Domenico Carpinoni
La vita
(di Ugo Ruggeri)
(tratto da I PITTORI BERGAMASCHI DAL XIII AL XIX SECOLO,
IL SEICENTO II, Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo,
Poligrafiche Bolis Bergamo, 1984, p.207)
Pochi sinora i dati recuperati sulla vita di Domenico Carpinoni, e soprattutto quelli relativi alla sua attività di pittore, per la cui completa elencazione rimandiamo ai Regesti, curati da Fernando Noris. Nato a Clusone nel 1566, secondo il Tassi - che ricavava l'anno di nascita dall'anno di morte avvenuta, sempre a Clusone, 1'11 maggio 1658, atto nel quale lo "insignis pictor" è detto di 92 anni - il Carpinoni è ripetutamente citato in documenti clusonesi a partire dal 1601, e deve pertanto ritenersi stabilmente abitante a Clusone almeno da qualche tempo prima, se proprio il 31 maggio 1601 viene battezzata la figlia Giovanna. Del 1603 è l'atto di matrimonio con Elena di Tommaso Uccelli, antica famiglia documentata a Clusone (cfr. Baradello 1905. 1, pp. 29-33), ma si tratta probabilmente di un secondo matrimonio dato che la prima figlia Giovanna, come si è detto, risulta battezzata nel 1601. Un precedente matrimonio dovrebbe essere stato celebrato lontano da Clusone perchè non è stato ritrovato il documento (v. Regesti 1601 e 1603). Nel 1601, nel 1603, nel 1606 e nel 1612 il Carpinoni riceve pagamenti dalla Scuola del Rosario di Clusone per lavori effettuati ma non precisamente specificabili, tra i quali la pittura di alcuni angeli lignei, dorati, che non ci sono pervenuti, e che testimoniano in ogni caso, una sua attività minore, quasi artigianale; mentre ncl 1623, secondo un documento della stessa Scuola del Rosario già citato dalla Peroni Citroni, prende in affitto un terreno a Vogno. Dal 1612 sono documentati i suoi rapporti con la comunità di Sovere, mentre pochi altri documenti riguardano direttamente il suo lavoro, come gli acconti pagatigli nel 1632 dalla Congregazione della Dottrina cristiana delle donne di Vertova per la tela dell’Assunta, saldatagli il 2 ottobre 1633 per la cifra globale di 60 scudi più uno zecchino, una somma non indifferente, che attesta la notorietà e l’apprezzamento che circondano il pittore; è documentata al l647 la Pala del Suffragio di Villa d'Ogna commissionata dalla Confraternita dei morti (v. Regesti e scheda 68). Nel 1649 compare nell’atto di battesimo del nipote Marziale (che diventerà a sua volta pittore, v. La Vita di Marziale Carpinoni, p. 293), mentre nel 1653 suo figlio Pietro è testimone in un atto di vendita riguardante un Ciffrondo Cifrondi di Clusone; e ancora un Cifrondi, Ventura, nonno paterno del pittore clusonese Antonio, è testimone dell’acquisto, da parte di Domenico, il 6 maggio 1656, di una casa nella contrada di Sonvico presso Clusone, per la cifra di L. 2300 che indica la buona posizione patrimoniale ormai raggiunta dall’artista novantenne. Questi muore di lì a due 2 anni, nel 1658, come risulta dal Registro dei Morti dell’ Archivio parrocchiale di Clusone: "Obiit Dominicus Carpinonus in esemplando insignis pictor qui fuit per (...) annorum 92". E’ chiaro che da queste sporadiche segnalazioni poco si può ricavare sulla carriera artistica del pittore; e purtroppo altrettanto lacunose rirultano le testimonianze sulla sua attività professionale, che ci è documentata solo a partire dal 1611, anno della Annunciazione del Santuario della Trinità di Casnigo. A questa segue, tra le opere documentate, la serie delle Sibille del Santuario della Madonna della Torre di Sovere, del 1612; qui ancora, dell’anno successivo, la Visitazione, alla quale fa pendant, nel 1620, la Adorazione dei pastori, mentre tra il 1614 ed il 1624 si può situare il Martirio di S. Lorenzo di Barzizza. E’ invece documentata al 1632-33, come si è detto, l’Assunta di Vertova, mentre nel 1634 si situa la Madonna in gloria tra i Santi Rocco e Sebastiano di Ardesio-Ludrigno e - ad un polo stilisticamente assai differenziato - la Madonna in gloria e i santi Lorenzo ed Eleonora della chiesa delle Orsoline di Gandino. La pala del Suffragio di Villa d’Ogna del 1647 interrompe il lungo silenzio documentario; in seguito solo nel 1656 è documentata la Trasfigurazione di Monasterolo, anche se alcuni elementi esterni consentono di fornire quache punlo di riferimento alla sua produzione degli anni Quaranta e Cinquanta.