CRONOLOGIA
Storia
Storia religiosa
I papi

Da Gregorio XV (1621) a Alessandro VIII (1689)

1691: Innocenzo XII

1699: Clemente XI

1721: Innocenzo XIII

1724: Benedetto XIII

1730: Clemente XII

1740: Benedetto XIV

1758: Clemente XIII

1769: Clemente XIV

1775: Pio VI

1800: Pio VII

1823: Leone XII

1829: Pio VIII

1831: Gregorio XVI

1846: Pio IX

1878: Leone XIII

1903: Pio X

1914: Benedetto XV

1922: Pio XI

1939: Pio XII

1958: Giovanni XXIII

1963: Paolo VI

1978: Giovanni Paolo I

1978: Giovanni Paolo II

1621: Gregorio XV (al secolo Alessandro Ludovisi; Bologna 1554 - Roma 1623), cardinale e arcivescovo di Bologna dal 1616, fu elevato al soglio pontificio nel febbraio 1621 succedendo a Paolo V. Ammiratore e protettore dei gesuiti, canonizzò sant'Ignazio di Loyola e san Luigi Gonzaga. Promulgò inoltre il codice elettorale del conclave, istituì la congregazione dell'immunità ecclesiastica e quella "De Propaganda Fide". < >

1623: Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini; Firenze 1568 - Roma 1644), educato nei collegi dei gesuiti di Firenze e poi a Roma e a Pisasuccedette nel 1623 a papa Gregorio XV. Rigoroso assertore della suprema autorità della Chiesa, ne volle ripristinare la potenza in ambito internazionale; a ciò furono improntate le sue azioni diplomatiche, tendenti a imporre il papato nella funzione di arbitro e mediatore tra le potenze impegnate nella guerra dei trent'anni. In materia più strettamente ecclesiastica, Urbano fu fedele e puntuale assertore dei decreti tridentini; impose riforme al clero secolare e regolare, legò i vescovi alla loro residenza, combatté le dottrine giansenistiche, promosse missioni in Estremo Oriente, nelle Filippine, in Etiopia, e diede grande impulso all'istituto De Propaganda Fide. Fece assurgere all'onore degli altari numerosi beati, potenziò l'Inquisizione per la lotta agli eretici. Durante il suo pontificato si svolsero i processi contro T. Campanella e G. Galilei. Ma l'opera forse più nota di Urbano, uomo colto, mecenate, amante delle lettere e delle arti in genere, egli stesso poeta, è la grande trasformazione urbanistica cui volle sottoporre Roma secondo i moduli barocchi; opera per la quale volle utilizzare i maggiori maestri del tempo, G.L. Bernini e il Borromini fra gli altri. < >

1644: Innocenzo X (al secolo Giambattista Pamphili; Roma 1574 - 1655), appartenente a una famiglia della nobiltà, succedette (1644) a papa Urbano VIII, malgrado l'opposizione francese. Fautore della pace europea, alla fine della guerra dei trent'anni si oppose però (bolla "Zelus domus meae", 1650) alle decisioni del congresso di Vestfalia che riconosceva il luteranesimo e il calvinismo. Lottò inoltre contro le eresie, in particolare contro il giansenismo che condannò con la bolla "Cum occasione" (1653). In campo amministrativo, tentò di frenare il decadimento in atto e gettò le basi di una organizzazione statale, creando la figura del segretario di Stato. Spirito colto e grande mecenate, protesse artisti di valore, tra cui il Pinturicchio, A. Mantegna, F. Lippi e il Perugino, trasformando la curia romana in un centro tra i più attivi della cultura rinascimentale. < >

1655: Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi; Siena 1599 - Roma 1667), fu eletto papa nel 1665. Ricevette, a Roma, Cristina di Svezia (1655), convertita al cattolicesimo. Ebbe violenti contrasti con il re di Francia, Luigi XIV, fomentati dal cardinal G. R. Mazzarino e dall'ambasciatore di Francia, duca di Créquy, di cui dovette subire le prepotenze. Alessandro VII contrastò duramente, in Francia e nei Paesi Bassi, i giansenisti, contro i quali emanò alcune bolle di condanna, fra cui "Cum ad Sancti Petri sedem" del 1656. Abbellì notevolmente Roma con opere che segnarono, specialmente con G. L. Bernini, il culmine dell'arte barocca nella città. < >

1667: Clemente IX (al secolo Giulio Rospigliosi; Pistoia 1600 - Roma 1669), successore di Alessandro VII, fu pontefice dal 1667 al 1669. Cercò di affrontare il giansenismo, ma non riuscì a pacificare gli animi (pace Clementina, 1668). < >

1669: Clemente X (al secolo Emilio Altieri; Roma 1590 - 1676), successore di Clemente IX, fu pontefice dal 1669 al 1676. < >

1676: Innocenzo XI (al secolo Benedetto Odescalchi; Como 1611 - Roma 1689) fu eletto papa alla morte di Clemente X. Rigidamente avverso al nepotismo, abolì la carica di "cardinale nepote", operando poi per la riforma dei costumi sociali. Venerato come santo, fu beatificato da papa Pio XII nel 1956. < >1689: Alessandro VIII (al secolo Pietro Vito Ottoboni; Venezia 1610 - Roma 1691) fu eletto papa alla morte di Innocenzo XI. Il suo soverchio nepotismo fu in stridente contrasto con la virtuosa austerità del suo predecessore. <

