 6 febbraio 1869 la rivista dei gesuiti, la "Civiltà Cattolica", pubblicava un articolo in cui si sosteneva che in Francia era atteso un pronunciamento da parte del concilio circa la infallibilità pontificia. L'articolo sollevò enorme scalpore in Francia, dove si ebbero reazioni di tipo gallicano; in Germania, particolarmente negli ambienti universitari e per iniziativa di I. von Döllinger, del vescovo di Magonza von Ketteler e del vescovo di Rottenburg Hefele. Nel complesso il partito degli antinfallibilisti era una minoranza, ma comprendeva personalità autorevoli e di grande valore. Il concilio tenne quattro sedute solenni e ottantasei congregazioni generali. Con la costituzione dogmatica "Dei Filius", approvata nella terza sessione solenne del 24 aprile 1870, si affermò l'esistenza e la conoscenza di un Dio personale, l'esistenza e la necessità della rivelazione divina, si trattò dell'essenza della fede e dei rapporti tra fede e ragione; si condannarono altresì in diciotto canoni gli errori in ordine alle dottrine esposte, già condannati nel Sillabo. Con la costituzione dogmatica "Pastor aeternus", approvata il 18 luglio 1870 nella quarta sessione solenne, fu definita, con 533 voti favorevoli e 2 contrari, la dottrina sul primato e sulla infallibilità pontificia, argomento centrale del concilio. Secondo tale costituzione il romano pontefice, quando parla "ex cathedra", ossia quando con giudizio solenne espone le supreme verità di fede e di morale, gode dell'infallibilità, e le sue definizioni, per se stesse e non per il consenso della Chiesa, sono irrefutabili. A causa dell'insorgere della guerra franco-prussiana prima e dell'occupazione di Roma poi, il 20 ottobre 1870 Pio IX con la bolla "Postquam Dei munere" sospese il concilio, che giuridicamente venne chiuso solo con la convocazione del concilio Vaticano II. La definizione dogmatica dell'infallibilità pontificia favorì l'unità e la compattezza della Chiesa cattolica e l'autorità morale del papato, ma sollevò anche reazioni negative particolarmente in Germania, dove i seguaci di Döllinger costituirono la Altkatholische Kirche (la Chiesa dei "vecchi cattolici").
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