1691: Innocenzo XII (al secolo Antonio Pignatelli; Spinazzola, Bari 1615 - Roma 1700) succedette a papa Alessandro VIII dopo un lungo conclave. Oppositore del nepotismo, che condannò nel 1692, con la bolla "Romanum decet pontificem" che vietava ai futuri pontefici di conferire beni e cariche della Chiesa ai propri parenti, curò il miglioramento del clero e risolse il dissidio esistente tra il papato e la corona francese. <

1699: nel mese di novembre venne eletto Clemente XI (al secolo Giovan Francesco Albani; Urbino 1649 - Roma 1721). <

1721: Papa Innocenzo XIII (al secolo Michelangelo Conti dei duchi di Poli; Poli, Roma 1655 - Roma 1724) succede a Clemente XI. <

1724: Elezione di Papa Benedetto XIII (al secolo Pier Francesco Orsini; Gravina, Bari 1649 - Roma 1730), successore di Innocenzo XIII, fu pontefice dal 1724 al 1730. <

1730: Eletto papa a 79 anni Clemente XII (al secolo Lorenzo Corsini; Firenze 1652 - Roma 1740), arcivescovo titolare di Nicomedia (1691), fu creato cardinale da Clemente XI (1706). allontanò dagli ambienti della curia il cardinale Coscia, favorito del suo predecessore, Benedetto XIII, e particolarmente inviso ai Romani. Soppresse molti abusi, condannando i cardinali colpevoli di corruzione. A lui si deve la prima condanna della massoneria con la costituzione "In eminenti" (1738). < 

1740: elezione di Papa Benedetto XIV (al secolo Prospero Lambertini; Bologna 1675 - Roma 1758); fu pontefice dal 1740 al 1758. Stipulò numerosi trattati e accordi con molti sovrani europei. Nelle questioni interne della Chiesa, importante la sua posizione nella controversia tra gesuiti e antigesuiti: con la bolla "Omnium sollicitudinum" (1744) condannò le tesi gesuite favorevoli ai riti cinesi e malabarici. <

1758: Clemente XIII (al secolo Carlo Rezzonico; Venezia 1693 - Roma 1769), eletto papa dimostrògrande rigidezza e combatté il diffondersi delle idee illuministiche, pronunciando, tra l'altro, un'aperta condanna dell'"Encyclopédie". Tutto il pontificato di Clemente XIII fu assorbito dalla questione dell'abolizione della Compagnia di Gesù, di cui molti paesi chiedevano la soppressione. I gesuiti erano stati espulsi dal Portogallo (1758), dalla Francia (1764), dalla Spagna (1767), dagli altri Stati borbonici, ma il papa non volle aderire alla richiesta di soppressione dell'Ordine. <

1769: Clemente XIV (al secolo Giovanni Vincenzo Ganganelli; Sant'Arcangelo di Romagna, Forlì 1705 - Roma 1774). Di fronte al problema della soppressione dell'Ordine dei gesuiti, lasciato insoluto dal suo predecessore, giudicò conveniente per gli interessi della Chiesa aderire alla richiesta in tal senso formulata da tanti Stati cattolici, e con la bolla "Dominus ac Redemptor noster" soppresse la Compagnia di Gesù (1773). Il suo gesto fu severamente giudicato dal collegio cardinalizio e ancor oggi viene discusso dagli storici che lo considerano dettato da simpatie verso il giansenismo e frutto di pressioni politiche da parte della Francia e della Spagna. Il suo nome è legato, insieme a quello del suo successore Pio VI, al Museo Pio-Clementino, da lui fondato; gli si deve inoltre l'inizio del prosciugamento delle paludi pontine. < 

1775: Pio VI (al secolo Giannangelo Braschi; Cesena, Forlì 1717 - Valence, Delfinato 1799), successore di Clemente XIV, dopo aver preso l'impegno di non ricostituire la Compagnia di Gesù. Di carattere mite e conciliante, dovette affrontare problemi gravissimi, tra cui il giurisdizionalismo, oltre che contro Ferdinando IV di Napoli (soppressione dei conventi, rifiuto dell'omaggio della chinea, 1788), anche contro l'imperatore Giuseppe II (generalizzazione dell'obbligo del "placet", giuramento dei vescovi, pubblicazione dell'editto di tolleranza), motivo per cui nel febbraio del 1782 decise di recarsi a Vienna, ma nonostante l'accoglienza trionfale, il risultato del suo viaggio fu quasi nullo. Il giansenismo gli creò inoltre problemi nel Granducato di Toscana per l'opera di Scipione de' Ricci (altro tentativo di conciliazione con la bolla "Auctorem fidei", 1794). Il problema della Compagnia di Gesù ebbe importanza nei rapporti con la zarina Caterina II di Russia (rinunzia ad accettarne l'abolizione). Riguardo alla rivoluzione francese, il papa intervenne nei confronti della costituzione civile del clero (condannata il 10 marzo 1791), della congiura giacobina negli Stati Pontifici (1794), dell'assassinio di H. de Basseville. Dopo che nell'Italia settentrionale fu costituita dai Francesi la Repubblica Cisalpina nel 1797, e nello stesso anno Napoleone impose il trattato di Tolentino (con la spoliazione delle legazioni di Bologna, Ferrara e Avignone), anche in seguito all'assassinio del generale L. Duphot le truppe francesi invasero Roma. Il papa fu condotto prigioniero a Siena, a Firenze e infine a Valence, dove morì il 24 agosto 1799. Pio VI è ricordato anche come grande mecenate (protesse fra gli altri A. Canova e J.L. David) e promotore sia del prosciugamento dell'agro pontino, sia della costruzione della strada Velletri-Terracina. <

1800: Pio VII (al secolo Gregorio Luigi Barnaba Chiaramonti; Cesena, Forlì 1740 - Roma 1823), successore di Pio VI, fu pontefice dal 1800 al 1823. <

1823: Leone XII (al secolo Annibale Sermattei della Genga, papa; Genga, Ancona 1760 - Roma 1829). Succedette a Pio VII (1823) con l'appoggio dei cardinali "zelanti" ostili alla politica riformatrice del Consalvi. Nel 1825 indisse un grande giubileo. Il suo pontificato fu improntato a un rigido conservatorismo: promosse le repressioni del movimento settario romagnolo, condotte dal cardinale A. Rivarola e da monsignor Invernizzi, e permise le condanne a morte di A. Targhini e L. Montanari, affiliati alla carboneria. Di vedute più larghe in politica estera, riconobbe l'indipendenza delle colonie spagnole in America. Promosse, inoltre, la cancellazione dall'Indice delle opere di G. Galilei. <

1829: Pio VIII (al secolo Francesco Saverio Castiglioni; Cingoli, Macerata 1761 - Roma 1830), successore di Leone XII, fu pontefice dal 1829 al 1830. <

1831: Gregorio XVI (al secolo Bartolomeo Alberto Cappellari, papa; Belluno 1765 - Roma 1846), frate camaldolese dal 1783, si rese noto con alcune opere teologiche e particolarmente con "Il trionfo della Santa Sede" (1799), ove si trovava abbozzato il principio dell'infallibilità del pontefice. Chiamato a Roma nel 1814, divenne vicario generale dell'Ordine dei camaldolesi nel 1823 e fu creato cardinale nel 1826. Già candidato alla successione a Leone XII nel 1829, fu eletto papa dopo un lungo conclave nel febbraio 1831, succedendo a Pio VIII. Il suo papato fu turbato fin dall'inizio dai moti liberali nello Stato della Chiesa, cui egli rispose invocando l'intervento dell'Austria. Non ritenne di dover introdurre riforme innovatrici nell'arcaica amministrazione dello Stato Pontificio, nonostante le pressioni in tal senso di numerosi Stati, tra cui la stessa Austria. In materia dottrinale, condannò duramente il cattolicesimo liberale di F. R. de Lamennais, con l'enciclica "Mirari vos" (1832). Il fatto più positivo del suo pontificato fu il nuovo impulso dato all'attività missionaria. <

1846: Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti; Senigallia, Ancona 1792 - Roma 1878), di nobile famiglia, divenne sacerdote nel 1819 e si trasferì presso la curia romana; nel 1823-25 fu in Cile al seguito del nunzio G. Muzi; canonico a Roma (1827), quindi vescovo di Spoleto (1831) e poi di Imola (1832), fu nominato cardinale nel 1840. Durante il periodo imolese si era legato ad alcuni personaggi di ambiente moderatamente liberale; questi elementi furono determinanti nella sua elezione al soglio pontificio, avvenuta (conclave del 15-16.6.1846) in concorrenza col cardinale L. Lambruschini, che era già stato precedentemente segretario di Stato di Gregorio XVI e deciso conservatore.I primi atti di governo del nuovo papa e in particolare l'"Editto del perdono" (amnistia concessa ai detenuti politici) suscitarono grandi speranze nei liberali italiani, che individuarono nel suo papato la forza in grado di attuare l'unificazione dell'Italia sotto un regime moderatamente liberale, secondo le teorie neoguelfe; alcune riforme eseguite fra il marzo e il dicembre 1847 (concessione di una moderata libertà di stampa; istituzione di una consulta di Stato, di un Consiglio dei ministri e di una guardia civica) e la ferma protesta contro l'occupazione austriaca di Ferrara, che venne interpretata come una presa di posizione generale contro le ingerenze straniere in Italia, parvero confermare tutte le speranze. L'atteggiamento aperto del papa diede impulso ai movimenti liberali e rivoluzionari anche all'interno dello stesso Stato Pontificio e preoccupò notevolmente gli ambienti della curia e della nobiltà romana. Il papa stesso esitò a concedere uno Statuto, che fu varato solo il 14.3.1848, sull'esempio dei governi piemontese, toscano e napoletano; poi scese in campo nella guerra austro-piemontese del 1848; dopo aver mostrato simpatie per il Piemonte e aver consentito la partenza di volontari, il 29 aprile 1848 proclamò la sua neutralità, appoggiando in definitiva l'Austria e provocando il crollo delle illusioni neoguelfe. I confusi avvenimenti che seguirono (governi di T. Mamiani e di P. Rossi, maggio-novembre 1848; assassinio dello stesso Rossi, 15.11.1848; gravi disordini rivoluzionari) spinsero il papa in una posizione sempre più conservatrice; in dicembre, rifiutando di appoggiare il governo democratico Muzzatelli-Galletti, egli fuggì sotto la protezione del re di Napoli a Gaeta, da dove assistette alla nascita e al crollo della Repubblica Romana (febbraio-luglio 1849). Ritornata calma la situazione, grazie all'intervento delle truppe francesi, rientrò a Roma nell'aprile 1850, dove, con l'aiuto del nuovo segretario di Stato G. Antonelli, iniziò un periodo di governo conservatore. La difesa della legittimità del potere temporale della Chiesa sui suoi territori lo portò a una decisa ostilità contro l'unificazione dell'Italia. Non poté comunque evitare la perdita dell'Emilia e della Romagna (1859), delle Marche e dell'Umbria (1860) e infine, dopo la caduta dell'imperatore francese Napoleone III, le cui armi avevano fino ad allora sostenuto la sua causa, del Lazio e di Roma stessa (1870); rinchiusosi a Castel Sant'Angelo, rifiutò (enciclica "Ubi nos", 1871) la legge delle guarentigie, proposta di mediazione dello Stato italiano, e mobilitò i cattolici alla disobbedienza civile contro l'Italia ("Non expedit", del 1874, col quale ai cattolici era proibita la partecipazione alla vita politica, anche solo in qualità di elettori). Il suo atteggiamento conservatore apparve chiaro anche nelle ripetute prese di posizione contro la società moderna; massima espressione di queste dottrine fu il "Sillabo" (1864) con l'enciclica accompagnatoria "Quanta cura". Maggior realismo dimostrò in politica estera: stabilì infatti accordi e concordati con molti Stati europei: con la Russia nel 1847, con l'Austria nel 1855, con alcuni principati tedeschi nel 1857-61. Liquidò le usanze religiose gallicane in Francia, ripristinò la gerarchia cattolica in nazioni protestanti quali la Gran Bretagna, l'Olanda, gli Stati Uniti e cercò di svilupparvi movimenti cattolici laici. Avviò poi un'intensa attività missionaria, specialmente in Africa, e impostò una politica riconciliatrice verso la Chiesa ortodossa. Sul piano teologico, proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione (1854) e, nel corso del concilio Vaticano I, da lui riunito (1869-70), il dogma dell'infallibilità papale. <

1878: Leone XIII (al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci; Carpineto Romano, Roma 1810 - Roma 1903), membro di un'importante famiglia patrizia, fu destinato fin da giovane alla diplomazia vaticana: ammesso nel 1832 alla Accademia dei nobili ecclesiastici, ordinato sacerdote nel 1837, fu delegato pontificio a Benevento (1838-41) e Perugia (1841); nel 1843 ebbe la dignità episcopale e l'incarico di nunzio a Bruxelles, dove, in una situazione delicata a causa delle polemiche tra cattolici e liberali, diede prova di grandi capacità. Vescovo di Perugia tra il 1846 e il 1877, mostrò grande fermezza nel difendere la Chiesa negli anni del Risorgimento e della annessione dell'Umbria al Regno d'Italia: nel 1857 ottenne la porpora cardinalizia e nel 1877 la dignità di camerlengo. Il 20 febbraio 1878 il conclave lo elesse pontefice, come successore di Pio IX. La sua elezione fu considerata una svolta in senso liberale, ma il nuovo papa, pur non intransigente sui fatti, dimostrò di essere assai rigido in materia di principi: prosecutore, in tal senso, della politica di Pio IX, rifiutò di riconoscere l'annessione di Roma al nuovo Stato italiano, non accettando la legge delle guarentigie e considerandosi prigioniero in Vaticano. Ultimo pontefice a credere nella possibilità di restaurazione del potere temporale, si appoggiò dapprima al governo austriaco e, dopo che questo si fu alleato con l'Italia nella Triplice alleanza (1882), al forte movimento legittimista nato in Francia. Maggiore duttilità mostrò Leone nella questione tedesca: nel 1878 aveva avuto con O. von Bismarck quei contatti che determinarono, successivamente, la fine del Kulturkampf, e nel 1888 ricevette il nuovo imperatore, Guglielmo II. Leone appoggiò altresì il tentativo di riavvicinamento tra cattolici e anglicani promosso da lord C.L. Wood, marchese di Halifax, e diede molto incremento all'attività missionaria, dimostrando, nei fatti se non nelle teorie, la possibilità che la Chiesa vivesse e prosperasse anche dopo la fine del potere temporale. <

1903: Pio X (al secolo Giuseppe Sarto, papa e santo; Riese, Treviso 1835 - Città del Vaticano 1914), successore di Leone XIII, fu pontefice dal 1903 al 1914. Secondo di dodici figli, nacque da una famiglia modesta (il padre era messo comunale, la madre sarta). Entrato nel Seminario di Padova, fu consacrato prete il 18 settembre 1858 a Castelfranco Veneto. Cappellano di Tombolo (diocesi di Treviso) negli anni 1858-1867, parroco di Salzano (prov. di Venezia) dal 1867 al 1875, quando fu nominato canonico della Cattedrale di Treviso, cancelliere episcopale e direttore spirituale del Seminario, nel 1884 fu consacrato Vescovo di Mantova. Nel 1893 fu scelto da Leone XIII quale Patriarca di Venezia, succedendo al Card. Domenico Agostini; gli fu possibile fare il solenne ingresso in città solo il 24 novembre 1894, perché solo allora ricevette l'exequatur da parte del Governo italiano che godeva di un diritto di giuspatronato sul Patriarcato veneto. Fu proprio a Venezia che il futuro papa mise in luce, con il crescere delle responsabilità, le sue doti di pastore, curando in modo particolare la formazione del clero, la diffusione della musica sacra e della stampa cattolica e, nel campo civile e amministrativo, favorendo l'affermazione di una amministrazione civica d'intesa tra cattolici e moderati. Fu eletto papa, al VII scrutinio, nell'agosto 1903: volle chiamarsi Pio in ossequio dei precedenti papi omonimi che tanto soffersero per la Chiesa ed accettò la sua elezione come una croce. Scelse come prosegretario di Stato l'illustre prelato R. Merry del Val, già segretario del conclave, che di lì a poco avrebbe nominato Cardinale. Nella sua prima enciclica, "E supremi apostolatus cathedra" (1903), fissò le linee del suo programma che compendiò nel motto "Instaurare omnia in Christo". Convinto che "per far regnare Gesù Cristo nessuna cosa è più necessaria quanto la santità del clero", Pio X dedicò gran parte del suo zelo pastorale al clero e alla sua promozione spirituale, liturgica e culturale: riordinamento del Seminario romano, istituzione di Seminari regionali nell'Italia centro-meridionale, riforma del breviario, fondazione del Pontificio Istituto Biblico, revisione della "Volgata", norme per il canto liturgico. Per la formazione religiosa dei fedeli, Pio X pubblicò un catechismo unificato per tutte le diocesi italiane, testo fissato in formule semplici e chiare, che ebbe larga diffusione in tutto il mondo cattolico. Reagendo alle conseguenze del rigorismo giansenista, promosse la pratica della comunione eucaristica quotidiana e frequente dei fedeli, permettendo altresì la pratica della comunione dei bambini appena raggiunto l'uso della ragione. Un atto importante del suo pontificato fu la condanna degli errori e delle deviazioni, compendiati nel termine di "modernismo", con l'enciclica "Pascendi dominici gregis" (8 settembre 1907). L'opera principale di Pio X rimane l'avvio per la nuova codificazione di tutto il diritto ecclesiastico. <

1914: Benedetto XV (al secolo Giacomo della Chiesa; Genova 1854 - Roma 1922), sostituto alla segreteria di Stato dal 1901 al 1907, fu poi vescovo di Bologna e nel giugno 1914 venne creato cardinale; nel settembre dello stesso anno fu eletto papa succedendo a Pio X. Durante la prima guerra mondiale cercò di porsi quale intermediario fra gli Stati belligeranti, ma i suoi appelli furono vanificati dalle circostanze e la sua opera dovette limitarsi al soccorso delle popolazioni e allo scambio di prigionieri. In campo religioso favorì il riavvicinamento alle Chiese orientali e promulgò il nuovo codice di diritto canonico (1917). <

1922: Pio XI (al secolo Ambrogio Damiano Achille Ratti; Desio, Milano 1857 - Roma 1939), nato in una famiglia di agiati proprietari di filande, si orientò giovanissimo alla vita sacerdotale, seguendo gli studi a Milano e poi a Roma, dove si laureò in teologia, diritto canonico e filosofia. A Milano occupò la cattedra di teologia e, successivamente, di lingua ebraica e sacra eloquenza nel Seminario Maggiore. Collaboratore (1888) di monsignor A. Ceriani alla Biblioteca Ambrosiana, alla morte di questo venne nominato prefetto: si dedicò a vaste ricerche storico-ecclesiastiche, pubblicò il "Missale Ambrosianum duplex" e iniziò la collezione degli "Acta Ecclesiae Mediolanensis". Chiamato da Pio X a Roma (1911), fu viceprefetto della Biblioteca Vaticana. Da Benedetto XV fu nominato (1918) visitatore apostolico della Polonia e della Lituania e, dopo il ristabilimento della nunziatura di Varsavia, nunzio e alto commissario ecclesiastico per i territori, sottoposti a plebiscito, dell'Alta Slesia e della Prussia Orientale: qui si impegnò in una difficile opera di mediazione tra Polacchi e Lituani, nonché tra il governo del maresciallo J. Pilsudski e i Tedeschi, che gli valse l'opposizione degli elementi nazionalisti dei paesi interessati. Richiamato in Italia da Benedetto XV (1921), fu a capo dell'arcidiocesi di Milano e nominato cardinale. Eletto papa (1922), delineò le linee programmatiche del suo pontificato nell'enciclica "Ubi arcano Dei" (1922). Fautore della politica concordataria nelle relazioni tra la Santa Sede e le potenze, stipulò con vari governi europei concordati: con la Lettonia, 1922; con la Baviera e la Polonia, 1925; con la Lituania, 1927; con l'Italia e la Prussia, 1929; con il Reich tedesco, 1933; con l'Austria, 1934. Firmò accordi e convenzioni di vario genere: con Francia, Cecoslovacchia, Romania e Portogallo. Il concordato con l'Italia, in particolare, concluse l'annosa controversia tra il papato e il Regno d'Italia e portò alla creazione dello Stato della Città del Vaticano. I rapporti con il regime fascista, inizialmente cordiali, peggiorarono a seguito degli attacchi contro organizzazioni e associazioni cattoliche da parte del governo di B. Mussolini, attacchi cui Pio XI reagì con l'enciclica "Non abbiamo bisogno" (1931). Contrastate furono pure le relazioni con il nazismo, dopo la violazione di A. Hitler di vari articoli del concordato (enciclica "Mit brennender Sorge", 1937). In Francia continuò la politica di distensione del suo predecessore, e condannò la corrente monarchica intransigente che faceva capo all'Action française di C. Maurras (1926). Con l'enciclica "Divini Redemptoris" (1937) condannò il comunismo ateo. Promosse varie iniziative di carattere missionario, e con l'enciclica "Rerum Ecclesiae" (1926) curò di sottrarre le missioni cattoliche a influenze politiche e nazionali, di raccomandare un certo adattamento alle culture locali e un maggiore incremento del clero indigeno. Una rilevante azione esercitò nei campi artistico, scientifico, culturale (arricchimento della biblioteca e dei Musei Vaticani, promozione del restauro e della costruzione di edifici ecclesiastici, istituzione della Radio Vaticana). <

1939: Pio XII (al secolo Eugenio Pacelli; Roma 1876 - Castel Gandolfo, Roma 1958), fu eletto papa dopo un brevissimo conclave (1939). Falliti i tentativi per scongiurare lo scoppio della guerra, si adoperò in tutti i modi perché si giungesse a una rapida conclusione del conflitto e promosse un'intensa attività in favore dei profughi e dei prigionieri di guerra di qualsiasi nazionalità. Si adoperò con energia per evitare che Roma venisse coinvolta negli scontri tra i Tedeschi e gli alleati. Non sono mancate polemiche in merito all'atteggiamento del papa di fronte ai crimini nazisti e in particolare al genocidio degli ebrei. Sembra comunque che la mancata esplicita condanna del nazifascismo e alcuni effettivi oscillamenti nella condotta del pontefice siano sostanzialmente dipesi dalla preoccupazione del papa di impedire rappresaglie più violente contro i cattolici dei paesi occupati dai Tedeschi. D'altra parte intensissima fu la sua azione e quella dei suoi collaboratori per sottrarre all'internamento e alla morte migliaia di ebrei, e continua ed intensa fu durante il periodo bellico la riaffermazione pontificia dei principi etici cristiani. Nel dopoguerra, di fronte alle affermazioni comuniste sulla scena politica internazionale con la conseguente situazione critica delle Chiese dell'Est europeo, si ebbe, con un decreto del Sant'Uffizio (1 luglio 1949), la condanna del comunismo e la proibizione ai cattolici d'iscriversi al PCI.Tra i documenti più rilevanti del magistero dottrinale del papa sono la "Mystici Corporis" (1943) sull'ecclesiologia, la "Divino afflante Spiritu" (1943) sull'ispirazione della Bibbia, la "Mediator Dei" (1947) sulla celebrazione liturgica, la "Humani generis" (1950) sui rapporti tra la scienza e la teologia. Nel 1950 Pio XII proclamò solennemente il dogma della assunzione di Maria Vergine. <

1958: Giovanni XXIII (al secolo Angelo Giuseppe Roncalli; Sotto il Monte, Bergamo 1881 - Roma 1963). Creato cardinale e nominato patriarca di Venezia (1953), dopo un conclave di tre giorni nel 1958 fu eletto papa, quale successore di Pio XII. A soli tre mesi dall'elezione indisse, con spirito profetico, il concilio ecumenico Vaticano II. La decisione di convocare un concilio, la "svolta giovannea", così come fu chiamata, nasceva dal bisogno di una riforma della Chiesa per renderla più sensibile e più aperta ai problemi del mondo, più cristiana e meno giuridica, più vicina alle ansie e alle sofferenze dell'uomo contemporaneo. In questo senso sono fondamentali, tra i documenti del suo magistero, oltre al discorso di apertura del concilio (11.10.1962), le due encicliche "Mater et magistra" (1961) e "Pacem in terris" (1963).Oltre all'indizione del concilio Vaticano II, di cui poté seguire le fasi di preparazione e di apertura e lo svolgimento del primo periodo, lasciando al successore il compito di continuarlo e di concluderlo, il pontificato di Giovanni XXIII si caratterizzò altresì per l'opera di revisione del codice di diritto canonico, per la convocazione del sinodo romano, per i viaggi fuori dei confini del Vaticano, a Loreto e ad Assisi.MATER ET MAGISTRA"Mater et Magistra" è un'enciclica di Giovanni XXIII (1961) dedicata alla questione sociale, alla luce della dottrina cattolica, nel 70º anniversario della "Rerum Novarum". Tratta del rapporto tra iniziativa privata e poteri pubblici in campo economico, di problemi della società, soprattutto in relazione alle condizioni economiche nelle zone sottosviluppate e agli sviluppi economici di diverso grado; infine della collaborazione di tutti gli organi sociali sul piano mondiale.PACEM IN TERRISL'enciclica "Pacem in terris" di papa Giovanni XXIII (11.4.1963) è dedicata al tema della pace fra le nazioni. Essa ribadisce il cardine della dottrina sociale cristiana, basata sul valore fondamentale della persona umana, soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono dalla sua stessa natura e che sono universali, inalienabili e inviolabili. Anche lo Stato è un corpo morale con diritti e doveri scaturenti dalla propria natura, fra i quali è il diritto-dovere della comunità statuale a provvedere a se stessa e a promuovere il bene comune. Il principio della sussidiarietà, cioè che la comunità nasce per servire e non per mortificare lo sviluppo della persona e le sue necessità, differenzia la concezione cristiana dello Stato dalle concezioni liberiste e totalitarie. In merito al modo di organizzarsi della comunità statuale una conveniente divisione di poteri viene indicato come il migliore fondamento della organizzazione giuridico-politica. Il rispetto dell'ordine morale è il richiamo fondamentale che l'enciclica fa ai poteri pubblici. Fra i principali problemi affrontati sono poi quello dei profughi politici e quello del disarmo. Si afferma infatti come la vera pace non si regga sull'equilibrio degli armamenti, ma sulla vicendevole fiducia, e come i rapporti fra le comunità politiche, al pari di quelli fra gli esseri umani, vadano regolati non facendo ricorso alla forza delle armi, ma alla luce della ragione. Passando a considerare i problemi della comunità mondiale, l'enciclica afferma che il bene comune universale, da concepirsi in termini più ampi e positivi rispetto alla semplice salvaguardia della pace, non può oggi essere conseguito che da un organismo comunitario mondiale (di cui l'ONU si pone come una prima realizzazione) con poteri proporzionati alla ampiezza, complessità e urgenza dei problemi comuni. L'enciclica, che si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, si conclude ribadendo come la pace rimanga solo vuoto suono di parole se non è basata su un ordine fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato dalla carità, attuato nella libertà. <

1963: Paolo VI (al secolo Giovanni Battista Montini; Concesio, Brescia 1897 - Castelgandolfo, Roma 1978).Eletto pontefice (21.6.1963), in un momento difficile per la storia della Chiesa, impostò tutto il suo pontificato sulla scia del concilio Vaticano II, ch'egli concluse con saggezza e spirito profetico (8.12.1965) nella sofferta consapevolezza di una leale apertura alla novità mai disgiunta dalla fedeltà al deposito della fede, minacciata da tendenze teologiche centrifughe. Il suo magistero si espresse in una poderosa mole di discorsi, messaggi ed encicliche, tra le quali sono soprattutto da ricordare: "Ecclesiam suam" (6.8.1964), incentrata sulla questione del rinnovamento e del dialogo tra la Chiesa e il mondo moderno; "Populorum progressio" (26.3.1967), sullo sviluppo dei popoli con la quale richiamò le nazioni sviluppate all'attenzione dei popoli nuovi emergenti, definendo lo sviluppo dei popoli il nuovo nome della pace; "Humanae vitae" (25.7.1968), sulla regolazione delle nascite, che riconfermò in maniera decisa il costante insegnamento della Chiesa in materia di aborto, sterilizzazione e uso dei mezzi anticoncezionali. Né sono da dimenticare tra i suoi interventi più significativi il discorso tenuto all'assemblea delle Nazioni unite (4.10.1965), nel quale il papa si fece latore di un messaggio di pace e di fraternità per tutta l'umanità; la lettera apostolica "Octogesima adveniens", per l'80° anniversario dell'enciclica "Rerum novarum" (14.5.1971); l'esortazione apostolica "Evangelii nuntiandi" (8.12.1975) sulla evangelizzazione nel mondo contemporaneo. Pellegrino apostolico, sulle orme dell'apostolo di cui aveva voluto portare il nome, compì numerosi e lunghi viaggi in tutto il mondo, senza contare quelli compiuti in Italia. Il dialogo ecumenico ricevette sotto Paolo VI uno slancio e uno sviluppo mai verificatisi nei precedenti pontificati: all'ottobre 1967 risale il suo incontro col patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora I, ospite in Vaticano; il 23 febbraio 1966 si incontrò con l'arcivescovo anglicano di Canterbury, M. Ramsey. In ossequio al concilio Vaticano II, le cui direttive attuò con gradualità e con la costante preoccupazione di garantire l'unità della Chiesa, Paolo VI lavorò per il rinnovamento delle strutture e delle istituzioni ecclesiali, internazionalizzando sempre più la Curia romana, ristrutturando l'ex Sant'Uffizio, abolendo l'Indice dei libri proibiti, istituendo nuovi organismi di consultazione (sinodo dei vescovi), di deliberazione (conferenze episcopali nazionali e continentali), di coordinamento (il "Consilium de Laicis", "Justitia et pax", "Cor unum", Comitato per la famiglia) e i vari segretariati (dei non cattolici, dei non cristiani, dei non credenti). Nell'intento di promuovere l'approfondimento della fede e della morale cristiane, creò una apposita Commissione teologica internazionale, cui affidò lo studio dei problemi più rilevanti e delicati.ECCLESIAM SUAMNella sua prima enciclica, "Ecclesiam suam", Paolo VI illustrò le linee programmatiche del suo pontificato: una prospettiva di apertura ecumenica alle altre confessioni cristiane ed una dichiarata disponibilità al dialogo e al confronto con il mondo contemporaneo, nel riconoscimento del pluralismo delle sue condizioni sociali, culturali e politiche.POPULORUM PROGRESSIOCon l'enciclica "Populorum Progressio", pubblicata il 26 marzo 1967, papa Paolo VI affronta la questione sociale in senso planetario, analizzando i dati del problema e ricercandone le cause. Propone le opere da compiere a breve, a medio e a lungo termine per uno sviluppo integrale dell'uomo e uno sviluppo solidale dell'umanità. Sostiene che "sviluppo è il nuovo nome della pace" e riconosce nell'universalismo del Vangelo, nella natura e nella missione della Chiesa la possibilità di dare un aiuto efficace sia alla presa di coscienza del problema, sia alla soluzione di esso.HUMANAE VITAEL'enciclica di Paolo VI, "Humanae vitae", sulla regolazione delle nascite, riconfermò in maniera decisa il costante insegnamento della Chiesa in materia di aborto, sterilizzazione e uso dei mezzi anticoncezionali. <

1978: Giovanni Paolo I (al secolo Albino Luciani - Forno, Canale d'Agordo, Belluno, 1912 - Città del Vaticano 1978), successore di Paolo VI, fu pontefice nel 1978 per soli trentaquattro giorni, dal 26 agosto al 29 settmbre 1978. <

1978: Giovanni Paolo II (al secolo Karol Wojtyla, nato a Wadowice, Polonia, 1920), appartenente a una famiglia operaia di Cracovia, nel 1946 fu ordinato sacerdote nella stessa città. Addottoratosi in filosofia e teologia a Roma e Cracovia, divenne professore di etica all'università cattolica di Dublino e poi nella facoltà teologica di Cracovia. Vescovo ausiliare di Cracovia dal 1958, prese parte ai lavori del concilio Vaticano II. Arcivescovo titolare di Cracovia nel 1964, fu elevato alla porpora cardinalizia nel 1967 e chiamato a far parte di congregazioni vaticane. La sua elezione a pontefice il 16 ottobre 1978, dopo un conclave durato tre giorni, suscitò sorpresa e scalpore, trattandosi del primo papa non italiano dal 1522, anno dell'elezione dell'olandese Adriano VI. Formatosi in un contesto diverso dai precedenti pontefici, Giovanni Paolo II cerca di imprimere alla Chiesa un nuovo dinamismo, imponendo al contempo un maggior rigore teologico e disciplinare. Nel suo magistero ha insistito sulla conformità dell'insegnamento conciliare con la dottrina tradizionale della Chiesa e ha riproposto un'antropologia cristiana fondata sul tomismo, per risolvere la crisi dell'uomo moderno insidiato dal materialismo sia liberale sia marxista. Più lontano dei precedenti pontefici dalle questioni interne italiane (ha peraltro concluso la revisione del concordato con lo Stato italiano), ha viceversa dedicato molta attenzione alle vicende della Polonia. Il 13 maggio 1981 venne gravemente ferito in piazza San Pietro in un attentato di dubbia matrice. In un generale slancio missionario ha visitato numerosi paesi in tutti i continenti. Tali viaggi sono serviti da stimolo e sostentamento all'affermazione della Chiesa cattolica in regioni (Africa Nera e America latina) che conteranno nel Duemila la maggioranza della popolazione cristiana mondiale. Il pontefice ha rivendicato la centralità della gerarchia romana esprimendo la più rigorosa difesa dell'ortodossia nel dibattito sui problemi morali. Significativo è stato il suo impegno nella realizzazione del progetto paneuropeistico di un'"Europa cristiana" dall'Atlantico agli Urali, per recuperare in unità la sua anima occidentale e orientale. In questo senso parte non trascurabile ha avuto la sua azione nelle trasformazioni politiche dei paesi dell'Est. Di rilievo storico sono stati gli incontri in Vaticano con il leader del Cremlino Michail Gorbacëv (1988) e con il rabbino di Israele Israel Meir Lau (1993). <

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